R (Fabrizio Modonese Palumbo) - mail, 13-12-2006 Intervista

13/12/2006 di

( i Morose - Foto di Chiara)

Poche domande fulminee, uno scambio veloce di mail con Fabrizio Modenese Palumbo - chitarra nei Larsen, anima del progetto (r) e attivo in mille altre collaborazioni - qui in veste produttore dell'ultimo disco dei Morose. Gli chiediamo come è andata per quest'ultimo lavoro e come si è trovato con una band alla prima esperienza in studio.



Avevi degli obbiettivi precisi per la realizzazione di questo disco?
Quando i Morose mi hanno contattato e fatto avere il demo dei brani che poi sono finiti sul loro album ho avuto la sensazione di bei brani personali però intrappolati dalla paura - e dall'inesperienza del gruppo - di essere realmente se stessi. Come produttore quindi il mio obbiettivo è stato proprio quello di liberare i brani (e con loro i Morose) e dargli un proprio respiro.

Con che metodo hai lavorato?
Spingendo i Morose a dimenticarsi di cosa avevano fatto fino a quel momento e invitandoli a reinterpretare i loro stessi brani senza condizionamenti ed andare "la" dove ogni singolo brano richiedeva di andare.

Cosa ti è piaciuto dei Morose?
La loro musica, mi sembra ovvio, altrimenti non avrei accettato di lavorare con loro.

Su cosa hai faticato di più?
E’ stata la prima volta che i Morose registravano in uno studio, la fatica più grande è stata probabilmente proprio quella di dar loro un metodo (o meglio dire un non-metodo) per affrontarlo ed usarlo in modo creativo.

Dove inizia e dove finisce il lavoro del produttore: quando dai stop alla tua creatività per lasciare spazio a quella del gruppo, e viceversa.
Non credo si tratti di porsi dei limiti. E’ ovvio che quando mi ritrovo nelle vesti di produttore tengo sempre ben presente che il disco a cui si sta lavorando non mi appartiene, comunque non è un problema che mi mi pongo. Evito di lavorare con realtà che riterrei troppo omogenee alla mia, detto diversamente per quanto indubbiamente io e Morose condividiamo un interesse per certi suoni che in qualche modo ci appartengono (altrimenti non si sarebbero rivolti a me) io brani come quelli dei Morose non li ho mai scritti, nè, probabilmente, sarei in grado di scriverli. Ciò detto la creatività di un gruppo e quella del loro produttore devono complementarsi, ora attraverso sinergie ed ora attraverso contrasti, se questo meccanismo non si instaurasse il lavoro ed il mio ruolo sarebbero sterili.

Credi di essere stato un produttore “ingombrante”?
Lo spero!

Il paragone ai A Silver Mt. Zion (in particolare a “Horses In The Sky”) o a Matt Elliott, paragone uscito in tutte le recensioni che finora hanno parlato di questo disco, ti infastidisce?
Chiedilo a loro non a me per quanto lo senta anche mio e ne sia decisamente soddisfatto come dicevo prima, questo non è un mio disco. Da musicista i paragoni mi danno fastidio tutti e sempre, ciò detto non vedo nei Morose nulla dei A Silver Mt. Zion (che però ammetto di non seguire con particolare attenzione o interesse) di Matt Elliott (che invece conosco bene essendo non solo un musicista che stimo ma anche un amico con cui ho condiviso diversi tours) forse posso capire che venga visto qualche richiamo nella scrittura di certe ballate storte, ma per come la vedo io i Morose fanno country mediterraneo che certo non è un tipo di sensibilità propria di un inglese trapiantato in Francia.

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