The Gumo - Mail, 17-06-2007 Intervista

14/09/2007 di

(The Gumo - Foto da internet)

A più di sei mesi di distanza dall'uscita di "Are You Sure?" (Midfinger/Venus) torniamo a parlare dei The Gumo. Dopo un'ottima esibizione al MI AMI. Dopo aver ascoltato e riascoltato i loro dischi per tutta l'estate. Tra malinconia e nuove speranze: l'intervista di Fausto Murizzi.



The Gumo arrivano 7 anni dopo gli One Of These Days. Cosa è successo nel frattempo?
Sono successe molte cose… sia io che Alberto abbiamo iniziato ad insegnare in due scuole del centro toscano: lui batteria ed io chitarra. Abbiamo lavorato in studio per Andrea Chimenti, Cesare Chiodo, Gianni Maroccolo, Valentina Giovagnini, Maurizio Fabrizio e altri, ma nel frattempo preparavamo provini su provini per un nuovo progetto dove Alberto scriveva canzoni e io le arrangiavo.

Nel momento in cui abbiamo sentito di aver trovato qualcosa di interessante, abbiamo raccolto molti indirizzi e abbiamo spedito, fino a che è arrivata la telefonata di Midfinger.

Molti sono stati gli interessamenti, anche di quei produttori artistici che noi stimiamo - quali ad esempio Giovanni Ferraro e David Lenci - ma alla fine abbiamo voluto cercare di esprimere solo noi stessi - e questo significava stare in quella buia e fumante sala prove per più di un anno.

Ascoltando il vostro esordio ho come l'impressione che, mediamente, le vostre canzoni riescono meglio quando si tratta di ballate. Avete una qualche particolare affinità con la lentezza?
Credo che la felicità, in quanto stato emotivo che tendi ad esternare, non sia fonte di molta creatività, mentre nella tristezza/lentezza, stato dell'essere che spesso tendi a mascherare, a non fare vedere, ci sia quella spinta liberatoria artistica e creativa che prediligiamo.

Poi sai… per te una cosa può essere lenta ed io invece la posso percepire veloce in quanto carica di mille spinte... e soprattutto dipende da quanto sei veloce e lento tu nella vita.

Sicuramente tra disco e live ci sono molte differenze in quanto tendiamo a riproporre i brani in veste più sporca/noise …e se ti piace piu veloce.

Avete mai provato a cimentarvi con la lingua italiana oppure pensate che il risultato possibile sarebbe stato disastroso?
Quello della lingua italiana non è mai stato un problema perché non ce lo siamo mai posto! Scriviamo in inglese, siamo spesso negli Stati Uniti, Alberto è sposato con una americana e artisticamente non ci sentiamo molto italiani, quindi…

Imposterete il live con la stessa band del disco oppure proverete a fare voi due da soli?
I tipi di live sono molteplici e dipende sempre dalle situazioni. Il più delle volte, come dicevo prima, suoniamo nella versione noise, ovvero batteria, basso, due chitarre (a volte con campionamenti, a volte no…) perchè come ben sai spesso la gente e i locali italiani non hanno una cultura del silenzio, dell'ascolto, e soprattutto del rispetto. Mentre laddove è possibile (ad esempio è stato bello alla “Casa 139”, al “Bar Wolf” e al “Velvet”) suoniamo anche in duo: Alberto canta e suona la batteria e la chitarra acustica contemporaneamente, mentre io faccio un po' di colori con chitarra e tastiere.

Pensiamo infatti che il live debba essere uno show e soprattutto debba essere diverso dal disco, altrimenti perchè ci vieni a vedere? Piuttosto ascoltati il disco!

La musica indipendente ad Arezzo. Qual è il vostro punto di vista, soprattutto dopo il trasloco forzato di un festival che ha fatto scuola non solo in Italia?
Ad Arezzo stanno nascendo o consolidandosi band e persone interessanti nell'ambito della musica underground. La cosa bella è che ci conosciamo tutti e per vie traverse collaboriamo: ci sono realtà come i Mariposa, Amore, Andrea Chimenti, Paolo Bevegnù, Valentina Giovagnini - non considerano “star” del calibro come Jovanotti e Negrita - e ad esempio, colui che ha mixato il disco dei The Gumo, Guglielmo Ridolfo Gagliano, è: chitarrista di Bevegnù, fonico di Andrea Chimenti e... chitarrista degli Amore.

Per cui ci conosciamo e stimiamo tutti, ci diamo una mano a vicenda e i risultati credo che siano sotto le orecchie di tutti. Tanto che il mio sogno sarebbe quello di veder nascere un nuovo consorzio di band, questa volta proprio ad Arezzo, e…sarebbe stupendo!

Tra l’altro, sta nascendo una nuova band, Thank You For The Drum Machine, di cui sono certo sentiremo parlare presto.

Riguardo ad Arezzo Wave, invece, preferisco non esprimermi.

A livello di consumatori, siete dei nostalgici del vecchio cd (e del preistorico lp), oppure avete sempre sognato un mondo in cui il file-sharing la fa(rà?) da padrone incontrastato?
Amiamo gli LP.

Infine vi chiedo: avete qualche sassolino nella scarpa che vorreste togliervi? Tipo un gruppo che vi sta sulle balle, un'etichetta che voleva fregarvi, un produttore che ha cercato di fare il furbo con voi…
Non ci siamo mai curati molto dei “sassi” che ci son finiti nelle scarpe… dopo poco, se non ci si ferma, se ne vanno da soli. Volendo invece essere costruttivi e forse un pò idealisti, ci piacerebbe vedere gruppi, video-maker, etichette, produttori e media, più vicini e collaborativi tra loro, in tutta Italia. Che altro... ci piacerebbe che tutti i giornalisti scrivessero articoli e recensioni, offrendo ai lettori un'idea chiara dell'argomento che trattano, documentandosi e non banalizzandolo in una routine, o, almeno, utilizzando un italiano corretto. Per ora a noi non è successo, ma vediamo una qualità di informazione sempre peggiore, soprattutto sul web. Poi certo, volando alto, ci piacerebbe che la gente si rimettesse a comprare tantissimi album, magari in vinile. Che si uscisse di casa molto più spesso per andare a vedere concerti di band sconosciute, solo per il gusto di ascoltare cose nuove. Ma soprattutto che ci si sentisse tutti parte di qualcosa in modo completo… qualcosa di entusiasmante e concreto, capace di coinvolgere e travolgere. Ma dicono che ci si deve accontentare, no? Allora tra un pò ci compreremo un paio di scarpe nuove per continuare ad andare per la nostra strada e chissà che passo dopo passo qualcosa non cambi...

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