Granturismo - Mail, 19-05-2008 Intervista

23/05/2008 di

(I Granturismo - Foto di Michele Lugaresi)

Sognatori e idealisti. Anche se non credono più nell'amore eterno continuano a cantarlo nelle loro canzoni. Storia dopo storia. I Granturismo ci hanno stupito con un esordio davvero interessante. Uno dei dischi folk rock più romantici e poetici dell'ultimo periodo. Suoneranno al prossimo MI AMI, Eleonora Chiari li ha intervistati.



Quando vi cercavo on line mi perdevo tra nomi di videogiochi e guide turistiche. Il vostro nome, Granturismo, che origine ha?
Casuale. Si cercava un nome che suonasse italiano e internazionale al tempo stesso. In più Granturismo evoca immagini di viaggi, pic nic sull’autostrada, corse contro il tempo... tutte cose a cui associo anche la musica che facciamo.

Siete testimoni di uno sfasamento musicale sulla linea del tempo, siete quasi in fuga dal presente. Ma è solo un atteggiamento di tendenza retrò o è un rifiuto per quel che avete trovato in giro adesso?
Non è nostra intenzione essere retrò, e non rifiutiamo la musica di oggi. Ora, in Italia e nel mondo, ci sono ben altre cose per cui vale la pena essere “contro”... All’inizio non c’era niente di premeditato, ho scritto quelle canzoni innanzitutto per “coccolarmi” in un periodo un po’ particolare, senza assolutamente pensare ad altri potenziali ascoltatori. Nei momenti di grande tensione la nostra testa reagisce evadendo verso luoghi e tempi idilliaci e lontani. Penso sia successo qualcosa del genere. In ogni caso la musica che abbiamo prodotto mi sembra valida proprio perché è sganciata dal trend del momento, che prima o poi, inevitabilmente passerà. L’unica vera ambizione che ci diamo è creare musica che abbia ancora qualcosa da dire col passare degli anni, che non risulti sorpassata o intrappolata a un preciso momento storico. Non mi interessa più di tanto che i Granturismo siano al passo coi tempi, quanto “a spasso nei tempi”.

Tra le vostre influenza annoverate dai Beach Boys a Mina, passando per l’intramontabile Fabrizio De Andrè…
Sarebbero troppe da elencare. Lavoro da dj e ho migliaia di dischi nel buco dove vivo. A dir la verità, tutto mi influenza. Adoro le influenze, e odio i vaccini.

Ed ora, l’album a cui non potresti rinunciare mai?
Solo uno? Impossibile. Da Gainsbourg ai Clash, dai Silver Apples a Bennato, dai Pixies a Coltrane, dai Public Enemy agli Os Mutantes... non riuscirei a scegliere. Però mentre preparavamo il disco dei Granturismo, non abbiamo fatto altro che divorare “Anima Latina” di Lucio Battisti, che secondo me è il punto più alto della musica Pop italiana di sempre, e scommetterei che abbia influenzato anche gente non sospetta come Pink Floyd o Flaming Lips. E’ un oracolo che consulto ogni volta che ho un dubbio o un turbamento, e trovo sempre la risposta. Al pari di “Pet Sounds”, lo considero la migliore musica di conforto che si possa scovare tra i solchi di un disco.

C’è chi scrive solo di notte, chi solo dopo un bagno caldo. Le vostre canzoni come vengono alla luce?
La musica di solito mi viene in mente tutta d’un botto, nei momenti e nei luoghi più diversi. Spesso mi sono arrivate melodie così complete e definite, che non mi sorprenderei se avessi involontariamente plagiato qualche canzone già esistente. I testi invece arrivano quasi sempre dopo, ma sono la parte su cui lavoro di più. Mi piace buttarli giù mentre sono in macchina. A volte aspetto la parola giusta per mesi, altre volte invece ci incastro una frase trovata per strada o sul giornale. La cosa bella è che non ci sono regole. C’è un metodo, magari. Io ho il mio, e può sempre cambiare. Di solito vomito fuori un sacco di possibilità, e scelgo sempre quelle che mi imbarazzano o mi toccano di più. Perché se tocco il mio cuore c’è caso che poi riesca ad arrivare anche al tuo.

La mia canzone preferita è la romantica “Gospel in Giugno”. Soddisfate la mia curiosità, come è nata?
E’ la canzone che apre il disco. Parla di estate, di amori andati e amori nuovi, di tempo che sfugge... tutti temi che abbiamo notato pervadere un po’ tutto l’album. Pareva di buon auspicio usarla come introduzione. E’ nata circa un anno fa, a inizio giugno appunto. Sentivo la melodia in testa da secoli. Un giorno ero al parco. Spiovviginava. Avevo appena terminato una relazione su cui avevo investito molto del mio cuore e del mio fegato. Ho semplicemente cantato i miei pensieri sulla linea vocale. È nata a dir molto in 10 minuti. Giusto il tempo di sfogarmi un po’. L’amore, per nostra immensa fortuna, non è eterno. Proprio per questo va celebrato e goduto al massimo finchè c’è. E non è detto che non possa poi rinascere dalle ceneri come una fenice. Magari con un’altra persona, magari con la stessa. Ci ho messo tanto, sognatore e idealista come sono, ad accettarlo e a capire che l’unico amore eterno a cui posso aspirare è quello che posso condividere con chiunque si trovi con me qui, adesso, nel mio presente. Attorno a me c’è tutto l’amore di cui ho bisogno, sta a me saperlo cogliere. Ecco, la canzone parla più o meno di questo. Tornando alla musica, ho sempre amato i vecchi gospel, perché, se sostituisci nei loro testi le parole “lord” o “jesus” con “baby” o “darling”, hai tra le mani alcune tra le più toccanti canzoni d’amore di sempre.

Quest’anno sarete parte del cast del MI AMI. La prima volta sul palco e non solo tra il pubblico. Come vivete questa nuova esperienza?
Ancora non riesco a credere, oltre al MI AMI, all’attenzione che ha ricevuto il nostro progetto in questi mesi da parte della gente e degli addetti ai lavori. Non abbiamo fatto quasi niente per promuoverlo, e il disco si sta muovendo col passaparola. Tutto questo senza ancora avere un’etichetta o un’agenzia. Sono davvero grato a tutti quelli che hanno fatto in modo che fossimo inclusi in questa bellissima storia del MI AMI. Spero solo che questo sia davvero il festival dei baci come preannunciato dal vostro comunicato stampa. E i baci, lo sanno anche i bambini, sono importanti quanto la musica. Forse anche di più... Quindi ti do già la mia parola che i Granturismo faranno del loro meglio per agevolare lo svolgimento del programma...

Quali altri progetti avete in cantiere? Sul vostro Myspace, invece di segnalare da dove venite, ve la giocate con un “Presto in concerto nella tua città”. Avete in mente un tour estivo?
Uno dei nostri progetti è proprio quello di suonare dappertutto su e giù per lo stivale. Ma per farlo vogliamo che sia tutto organizzato nel giusto contesto, sia musicalmente che logisticamente, dal momento che puntiamo ad offrire il massimo ai nostri spettatori. Siamo in contatto con qualche agenzia, ma prima di affrontare qualunque discorso ufficiale, stiamo osservando come si muovono con i gruppi delle loro scuderie. Cerchiamo di essere oculati e prudenti. Dopo aver ascoltato le esperienze di alcuni gruppi amici, ci sembra l’atteggiamento più giusto da addottare. Di sicuro non stiamo vivendo il migliore dei periodi storici, e musicalmente ci troviamo di fronte a una guerra tra poveri, in cui ci rimettono tutti, dalle etichette ai locali, ma che danneggia soprattutto chi suona.

La Romagna ultimamente si è rivelata musicalmente florida. Voi cosa pensate della scena musicale della vostra terra?
E’ molto eccitante, è una scena con tantissimi validi gruppi dei più svariati generi, alcuni dei quali hanno raggiunto un certo successo, i Quintorigo, gli Hormonauts... E non dimentichiamo Raoul Casadei, che abita a 100 m. da casa mia! I miei preferiti sono i 64 Slices Of American Cheese, uno stupefacente combo psichedelico le cui influenze vanno da Morricone ai Karate. Purtroppo fuori regione nessuno sa chi siano, perché fanno pochi concerti all’anno solo per noi, pochi eletti. Pensare che avrebbero le possibilità per farvi secchi tutti quanti... Un altro gruppo a cui sono molto legato sono gli Amycanbe, senza i quali non esisterebbero i Granturismo, dal momento che li ho fondati proprio insieme a Marco e Mattia, i primi a credere nella mia roba. Che hanno poi deciso di mollare per dedicarsi completamente al loro primo progetto e, anche se all’inizio non l’ho presa molto bene, ora hanno tutto il mio appoggio e gli auguro il meglio, perché sono persone davvero in gamba e meriterebbero molti più consensi di quelli che hanno già. Inoltre noi romagnoli siamo benedetti dalla presenza di posti come il Bronson, il Loco Squad, l’Officina 49, il Lego Cafè o il Clandestino, per citarne solo alcuni, che nel giro di pochi km offrono una programmazione live a dir poco fantastica, che non ha nulla da invidiare a quella di città come Londra o Barcellona. Mi sento molto, troppo fortunato a vivere dove vivo: senza tutta questa gente incredibile non sarei quello che sono.

Il vostro album è un’autoproduzione. Per il futuro, in che tipo di etichetta confidate e sperate?
Non abbiamo nessuna fretta. Il problema non è trovare un’etichetta che ti prenda sotto la sua ala: il fatto è che vorremmo lavorare con persone che sposino la causa dei Granturismo, che sappiano valorizzarli e promuovere adeguatamente, con cui si possa instaurare un rapporto prima di tutto umano. Anche in questo caso ci limitiamo solo ad annusarci: vedremo col tempo se sarà possibile soddisfare le aspettative di cui parlavo. Mi piace molto come lavorano quelli della Tempesta Dischi, mi sembra stiano cercando di creare un valido filone musicale italiano, ma questo lo si potrà dire solo a posteriori. Io mi auguro che sia così.

Ok, siete quattro bei ragazzi. Ma ci dev’essere di più. Che cosa si può trovare di unico ad un vostro concerto?
Temo che il mio concetto di bellezza sia un po’ diverso dal tuo! Senz’altro è piacevole notare che ai concerti la componente femminile del nostro pubblico sia più che cospicua, chiunque lo gradirebbe. Ma mi va di pensare che siano lì per ben altri motivi, che vadano oltre l’aspetto fisico: altrimenti per noi sarebbe riduttivo e anche deprimente. Noi siamo qui solo per la musica: il resto viene molto dopo. Cos’abbiamo di unico? Non spetta sicuramente a me rispondere, dovresti chiederlo a chi ci ascolta. Posso solo dire che siamo un gruppo di persone appassionate e determinate che lavorano sodo per offrire qualcosa di bello, caloroso, sensuale ed emozionante. Ma ripeto: l’ultima parola non sta a me. Venite al Miami, domenica 8 giugno, palco Sandro Pertini: così deciderete voi stessi.

Commenti (3)

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  • Annie Hall 23/05/2008 ore 13:13 @anniehall

    claude presidente!

  • enver 23/05/2008 ore 13:22 @enver

    ocio a sto ragazzo, andrà lontano. anzi, dovrebbe già esserci andato... ;)
    "sotto terra si è migliori, ad aprile farà i fiori"

  • The Minnesotas 27/05/2008 ore 12:40 @theminnesotas

    didascalici.

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