Almamegretta - Mail, 20-05-2008 Intervista

04/07/2008 di

(Almamegretta - Foto di www.dburt.it)

Uno stile sedimentato decade dopo decade. Un nome che ha rappresentato - dai novanta in avanti - prima un gruppo, poi un collettivo aperto e in continua evoluzione. Gli Almamegretta hanno pubblicato un nuovo album "Vulgus" (Sanacore Records), un nuovo equilibrio tra tradizione e innovazione come gli Alma - e davvero pochi altri in Italia - sanno fare. L'intervista di Michele 'Wad' Caporosso: si parla di Napoli, di suoni fuori tempo, di futuro.



Credere a quello che si vede. Oggi. Ha ancora senso?

Credo sia importante avere gli occhi aperti sul mondo, osservare e cercare di imparare qualcosa dalle esperienze dirette. E` assolutamente pericoloso credere a quello che ci viene strumentalmente detto dai media...

Il suono degli Alma, per quanto possa evolversi nel tempo, ha qualcosa di fisso e stabile. Cosa esattamente secondo voi?

Di sicuro la ricerca della sovrapposizione, il tentativo di mescolare elementi musicali e culturali provenienti da luoghi e tempi diversi. Ad esempio riguardo alla musica tradizionale delle nostre parti che rispettiamo e dalla quale attingiamo, ma che non vorremmo mai riproporre per quella che e’. Abbiamo sempre evitato operazioni “da Museo”, possiamo dirci contrari ad ogni tipo di difesa della purezza.

Com’è cambiata l’attitudine alla musica dai primi novanta ad oggi?

Sono positivamente colpito da un certo ritorno dell’underground inteso come sotterraneo e autoprodotto E’ sempre piu’ facile poter inziare e finire un disco a casa propria quasi a budget zero. Sicuramente un ridimensionamento negli invesrtimenti e nelle cifre ma che porta con sé una bella ventata di novita’. Come diceva Glenn Gould già negli anni ’50 l’ascoltatore diventerà produttore della musica che vuole ascoltare. Tutto cio’ stravolge certi rapporti storicamente consolidati ma restituisce alla musica una dimensione più reale.

“Bum Bum” è la sintesi del ciclo storico mondiale. Come nascono canzoni così?

Nascono dall’esigenza di voler raccontare, come abbiamo sempre fatto la globalizzazione, lo sradicamento, l'`impurita’, la mescolanza e il superamento di certe fandonie relative all’appartenenza cultural-razziale che speravamo gia’ superate almeno trent’anni fa ma che sono state strumentalmente rispolverate nell’ultimo decennio. Il dover commentare il successo elettorale di un partito xenofobo come la Lega nel 2008 la dice lunga sul momento di recessione e imbarbarimento che la nostra societa’ sta attraversando.

Gli episodi pinodanielosi non sono mai mancati, da quando Pino Daniele partecipava ai vostri dischi in poi. In "Vulgus" cosa vi sembrà più su quel genere?

Pino, insieme a Napoli Centrale, ha rappresentato un’importante svolta nella musica di questa citta’. E’ stato inevitabile essere influenzati da quella scena. In questo album abbiamo riproposto una cover del primo Pino Daniele (“Mo Basta”, NdR) proprio per dimostrare che i nostri percorsi fossero differenti facce della stessa medaglia.

Se si volesse identificare un certo alternativismo socio-musicale oggi, cosa sarebbe?

Credo che la cosa piu’ interessante di oggi sia la possibilità, almeno teorica, attraverso internet, di diffondere la propria musica worldwide stando lontani dalle dinamiche tradizionali di diffusione e potendo fare a meno di mediazioni esterne, labels, managements...

Se "Vulgus" fosse un disco fuori tempo, dal punto di vista dei contenuti, che peso avrebbe per voi?

Fuori tempo o meno per noi è un disco importante perché suggella il nostro assetto di collettivo e di laboratorio in grado di esprimere un sound inconfondibile che va al di là dei singoli elementi vecchi e nuovi che vi partecipano.

"Vulgus" vi sembra un disco fuori tempo?

Me lo auguro, lo considero un complimento. Tra l’altro ho l’impressione che le nuove generazioni di ascoltatori si stiano finalmente liberando dal giogo dell’ “updatismo”, giudicando le cose per quelle che sono piu` che per quanto alla moda siano.

Massive Attack, Adrian Sherwood. Se la struttura degli Alma è cambiata negli anni, i riferimenti restano parecchio solidi. Cosa si è aggiunto nel tempo?

Siamo sempre molto attenti a quello che ci succede attorno, e cerchiamo comunque di trasferire nella nostra musica le cose piu’ interessanti che cogliamo dall’esterno. Aggiungiamo quotidianamente qualcosa e , seppure lo stile Alma sia oramai molto ben definito, i nostri dischi hanno sempre avuto una qualche novita’ rispetto a cio’ che era successo precedentemente. Talvolta anche in maniera spiazzante!

Oltre agli ospiti noti, il collettivo è sempre ben fornito di nuove collaborazioni. Qualche nuovo nome?

Relativamente nuovi, segnalerei le due cantanti che ci seguono in tour gia’ da qualche anno: Zaira e Marina Mulopulos. Si sono inserite alla grande nel progetto, sia sul disco che dal vivo. Oltre all’altro cantante presente dal vivo, Lucariello, che ha meno bisogno di presentazioni.

Come procederà il lavoro degli Alma a livello concettuale e strutturale? Sempre più collettivo e meno gruppo..?

Io spero di si, e’ una condizione di lavoro molto stimolante e che libera le idee in direzioni diverse. Diciamo che oramai “i cani sono stati sciolti” e sara’ difficile farli rientrare in un recinto...

Il recinto è Sanacore?

Mi auguro che Sanacore sia una palestra per nuovi esperimenti e che ci dia la possibilita’ di diffondere e far conoscere magari nuovi talenti nel campo della dub music che poi e’ il mondo che piu’ ci appartiene, ma non solo....

Napul nun sona chiù comme 'na vot. Spiegami bene perché. E in che senso?

C’e’ stato un momento, una quindicina di anni fa, in cui ci sembrava Napoli stesse vivendo una rinascita culturale e sociale... forse, anzi sicuramente, c’eravamo illusi, poi, lentamente, queste conquiste si sono andate perdendo ed oggi viviamo uno dei momenti storici piu’ difficili per questa citta’. Questa ennesima disillusione credo sia la cosa piu’ difficile da digerire.

Se qualcuno parlasse per assurdo di Gomorrap (gomorra + rap) vi sentireste tra i maggiori esponenti?

Credo di no, il rap e’ solo un aspetto della nostra esperienza, non siamo mai stati un rap act, per quanto condividiamo molti aspetti di questa cultura.

Un fenomeno come "Gomorra" può aver mobilitato e scosso tutta una realtà così forte come la camorra? Cioè bastava un libro e non i quasi 10 dischi degli Alma?

"Gomorra" ha dalla sua il fatto di essere arrivato a strati della societa’ abitualmente lontani o non interessati a queste storie. Ha aperto occhi abitualmente chiusi, e questa e’ la grande forza di questo libro. Non voglio dire che noi ci siamo sempre parlati addosso, ma il nostro ambito comunque underground magari ha fatto si che il messaggio arrivasse meno la’ dove c’era bisogno di scuotere coscienze volontariamente o involontariamente sopite. Il nostro pubblico, in fin dei conti, queste storie le conosceva gia’, o le immaginava.

Ma Napoli è così diversa da tutto il resto del Sud Italia o c’è una sorta di vittimismo socio-politico?

Con l’immondizia che arriva ai primi piani dei palazzi mi sembra un po’ superato parlare di vittimismo. Il Sistema, i Clan, controllano e opprimono con l’avallo delle istituzioni ogni strato sociale di questa citta’, questo e’ un dato di fatto.

Il sud è tutto?

Il sud e` uno dei punti cardinali, poi ce ne sono altri tre, diciamo che il sud e’ il nostro punto di vista, la nostra angolazione. Ed e’ sicuramente la piu’ particolare e difficile, ma anche la piu’ viva e stimolante, secondo me. D’altra parte e’ nella tragedia che gli animi pulsano maggiormente.

Gli Almamegretta sono stati, soprattutto in alcuni episodi, la fotografia assoluta di un certo suono sud-del-mondo. In "Vulgus" forse si è persa un po’ quella ricerca più ‘balcanica’ o sub-africana che potrebbe essersi portato dietro Raiz, no?

Raiz e’ una grande voce del sud del mondo, e’ un grande interprete di tutte le culture ai margini dell’Impero. Ma penso che anche gli Alma stiano proseguendo in questa ricerca. Penso a brani come “Da Piccolo Fanciullo...”

“Anarchitetti del dub” vi soddisfa ancora?

Assolutamente si.

"Vulgus", il videogame in cui si spara, non c’entra niente col titolo del disco o né la fonte?

Per noi "Vulgus" significa popolare, "di strada”, le tematiche di questo disco appartengono alla vita reale a cio’ che di tangibile e’ rimasto, lontano dalle realta’ virtuali e distorte che ci vengono presentate dai media o, diciamo cosi’ “dall’alto”.

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