Fake P - Mail, 20-11-2007 Intervista

07/01/2008 di

(I Fake p - Foto da internet)

Giovane quintetto, mezzo veronese mezzo lombardo, che in pochissimo tempo è riuscito a catalizzare molta attenzione. Sicuramente li ha aiutati il fatto che una nota ditta di gioielli li ha scelti per un suo spot o che il loro primo video - sarà pronto a breve - è pieno di ragazze nude. E poi il loro "Last ep" è più volte segnalato nella nostra Top.it di fine anno. Sara Scheggia li ha intervistati.



“Chi si nasconde dietro questi nomi e gli strumenti che ogni singolo componente suona non sono importanti”, così si legge nella biografia. Noi, però, vorremmo sapere chi siete, cosa fate: poi se vi scambiate gli strumenti ogni tanto o che uno di voi suona anche nei Canadians non è importante.
Se cerchiamo di evitare di parlare di noi a livello personale è per proteggere l’incolumità dei nostri cari, come dicono i supereroi: “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”. Siamo, nell’ordine: due vecchi, un quasi vecchio (e vecchio dentro), un giovane che però dimostra più anni di quelli che ha, e un giovanissimo che presto invecchierà. C’è il gruppo dei milanesi e quello dei veronesi. Tra i milanesi, uno ci vive e un domani prenderà decisioni importanti per il Paese, uno vive a Parma ma studia musica a Milano, e uno fa il pendolare per imparare musica ma contemporaneamente la insegna nella zona natìa. Il gruppo veronese invece consiste in un giornalista che vive nella bassa e lavora in città e un archivista che vive in città ma lavora nella bassa.

Dopo tre demo siete approdati all’Ep, prima soli poi con la 42 records. Quanto cambia avere un’etichetta e, in prospettiva, un album vero e proprio?
Siamo approdati all’Ep proprio con la 42 records, il lavoro degli scorsi anni da soli è stato preparatorio, mentre questo Ep è da considerarsi la nostra prima vera “cosa”. La situazione è estremamente differente, soprattutto per un gruppo come il nostro che, eufemisticamente, non vive in un centro musicale importante. Avere qualcuno che lavora in funzione della diffusione della tua musica – non sto parlando di vendita, ma di diffusione! – è ancora indispensabile. Poi, va da sé che la funzione delle etichette discografiche, così come dei management, delle distribuzioni e via dicendo, mutano in relazione alla contingenza. Nel nostro caso, non è stato difficile “trovare” la 42 perché abbiamo assistito alla sua nascita, si può dire. Uno dei due capi supremi dell’etichetta è Giacomo Fiorenza, uomo di elevata statura – in tutti i sensi - e produttore sopraffino: eravamo in studio proprio con lui quando ha iniziato a farsi strada nella sua mente l’idea di ritornare ad un’etichetta.

Qualche tempo fa, però, il comune di Verona aveva sovvenzionato una compilation con i gruppi della zona…
Lo diciamo con rammarico: non sappiamo molto della musica veronese, non ne abbiamo mai fatto parte integrante, forse perché Legnago è un centro non troppo vicino al capoluogo, o forse perché siamo dei campagnoli sporchi e fetenti e non molto presentabili. Fatto sta che non conosciamo molte persone, escluso Massimo Fiorio e la sua ghenga canadese, e gli Home, gruppo di cui davvero ci si può vantare, un live tra i migliori mai visti; nella maggior parte degli altri casi ci limitiamo ad una conoscenza “da saluto”. Per quanto riguarda Legnago, a livello di strutture musicali non siamo messi molto bene. Anche molti gruppi di area punk o metal fanno fatica a trovare dove suonare: un paio di noi si danno da fare all’interno di una associazione per cercare di smuovere un po’ le acque.

Com’è vedere un vostro pezzo che fa da jingle per uno spot in tv?
Gran botta di culo, dobbiamo ringraziare Andrea Gambetti, che poi ha deciso di lavorare affiancato alla 42 con la sua Preludio. Un evento importante non solo per il suo valore intrinseco, ma anche per le susseguenti sinergie che ne sono scaturite. Straniante, ma fugace: lo spot “corto” dura mezzo secondo. La vera realizzazione di un sogno è bullarsi in giro dicendo che il Gabibbo si agita urlando besugo d’un besugo immediatamente dopo un nostro ritornello.

In molti hanno sentenziato che fate elettropop e che la base di partenza sono i Postal Service: vi ci ritrovate o il rimando ricorrente a Tamburello&Gibbard inizia ad infastidirvi?
Fastidio assolutamente no, anche perché il disco dei Postal Service è bello. Se ci paragonassero, chessò, ai Bros sarebbe più preoccupante (ma anche molto più divertente). Il giochino dei paragoni è simpatico, e comunque credo siano tutti consci del fatto che sia sbrigativo e limitante, e va preso con le pinze. Credo sia naturale il fatto di etichettarci elettropop perché le drum machines saltano all’orecchio, più dei fiati, ad esempio. Comunque, quando abbiamo iniziato a suonare non abbiamo esclamato “Facciamo un gruppo alla NOME A CASO”, semmai “Ho delle canzoni, senti qua!”.

“Si vocifera da un po’ che avete girato un video con le donne nude…
Erano gli inizi di carriera, dovevamo pagare l’affitto, avevamo fame e abbiamo accettato un ruolo in quel porno. Non faremo più mercimonio del nostro corpo, almeno fino a quando non si esaurirà la vena creativa. Le voci che si sentono in giro sul video, che dovrebbe essere pronto a breve, sono tutte vere: nudi integrali, sassofonisti mafioso/papponi, peluria maschile rampicante, coloriti cerei da problemi gastrointestinali, sangue spruzzato sulle corde del basso. Dobbiamo ringraziare Stefano dei Pecksniff, il regista, che ha fatto un ottimo lavoro, e soprattutto le ragazze, che sono state non solo bravissime ma anche molto educate, ci hanno deriso poco (e solo alle spalle, immagino) per la nostra bruttezza.

Fino ad ora avete pensato da soli ai video, autoproducendoli senza affidarvi a collaboratori/registi esterni, giusto?
Non esattamente. Ci sono tre video casalinghi fatti dal solo Vittorio per tre pezzi del nostro secondo demo, ma non credo si possano considerare come produzioni ufficiali. C’è invece un video di cui siamo estremamente fieri, il filmato promozionale girato dai ragazzi di Sporco Impossibile per il concerto che abbiamo tenuto lo scorso Giugno a Roma. Pathos, amore, avventura, balletti, orrore, ecologia, violenza, socialità, navigazione, tutto condensato in pochi minuti.

Fake P. Che significa? Falso-finto P?
Proprio ‘finto p’. La storia è lunga: all’indomani del varo della band, eravamo alla disperata ricerca di una sala prove. Una ghiotta occasione ci si presenta da un comune limitrofo, ma una clausola prevede la presenza nella line-up di un residente in tal luogo. Avendo un amico, il cui cognome inizia per P, domiciliato proprio al punto giusto, ipotizziamo di portare alle prove un pupazzo di gomma in scala 1:1 con le sue sembianze, per eludere le multe di eventuali controlli spietati. L’idea di questo finto P, bambola gonfiabile dall’eterno sorriso, e dalla finalità musicale invece che sessuale, ci ha talmente convinto che è finita per diventare il nostro vessillo. Sì, siamo dei cretini.

Una domanda sui testi, che a me sembra sprigionino sempre una malinconia di fondo, anche nelle canzoni più allegre. Chi di voi se ne occupa e come nasce un vostro pezzo?
Nella stragrande maggioranza dei casi i nostri pezzi nascono da una persona singola, che ne scrive struttura, accordi, melodie e testi, poi ci si lavora tutti insieme appassionatamente in sala prove piuttosto che a casa, separatamente o a forza di suonarlo dal vivo. Solo all’inizio, e raramente, è capitato che qualcuno scrivesse la struttura strumentale e qualcun altro ci appoggiasse sopra un testo. Di solito chi scrive il testo se lo canta pure, ed è per questo che non esiste una figura di cantante principale nella band. Solo che a volte ci dicono che abbiamo la voce molto simile, boh. Ma davvero secondo te i testi sono sempre malinconici?

Un po’ …poi mi ha colpito in “Everything is soft”, la frase che dice che ognuno è donna…
Sono contento che ti abbia colpito, l’ho scritta io!

Prossimi progetti in cantiere, a parte l’album che uscirà a breve?
L’album è già pronto, al momento pensiamo a migliorare dal vivo e con il nuovo anno cercheremo di suonare il più possibile grazie al nostro booking Organetta, dato che si cresce non solo lavorando in sala prove, ma anche fronteggiando la vera situazione live, con i diversi impianti e rese acustiche dei locali, la gente… Inoltre non vediamo l’ora di iniziare a lavorare sul materiale nuovo che stiamo accumulando; infine una menzione per il progetto parallelo country veneto “Casa de tuti”.

Commenti (6)

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  • enver 07/01/2008 ore 19:22 @enver

    siete dei campagnoli sporchi, fetenti e non molto presentabili.

  • jobbe 07/01/2008 ore 21:53 @jobbe

    ahahah :)

    bravi butei, siete ottimi!

    continuate così.

    yo.:)

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