The Zen Circus - Mail, 21-01-2008 Intervista

21/01/2008 di

(Gli Zen Circus e Brian Ritchie - Foto da internet)

Il 15 febbraio uscirà "Villa Inferno" il nuovo disco degli Zen Circus. L'album è stato prodotto da Brian Ritchie dei Violent Femmes e vanta ospiti prestigiosi (tra i tanti: Kim Deal dei Pixies e Jerry Harrison dei Talking Heads). Dopo anni e anni di gavetta, Appino e soci si preparano a vivere uno dei loro periodi più importanti. Stefano Rocco li ha intervistati.



Sono davvero contento che siate tornati. Come state? Ci credete ancora nel Rock?
Grazie, noi ci siamo e non siamo mai stati meglio. Il cadavere del rock è sempre con noi.

Non c'era mai stato tanto chiacchiericcio prima dell'uscita di un vostro disco. Questo può significare che siete ormai una band fondamentale del nostro panorama musicale, oppure che più passa il tempo e più la gente preferisce parlare di musica per parlare di sè. Probabilmente entrambe le cose.
Questo giro abbiamo deciso di fregarcene altamente di tutto questo. “La gente” significa tante persone, le persone sono tutte diverse e, almeno per noi, hanno il diritto di dire e fare quello che gli pare, no? Noi facciamo il nostro mestiere e cerchiamo di farlo al meglio, se un giorno ci verrà riconosciuto qualche fondamentale merito benvenga.

Domanda giornalistica: "Villa Inferno" il disco della maturità?
Ma che maturità, lasciala alla frutta la maturità. E' solo un disco a cui abbiamo lavorato un anno, non l'avevamo mai fatto. Ci ha fatto bene stare fermi, questo è certo, abbiamo trovato un equilibrio che prima non avevamo. Se poi sul disco questo si sente, meglio. Ma non usare quel termine per favore, nel mio vocabolario personale “Artista Maturo” sta a “Vecchio rincoglionito” come “Artista emergente” sta a “Giovane Coglione”

Le singole canzoni raggiungono alcuni momenti davvero magnifici. Non riesco però a cogliere il vero filo conduttore del disco. Da una parte c'è poca speranza, dall'altra c'è comunque entusiasmo. La nostalgia si accompagna con l'ironia. A volte sembra che stia andando tutto a puttane e poi compaiono ragazze, sogni e sorrisi.
Hai risposto da solo: “A volte sembra che stia andando tutto a puttane e poi compaiono ragazze, sogni e sorrisi” oppure “a volte sembra che stia andando tutto bene con ragazze, sogni e sorrisi e poi va tutto a puttane”. Siamo esseri umani e la poca speranza la si combatte con l'entusiasmo o la rabbia. Nonostante la fascinazione che esercita l'oscurità penso spesso che da un giorno in poi ci tocca a tutti stare al buio ed in silenzio per l'eternità, quindi porca troia voglio abbuffarmi di luce e casino ora. Che viviamo in un mondo finito, è chiaro e lampante, ma non per questo smetto di agitarmi. E per ricordarmi che sono vivo ascolto quotidianamente qualcosa dei Clash, dei Ramones o dei Pistols a volumi da arresto: è un ottimo metodo, lo consiglio a tutti, fa campare cent'anni.

Violent Femmes: se non puoi batterli unisciti a loro?
Guarda, ha fatto tutto Brian, quindi magari è vero il contrario. Noi non ci pensavamo lontanamente, anzi con “Doctor Seduction” e “Nello Scarpellini” credevamo di esserci scrollati di dosso quella fama.

C'est la viè: mentre apri al gruppo della tua adolescenza, invece di andare tu a stringere la mano al tuo bassista preferito al mondo arriva lui a stringere la tua e a dirti che “Nello Scarpellini” è un disco meraviglioso e che vorrebbe lavorare con te... cosa dovevamo fare?

Raccontateci tutto di Kim Deal. Che ci fa nel vostro disco?
Canta, insieme a sua sorella. “Punk Lullaby” è un rifacimento elettrico di “A kind Of Pop Lullaby” che stava già in “Nello Scarpellini” e lo abbiamo registrato a posteriori con l'idea di utilizzarlo come b-side. Poi con Brian abbiamo pensato ad una voce femminile. Io ho azzardato l'ipotesi di Kim Deal così per gioco, perchè il pezzo era molto breedersiano. Abbiamo scritto al management, convinti che avremmo aspettato in eterno. Invece si è fatta viva lei, le è piaciuta la band e si è presentata un mesetto dopo in studio in Australia con la sorella mentre era in tour con i Pixies. La cosa divertente è che nonostante si siano incrociati più volte negli anni, lei e Brian non si conoscevano se non di fama. Quel giorno si sono conosciuti e hanno chiacchierato e sbevacchiato insieme, il tutto grazie agli Zen.

Jerry Harrison ha scritto un po' di storia musicale con i Talking Heads. Adesso compare in un disco degli Zen Circus. Non ho idea di come ci sia finito, ma c'è da andarne fieri, no?
Certo che ne siamo fieri, sopratutto perchè pochi sanno che ha suonato anche nei Modern Lovers di Jonathan Richman, quasi meglio dei Talking Heads. E' finito nel disco per caso, Brian aveva suonato le tastiere sulla cover dei Talking Heads ma non era convinto. E' andato via, è tornato e ci ha detto “Jerry will play the part, if you want him to do it”. C'è anche una mezza idea di averlo alle tastiere per il tour americano, pare che gli Zen gli piacciano molto, vedremo.

Nonostante l'apparenza minacciosa, Giorgio Canali ultimanente è uno degli artisti italiani più collaborativi ed impegnati. Come mai avete chiesto a lui di fare le linee vocali dei brani in italiano?
Perchè come dice Ufo è un perenne enfant terrible, proprio come noi. E poi fuma come un drago, io pure, quindi avevo bisogno di un cantante nicotinomane a darmi sostegno.

Che il vostro disco possa fare schifo è sacrosanto, ma dovrebbe far piacere (e fare bene) a tutti (tutti) che una band italiana sia riuscita a lavorare con grandi nomi internazionali. Eppure da più parti sembra ci sia quasi una gara a smontare l'importanza di questi fatti: "sicuramente li hanno pagati", "è solo una mossa promozionale", "sono dei vecchi dinosauri rincoglioniti".
Dai, c'era da aspettarselo. Ci sono vari gruppi Italiani che han già fatto collaborazioni internazionali importanti come gli Zu, oppure penso ai Jennifer Gentle sotto contratto con la Sub Pop. La cosa che crea scandalo nel nostro caso è che non facciamo jazz core, noise o psichedelia ma puro rock, canzoni. Un genere che quando è fatto dagli Italiani all'estero ha solitamente zero feedback.

Per molti è inconcepibile che un gruppo come gli Zen riscuota favori così importanti all'estero perchè in Italia siamo sempre stati degli outsider. Quando gli Afterhours hanno fatto il disco in inglese e tour importanti fuori, nessuno si è lamentato (a parte chi li volevano solo in Italiano) perchè sono considerati un gruppo “vero”, una band di successo che va dove vuole. Beh è triste ma già adesso vedo la differenza, cominciano a trattarci come un gruppo “vero” ...ma lo eravamo anche prima.

Quello che posso dire io per chiarire la ridicola questione della “mossa promozionale” è che non abbiamo pagato nessuno. Solo Brian è stato pagato per il lavoro di produttore (anche decisamente poco, poco più di un rimborso spese) ma di entrare nel gruppo è stata una sua idea del tutto gratuita.

Inglese, italiano, francese e serbo. Poliglotti per gusto artistico o per progetto di comunicazione internazionale?
Perchè il mondo è grande, le lingue in fondo sono facili e la soddisfazione di farsi capire dal maggior numero di persone possibile è enorme. Alcuni Senegalesi che conosco sono entusiasti di “Les Tantes De La Dimanche” perchè capiscono il testo: questo è impagabile. Vogliamo solo abbattere le barriere; se riesco torno anche a cantare in Spagnolo. Se lo fa Manu Chao, perchè non possiamo farlo pure noi? Non fa “rock anglossassone”? Non sei abbastanza “Italiano”? Sai che cazzo ce ne frega.

Nel disco c'è un brano già adesso eletto tra i migliori del 2008: "Figlio di Puttana". Killer song la chiamerebbero quelli. Domanda banale che non si chiede ma... come nasce questa canzone?
E' roba di famiglia. Per la prima volta in un testo degli Zen mi metto in discussione in prima persona e parlo di cose personali. E' dedicata a mio padre, un uomo che ho conosciuto bene solo nel momento più disastroso della sua vita. Il ritornello invece è tutto di mia madre, che mi dava davvero del figlio di puttana sin da quando ero piccolo. C'è di mezzo altro e un sacco di riferimenti alla mia assurda storia familiare, ma son cose che è bene che rimangano fra gli amici stretti.

In "He was Robert Zimmerman" oltre a rendere tributo a Bob Dylan, gli fate un po' il verso o sbaglio?
Si e no. Bob Dylan l'ho sempre trovato un po' sopravvalutato, almeno rispetto ad altri cantautori americani dell'epoca, vedi Leonard Cohen e Neil Young. Ma è comunque un simbolo importante per la musica e la letteratura americana e questo è innegabile. Il brano non parla proprio di lui, ma di un ragazzo che negli anni si trasforma da Robert Zimmerman a Bob Dylan e invecchiato si prepara alla morte conscio che tornerà Robert Zimmerman.

Come mai non riuscite a restare con un'etichetta sola? Stavolta c'è la Unhip. Probabilmente un matrimonio che può far bene ad entrambi per attivare sinergie soprattutto all'estero.
Siamo parecchio fedifraghi e molto esigenti. Unhip era già stata decisa per l'Italia prima che Hausmusik fallisse (etichetta tedesca con cui avevamo firmato all'inizio per l'uscita mondiale). Ora che con Unhip abbiamo questa partnership con Indigo per l'Europa tutto torna. Vediamo che succede. In Australia usciremo a Settembre per l'etichetta di Brian e stiamo lavorando sulla licenza Statunitense.

Il tour europeo poi lo stà preparando Paul Boswell, l'uomo che prepara i tour anche dei Femmes, dei Wilco, Flaming Lips, Gnarls Barkley. Insomma siamo in una botte di ferro e non vediamo l'ora di andare a vedere cosa succede laggiù, saranno un paio di anni lunghi e pieni di sorprese.

"Io quando avevo vent'anni ero uno stronzo". Ma ormai di anni ne sono passati, gran parte sui palchi. Cosa siete a trent'anni? Finalmente con la testa a posto, casa, famiglia? Avete ancora voglia di stare in strada con una chitarra ed un sacco a pelo?
Abbiamo voglia di riprendere ciò che è nostro di diritto. La guerra fra gli Zen e il rock è ancora lunga. Casa e Famiglia possono ancora aspettare, anche un altra ventina d'anni.

Anno 2008. I dischi sono un reperto da museo. La discografia è un passatempo filologico. La musica dal vivo è diventata quasi un atto futurista. Bisogna essere dei pazzi.
Bah, quello che ci attende è il nostro momento migliore, quindi sono cazzi di tutti quei vecchi ruderi che hanno vissuto aggrappati al successo riscosso nei tempi d'oro. Ti dico questo: se crolla la torre, noi viviamo tranquillamente fra le macerie e con noi tanti altri, tutti abituati ad essere presi a pesci in faccia come noi. Comunque si, bisogna essere pazzi.

Che succede nei vostri concerti adesso? Farete sempre il circo folk punk rocker?
Lo avevamo abbandonato nell'ultimo tour a favore di una rabbia quasi stoogesiana. Questo tour invece il circo torna alla grande insieme all'elettricità e abbiamo una voglia di spaccare i culi che spesso spaventa pure noi. Poi ora siamo in quattro e se facevamo casino prima figurati ora.

Te la ricordi qualla volta con Little Tony...
Little Tony, Pierpaolo Capovilla, Appino e un Don Aldo nei periodi più tossici. Una banda che scordarsela è dura, sopratutto quando al Club Ferrari Pierpaolo ha raccontato un paio di barzellette su Berlusconi a tavola con la Carlucci e Little Tony quasi disgustati. Momenti indimenticabili.

Commenti (5)

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  • Nicola Bonardi 21/01/2008 ore 18:37 @nicko

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    come si fa a non volergli bene?!

  • enver 21/01/2008 ore 20:06 @enver

    il merito più grande è aver fatto conoscere una Pixies e un Violent Femmes...! comunque ribadisco: all'interno di un gran disco, "Vent'anni" è più bella-e-inno di "Figlio di puttana". Que viva el circo!

  • Gringoise 22/01/2008 ore 15:24 @gringoise

    Ma tutto il disco è in stile Rino Gaetano?
    (non sono ironico, è che "figlio di puttana" sembra veramente una canzone di Rino Gaetano che apprezzo molto come cantautore.
    Tra l'altro ci assomiglia anche fisicamente, guardare per credere: http://www.youtube.com/watch?v=XB3TfBXUOKw
    )

  • enver 22/01/2008 ore 16:57 @enver

    no no, a parte i 3 pezzi in italiano il resto è mooooooolto in stile Violent Femmes... che bello :)

  • Gringoise 23/01/2008 ore 10:51 @gringoise

    se è un misto tra i due potrebbe essere un'esperimento geniale.
    Apprezzo molto il fatto che suonino molto 'italiani' e nello stesso tempo molto 'stranieri'.

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