Il Teatro Degli Orrori - Il rock fa progredire la società: intervista al Teatro degli Orrori Intervista

07/05/2007 di

Hanno segnato la storia dell'indie rock degli ultimi dieci anni con gli One Dimensional Man. Ora tornano con Il Teatro Degli Orrori, di cui è uscito il disco d'esordio, "Dell'Impero Delle Tenebre". Una colata lavica di chitarre e ritmi adrenalinici, con una vena poetica in italiano che parla al cuore con il linguaggio della schiettezza emotiva.

Schiettezza usata dal cantante Pierpaolo Capovilla e dal bassista Giulio Favero anche durante l'intervista, in cui non le mandano certo a dire. Che siano questioni stilistiche (le similitudini ODM/Teatro), precisazioni grammaticali ("il" - e non "i" - Teatro Degli Orrori) o domande su ex compagni d'avventure (Dario Perissutti, ex batterista degli ODM). Una sequenza di risposte affilate come rasoi e problematiche come il mondo che ci circonda.

 



Pierpaolo, la tua svolta linguistica è quasi epocale per la scena indipendente nostrana. Dicevano che il rock deve essere cantato in inglese, perché l’italiano non rende. Spocchia esterofila o semplice incapacità letteraria?
Pierpaolo: Il rock è un fenomeno culturale globale. Essendo nato in America, è nell'ordine delle cose che sia fatto in inglese. Ma non è così importante la lingua che usi, quanto invece il contenuto. L'unica cosa veramente importante sono le cose che dici. Incapacità letteraria, dici? Potrebbe essere.

È cambiato il tuo approccio ai testi? Non senti di dover dare un “peso” maggiore alle parole che usi per esprimere i tuoi sentimenti e le tue idee, ora che le canzoni saranno ovviamente comprensibili a tutti?
P: Non credo. Con l'inglese ho fatto il possibile per scrivere delle canzoni che avessero un senso, con l'italiano ho fatto la stessa cosa. È cambiata la lingua. Tutto qua.

Qualche anno fa, in occasione dell’uscita dell’ultimo disco degli ODM, Pierpaolo disse che Giulio Favero lasciò la band perché voleva privilegiare la sua vita privata. Che cosa è cambiato?
Giulio: In primis, sono passati quattro anni. Mi ero semplicemente stancato del trantran del rocker alternativo e avevo bisogno di fermarmi e riordinare le idee. Ho fatto qualche di mese di tour con Zu in giro per il mondo. Dopo aver dedicato cinque anni di vita a ODM, mi sembrava lecito dedicarne almeno altrettanti ad altre cose. Vita privata e/o non, penso comunque che siano veramente in pochi quelli che si chiedono cosa io abbia o non abbia fatto. È ovvio che quello che è cambiato è che mi è tornata la voglia di suonare.

Ora torna Giulio, proprio quando lascia il batterista Dario Perissutti. Perché – con tutto il rispetto per l’ottimo Francesco Valente – non c’è lui dietro i tamburi dei Teatro Degli Orrori?
P: Il Teatro degli Orrori non è One Dimensional Man. Il Teatro degli Orrori è nato come un progetto parallelo ed è ora un gruppo a sè stante, destinato a durare. Dario non è nella band. Questa domanda più che impertinente è inopportuna.

G: A chi può interessare una cosa del genere? Non penso sia molto corretto tirare in ballo Dario in un’intervista al Teatro degli Orrori, visto che non può ribattere. Non capisco poi perché tu ritenga che ODM e il Teatro siano la stessa cosa: "Giulio lascia; torna Giulio”. Il Teatro degli Orrori parte come progetto parallelo ad ODM, e non “dalle ceneri di”, per quanto possano suonare simili, mi sembra che ci sia una netta differenza di intenti, visto l’uso dell’italiano e delle diverse soluzioni armoniche.

I Teatro suonano come gli One Dimensional Man. Rabbiosi, brutali, pesanti. I suoni e i ritmi sono quelli, inconfondibili. Quasi che l’idea che sta alla base di questi due progetti (siamesi?) nasca sì dagli attori che la interpretano, ma allo stesso tempo prescinda in qualche modo da essi. Come se fosse un’entità a se stante.
P: Io credo che Il Teatro degli Orrori suoni del rock up to date così come fanno One Dimensional Man. Non credo che i due gruppi siano “siamesi”, se non nella misura in cui sono fatti da persone che hanno suonato già insieme. In definitiva, Il Teatro degli Orrori, o i Teatro come tu ci chiami, sono un gruppo e basta, che ti piaccia o no.

G: Se poi pensi che il gruppo è composto per tre quarti da vecchi e nuovi One Dimensional Man, mi sembra abbastanza evidente che suoni come One Dimensional Man. Più che un entità a sè stante, direi che suoniamo quello che ci piace, e siccome siamo testardi e abbiamo poca fantasia, fondamentalmente, suoniamo la stessa musica che suonavano One Dimensional Man anni fa, con qualche “libertà” in più e con un chitarrista molto più bravo! Per quanto riguarda il “siamesi”, ribadisco che io tutta questa somiglianza non la sento. Sarò diventato sordo.

Forse sono io che non ci sento bene. Pierpaolo, il fatto di non suonare più il basso ha in qualche modo influenzato il tuo modo di cantare? Ti senti più libero di concentrarti sull’interpretazione vocale rispetto a prima?
P: Senza dubbio. È una cosa completamente diversa, non dovendomi concentrare anche sullo strumento. Non vedevo l'ora.

“Maria Maddalena” vanta un maestoso arrangiamento per archi. Qual è la genesi di questa soluzione sonora, piuttosto inconsueta per un disco orgogliosamente rock come “Dell’Impero Delle Tenebre”?
P: Ma gli arrangiamenti con gli archi ci sono sempre stati. Avremmo voluto un'orchestra al gran completo, ma non avevamo i soldi. Un vecchio problema.

G: Inconsueta? Mi vengono in mente un sacco di dischi orgogliosamente rock in cui ci sono un bel po' di archi (dipende da cosa intendiamo per rock, NdI). Ci sono un sacco di strumenti strani in dischi orgogliosamente rock. Non vedo il problema (neanche io, NdI). Comunque è nato tutto una sera nella mia cameretta con la mia tastiera e il mio computer. L’intenzione era di inserire in un contesto saturato da distorsioni un suono che secondo me può essere molto più aggressivo di qualsiasi basso o chitarra distorti. Abbiamo poi trovato due ottimi interpreti per rendere la cosa più intensa possibile. Ci sembra che funzioni.

Chi è Tom (il protagonista narrato in "La Canzone Di Tom")?
P: Tom Dreyer, un caro amico morto in un banale incidente stradale. Era una persona bellissima e gli volevamo tutti bene.

Tu auspichi un carrarmato di rock che rada al suolo i castelli di carta del re. Ma davvero la musica può avere questo potere di smuovere le coscienze? Secondo te, qual è la linea che separa l’impegno politico dallo slogan facilone e ruffiano?
P: La buona musica ha sempre avuto un ruolo progressivo nelle società. La musica popolare ha un senso politico perché tutto è politica. Quando vai al supermercato e compri un burro piuttosto che un altro, fai politica. "Carrarmatorock" non è una canzone, ma è politica. Una canzone può contribuire al risveglio delle coscienze. Non siamo Bob Dylan, ma siamo qualcosa e qualcuno che aspira ad un mondo più Bob Dylan di prima. La guerra, d'altronde, è diventata motivo di intrattenimento. È inevitabile parlarne. Guarda il clima politico: stiamo peggio che negli anni Settanta e nessuno sembra accorgersene. A me sembra importante, troppo importante.

“Abbiamo perso la memoria del ventesimo secolo. Comunque sia, abbiamo perso” (tratta da "L'Impero Delle Tenebre", NdR). Praticamente un de profundis dell’umanità. Davvero non c’è più nulla da fare?
P: Non è un de profundis dell'umanità, ma solo della mia generazione, che ha visto svanire nell'edonismo gli ideali che aveva solo vent'anni prima.

L’album parla anche di religione. Qual è il tuo rapporto con essa, Pierpaolo?
P: Non è vero che l’album “parla” di religione. I riferimenti al sacro non sono che evocazioni. Per quel che mi riguarda sono un cattolico non professante. Mi piace Leonardo Boff e la teologia della liberazione (corrente teologica nata in America Latina negli anni Settanta che auspica una liberazione delle popolazioni povere attraverso, tra l'altro, una presa di coscienza economica, politica e sociale, NdR).

MySpace è la cura ai mali della discografia moderna o invece è l’oppio dei musicisti emergenti?
G: La discografia moderna è morta con l’avvento del digitale. Posso fare una citazione non colta? “Il digitale non ha niente a che fare con la storia del rock”. Penso che MySpace sia solo un passaggio, un buon modo per fare amicizia e farsi pubblicità, scambiarsi e copiare idee, e trovarsi la ragazza o essere qualcuno che non si ha il coraggio di essere. Penso che abbia poco a che vedere con la musica o la discografia. In ogni caso l’uomo d’oggi, che perde facilmente la memoria, sembra dare molta importanza a cose tipo MySpace e affini, dimenticando però che la musica esiste da migliaia d’anni, e il suono da miliardi di anni. Come si può pensare di imprigionare una cosa del genere in un qualsiasi supporto digitale o non? Sono solo mezzucci per far un po' o tanti soldini. È bello fare un disco e sentirlo, ma è molto più bello sentire un concerto, ed è ancora più bello suonare un concerto! La musica esiste solo nel momento in cui viene creata, tutto il resto è vanità.

Che cosa ne pensate dell’esercito di onanisti del download che scaricano venti album la settimana senza neanche ascoltarli? La musica sta diventando un catalogo nozionistico buono per qualche quiz di Gerry Scotti?
G: Fanno bene! Il vero vantaggio di poter digitalizzare tutto è quello di poterlo rubare. Pensate alla zappata sui piedi che si sono date le major. Era molto meglio quando c’erano i vinili e le cassette, che costavano poco, suonavano meglio, e copiarle era un traffico. Adesso è più semplice: rippi un cd o un dvd, e poi via nei file condivisi, a disposizione dell’umanità! Non è meraviglioso? Pensa solo alla pornografia: quanta fatica abbiamo fatto a nascondere i giornaletti agli occhi inquisitori delle nostre madri?! Per quanto riguarda Gerry Scotti, sono convintissimo che ascolti solo roba in vinile!

Commenti (49)

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  • armani 12/05/2007 ore 21:25 @armani

    Secomdo me non si può criticare questa band: il loro nome si sposa troppo bene alle loro facce!


  • Les Spritz 22/05/2007 ore 13:04 @lesspritz

    YEAH!!
    fin che c'è faustiko c'è speranza.
    rock'nrolll e volemose beene ribadisco!!
    e cmq a me sto disco mi piaccccccc tantttt.

  • ammale 06/10/2007 ore 17:52 @ammale

    soprattutto a quella di Giona...

  • yeye toffanin 24/02/2010 ore 02:44 @yeyemerda

    esatto cazzo!!!quoto a pieno

    in italia ci sono tanti gruppi che vale la pena di ascoltare...sopratutto quelli emergenti..io ne faccio parte di uno e te ne posso elencare quanti ne vuoi..c'è chi è troppo fissato con le sue manie del rock classico...e non si aprirà mai verso nuove realtà musicali
    viva il teatro cazzo e a fanculo a chi blocca la musica:=

  • makxnoise 17/04/2011 ore 07:10 @makxnoise

    mannaggia a attentionspam, lui e quelle merde ambulanti degli aerosmith... questa è gente che se sente i sonic youth e gli oneida dice che sono merda!
    ma che il tuo dio ti strafulmini!

    però una cosa ci sta da di... di band italiane coi controcoglioni, consideratissime all'estero e non (as usually) in italia ce ne stanno eccome... e pure voi di rockit non le cacate quasi di striscio.

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