Grimoon - Mail, 24-03-2008 Intervista

04/04/2008 di

(I Grimoon - Foto di Elisa Temporin)

Vanno a ruota libera i Grimoon, tanto che alla fine ne avrete di cose da leggere. Non solo del bellissimo "Le 7 vies du chat" si parlerà in quest'intervista, ma anche dei molteplici risvolti della vita di un musicista che "ci prova" in Italia e quotidianamente incontra mille ostacoli. Solenn e Alberto sono un fiume in piena, ma le cose da dire sono veramente tante...



Avete fatto un disco con un mucchio di ospiti dentro: per ognuno di loro avevate già pensato all’arrangiamento oppure le parti sono state stabilite in studio?
Solenn: In realtà queste collaborazioni sono nate in maniera molto naturale, siccome da tempo avevamo voglia di fare un disco con degli ospiti. Nei 4 anni di vita della band abbiamo incontrato molta gente, ottimi musicisti ma soprattutto persone splendide con le quali abbiamo condiviso momenti magici. Un giorno abbiamo fatto una lista di possibili collaboratori per un nuovo disco e la lista era molto lunga; poi abbiamo pensato a come chiamarlo e con un titolo come “Les 7 vies du chat” era ovvio che l’album dovesse contenere 7 brani (che poi alla fine sono diventati 9, ma 2 sono in versione italiana e francese), per cui abbiamo ridotto il numero di collaboratori.

Quando abbiamo pensato a come realizzarlo (a fine febbraio 2007) avevamo solo un paio di brani già scritti: uno per il quale Thibaut Derien aveva già scritto un testo e un abbozzo di “La compagnie des chats noirs”, oltre all’idea di base di un video, “L'amour vague”. Poi abbiamo composto altri pezzi, alcune volte pensando agli ospiti altre no; per esempio per “Cirque Funambules (dove suonano Pall Jenkins e Scott Mercado dei Black Heart Procession) ci piaceva l'idea di scrivere una canzone che non fosse troppo vicina alla musica dei Black Heart Procession stessi.

Alcuni ospiti (Tre Allegri Ragazzi Morti, Lo.mo, Enrico Gabrielli e Thibaut) sono venuti in studio a registrare - e in questo caso il lavoro è stato fatto più strettamente con noi e con il produttore - mentre gli altri (Marta Collica, Pall Jenkins e Scott Mercado, Michele Orvieti e Alessandro Fiori dei Mariposa) hanno registrato da soli e poi ci hanno spedito il tutto.

L'idea di base del disco era comunque di lasciare i collaboratori assolutamente liberi di inventare le parti che volevano per le nostre canzoni. Credo sia quello il bello delle collaborazioni: fidarsi!

Alberto: Niente di questo disco è stato stabilito, tutto si è definito man mano che il lavoro procedeva, con la supervisione di Giovanni Ferrario, il quale sceglieva il mix e le parti da tenere. Nel processo di realizzazione, da sei persone siamo passati a più di quindici musicisti. Personalmente sono stato sempre affascinato dalle band numerose: mi piacciono i dischi pieni di suoni diversi, curiosi, intriganti e mi piace l'idea della musica vissuta in modo collettivo. Spero che i Grimoon con il tempo e un po' di fortuna si amplino nel numero e nella proposta di spettacolo - ora in alcune date del tour saremo già in 8 sul palco. L'idea di allegro carrozzone zeppo di storie sogni e grandi drammi sia una reale aspirazione.

Chi è Thibaut Derien?
S: Thibaut è un cantautore francese e in passato era il cantante del gruppo Derien (purtroppo sciolto qualche mese fa). E' un nostro carissimo amico e collaboratore col quale ci siamo incontrati un paio di anni fa al festival “Sur:reali” organizzato dalla Macaco in collaborazione con l'etichetta francese Chichi. Si trattava di un festival italo-francese tenutosi in provincia di Treviso dove presenziavano 80 artisti italiani e francesi per 1 settimana in una famosa villa veneta. L'obiettivo era quello di far collaborare tutti questi artisti (pittori, musicisti, ballerini, videomaker, ecc.) per presentare al pubblico numerose performance negli ultimi 2 giorni del festival. E tra questi artisti c'era anche Thibaut!

A: Thibaut è un cantante veramente bravo dotato di una voce molto particolare dalla timbrica grave e narrante. Affascinato dalla nostra musica, Thibaut ci è sempre stato vicino e ci ha sempre sostenuti. Fondamentalmente è affezionato alla canzone d'autore francese, legata a delle rigide regole musicali per alcuni versi. Con i Grimoon queste regole non esistono, perché i nostri brani, pur basandosi sulla classica forma-canzone sono contaminati ad ogni livello, da interventi pop, rock, progressive e a tratti punk.

Per lui la nostra ricerca è affascinate, nuova, creativa e molto stimolante. Thibaut è famoso in Francia e abituato a lavorare con le major, mentre qui in Italia, con noi, vive una realtà molto differente legata alla musica indipendente, dove essere bizzarri, intriganti e un po' pazzi sta alla base del gioco.

Ma soprattutto: come siete arrivati a Pall Jenkins e Scott Mercado dei Black Heart Procession?
S: Da qualche tempo siamo in contatto con Pall e di Scott sapevamo avesse un progetto solista (Manuok) davvero interessante. Poi i Black Heart Procession sono venuti in tour in Italia un paio di anni fa e finalmente siamo riusciti a conoscerci di persona e condividere il palco per un paio di concerti. L'incontro è stato molto bello e abbiamo legato parecchio, per cui fin da subito ci siamo detti che sarebbe stato bello fare qualche cosa assieme un giorno. Per cui, in maniera molto spontanea, abbiamo proposto loro, come si era detto quella volta, di suonare su un nostro brano e hanno accettato...

A: Abbiamo sempre avuto molta stima per loro e per la loro musica e ci sentiamo legati per una sorta di attitudine oscura, decadente ed intrigante che in qualche modo ci accomuna. Questo legame è anche confermato dal fatto entrambi i gruppi hanno realizzato un film da associare ad un album.

Nella versione italiana di “Cirque Funambules” appaiono invece le voci di Michele Orvieti e Alessandro Fiori dei Mariposa, quasi a voler ricreare l’atmosfera di “Magazzeno Bis”. È solo una mia impressione o ci può stare il parallelo?
S: Sì, è vero! Quando abbiamo scritto il testo di "Cirque Funambules", ci siamo chiesti chi avrebbe potuto interpretare il "presentatore" e non ci abbiamo pensato a lungo: per noi, a farlo in italiano poteva essere solamente Michele Orvieti! Poi abbiamo pensato che per l'altro personaggio, Lucio, era perfetto Alessandro. Sapevamo che loro sarebbero stati l’ideale per questi 2 personaggi!

A: Il pezzo è un radio-dramma e il rapporto molto singolare con loro hanno con la radio ci è sempre piaciuto. Trovo siano delle persone molto intelligenti e ironiche, adatte a mettere in scena questo grande dramma dell'amore presente nella canzone.

Con Giovanni Ferrario la collaborazione prosegue regolarmente. Avete pensato direttamente a lui anche per questo secondo disco oppure vi era frullata qualche altra idea in testa?
S: No, abbiamo pensato subito a lui! Ci serviva una persona di fiducia per fare questo disco, un vero produttore, capace di rendere coerente il disco, canalizzando le nostre energie ma anche quelle di numerosi collaboratori. Ci serviva un “alchimista del suono”, un complice che ci conoscesse bene, ma anche una persona disponibile a lavorare al nostro ritmo (abbiamo registrato in diversi mesi - tra giugno e settembre). Giovanni era la persona perfetta e non avevamo dubbi!

A: Da quando abbiamo cominciato a lavorare con lui, Giovanni ci ha sempre dato dei buoni consigli e ci ha stimolato a lavorare sodo sulla nostra musica, spingendoci a migliorare i punti deboli e spronandoci ad essere consapevoli del percorso che avevamo intrapreso. Lo conosciamo dall’epoca delle registrazioni de "La Lanterne Magique", dove assieme a Max Trisotto aveva catturato (dal vivo in sala prove) le tredici canzoni del cd. In quel frangente non aveva avuto grosse possibilità di manipolazione artistica perché i pezzi erano stati già chiusi nella sostanza, per cui l'intervento di Giovanni è avvenuto nella scelta dei suoni, in qualche sovraincisione e nel mix finale.

Per "Les 7 vies du chat", invece, la preproduzione e la produzione sono state gestite da lui dall'inizio alla fine. Siamo entrati in studio con delle idee di chitarra e voce su 4 piste e da lì in poi abbiamo seguito il “capitano” Giovanni Ferrario.

Le foto promozionali vi ritraggono vestiti da marinai tutti intenti a fissare l’orizzonte. Mi sarei aspettato invece qualcosa legato all’immaginario del mondo dei felini…
S: I gatti fanno parte del nostro immaginario, da sempre, e siamo amanti dei gatti! Abbiamo dedicato loro un brano in “Demoduff#1”, la copertina del disco successivo e il titolo dell’album appena uscito…
Credo che marinai, gatti e circo (che è un altro elemento ricorrente della band) richiamino molto l'immaginario collettivo, legato al mistero ovviamente: i gatti sono animali molto enigmatici e notturni, mentre il mare e i marinai generano leggende e racconti (almeno da me in Bretagna...). Quello che invece mi affascina del circo sono film come “Freaks”, il circo dei mostri, dove convivono stranezze della natura, animali e vita da nomadi...

Nelle foto siamo marinai perché due brani del disco sono in qualche modo dedicati al mare: “Mme Bateau” e “L'amour vague”. Il primo racconta la storia di una donna che, dopo aver passato un'intera vita in barca, decide un giorno di andare in terra ferma, prima di morire; arriva a Parigi e si incammina per la città, ma avendo sempre vissuto in nave anziché camminare ondeggia. Cammina molto a lungo, fino al giorno in cui smette di ondeggiare e i suoi passi diventano normali. Da quel giorno ha iniziato a bere aspettando la morte. Una storia triste....

Mentre il secondo è invece nato per il video (testo della canzone e video sono leggermente diversi ma il concetto di base è lo stesso): un marinaio esce una mattina per andare a pescare, come tutti i giorni. Lascia sua moglie e suo figlio a casa, ma in mare ma viene sorpreso da una tempesta durante la quale sviene (o muore... a seconda di come si vuole interpretare la storia). La sua barca esce dalla tempesta come per incanto e si ferma in prossimità di alcune rocce. Lì, un'affascinante sirena canta. Il marinaio si sveglia e si siede su una roccia incantato dalla splendida sirena. Nel frattempo, la moglie e il bambino del marinaio vanno ogni giorno al porto per vedere se ritorna. Ma non ritornerà mai...

A: E' stato il nostro stilista Jean Paul Gaultier a consigliarci di vestirci da marinai, dato che sarà la moda dell'estate, mentre Costa Crociere ci ha già invitato a suonare a bordo delle navi per le serate di gala! Ai gatti hanno già fatto troppi calendari, tazzine, coperte, maschere... insomma troppo sfruttati dal punto di vista pubblicitario! Scherzo ovviamente!

Sono incuriosito anche dalle immagini che accompagnano ogni singolo brano dal vivo. E’così importante la componente visuale?
S: Fondamentalmente siamo amanti del cinema, ma innamorati anche della fantasia, dei sogni, di quel mondo fiabesco che si tende ad attribuire solamente all'infanzia. Con i nostri video rivendichiamo il diritto alla fantasia, perché realizzarli comporta un lavoro enorme ma assolutamente stimolante!

Per capire bene il nostro mondo c'è un bellissimo documentario fatto da un videomaker molto bravo, Davide Vanni, reperibile sul nostro Myspace così come sul nostro sito. C'è una lunga intervista nella quale spieghiamo il valore che hanno le immagini per noi e come sono diventate così fondamentali nel nostro progetto. Mi piace far pubblicità a questo documentario perché Davide è stato molto bravo nel rendere chiaro il nostro rapporto con le immagini.

A: La componente video direi che costituisce il 50% dei Grimoon. Se non ci credete, venite a vederci… non sveliamo tutto in questa occasione!!!

L’ultimo vostro concerto a cui ho assistito si è svolto nel salotto di casa dell’amico Paolo dei Lo.Mo; a prescindere dalla bellissima atmosfera creatasi, si è comunque trattato di un ripiego dell’ultimo minuto, essendo la data fissata al Sancho Panza di Varese. Raccontateci un po’di come si è arrivati a questa situazione e perché…
S: Purtroppo il Sancho Panza ha avuto nuovamente problemi con il vicinato, come numerosissimi locali in Italia. Quando ci hanno comunicato dell’impossibilità di tenere il concerto, abbiamo pensato che fosse giusto lottare contro la progressiva morte dei locali che propongono musica dal vivo, ma che fosse il caso di esibirci; per cui, non potendo svolgersi il live in un luogo pubblico, abbiamo pensato ad uno “spazio” privato. La fortuna ha voluto che, essendo carissimi amici di Paolo dei Lo.mo - il quale, oltre ad essere una persona splendida, ha anche una casa favolosa - lui ha accettato la nostra proposta quando gli abbiamo chiesto cosa ne pensava di fare il concerto a casa sua.

Più in generale molti locali stanno purtroppo annullando la proprio programmazione live a causa di problemi con il vicinato. La scomparsa dei luoghi di cultura, d'arte e di aggregazione sono terribili conseguenze di una società molto egoistica, tristemente rinchiusa in sé stessa. Noi nel nostro piccolo cerchiamo di difendere questi luoghi… e se non si può suonare nei locali, allora invaderemo le case. I momenti di aggregazione e di cultura servono e bisogna fare di tutto perché possano sopravvivere!

A: Il fatto di suonare per noi è fondamentale: siamo un gruppo con una forte componente artistica che viene valorizzata soprattutto dal live. Suonare vuol dire dare vita ai nostri personaggi e alle nostre emozioni più forti. Poi, non essendo una band commerciale ed essendoci delle grosse difficoltà di distribuzione e vendita di dischi, l’unico mezzo per sopravvivere sono gli spettacoli dal vivo - dove tra l’altro riusciamo a vendere un buon numero copie e questo è molto significativo.

Personalmente ho sempre inteso la musica in maniera molto semplice e come una sorta di piccola fabbrica di sogni. Suonare è fare un qualcosa per creare emozioni, stati d’animo che vanno dall’allegria alla malinconia spaziando in lungo e in largo nel favoloso mondo della fantasia.

Proprio alla fine della versione italiana di “Cirque Funambules”, Michele Orvieti ipotizza un futuristico (al momento?) provvedimento legislativo per il futuro delle etichette indipendenti. Pensate possa mai succedere?
S: Uhm… magari, ma non credo proprio. L'Italia ha altre priorità, e purtroppo la cultura è sempre la prima vittima quando occorre fare tagli economici. La vedo veramente dura visto il periodo storico!

A: Se fosse così, l’Italia sarebbe già da tempo un altro paese: avremmo le 35 ore, saremmo uno stato laico, ci sarebbe una politica seria di sviluppo, le donne non verrebbero discriminate, avremmo risolto il conflitto di interessi, non saremmo precari, etc. Credo che invece ci sia ancora molto da fare, a cominciare dai finanziamenti alla cultura e il sostegno agli artisti, riconoscimenti a cui si arriverà solo attraverso una politica culturale di un certo tipo. Proprio per questi e altri motivi ci sarebbe bisogno di un cambiamento importante in Italia, e l’impegno per cambiare le cose può partire anche da realtà come le nostre che quotidianamente sostengono con molti sacrifici la cultura indipendente - e in alcuni casi riescono a determinare grandi fette di mercato discografico.

Domanda di chiusura a Solenn: dopo ormai diversi anni di permanenza in Italia, come ti sembra questo paese?
S: Wow… questa sì che è una domanda difficile!!!!

Sono arrivata in Italia nel 2000, ancora molto giovane e piena di sogni in testa. L'Italia per me rappresentava realmente il “Bel Paese”: avevo un sacco amici strettissimi e mi sentivo realmente libera, come suppongo qualsiasi giovane che parte per una lunga avventura all'estero. Mi piaceva la gente, con quel modo molto più familiare di vivere la quotidianità; mi piaceva la musica italiana - e in particolare la scena indipendente che ho scoperto subito - e tutte le follie che si potevano fare a 19 anni! Per la maturità (che ho sostenuto in Francia) uno dei testi portati all’esame si intitolava "Mi sono innamorata dell'Italia", un articolo di cui non ricordo più l'autrice ma dove si elencavano alla perfezione gli aspetti dell'Italia che mi piacevano.

Poi dopo pochi mesi il mio arrivo è iniziato l'incubo: ho dovuto trovare un alloggio, pagare le tasse universitarie, richiedere il permesso di soggiorno, la tessera sanitaria, ho dovuto operarmi alla gamba, ecc... Ho sofferto un sacco quando mi sono resa conto che il mio sogno svaniva e che gli italiani erano messi così male.

Poi ho iniziato a fare musica e… se in Francia la situazione dei lavoratori dello spettacolo non ultimamente è delle migliori, in Italia non esistono proprio: le istituzioni non riconoscono lo statuto degli artisti e per svolgere questa professione qui bisogna essere benestante... altro schiaffo in faccia! Per cui se già mi sentivo povera, da quel momento mi sono sentita una miserabile!

E poi la confusione, forse la stessa che mi aveva attratto all'inizio. Mi spiego: l'Italia mi attraeva anche per il suo caos, per il rumore nelle strade (avevo passato un mese a Napoli), per quella confusione organizzata…ma non mi aspettavo che la confusione fosse anche istituzionale! La politica italiana è un gran casino! All'inizio (e forse anche tuttora) non ci capivo niente, mentre in Francia ero abbastanza attiva politicamente parlando, ma qui ero completamente persa. Io che avevo passato infanzia (sulle spalle dei miei genitori contro il nucleare) e adolescenza a manifestare per le strade della mia città non sapevo più come esprimere il mio scontento… ero sconvolta!

Adesso l'Italia mi sembra completamente allo sbando, ma purtroppo non si tratta solamente del caso italiano ma del modello occidentale in generale. Chissà come andrà a finire, visto che anche in Francia le cose sono cambiate molto da un decina di anni. Mi chiedo veramente cosa ci aspetta in futuro...

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