Dead Elephant - Mail, 27-02-2008 Intervista

04/03/2008 di Jack Nessuno

(I Dead Elephant - Foto da internet)

I noise-rockers piemontesi Dead Elephant hanno fatto parlare poco di sé, ma evidentemente si sono concentrati assiduamente sui propri strumenti, a giudicare dalla freschezza del loro disco d’esordio. “Lowest Shareds Descent”, uscito a cavallo tra 2007 e 2008 è arrivato tardi per le playlist di fine anno, ma un posticino se lo sarebbe di certo meritato. Max Osini ha voluto approfondire l’argomento via mail con Fulvio ed Enrico



Il vostro disco è un fulmine a ciel sereno, non solo perchè picchia di brutto, ma anche perchè il suo spessore è molto alto per un gruppo quasi agli esordi. Raccontatemi un po' della vostra storia e di come siete arrivati a questo disco?
Fulvio: Mah, mi fa piacere che tu abbia sentito nel nostro disco un certo spessore, sinceramente penso che sia dovuto al fatto che abbiamo messo molta cura affinché i pezzi fossero prima di tutto appaganti per noi. Questo ha sicuramente allungato i tempi ma ci ha permesso di pubblicare un lavoro di cui ci riteniamo soddisfatti.

Enrico: Il progetto Dead Elephant è nato come naturale evoluzione di un altro gruppo chiamato Elephant Man che ha iniziato a muovere i primi passi nel 2000 a Fossano, in provincia di Cuneo. Un posto completamente decentrato dagli spazi musicali che contano in italia e che ci ha permesso di lavorare con molta tranquillità sul nostro suono e su quello che volevamo ottenere. Quello che è successo da allora fino a "Lowest Shared Descent" credo sia quello che accade normalmente nel corso della vita della maggior parte dei gruppi: prove, concerti, registrazioni, cambi di formazione ecc ecc… nulla di particolarmente eccitante da raccontare. Semmai da vivere piuttosto…

Tuttavia, a giudicare dalla lista dei vostri concerti degli ultimi due anni e mezzo bisogna dire che avete girato parecchio. È possibile notare una sorta di crescita, da località periferiche come Marmirolo di Mantova (per dire) a città importanti come Milano o Genova. Senza contare tutti i gruppi con cui avete diviso il palco. Avete qualche episodio o concerto che ricordate in particolare?
E: Non sono d’accordo con te nel definire così nettamente che da un punto di vista musicale esistano località italiane più importanti di altre. La differenza la fanno davvero le persone. A Padova ad esempio la prima volta che abbiamo suonato al terzo pezzo erano tutti al bar. Di Marmirolo ricordo che c’era gente molto interessata alla nostra musica. E’ strano perché non sai mai cosa ti aspetta ogni volta che suoni in un posto nuovo.

F: Per me, una delle date più esaltanti che ho vissuto fino ad ora è stata la data del tour francese a Nimes: un atmosfera accogliente e circa 250 persone pronte ad ascoltare con attenzione.

Come siete entrati in contatto con la vostra etichetta discografica?
F: Difficile rispondere: fra edizioni italiana/americana e cd/vinile le etichette con cui abbiamo collaborato sono quasi una decina. Alcune hanno ricevuto una copia del disco per posta mentre altre le abbiamo conosciute durante i nostri concerti.

Il disco inizia con quello che sembra il barrito di un elefante in agonia. Tuttavia immagino che sia una voce filtrata.
E: E invece si tratta proprio del campionamento di un elefante in carne ed ossa!

Nella vostra musica sono percepibili molte influenze. Vi chiedo un parere su tre gruppi a cui mi avete fatto pensare: Unsane, Neurosis e Jesus Lizard.
F: Che dire, sono tre gruppi che sia io che Enrico abbiamo ascoltato e sicuramente apprezzato parecchio. Gli Unsane sono una grande band, adoro il loro suono aggressivo e putrido. Per quanto riguarda i Neurosis su tutti preferisco quelli di “Trough Silver in Blood”. Trovo molto interessanti le loro ultime influenze folk e krautrock. Per i Jesus Lizard sarò sintetico: la miglior band noise rock degli anni novanta.

Uno dei dischi italiani che ho preferito l'anno scorso è stato quello de Il Teatro Degli Orrori. Con tutti i distinguo del caso (voi siete più aggressivi, cantate in inglese, ecc.) trovo che ci siano delle affinità, soprattutto nel recupero di certi suoni che erano stati un po' accantonati dal post-rock tra i 90 e il 2000. Voi che ne pensate?
E: Ho visto dal vivo i TDO e sono un ottima band. Sicuramente abbiamo molti ascolti in comune… soprattutto quelli più noise. Anche se sono d’accordo con te nel dire che le due proposte musicali sono diverse.

Diversamente dal canonico gruppo hard-core nel vostro disco ci sono alcuni interessanti esperimenti. Mi riferisco soprattutto alle influenze jazz di “Post crucifixion” e a un brano astratto come “Abyss Heart”. Come sono nati questi due pezzi?
F: Tutti i pezzi che compongono il disco sono nati in sala prove, più o meno allo stesso modo. Quando abbiamo terminato “Postcrucifixion” abbiamo pensato di offrire a Luca Mai degli Zu di completare la canzone con il suo sax baritono dato che il brano è nato come pezzo strumentale.

“Abyss heart” invece è nato da un improvvisazione direttamente in Studio fatta utilizzando oltre ai nostri strumenti di sempre vari oggetti come catene e attrezzi.

Il tutto è stato poi manipolato a dovere utilizzando l’apparecchiatura che lo studio in cui abbiamo registrato ci metteva a disposizione.

E: Io ho sempre pensato ai Dead Elephant come ad una noise band. La cosa che può accomunarci con le formazioni punk/hardcore è l’approccio, l’attitudine verso la musica che è molto aggressiva e diretta. Anche se è più un effetto collaterale… Nessun pezzo del disco credo che si possa definire hardcore in senso stretto…
“Abyss Heart” credo che sia un pezzo importante per i Dead Elephant perché come ha fatto notare Fulvio ci ha permesso di utilizzare metodi e strumenti che fino ad allora non avevamo mai impiegato.

I vostri testi di cosa parlano?
E: Di solitudine, isolamento, morti accidentali, necessità di comprendersi, errori, amori andati a male, un condensato di tutto quello che piace di più ai giovani indie-rockers italiani. Quando scrivo cerco semplicemente di dire qualcosa che associato alla musica mi faccia sentire che sto provando ad affermare qualcosa di importante per me stesso. Comunque preferisco che le persone che leggono i testi si creino una loro visione personale. E’ molto più interessante.

Avete appena terminato un tour in Francia. Com'è andato? Avete in programma di suonare anche in Italia nei prossimi mesi?
F: Siamo molto soddisfatti del risultato delle nostre date in Francia e del responso che abbiamo ricevuto.

Il pubblico si è dimostrato davvero molto ricettivo alla nostra musica, sorprendendoci piacevolmente. Speriamo davvero di poter tornarci presto.

Per l’Italia continueremo la nostra attività live come abbiamo sempre fatto nel corso di questi anni.

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