Ministri - Mail, 27-10-2007 Intervista

29/10/2007 di

(I Ministri - Foto di Paolo Proserpio)

"I soldi sono finiti" è stato un album che ha smosso qualcosa. In pochi, forse, l'hanno ascoltato per davvero. Certo è che in una manciata di mesi il gruppo ha raccolto una discreta popolarità (insieme anche ad una valanga di critiche). Per la redazione di Rockit questa è una delle band più interessanti e intelligenti uscita negli ultimi tempi. In attesa di un nuovo disco, Stefano Rocco li ha intervistati.



Dopo tante pose, tanta stilosità, tanto intimismo casalingo, arrivano tre teste di cazzo e sfasciano la baracca. Nessuno se l'aspettava, qualcuno ci sperava, forse qualcuno lo temeva. C'era davvero bisogno di voi o siete il solito hype?

L’hype si innesta quando ciò di cui c’è bisogno arriva con troppo ritardo. Se la palude del rock italiano fosse durata meno, se la dittatura della noia fosse caduta anni fa, se qualcuno avesse urlato prima “il re è nudo e non ha uno straccio di canzone”, nessuno avrebbe fatto caso ai Ministri. L’effetto è quello “Corazzata Potemkin”: c’erano migliaia di persone disposte a spegnere la tv e ascoltare qualcos’altro e si è tirata la corda per vedere quanto potevano sopportare. Per riflesso, si spiega anche l’hype dei Negramaro. Comodo pensare che siano ascoltati solo dal popolino: in realtà anche vostra sorella ex-fan dei Marlene si è comprata di nascosto il cd e la vostra migliore amica durante una serata in birreria ha già buttato lì un “bisogna ammettere che il nuovo pezzo dei Negramaro non è niente male. Cioè, a me piace”. E’ l’inizio della fine. Un modo di giocarsi le possibilità tipico in Italia della peggiore sinistra.

Ultimamente siete piuttosto chiacchierati, insultati, ammirati. In realtà non si conosce poi tantissimo di voi. Lasciatemi fare una domanda da questionario dei tre giorni in cui riassumiamo tutto. Chi siete? Perchè Ministri e non Maestri? Non era meglio suonare in quattro? Che altro facevate prima di suonare insieme? Avete qualche conflitto di interessi? Volete diventare ricchi suonando? Eccetera.

Nell’ordine: universitari falliti (i migliori) / Perché non abbiamo nulla da insegnare. Abbiamo preso un ombrello e l’abbiamo tenuto alto per vedere se qualcuno nella confusione incominciava a seguirci. Avremmo potuto anche chiamarci i Capicomitiva o i Ciceroni Fasulli. / Quando si deve decidere, in tre c’è sempre maggioranza. Merce rara / Collettivi sulle differenti razze di alieni nelle occupazioni, presidi in due davanti all’ambasciata degli Stati Uniti, partite di basket ai peggio campetti (è tutto vero-è tutto vero) / non vogliamo restare poveri suonando.

"I soldi sono finiti" è uno dei migliori esordi indipendenti degli ultimi anni e, pur senza essere in alcun modo un disco "originale", rappresenta un corpo parzialmente estraneo rispetto alle tendenze produttive in voga. Siete un caso isolato o forse siamo arrivati ad un punto di rottura con una certa attitudine?

Quando eravamo al liceo avevamo deciso di fare un video in stop-motion con le Barbie e i Big Jim. Una settimana dopo avevamo raccolto tante Barbie da poterci rifare "Ben Hur". Due settimane dopo qualcun altro – con molti più soldi di noi – fece un video con le Barbie. Non eravamo dei geni, è solo che in quei mesi la puzza di Barbie si sentiva nell’aria. Se avessimo rimandato l’uscita de "I Soldi Sono Finiti" di un solo mese in più, sarebbe uscito un album dei Radiohead con in copertina 5 penny. E’ per questo che Thom Yorke ci rifiuta l’add su Myspace.

Guardando da lontano le vostre canzoni qualcuno potrebbe dire che siete la solita nostalgica rock band milanese sottomessa psicologicamente agli Afterhours dei tempi andati. Da dove arrivano invece i Ministri, cosa c'è nei vostri ascolti presenti e passati?

Quando sei al mare e non sei così disperato da andare nella discoteca del campeggio, scendi in spiaggia con la chitarra in cerca di compagnia, giurandole che è l’ultima volta che la usi per così gretti fini. Casomai ci fosse capitata una indiettina italiana (in genere bruttine, per altro) avevamo una “Quello che non c’è” bellepronta. Fine dei nostri legami con gli After. In ogni caso cerchiamo di trarre ispirazione da mondi che ci sono lontani e di cui sappiamo poco, così non si rischia di battere sentieri già segnalati con la vernice sugli alberi. Ultimamente si ruba agli Slipknot, a Gaber, ai Karate, ai Tool, agli Slint, a Neil Young, ai Kraftwerk, ai Voivod, ai Tunng.

In "Abituarsi alla fine" incitate a pianificare la propria morte facendo debiti. Con "Il camino de Santiago" invocate la sparizione della Chiesa. "Non mi conviene puntare in alto" si commenta da sola. Messa così sembrereste tristi, nichilisti e pessimisti.

Se il tuo contratto ti dice “mangerai ancora per un anno” non pensi a cosa farai a 40 anni ma a cosa mangerai tra 13 mesi. Aggiorni come un homepage e vai avanti con poco bagaglio. Dietro il vuoto, davanti pure. Quando ho aperto un mutuo ho promesso che avrei dato soldi a quella gente per i prossimi vent’anni, e paradossalmente questa è l’unica cosa che mi fa credere che tra vent’anni sarò ancora vivo. Il pessimismo non conviene perché accorcia solo il tuo sguardo, frignando si perde il già poco tempo. Il nulla – quello sì – avanza.

Ritrovarsi in un paese che si estende intorno a una cittadella in mano a una setta di viscidi vecchi che ha come logo un hippy in croce è una vendetta della cicogna. Se c’è gente che a Natale bussa alle porte delle case per spruzzarti in casa un po’ d’acqua e zucchero, spero solo che ne siano convinti. Ma su un giornale meritano lo stesso spazio dei liberatori di nani da giardino. Chi veramente crede dovrebbe avere gli occhi spiritati e camminare per strada come chi si porta dentro una verità devastante. Qualcuno c’è: lo si rispetta, ne si rimane affascinati, ne si rimane terrorizzati.

Italia, fine 2007. Soldi effettivamente finiti. Chiesa sempre più di cemento armato. Prospettive socio-economiche disastrose. Voi siete tra i pochi artisti di nuova generazione che si prendono la responsabilità di scendere nella mischia ed argomentare. Come mai nessuno afferma più le cose e tutti insinuano o poetizzano in ciabatte?

C’era la guerra fredda e noi italiani coi piedini tanto sensibili, appena abbiamo potuto, ci siamo messi le ciabatte. Siamo stati lì sul divano a guardare chi vincesse tra Bene e Male, scordandoci che vince sempre il Bene - o meglio chi vince automaticamente diventa il Bene. Una volta che il Bene ha vinto cosa rimane da dire? Il Male ovviamente, ma tutti ti guarderanno come quello a cui non vanno mai bene i programmi del sabato sera.

Molta musica indipendente contemporanea vive di tendenze e suggestioni, diventando un comodo poggiatesta durante le attività di socializzazione ed espressione dell'ego. Voi invece siete scomodi ed andate dritti al cuore dei contenuti, dando molta importanza alla parola ed al linguaggio. In giro c'è davvero gente che ha voglia di ascoltare e confrontarsi?

La gente è un grosso contenitore che aspetta di essere riempito. Ha bisogno di ascoltare, di vedere, di mangiare, di leggere. Per convincerla di una cosa invece che dell’altra devi essere convincente tu per primo, devi imparare dai venditori di macchine, devi studiare Magalli, devi capire perché funziona Media Shopping (dio mio, ma funziona davvero?). Poi, una volta che sai maneggiare la magia nera, puoi usarla per ciò che vuoi, anche per far sì che il contenitore prenda coscienza di sé e capisca d’esser un contenitore. Siamo andati in giro per il nord Italia a cantare “i parchi qui a Milano li capisce solo il peruviano”: gente che fino all’altro ieri li avrebbe uccisi sui loro stessi barbecue, cantava senza rendersene conto un inno ai loro festini domenicali. La prossima volta che incontreranno un festino peruviano al Forlanini, forse cambierà qualcosa. Forse.

Il mondo della comunicazione in Italia è spesso confuso e grottesco. Mi sembra che i Ministri amino giocare con gli strumenti della comunicazione, districandosi tra cose del web e cose della strada. Com'è il vostro rapporto con stampa, webzine e gentaglia della critica musicale?

Web e strada sono effettivamente i terreni su cui preferiamo muoverci, soprattutto perché lo spazio è gratis. Creiamo una locandina con slogan e grafica ad hoc per ogni concerto, usando foto delle vacanze (vacanze?) e quattro nozioni di Photoshop continuamente rimescolate. Chi ci segue è contento come chi fa collezione di cartoline della Absolut e ha trovato il bar che ne ha sempre una nuova. Ma sulla rete tutto dura poco, e devi sforzarti di essere brillante anche nei giorni più bui. La strada è un altro paio di maniche: ti insegna che all’occorrenza devi saper andare in giro vestito come un coglione, ti insegna a sopportare lo sconforto che ti sale dentro quando stai facendo volantinaggio del tuo disco e ti buttano il volantino al cestino dieci metri più in là. E a ricordarti quante volte hai fatto lo stesso.

Se doveste scrivere una stroncatura ai Ministri, su cosa li attacchereste?

Giovanilisti, metallari, ruffiani, comunisti, demagogici, doppiogiochisti, poseroni, esaltati, orecchiabili. Se una sola di queste attribuzioni mancherà nella zuffa del forum successiva a quest’intervista, avremo fallito.

Il mercato discografico è finito. Questo non è più un parere, ma un fatto avvenuto. Ha ancora senso aspirare a firmare un contratto discografico con una major? I Ministri che ruolo potrebbero avere se passassero dall'altra parte?

Non sappiamo cosa ci sia dall’altra parte. Sappiamo cosa c’è di qua: belle persone, molta sfiga, cervelli belli ma vecchi, aria fresca, tanta paura e tante scuse, molta speranza. Dall’altra parte arriva puzza di zolfo. Ma a chi fa rock lo zolfo è sempre piaciuto, la cosa difficile è riuscire a maneggiarlo.

Al di là dei problemi cronici dell'industria musicale italiana e nonostante la mediocrità generale di molti personaggi che scaldano alcune scrivanie, esistono forse anche dei limiti artistici tra gli indipendenti?

Uno dei principali limiti artistici è l’indipendenza. Già il fatto che si sia imposta una parola di tal peso specifico per una banda – tutti inclusi – di bamboccioni che si agitano (poco, nel caso dell’indie italiano) con una chitarra al collo, dovrebbe dire molto sullo scarso senso della realtà dei musici. Come se non bastasse, dalle scrivanie urlano “era meglio il demo” – intendendo in realtà “era meglio il demo che avevo registrato prima di mollare tutto e darmi al giornalismo musicale”. Ma il vero dramma sono i testi. I più snobbano l’italiano e si anglicizzano per sfondare altrove, come imparare il tedesco durante la guerra che non si sa mai. Poi però fanno il voodoo alla Pausini se fa un pezzo in spagnolo. Metà di quelli che rimangono sono intrappolati in vocabolari novantiani nati esclusivamente per soddisfare esigenze metriche (si citi tra molti l’abusato aggettivo 90’s “livido”: ma chi cazzo si è mai ritrovato a usarlo come aggettivo in vita sua?). L’altra metà sostiene che nei testi non devi dire nulla, che se traduci quelli delle band inglesi anche quelli non dicono nulla. L’altra metà ancora – la terza – spacca il culo. Per la cronaca, i nostri demo facevano cagare.

Voi avete messo un euro nella custodia del vostro disco con tanto di business plan relativo alla sua produzione, ma se i soldi sono finiti ha ancora senso commercializzare dischi o forse meglio rendere libera la fruizione di musica riprodotta cercando denaro altrove e valorizzando il diritto d’autore?

Nei negozi di giardinaggio si pagano i sassi per decorare il proprio giardinetto giapponese. Voglio dire, SI PAGANO I SASSI. Non sorprende che la musica torni ad essere gratis, ci si doveva sorprendere quando qualcuno cominciò a farla pagare. Ora, è preferibile che quello che ci entra nelle orecchie sia prodotto da gente che possa a esso dedicarsi senza la pancia che brontola. Se ciò vorrà dire un sussidio di disoccupazione per musicisti a tempo pieno, ben venga. Lo spettacolo andrà a farsi fottere, la gente che vorrà far musica si decimerà e voi fallirete, ma è il prezzo da pagare per togliere la gramigna. Poi si tornerà a seminare (e rifaremo tutto uguale da Elvis a oggi).

Live club, piazze, ristoranti, officine, botteghe, sagre paesane. Dal vivo state suonando ovunque ci sia modo di attaccare un amplificatore.

Anche dove non c’è scossa, a dire il vero. Noleggiare per un giorno un generatore da 4kw da Castorama costa 43 euro, e ci alimenti un impianto da 500x2, tre ampli, mixer e tutti i pedalini che vuoi. Una cassa da 24 birre alla Lidl la porti via a meno di 15 euro e se le rivendi a un euro l’una fai pure la figura del signore. Locandina in bianco e nero, fotocopie, taglierino e con altri 30 euri hai abbastanza volantini da coprire Milano. La backline la tiri su chiamando altri gruppi. Con meno di 100 euro puoi fare un concerto dove vuoi, quando vuoi, con chi vuoi. E poi vedi quelli che si lamentano perché non suonano mai, perché il pub vuole “Urlando Contro il Cielo” in scaletta, perché i milanesi hanno gli agganci. Palle: se vuoi suonare in giro puoi farlo e non è meno illegale che suonare nel 90 per cento dei locali italiani. Ma se non viene a nessuno a sentirti, è solo colpa tua. Ed è questo che spaventa molti.

Sempre più spesso capita di ascoltare ottime canzoni scritte da persone di talento che però non sanno stare sul palco. Girando per i concerti indipendenti di tutta Italia, si ha la sensazione di musicisti che abbiano quasi paura di calpestare il palco. Tolte alcune splendide eccezioni, conosco artisti in grado di scrivere canzoni magnifiche che messi su un palco diventano così piccoli che quasi non ti accorgi che stanno suonando. Esiste poi un problema dal lato del pubblico, che forse è causa-effetto: le persone non saltano, non urlano, non si strappano più i capelli. Riflettono, sogghignano, sussurrano, scrutano, cercano la sfumatura. Fa anche piacere trovarsi in mezzo a persone concentrate ed attente ai dettagli, ma ultimamente la tendenza di molti concerti è di trasformarsi in sfilate di salme. Colpa della musica o colpa della gente?

Il rock suonato dal vivo è come un b-movie con le piovre giganti degli anni 50: fa ancora effetto sui bambini, ma non spaventa né affascina più nessuno. E si sente male: il divario tra live e album è diventato incolmabile. La musica elettronica invece non deperisce e non si corrompe. Non è un caso che gli spacciatori abbiano cambiato ambienti: vanno dove funzionano meglio le cose. Il futuro è di certo là, ma finché sarà in mano per la maggior parte a digeiucoli la cui massima trasgressione artistica è mettere un colpo di cassa in più, ci sarà lavoro anche per noialtri.

Nonostante siate piuttosto giovani, avete già guadagnato una certa credibilità in giro per la penisola ed avete fatto la conoscenza di molte realtà che animano il paesaggio musicale italiano. C'è qualcuno che vi piace davvero e qualcuno che invece è solo raccomandato, sopravvalutato, fortunato?

I raccomandati ci sono ma se non imparano a far qualcosa prima che la loro raccomandazione scada, non andranno mai da nessuna parte. La maggior parte dei sopravvalutati sa di esserlo e ostenta spocchia perché crede che faccia parte del corredo in dotazione ai grandi uomini. Vivono male, comunque. I personaggi veramente validi e densi sono orsi nell’appennino. Tra i pochi, merita menzione un vero “maestro del sospetto”, Giorgio Canali: in tre quarti d’ora di cena ha fatto a pezzi molti delle nostre complottologie più rodate.

Concludo con una nota personale. Probabilmente non siete ancora maturi artisticamente. Siete grezzi, approssimativi. Talvolta un po’ criptici. Non suonate ancora come una grande band. Possedete però tutto quello che non si impara: intelligenza, personalità, talento, carisma. Avete pertanto una grande responsabilità, quella di fare belle canzoni. Il prossimo disco dei Ministri deve essere un capolavoro. Deve assolutamente esserlo. Promettete.

Prometto-prometti.

Commenti (25)

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  • donut 31/10/2007 ore 03:00 @donut

    la musica è fatta di persone e di passione .......




  • Nicola Bonardi 03/11/2007 ore 15:14 @nicko

    ti sei appena fatto una striscia?
    così per sapere eh...
    :|

  • Stefano "Acty" Rocco 03/11/2007 ore 17:49 @acty

    ...c'è qualcosa che non torna tra premessa e consiglio :)


  • spezia 04/11/2007 ore 19:27 @spezia

  • Gringoise 05/11/2007 ore 10:45 @gringoise

    Si vabbeh ma vestirsi da Ministri.. cazzo c'entra? è la festa dei morti, mica carnevale. :D

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