Altro - Mail, 27-10-2007 Intervista

19/11/2007 di

(Gli Altro - Foto di Michele Branchini)

Il 26 ottobre è uscito "Aspetto", il terzo disco degli Altro. 11 canzoni compresse in poco più di 17 minuti. Tante piccole perle di filosofia schietta. Haiku punk. Un lungo scambio di mail tra Alessandro Baronciani e Stefano 'Fiz' Bottura.



Un nuovo disco degli Altro. Perchè?
Perchè prima di essere un disco, il disco è un risultato.

Cosa c'è in "Aspetto" di nuovo? (se mai qualcosa di nuovo ci dev'essere per forza...)
Il risultato.

E' il risultato di un processo? E' il risultato di un'operazione? Che tipo di risultato è?
Metti insieme quello che hai da un po' di tempo e fai una somma. Poi dalla somma cominci a togliere. Quindi dopo una somma c'è una sottrazione. Un po' come quando vuoi comprarti un disco nuovo e non hai soldi e togli dei dischi vecchi dalla tua collezione, li porti a vendere e con i soldi compri un disco nuovo. Oppure è come buttare un disco nel cestino per dare spazio nell'hard disk a un disco nuovo, ma così è meno divertente. Oppure esci di casa per comprarti un hard disk ancora più grande per contenere ancora più musica. Però così diventa una questione di archiviazione, non di documentazione. La selezione invece è una documentazione. Lo è perchè comunque diventa una scelta. È un risultato, uno dei tanti che puoi ottenere. È difficile documentare perchè vuol dire scegliere e capire quello che serve e quello di cui si può anche fare a meno e quindi, per inferimento, che si può fare anche qualcosa di più, o in più. Qualcosa di diverso in una giornata che potrebbe essere uguale a tante altre.

Un passo indietro. Come ci siete arrivati a questo disco/risultato? Da dove siete partiti?
Siamo partiti nella saletta di Soria con Matteo e con le canzoni nuove. Abbiamo aspettato molto. Quando fai un disco e scopri come fare delle canzoni, nel periodo successivo arrivano tante canzoni simili. Devi aspettare un po' perchè arrivino canzoni diverse. Nel frattempo, abbiamo suonato tanto in giro insieme e comprato mobili, armadi, mensole a muro, discusso di lavatrici e automobili a metano. Quando sono arrivate le prime canzoni dopo “Prodotto” (Love Boat/Goodfellas, 2004) erano tristissime. “Prodotto” era, a modo suo, molto allegro. “Aspetto”, invece, a modo suo è più cattivo. Le canzoni tristissime non sono mai arrivate in studio di registrazione.

Cosa vi aspettate da questo disco?
Sai che non lo so?

Ci conosciamo personalmente da parecchi anni, e, visto che sei una persona socievole (e piacevole), come me conosci praticamente tutti o quasi tra i cosiddetti addetti ai lavori nel mondo della musica indipendente in Italia. Quanto aiutano le conoscenze? Servono davvero? A cosa?
Se ti piace un gruppo la cosa più bella che puoi fare è organizzare un concerto così da poterli vedere dal vivo, ma soprattutto per potersi conoscere. Se quando vai a suonare devi mangiare una pizza nel cartone in piedi, ti dovresti chiedere se chi ha organizzato il concerto è contento di fare la festa. Il concerto inizia dalla cena. Con questo non voglio dire che sempre si diventa amici, alle volte non ci si riesce neanche a conoscersi ma se suoni in un gruppo e non conosci nessuno per cosa suoni a fare? Metti che sei un appassionato di KTM e di motocross dovrai conoscere persone, posti e piste dove poter girare con la moto. Magari, se ti piace girare, potresti conoscere appassionati di motocross in tutta Italia. Così potresti sapere se ci sono nuove piste dove poter correre. Se non conosci nessuno finisci per impennare da solo nel giardino sotto casa. Cosa che, a lungo andare, non ti divertirebbe più e, forse, a lungo andare, perderebbe interesse.

A me tutti questi artisti che prima che artisti sono p.r. di se stessi mi hanno frantumato le balle. Trovo si perda il senso, la necessità, l'urgenza e la bellezza.
Gli artisti parlano sempre delle cose che fanno. Gli artisti sono sempre dei p.r. di se stessi. Sono egocentrici. Ci sono persone fortunate che hanno una persona che fa le cose per l'artista, si chiamano manager. I manager prendono i soldi dall'artista. Lavorano per l'artista. Fanno guadagnare anche molti più soldi di quelli che riuscirebbe a fare un artista da solo. Il loro lavoro è anche quello di trovare tempo da dare all'artista per permettergli di dedicarsi alla bellezza e all'urgenza di trovare necessariamente un senso a quello che fanno. Cosa c'entra questa domanda con gli Altro?

Gli Altro. Un nome simbolo per una determinata "scena". Ci racconti perchè è più importante sapere che esistete (magari avervi tra gli amici di Myspace, che fa così chic) piuttosto che conoscere le vostre canzoni?
Non c'è la pagina di Myspace degli Altro. una volta ho provato a cercare se c'era, e avevo trovato una pagina di un duo r&b californiano. Nella homepage c'era la copertina del primo sette-pollici degli Altro. Gli ho scritto dicendogli dove avevano trovato l'immagine; che era buffo trovarsi una pagina con la copertina del disco degli Altro e una canzone tipo quelle che cantavano Monica e Brandy "The Boy Is Mine". Ho sempre pensato che il suo nome fosse divertente. mi ricorda il liquore. ("The Boy Is Mine" assomiglia, anzi praticamente è la stessa canzone di Jennifer Lopez "My Love Don't Cost A Thing". Che tranne per la parola love le altre sembrano dette in dialetto pesarese).

Risposero alla mia email e mi dissero che avevano trovato il disegno digitando su google-immagini la parola altro, che gli dispiaceva che l'immagine avesse un copyright, e che l'avrebbero tolta. Io le ho scritto che non c'era nessun copyright sull'illustrazione e che ero solo curioso. Nell'ultima mail il duo californiano Altro mi ha scritto dicendomi che era contento e che avrebbe presto rimesso il disegno sulla loro pagina.

Hai sviato alla domanda. Dai Ale rispondi, voglio sapere cosa ne pensi di questo fatto, credo sia un "nodo" importante della questione... anche perchè un "fenomeno" del genere viene poi replicato nel sistema su piccola, media, grande scala, compromettendo la buona salute dello stesso. E non parlo di quel modo di "compromettere il sistema" in senso positivo (cioè fattivo), parlo della finzione, della posa, della chiacchera al posto dei fatti.
La tua non sembra una domanda, sembra la traccia del tema di attualità delle superiori. Mica sono Negroponte! Comunque, è un problema di numeri. Ad esempio l'America ha i numeri: la maggior parte della gente che compra è collegata a internet 24 ore su 24. Anzi tutti quelli che comprano beni di consumo che non sono quelli del supermercato acquisiscono informazioni attraverso il computer piuttosto che dalla televisione. Stare davanti al computer è come stare davanti alla cassetta della posta di Charlie Brown. Aspetti che arrivi sempre il postino con una valentina, una lettera, una novità. Oltre alle novità ci aspettiamo sempre che quello che stiamo guardando sia seguito da tante altre persone. Tutti cercano il feedback. Se in America fai qualcosa di stupido e la metti su Youtube, dato che tutti sono collegati, dopo un'ora ha già una risposta da milioni di utenti online. È un feedback altissimo! Quello che hai fatto diventa un "fenomeno" e il giorno dopo è già una moda. In Italia seguiamo lo stesso schema ma in piccolo, non ci sono i numeri. Non ci sono tutte le persone online. Non abbiamo lo spazio per far passare un treno tra due montagne, figurati cablare con la fibra ottica un'intera nazione. In Italia non tutti sono su internet 24 ore al giorno e soprattutto la maggior parte della gente sta attaccata a internet solo per accumulare musica dentro gli hard disk. Ogni volta che qualcuno fa una stupidata o litiga con qualcun altro ci aspettiamo chissà quale seguito, quale feedback e invece è tutto abbastanza tranquillo, moderato. È per questo che i "fenomeni", alle volte, sono ridicoli. Perchè sono facili da rintracciare e se sono pose o chiacchiere, sono pose e chiacchiere che avranno soltanto un "discreto" feedback. Ottenere dei risultati dalle chiacchiere è difficile.

Oltre ai numeri è un problema anche di tempo e di età: quando avevo sedici anni un disco mi durava un mese intero. A venti avevo tre dischi che mi duravano un mese, c'erano anche le cassette con diversi tempi di ascolto in base alla lunghezza: quelle da 46 minuti duravano un giorno se le ascoltavi dalla mattina alla sera nel walkman. Quelle da 90 invece un mese (erano difficili da riavvolgere). Oggi un disco non mi basta neanche una settimana. Tranne per delle bellissime eccezioni. Quindi più sei grande e più musica vuoi ascoltare. Se invece cerchi la novità, il disco nuovo, il gruppo nuovo ad ogni costo, dopo un po' ti viene tutto a noia. Sapere che esiste un gruppo, sapere cosa fa, conoscere almeno due canzoni del gruppo, perchè devi rimanere informato non è l'unica cosa importante. Il tempo mette dei paletti, se oggi ascolti i Clap Your Hands And Say Yeah, domani forse scoprirai i Talking Heads. Se devi ascoltare e sapere tutto subito diventa un compito. Federico Keruack, un giorno, mi disse che oggi non poteva uscire perchè si era scaricato tanti di quei dischi che doveva ancora ascoltare e doveva mettersi in pari!

E poi non ho sviato a nessuna domanda: le risposte si possono leggere, ma si possono anche capire.

L'indie rock è morto. E adesso?
Indie rock è la definizione di un "genere". Quando si definisce un "genere" vuol dire che si è riusciti a capire come funziona un meccanismo. Il sistema più facile per capire un meccanismo è giocarci; come con il cubo di Rubik. La definizione, di solito, è una riduzione. Le riduzioni fanno perdere interesse. Non avere interessi vuol dire non appassionarsi. La passione è diversa dal gioco. Il gioco non sempre è un divertimento. La passione si. Se pensi che il genere "indie rock" sia morto significa che era un gioco. Una volta capito il funzionamento il gioco perde interesse. Non so quale sia la definizione di "indie rock". Non penso che gli Altro siano "indie rock". Gli Altro fanno punk. Forse una interpretazione personale del punk. Un po' come pensare, ma solo a livello personale, che ci siano delle affinità tra i Celebration, Aretha Franklin e i Bauhaus.

Avete da sempre cantato in italiano e in effetti è difficile pensare agli Altro non in italiano. Perchè? Scelta stilistica o necessità?
Mi piacciono i gruppi italiani che cantano in inglese perchè hanno l'accento italiano. Una volta le recensioni di chi cantava in inglese iniziavano criticando sempre il cantante per la pessima pronuncia da inglese delle medie. Oggi la grammatica, in generale, è più corretta quindi i gruppi italiani che cantano in inglese sono meno riconoscibili. Quello che rimane è qualcosa impossibile da togliere. Non si riesce a togliere il posto da dove vieni. Un gruppo americano parla inglese ma ha l'accento americano. Si sente nei dischi. Io ci faccio caso da poco. Ad esempio il primo disco di The Streets era cantato in inglese, ma aveva una pronuncia differente dai soliti dischi inglesi. Era inglese di Londra, Era cockney. I Noise Cospiracy cantano in inglese ma sono svedesi, noi non ce ne accorgiamo, ma gli inglesi sentono la differenza, stessa cosa le Cansey De Ser Sexy. Però ci sono anche le eccezioni, ad esempio gli Ex-otago cantano in inglese e sono comprensibili soltanto da noi italiani! Le loro canzoni sono assurde come le prime lezioni di un corso di inglese. Scrivere una canzone in italiano, in generale, è più facile, se sei italiano, non devi tradurre la canzone prima di cantarla. Cantare in italiano, però, è difficile non devi sillabare le parole, se no ottieni l'effetto "Sanremo". In italiano non tutte le parole si possono cantare. Ad esempio: orologio, suona male. E soprattutto è difficile perchè stai cantando quello che stai pensando, non puoi inventare: sei quello che stai cantando. Non mi piace invece quando canti e soffri in inglese, oppure quando fai dei giochi di parole in inglese.

In un momento in cui non si vendono più dischi, so che ci son state un po’ di etichette che, non dico han fatto a gara, però si son proposte di stamparvi il disco (le registrazioni del quale comunque vi siete pagati da soli). Alla fine l'ha spuntata La Tempesta, cosa vuol dire per voi uscire per La Tempesta Dischi? Ha un significato particolare?
Andrea Pomini aveva chiuso Love Boat a tempo indeterminato. Aveva l'idea di convertire l'etichetta soltanto in etichetta degli Altro ma, era un'idea. Questa estate Enrico Molteni ci è venuto a trovare a Pesaro per parlare del disco. Ci ha fatto molto piacere. Era riuscito a ritagliare tre giorni per farsi una piccola vacanza da noi. Ci ha fatto sentire come i nonni quando li vanno a trovare i nipoti. Abbiamo parlato di come fare il disco, di quando farlo uscire, del titolo che non trovavamo. Quando hai un ospite sei in vacanza anche tu, fai quelle cose che magari per lavoro o tempo rinunci, quindi siamo andati a fare aperitivo al tramonto su molo, gite all'acquario e feste dopo la mezzanotte, e in generale ci siamo rilassati. Enrico è veramente un discografico. È sceso dal treno soltanto con un paio di sandali rotti e nessun altro tipo di scarpe di ricambio. Siamo andati a cercare un paio di infradito nuovi e mentre cercavamo tra i negozi sul lungomare di Pesaro, è entrato in un tabacchi ed è uscito con un block-notes, una penna e forse un pacco di sigarette (ma dell'ultima non ne sono sicuro), mi disse: ora possiamo buttare giù un planning.

Gli Altro come vedono il futuro delle etichette discografiche e del supporto cd? Agli Altro interessa?
Forse è un problema per quelli che vogliono vedere sempre la scrivania del computer pulita: tutti quei file in giro qua e la per lo schermo danno fastidio. Quando uscì il system 10 per il mac, un mio amico si era stupito che io ancora usassi il 9. Mi spiegò tutti i vantaggi di passare al nuovo: stabilità, facilità di utilizzo; così passai anche io al 10. Pensai alla Apple e a quanto gli dispiacesse che milioni e milioni di utenti ancora erano indietro e a quanto tempo gli ci vorrà per trovare e allineare tutti gli utenti allo standard. Intanto lei continua a cambiare. Comunque il system 9 funzionava abbastanza bene, non come un vinile o come un lettore cd, ma abbastanza bene. Le etichette invece non sono soltanto produzione, ma anche ricerca e anche una dichiarazione di intenti. Penso alle prime uscite della Mescal. la prima copertina che io mi ricordo su una rivista italiana con un gruppo italiano, anzi due era quella dei La Crus assieme ai Massimo Volume. Se ti piace un disco di solito prendi anche il disco successivo che quella etichetta manda in stampa. Gianni oltre all'etichetta guardava anche il produttore, era appassionato per la SST, e la Dischord e la Revelation, Matteo la Touch And Go e la K Records, io per la 4AD. Ogni etichetta ha poi un catalogo. Il catalogo è bello se ci sei anche tu dentro, soprattutto se ci sono dei gruppi che ti piacciono o degli amici.

Commenti (9)

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  • rotfl 21/11/2007 ore 19:03 @rotfl

    avesse risposto a una domanda che sia una! ha fatto bene, le risposte erano comunque interessanti ma anche le domande erano buone. peccato che non abbia risposto. ha fatto sia bene che male.

  • Giulio Pons 22/11/2007 ore 12:46 @pons

    penso che un disco ora ci duri una settimana perche' vogliamo ascoltare troppa roba. probabilmente perche' siamo immersi nella musica. tanti anni fa, quando non facevo ancora rockit un disco mi durava un mese.
    ad una persona normale, che non lavora nella musica, un disco gli dura ancora un mese e piu'...

  • rotfl 22/11/2007 ore 16:24 @rotfl

    beh, proprio a quella non avrei dato nessuna risposta visto che tecnicamente non era una domanda. però posso aggiungere che anche a me crea più di un problema l'idea che un artista debba promuoversi. non che non ne conosca, gli sia anche amico, gli voglia bene e tutto quanto, ma penso anch'io che si perda qualcosa nel processo di promozione. non so se si (sa su) tratta del senso, della necessità, di quelle cose che dice fiz. forse, anche. diciamo che si perde il romanticismo, questo sì. la musica se è bella resta tale, non c'è dubbio.



  • seymour 28/11/2007 ore 14:27 @seymour

  • Hikobusha 28/11/2007 ore 14:28 @hikobusha

    Trovo questa intervista molto bella e interessante.
    Per quello che dice e quello che non dice.

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