Sikitikis - Mail, 28-03-2008 Intervista

30/04/2008 di Christian Amadeo

(I Sikitikis - Foto di Corda)

In occasione della loro partecipazione al MINE Festival - il festival organizzato da Zahr Records e Here I Stay con il supporto di Rockit, 8 e 9 maggio a Montevecchio (OR) - Christian Amadeo ha intervistato Diablo dei Sikitikis. La band cagliaritana ha pubblicato a marzo "B", il suo secondo disco per Casasonica. Si parla di Torino, di fughe, di evoluzioni e dei tanti lati B del vivere.



Ciao Diablo. Considerando che per buona parte del tempo vivete a Torino, innanzitutto ti chiedo: la vostra band è da considerare ormai torinese d’adozione? E quanto influisce la città della Mole nella vostra scrittura?
E’ una domanda complessa, ma bella. Credo che i Sikitikis siano una band torinese almeno per il 40%. La nostra città natale è Cagliari e, ancora, è il luogo in cui prendono forma le nostre creazioni a livello embrionale. Torino è, spesso, la città in cui troviamo gli stimoli per lo sviluppo del nostro lavoro, stimoli legati soprattutto alle persone che frequentiamo e con cui condividiamo la nostra vita sotto la Mole.

Cosa rappresenta il titolo “B”? Lega in qualche modo tutte le tracce del disco?
“B” è soprattutto uno stato dell’esistenza. Il lato B, la serie B, la fase B... Sono tutti richiami metaforici di un vivere all’ombra, nell’indifferenza e nella difficoltà perenne. Se vediamo “B”, invece, come un’atmosfera, si può dire di sì. Trovo che brani di questo disco, anche quelli apparentemente incompatibili, abbiano come rumore di fondo una sensazione scura espressa talvolta con forma epica, altre volte con forma più ironica.

Evviva chi sta in “B” o meglio salire in “A”?
Non saprei… forse la cosa migliore è salire in serie A senza perdere lo spirito che si aveva in serie B(?)

E’ cambiato l’approccio in studio per il secondo disco?
Di solito entriamo in studio assecondando il nostro approccio naturale, senza troppe strategie. Perciò si può dire che più che un vero e proprio cambiamento di approccio, c’è stata un’evoluzione.

L’esperienza maturata durante le registrazioni di “Fuga Dal Deserto Del Tiki” è stata fondamentale fin dalla registrazione dei provini di “B” e ci ha permesso di lavorare con maggior consapevolezza una volta entrati a Casasonica.

Nel titolo dell’album, c’è un legame con quello del precedente lavoro? Mi spiego: là si cercava la fuga dal deserto, qui si cerca di “vedere al di là degli alberi della giungla”. Mi pare che il concetto di fuga e di andare oltre un certo luogo fisico/mentale coincida...
La tua osservazione è incredibilmente esatta. Il titolo provvisorio di “B” era infatti: Attraverso La Giungla Del Tiki. Più che di fuga credo sia più corretto, in questa fase, parlare di percorso. Vedere al di là degli alberi significa soprattutto avere un progetto, vivere la propria vita in base ad una strada che ci siamo prefissati con libero arbitrio. Avere un obbiettivo, avere la “visione” è una di quelle cose che ti aiuta a ridimensionare i problemi in modo consistente.

Riuscite a ricreare il suono del disco in versione live? Ci sono così tante elaborazioni...
Preferiamo creare, per il live, una nuova pasta sonora che ci rappresenti quanto quella del disco. Questo non significa ricreare il “suono” del disco. Lo studio e il palco sono due lati della stessa moneta. Proprio come una moneta, una band, deve avere due lati diversi per essere vera. Se dovessi trovare una moneta con due teste o due croci probabilmente diffiderei della sua autenticità.

Trovo interessante il brano “Onde concentriche”, con quello sviluppo dark-gothic a sorpresa. Come è nata l’ispirazione e perchè la scelta di Robertina, alla voce?
L’ispirazione arriva dai momenti più epici del cinema di Sergio Leone che abbiamo tradotto in musica e poi sviluppato portando il brano fino al limite del gotico. Robertina è un’artista per cui nutriamo un’enorme stima. Il suo disco ("Cuore") è stato uno dei nostri ascolti dell’ultimo anno, così abbiamo deciso di chiederle una collaborazione e lei, per fortuna, ha accettato.

In “Piove deserto” e “L’ultima mano” sembra forte l’influenza dei Subsonica...
Non trovo che sia così. Trovo che, sotto il profilo della stesura, il paragone non trovi agganci di alcun tipo con nessun brano dei Subsonica. Mentre, col senno di poi, trovo qualche affinità di “L’Ultima Mano” con i Casino Royale di “Sempre Più Vicino”. Sotto il profilo del suono è innegabile che Casasonica abbia lasciato il segno.

Max Casacci vi lascia sempre carta bianca oppure ogni tanto vi dà qualche consiglio? Mi riferisco in particolare a questo secondo lavoro, dove spesso lo spirito dei Subsonica sembra alquanto aleggiare (vedi le citate “Piove deserto” o “L’ultima mano”)?
Max e Ale Bavo sono due del gruppo, propongono e consigliano esattamente con la stessa forza e lo stesso entusiasmo che potremmo avere io, Jimi, Zico e Regiz. Sinceramente credo che quello che tu chiami “spirito dei Subsonica” sia il naturale prodotto illusorio di chi ascolta i Sikitikis sapendo che la produzione è di Casasonica. Una volta, prima che uscisse il disco, ho fatto sentire “Piove Deserto” ad un conoscente dicendogli che la produzione era stata affidata a Manuel Agnelli. Finito il brano ha avuto il coraggio di dirmi che si sentiva l’influenza degli Afterhours.

Quanto è importante un’etichetta come Casasonica nell’epoca digitale?
E’ sicuramente importante lavorare con persone che si proiettano con coraggio sulle nuove opportunità. Casasonica sta facendo sforzi enormi per sperimentare tutte le potenzialità della diffusione digitale. La strada è molto difficile soprattutto perché in gran parte inesplorata.

Nei due album non avete mai utilizzato le chitarre. Perchè? Mai provato ad aggiungerle?
Diciamo che non abbiamo chitarre perché è andata così… ad un certo punto abbiamo smesso di cercare un chitarrista e ci siamo accorti che questa assenza poteva trasformarsi in un tratto distintivo. Per ora non abbiamo intenzione di aggiungerle.

Nel disco d’esordio avere rifatto una canzone lanciata da Mina, in “B” riprendete “Storia d’amore” di Celentano. Due mostri sacri della canzone italiana. Vi dilettate inoltre con le rivisitazioni di temi cinematografici. Come avviene la scelta delle covers? Qualcuno degli autori/interpreti si è fatto vivo per commenti?
La scelta di una cover avviene esclusivamente per gusto personale, senza pensare né alla reale fattibilità né, tantomeno, al genere. Per i prossimi live stiamo preparando un brano che farà storcere il naso a molti. Nel caso specifico delle due cover da te citate c’è in più la forza di ciò che rappresentano quelle canzoni e quegli interpreti non solo per noi ma anche per la musica italiana. Finora non abbiamo avuto nessun feedback dai diretti interessati.

Hardcore punk, colonne sonore, surf, elettronica, rock’n’roll, dark, garage. Non vi assalgono mai crisi di identità artistiche?
Siamo cresciuti e ci siamo formati artisticamente nel periodo di massima contaminazione delle arti: il trentennio ‘70/’90. Tutto si è unito con tutto, la pittura con la musica, la letteratura con la scultura, la filosofia zen con la passione per la motocicletta. Vivere crisi di identità perché cerchiamo di unire qualche genere musicale mi sembrerebbe davvero troppo!

Insito nel vostro nome ci sono la morbosità e la divinità. Che idea avete di uno e dell’altro? Sono in antitesi o possono convivere?
Questa è una delle domande più belle che mi abbiano mai fatto. Secondo gli studi orientali la divinità è in tutto, anche nelle cose più terrene. C’è addirittura una scuola buddista che afferma che i desideri terreni sono la strada per l’illuminazione. Il morbo che si cela in “Siki” è causa della febbre catartica che ci libera e ci alleggerisce dal male karmico e ci avvicina alla parte divina e ancestrale di noi: il “Tiki”. La nostra band è formata da persone che hanno un legame molto forte con la regione dell’insondabile. Questo è alla base del nostro percorso, anche musicale.

Quali sono le differenze, viste “dal palco” tra suonare nei grandi festivals, sonorizzare colonne sonore, esibirsi nei clubs e partecipare a festival cinematografici?
Le differenze stanno tutte nel “prima”. Il durante è uguale per tutte le condizioni. Il grande palco genera una tensione maggiore, il club è più “casa”, il festival del cinema crea un’aspettativa particolare perché il pubblico che abbiamo di fronte è, per noi, insolito. Ma in fondo tutto si trasforma nella medesima spinta nel momento in cui si accendono i riflettori.

Da veri appassionati di cinema: raccontate una breve trama del film ideale che potrebbero scrivere i Sikitikis...
Forse la trama, così di punto in bianco, è troppo, ma sicuramente ci sarebbero alcuni elementi caratteristici di un certo cinema quali: crimini, donne fatali, intrighi, un po’ di sangue, un po’ di sesso e una necessaria dose di ironia.

Nei film, tifate per i poliziotti o per i delinquenti? Scommetto che i vostri preferiti rientrano nella categoria “B”...
E’ vero, ci piacciono proprio i film di serie “B”… per chi tifiamo?... non saprei dirti, molto spesso è anche difficile distinguerli.

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