intervista

Manuel Pistacchio, i demenziali fanno parecchio sul serio

Tra il nome della band e i suoni c'è un abisso: canzoni che escono fuori da glitch e sperimentazioni noise. Sono la cosa più lontana dall'itpop, ma per puro paradosso sono molto orecchiabili
17/01/2020 17:00

Ascoltare i Manuel Pistacchio nel 2020, quando siamo giunti alla fine del ciclo dell'itpop, è una specie di shock. Hanno registrato un album, Di primo mattino, che coniuga il cantautorato con la sperimentazione e, al momento, niente suona come loro. Un miscuglio di lo-fi, glitch, elettronica che prende molto dagli anni '70, ma sono comunque nove canzoni in italiano, che possono essere ascoltate anche superficialmente come tali, e in questo senso sono molto catchy. Se scaviamo, troviamo più livelli d'ascolto, che dipendono volta per volta da come sono state trattate le canzoni in studio. È il tipico caso in cui fate prima ad ascoltare il disco per farvi un'idea piuttosto che spendere mille parole per descriverlo minuziosamente.

Di certo sono una delle band indipendenti più interessanti in circolazione, con una possibilità di maturazione pressoché infinita. Prima erano un trio, oggi sono in quattro ma tra l'album e i live hanno cambiato un po' le carte in tavola. 

 

Ciao Manuel Pistacchio, chi siete oggi?

Attualmente la band é composta da Diego Pasini (chitarra acustica e voce), Lorenzo Camera (elettronica), Arianna Pasini (chitarra elettrica, tastiera e cori) e Francesco Giampaoli (basso). Proveniamo tutti e 4 da luoghi di provincia tra i capoluoghi di Rimini, Bologna e Ravenna, ma diciamo che i punti operativi sono a Igea Marina, a casa di Lorenzo, dove abbiamo registrato il disco Di primo mattino e a Lido di Dante nello studio di Francesco. L'album l'abbiamo registrato in trio, poi Marco, il nostro primo bassista, se n'è andato temporaneamente negli USA e abbiamo inserito in formazione Arianna (già in Urali) e Francesco, che è anche il nostro produttore. 

 

Il nome Manuel Pistacchio è un po’ fuorviante, uno s’immagina qualcosa di itpop e invece voi suonate in modo molto diverso. Perché l'avete scelto?

Francesco Savini di Blow Up, anticipando una bellissima recensione inserendoci tra i dischi del mese di Blow up, scrisse: "Beato é chi non si prende troppo sul serio ma, cari ragazzi, con un nome come Manuel Pistacchio il maledetto mercato vi confinerà sempre nel ruolo di simpatici outsider demenziali". Beh, in parte lo siamo, però la nostra musica si é caricata di energie ben più serie e focalizzate che poco hanno a che vedere con scelte frivole che potrebbero scaturire da questa scelta. Il nome della band è nato in una notte a Bologna di circa 4 anni fa, quando Diego Pasini ha avuto la fortuna di trovare un soggettone in un locale, che è molto famoso per affibbiare i soprannomi a caso. "Tu sei Manuel Pistacchio", gli ha detto. Quella sera è nato questo personaggio senza identità, frutto dell'esigenza quotidiana e sorgente creativa dei musicisti che lo animano. Per noi rappresenta in modo simbolico, un vento favorevole che da quel giorno sta allineando i frammenti in una direzione estremamente positiva.

 

Avete un suono lo-fi e arrangiamenti molto curati. Nulla sembra casuale nel vostro primo disco. Com’è stata la sua lavorazione e come sta andando?

Il disco é nato dall'incontro tra Diego (cantautore) e Lorenzo (già nei Ponzio Pilates), con l'intento di registrare un album che coinciliasse la canzone d'autore con la sperimentazione sonora. L'idea iniziale era di arrangiare brani originalmente acustici, con delle scelte musicali che tentassero di evocare sensazioni di disarmonia e precarietà. L'abbandono dell'ossessione di ricercare suoni comunemente "belli" o "morbidi" ci ha dato la possibilità di generare e far sbocciare il nostro gusto, che caratterizza tutto l'album. Inoltre la registrazione e il mixing, affidata a Lorenzo in home recording, ci ha permesso davvero di sperimentare in piena libertà non solo sui suoni ma anche sulle tecniche di registrazione. Siamo soddisfatti e stiamo ricevendo piacevoli conferme sul nostro lavoro.

 

Vi trovate nel limbo tra la scena cantautorale italiana e la sperimentazione, proprio nel momento in cui basterebbe "pettinare" i suoni per avere più attenzione. Quanto vi interessa il successo?

Per noi, Di primo mattino rappresenta un sfogo razionale focalizzato sulla comunicazione di un certo tipo messaggio. La consapevolezza di vivere in un constesto storico-artistico di omologazione e strumentalizzazione ha aumentanto in noi l'esigenza di creare qualcosa di estremamente personale e caratteristico. L'ascolto, la profondità e l'attenzione sembrano qualità facenti parte di un pubblico e di un mercato ormai passato. Adattarsi a questo significherebbe contribuire direttamente a questo processo. Di fatto continueremo a produrre seguendo più le nostre logiche. L'idea del successo esiste ma in una misura diversa da quello che si pensa comunemente , é forse legato più a un concetto di realizzazione professionale che possa garantire un minimo di sostentamento e credibilità artistica.

 

Quali sono le band che vi influenzano maggiormente (o che amate ascoltare e volete consigliarci)?

Certo! I nostri ascolti variano abbastanza ma nel periodo delle registrazioni ci siamo lasciati ispirare profondamente da Pacific di Haruomi Hosono, Vivadixiesubmarinetransmissionplot  degli SparklehorseFetus del Battiato più sperimentale e Commercial Album dei Residents.

 

Cosa dobbiamo aspettarci dai vostri live?

Puntiamo molto sul mix tra il cantautorato pop e la psichedelia Lo-Fi, ed elettronica . Utilizziamo sintetizzatori analogici e siamo molto appassionati di amplificatori e chitarre vintage. Sicuramente cerchiamo di attenerci agli arrangiamenti del disco con un'attenzione particolare agli equilibri tra l'elettronica e i suoni acustici. Il risultato é alquanto particolare e, anche se la ricerca é continua, siamo soddisfatti. Ci piace spesso inserire parti di improvissazione legate più al noise e all'elettronica.

 

Progetti per il futuro?

Abbiamo appena iniziato la registrazione del secondo disco. Stiamo chiudendo le prossime date, come quella al Germi di Milano del 14 Febbraio, e ci stiamo muovendo  per qualche festival in estate. Stiamo affinando la nostra traiettoria e puntiamo a realizzare contenuti sempre più in linea con le nostre idee artistiche. Speriamo di vedere il nuovo album presto.

 

 

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L'articolo Manuel Pistacchio, i demenziali fanno parecchio sul serio di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 17/01/2020 17:00

Tag: album

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