Marco Masini - Negli anni '90 avevamo paura dei fantasmi Intervista

Marco Masini foto © Daniele Barraco - Marco MasiniMarco Masini foto © Daniele Barraco - Marco Masini
24/02/2015 di

La storia di Marco Masini è di quelle da romanzo d'appendice, da metafora del pop durante la morte della discografia. Turnista di Umberto Tozzi, portato al successo grazie alla produzione dell'indimenticato Giancarlo Bigazzi, creatura del mainstream da classifica con un target ben definito, svariati tour nei palasport pieni. Tutto benissimo, poi la carriera spezzata da voci ed illazioni infami che lo vogliono iettatore, che forzano il suo ritiro e che avrebbero affossato anche il più muscolare degli animi. Dopo, la rinascita dalle ceneri, la seconda parte della carriera, il ritorno ai dischi e ai tour. Cosa incredibile, intorno al suo personaggio, durante l'ultimo Festival di Sanremo, un affetto ed un'attenzione da parte di giornalisti di settore, di curiosi modaioli ed hipster casuali, di fans e detrattori, che hanno visto nella sua tenacia un esempio di dignità rara tra gli spintoni tipici del pop da classifica.

Sì ma non è mica solo la storiella alla Oliver Twist, aspettate un attimo. A Sanremo è stato anche uno dei pochi a cantare a modo, senza voce ballerina, cambiamenti di tono random o stecche da brividi freddi. Professionista, insomma. E queste cose, il pubblico-da-casa-che-paga-il-canone le apprezza parecchio. Motivo per il quale in finale ha portato a casa una percentuale del 5,9% dal televoto, contro il 2,1% di Moreno, che ha 25 anni, fa il rapper buono e viene dai talent. Cappotto e ciao. Ecco perché siamo qui. Non per farlo strano, né per mero situazionismo. Magari per capire un paio di cose. Tiriamo in ballo Sanremo perché l'abbiamo seguito parecchio e fedelmente ci ha restituito la cartina tornasole del paese reale. Abbiamo creato una rete di commentatori bastardi che conta dentro musicisti indipendenti, critici, blogger, semplici tipi incazzosi di natura e quando Masini saliva sul palco, tutti a dire "Però è bravo, non credevo." Dunque, che è successo?

Vediamo di capire. L'abbiamo incontrato brevemente a Milano, prima di una sessione promozionale di autografi. La prima cosa che salta all'occhio è la coda di gente un po' di tutte le età che aspetta di incontrarlo. Dai 40enni cresciuti a pane e malinconoia, fino ai 17enni che ancora non guidano la macchina ma già si riconoscono nelle storie da "Cuore Selvaggio" di provincia, tipiche dei pezzi iconici di Masini. 

 Coda per Masini

La coda per farsi autografare il cd da Marco Masini

Com’è andata a Sanremo?
Io mi sono divertito tantissimo, anche nel backstage c’era una bella atmosfera. Ho socializzato di più con Grignani, con Filippo (Nek), con Irene (Grandi), con Alex (Britti), quelli della mia generazione, con i quali abbiamo condiviso un bel po’ di anni di musica insieme. Ognuno cantava la canzone dell’altro, il clima era bello rilassato. Carlo (Conti, presentatore e direttore artistico del festival) l’ho visto solamente sul palco quando mi annunciava e poi l’ho rivisto dopo il Festival, martedì scorso ad una festa di compleanno e ci siamo abbracciati lì. È stato un Sanremo preparato benissimo, il suo. 

Tra “Disperato” e "Che giorno è" sono passati 25 anni. Cos'è cambiato?
A 50 anni non posso vedere le cose nella stessa maniera di quando ne avevo 25. C’è una prospettiva diversa, più consapevole e forse più disincantata ma nel contempo più reale. Negli anni ’90 avevamo paura dei fantasmi. Anche se c’era una situazione di grande smarrimento generazionale, avevamo paura di tutto, ce le andavamo anche a cercare. Oggi siamo terrorizzati solamente dalle cose reali, meno psicologiche, che possono condizionare realmente la nostra esistenza. Noi venivamo dagli anni ’80, nei quali avevamo sperperato i nostri soldi e il decennio successivo li ha rubati tutti, quindi avevamo il sentore che il futuro non sarebbe stato roseo ed il panico era irrazionale. 

L'esibizione alla serata finale di Sanremo 2015

Da lì all’invettiva, “Vaffanculo”, con lo sdoganamento della parolaccia. A posteriori aveva senso?
Sono stato portato a rispondere e ho risposto in maniera decisa. Ho risposto per una generazione che è stata presa a calci e pugni e 1milione e 400mila copie in quegli anni sono la dimostrazione che aveva senso. Non rinuncerei mai a questa identificazione unica.

Poi?
Nel tempo ci siamo modificati, abbiamo cambiato atteggiamento, siamo cresciuti acquisendo un coraggio, una forza ed una consapevolezza diversa del presente, che ci ha portato ad urlare, ma non le stesse cose. Ad urlare il coraggio e non più la paura. Non tutti i pezzi che ho scritto sono autobiografici ma sono storie vere, in ogni caso. Analizzando i voti di Sanremo, me la sono battuta con i talent, che per uno della mia età è una cosa incredibile, perché il target del talent sono i giovani, quindi sorprendentemente sono stato votato anche da quel pubblico.

 Il video di "Vaffanculo", 1993

Hai risposto in terza persona, quasi come ti prendessi carico della tua generazione.
Tu hai spesso parlato del disagio interiore, una tematica insolita nel pop commerciale
Le storie le senti nell’aria, perché secondo me le anime urlano. Non c’è neanche bisogno di andare a cercarle, ti trovano. Il bar di oggi è il social network. Al di là di questo, io sento la stessa esigenza di sempre: dar voce a quelli che non l’hanno. Questa mia particolarità probabilmente trova riscontro anche nelle nuove generazioni.

Oggi però il talent è il corrispettivo della grande produzione discografica degli anni ’90, quindi in qualche modo il tuo corrispettivo. Cosa cambia davvero?
Fortunatamente ci sono i talent perché gli spazi per la musica pop non ci sono più. Anche le grandi televisioni che davano in prima o seconda serata i festival per i giovani tipo Castrocaro, sono sparite nel nulla. Quindi resta la vetrina del talent. Si tratta solo di arrivarci preparati, perché quello che frega l’artista che esce da quei format è la mancanza di produttori e la mancanza di preparazione tecnica del cantante. Al Festival questa cosa esce fuori perché devi dividere il palco con 20 persone e non è facile. I palchi cambiano in sequenza, il mixer cambia in sequenza, i panoramici che riprendono la sala si alzano e si abbassano, la risposta del pubblico è differente e un giovane, che alle prove sente in un modo, alle seconde prove sente in un altro e poi arriva alla serata e tutto cambia di nuovo, quindi si sente spiazzato. Percorso probabilmente opposto a quello di un artista magari indipendente che nasce sul palco e poi, forse, dopo arriva all’evento tv.

La tua vicenda, oggi con i social, sarebbe andata diversamente?
No, non avrebbe risolto nulla. In quel momento avevo deciso di rinunciare ad una carriera discografica perché non avevo possibilità di fare dischi. La mia casa discografica (la BMG-Ricordi) mi rimise in mano il contratto dicendomi praticamente “Masini, non ti vuole nessuno, io devo smettere di investire su di te.” Sotto questo aspetto fu un problema piuttosto tecnico. Un social non avrebbe risolto niente, mi conviene far parlare le canzoni e che siano loro a far cambiare opinione alla gente. Tutto nella vita è reversibile, non vedo perché bisogna arrendersi con tanta facilità.

Dopo il tuo ritiro nel 2001 addirittura ti sei reinventato in un’etichetta indipendente, che per uno come te, nato nella discografia, dev’essere stata un’esperienza stravolgente 
Mancava che andassi io a portare il dischi col furgoncino nei negozi ma per il resto, me la sono inventata tutta da solo, insieme al mio socio, l’altro Marco. Abbiamo fondato un’etichetta (Mamadue Records) con una distribuzione. In mezzo c’è stata una canzone, una delle mie preferite, “L’uomo volante” che mi ha dato la possibilità di ricominciare un percorso. Io non amo parlare di rivincita. Un percorso lo puoi azzerare e reinizializzare quante volte vuoi nella vita. Non è vero che il treno passa una volta sola.

 Marco Masini, ospite di Adriano Celentano nel 2001, parla della sua vicenda

Gli indipendenti di oggi li conosci?
Guarda, io faccio parte del mondo del pop, quindi ascolto principalmente qualche passa in radio o in tv. Riconosco che il mondo dell’indipendente sia interessante ed affascinante. Se avessi meno difficoltà nel fare il mio mestiere mi dedicherei di più alla scoperta, ma io mi produco da solo, arrangio e suono tutto quello che posso da me e quindi, avendo poco tempo da dedicare all’ascolto, vado sul pop per prendere anche informazioni sui parametri attuali.

Voi che avete fatto un percorso discografico, vi stavate accorgendo che la discografia ufficiale stava morendo?
Sì perché purtroppo è iniziata con la scomparsa dei produttori e dei direttori artistici. Roberto Rossi in Sony è uno degli ultimi, Marcello Balestra non c’è più in Warner e quindi la morte della discografia ha ucciso le ultime speranze che regalavano un timone ad un giovane. Oggi è veramente dura, siamo in mano ad un’improvvisazione totale e anche per questo motivo l’indipendente sta allargandosi ed è per questo che sentiamo in qualche modo il bisogno di essere indipendenti.

Episodio folle: la rifaresti oggi la cover di “Nothing Else Matters” dei Metallica in italiano?
Io la rifarei perché il pezzo è meraviglioso, poi se un fan dei Metallica non è d’accordo su come l’ho fatta io, basta che non l’ascolti.

Commenti (6)

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  • Riccardo RS 24/02/2015 ore 16:44 @riccardo.salvo

    Al mondo c'è tanta gente brava che ha talento ma pochissimi sono i campioni. Tu per me sei un esempio di tenacia al pari di Del Piero, di Valentino Rossi, di Nadal e un talento puro alla Freddy Mercury...un campione vero insomma e un esempio di vita. Il treno non passa mai una volta sola, basta avere fede.
    Che Dio ti benedica Marco.

  • Luca Simeone 24/02/2015 ore 17:39 @lukemetal

    grande Marco...persona umile e grande lottatore nella vita.

  • Milva Baracchi 25/02/2015 ore 05:29 @baracchimilva

    Commento vuoto, consideralo un mi piace!

  • Andrea Gioè 28/02/2015 ore 00:04 @andreagioe

    Marco è un artista con le contropalle chi l'ha snobbato in questi anni ci ha solo perso. Guardatevi un suo concerto e capirete di che pasta è fatto! è un grande! Stop!

  • Michele Picaro 02/03/2015 ore 11:16 @michele.picaro

    Grande Marco. Oggi è facile e fa figo seguirti ma personalmente ho espresso negli anni commenti di apprezzamento sotto i tuoi video su youtube.
    Da musicista e arrangiatore non ho potuto fare a meno di notare la qualità degli arrangiamenti davvero notevole e ricche di dettagli e sfumature!
    Dal lato umano ogni volta che leggo di te il mio pensiero va a Mia Martini, caduta sotto gli stessi colpi che hanno colpito te. Colpi che nascono quasi sempre dall'invidia.
    Sei stato molto forte e per questo ti ammiro parecchio.
    Un abbraccio e ti auguro altri 100 anni di successo, te li meriti.

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