Margherita Vicario: “Nella musica donne e uomini non sono uguali”

Cantante e attrice, l’artista romana (tra le più innovative in circolazione) firma con “Bingo” il suo secondo disco. Una chiacchierata per raccontare la sua visione del mondo, spiegare che la disparità di genere nell’industria discografica è realtà e che, pur senza fanatismi, le cose devono cambiare

Margherita Vicario - foto di Mattia Guolo
Margherita Vicario - foto di Mattia Guolo

Margherita è in viaggio quando ci sentiamo, si scusa per il ritardo e più andiamo avanti nella conversazione più mi sembra di parlare con un'amica: del gruppo quella più sconclusionata, che arriva sempre per ultima e di fretta agli aperitivi. Si dimentica le cose, ha i capelli disordinati e ha sempre mille robe da fare e da raccontare.

"Ho visto il tuo sondaggio sui social in cui dici di avere la nausea, e chiedi a chi ti segue se è per l’uscita del disco o per il toast che hai mangiato a cena. Qual è la risposta?", le chiedo, e lei ride. "Immagina!? Sto bene", risponde, "sono solo felicissima e mi aspettano giornate davvero intense. Bingo esce dopo tanto tempo, e la cosa assurda è che mi interrogo continuamente su cosa succederà dopo. Voglio già mettermi al lavoro su qualcos’altro. Questo disco l’ho aspettato così tanto!".

Un album impegnativo, che ha avuto una gestazione lunga e meditata, costruita giorno dopo giorno da Margherita Vicario insieme a Davide Dade Pavarello (bassista e poi chitarrista dei Linea 77 e di Salmo e produttore), "il padre stilistico di questa opera, che ha voluto trovare per me un suono che fosse riconoscibile e mio, senza incasellarmi in un solo genere, ma permettendomi di sperimentare liberamente", racconta l’artista.

Margherita Vicario - foto di Mattia Guolo
Margherita Vicario - foto di Mattia Guolo

Testi e suoni divertenti, studiati e limati, curati dalle imperfezioni, fino al completamento di un disco davvero ricco (anche di collaborazioni). Caratterizzato dalla solita e meravigliosa sfacciataggine di questa ragazza allegra e impunita, che incastra da Dio i versi e intreccia significati spesso fuori dal bordo del politicamente corretto. Al limite dell’irriverente, mostra la sua visione libera e intelligente sul mondo: parla di religione, di soldi, di droga, di femminismo, di amore, di amore e di sè stessa con una spruzzata di pepe e ironia, senza scomporsi, ma sempre con una certa eleganza.

Poi, è romana, e fa ridere. Quando dice "non t’accollà", "me cojoni", "'na piotta", "so cazzi amari" nelle sue canzoni mi sciolgo. Margherita Vicario, lo sappiamo bene, è anche attrice (studia all’Accademia Europea di Arte Drammatica) e ora che ci penso la vedrei bene in un musical. Sarebbe uno spasso. È simpatica da morire. Non a caso il suo ultimo disco (uscito nel 2014) si intitola Minimal Musical, a questo punto.

Bingo arriva dopo 7 anni, una serie di singoli e tante collaborazioni (i Selton, Rancore, Izi, Speranza, Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale e altri). 14 tracce frutto di due anni di lavoro, in cui Margherita coinvolge l'ascoltatore nel suo mondo e gli permette di esplorare, insieme a lei, le contraddizioni e le controversie della società in cui viviamo.

Sopra basi elettroniche tra il club, il nu soul, la trap e mille altre sfumature, la cantautrice apre il suo disco con una traccia omonima, Bingo, brano apripista di tutta una serie di temi che verranno affrontati anche in seguito: dal cash alla religione, dalla meravigliosa multiculturalità alla cura per le relazioni, l’accettazione di sé stessi, fino all’amore, alla distanza che separa il pianeta XX da quello XY e alla libertà sessuale e intellettuale.

Partiamo dal titolo (nato quasi per caso) per avvicinarci e capire meglio il modo in cui la pensa Margherita Vicario. "Due anni fa Dade mi chiese di raccogliere tutti gli spunti per la mia nuova musica in una cartella del computer. Senza pensarci troppo, la rinominai proprio Bingo", dice Margherita.

Il bingo è un luogo multiculturale: "Mi piace pensare che persone di luoghi e tradizioni completamente diverse si ritrovino in uno stesso posto, uniti a divertirsi tentare la fortuna. Ma si riferisce anche a tutti quegli accadimenti totalmente casuali, fortunati, quelli che non sai mai come va a finire: per me il progetto è stato invece la concreta realizzazione di un lavoro minuzioso, costante e attento in cui io e Dade abbiamo creduto fin dal primo giorno. È stato il frutto di una sana lotta gioiosa, che sono contenta di poter condividere ora con tutti i miei fan", dice.

Tra i temi che affronti in Bingo, voglio partire dalla religione. In Troppi Preti Troppe Suore, il coro di bambini dice: "Non sono figlia di Maria né di Gesù". Di chi siamo figli?

Io sono figlia di Giorgia e Francesco, per esempio. Ognuno è figlio di qualcuno. Lì ho voluto estremizzare, mettendo in bocca la provocazione a dei bambini, testimoni ingenui di schemi culturali ancora troppo incasellati. Poi, si dice che i bambini siano la voce dell’innocenza, che dicano sempre la verità.

Che idea hai della religione?

Ho totale rispetto della fede altrui e credo che sia un aspetto che debba rimanere nella sfera privata. Troppi Preti Troppe Suore nasce da un dialogo tra Margherita Hack e un uomo di chiesa, in cui un moderatore faceva delle domande esistenziali sull’infinito, sulla morte, sulla nascita. Facendo parlare due punti di vista totalmente diversi: quello scientifico e quello dogmatico. Mi sono fatta una scorpacciata di video su YouTube e mi ha sono molto ispirata.

Tu da che parte stai? Da quella del dogma o della scienza?

Come dico anche nel brano, i miei dogmi più che le storie dei santi, sono quelle degli scienziati o degli artisti. Sicuramente penso che ci sia troppa ingerenza della sfera religiosa della vita pubblica nel nostro Paese, ma questo è un mio pensiero.

Margherita Vicario - foto di Mattia Guolo
Margherita Vicario - foto di Mattia Guolo

In Troppi Preti Troppe Suore dici anche: "Quando ero magra mi sentivo un cesso". Che rapporto hai con il tuo corpo?

Un po’ conflittuale, e questa frase ne è testimonianza. Quando per un periodo della mia vita ho cercato in tutti i modi di rincorrere i canoni di bellezza, sono stata male. Anche perché, come dico in DNA, uno nasce con il corpo con cui nasce. Poi, certo, puoi fare di tutto per migliorarti, trasformarti e cambiare. Però, se nasci con le gambe lunghe nasci con le gambe lunghe, o se nasci con il naso a punta nasci con il naso a punta. Puoi fare di tutto, certo, ma la vittoria è riuscire ad accettarsi.

A proposito di body positive, qualche settimana fa hanno investito di polemiche la Ferragni per aver mostrato la sua pancia post-parto. Lei voleva lanciare il suo messaggio positivo, mentre alcuni/e l’hanno accusata poiché lei, in splendida forma, non era legittimata ad affrontare certe tematiche. Tu che ne pensi?

La verità è che ognuno può fare un po’ come gli pare. Come diceva mia nonna: "Anche la regina d’Inghilterra ha il mal di testa". Nel senso: tutti hanno il diritto di lamentarsi della percezione che abbiamo di noi stessi. Certo, quando ho visto quelle stories ho pensato che fosse fortunatissima geneticamente. Probabilmente, però, lei a istinto si sentiva cambiata dopo la maternità e ha voluto raccontarsi. Oggettivamente era in splendida forma, ma non bisognerebbe imporre veti su chi potrebbe e non potrebbe parlare di alcuni temi. La verità è sempre che ognuno è libero di parlare ed esprimersi come vuole.

Cerchi di sensibilizzare sul fenomeno del body positive?

Ho intenzione di guardarmi allo specchio e accettarmi per come sono. È una roba tra me e me. Io sono una cantautrice e tutto quello che posso fare sarà una conseguenza delle mie canzoni.

Una cantante non è un’attivista, d’altronde. O si?

Una cantante può essere di riflesso un’attivista, ma quello che fa (o almeno quello che faccio io) è innanzitutto cercare di stare bene con sé stessa, come chiunque altra persona: se voglio stare a dieta mi metto a dieta, se voglio mangiare, mi abbuffo. Anche il rapporto con il proprio corpo è una cosa privata e quello che faccio, lo faccio innanzitutto per me stessa. Sempre. Non c’è nulla di premeditato nelle canzoni che scrivo: anche se parlo di cose pubbliche e sociali, parto sempre dalla mia esperienza.

Qualcosa che ancora non accetti di te stessa?

Considero la mente totalmente parte del corpo. Tra i difetti del mio carattere, il disordine al primo posto. Sono sempre in ritardo, mi perdo le cose, me le dimentico. Sono molto con i piedi per terra, ma allo stesso tempo sono molto distratta. Sono problemi che si ripercuotono anche sul mio corpo, ad esempio mangio male (sono indisciplinata) o mi sento in colpa perché non mi va di fare ginnastica.

Margherita Vicario - foto di Mattia Guolo
Margherita Vicario - foto di Mattia Guolo

In DNA (Oh Putain!) rifletti su cosa determini chi siamo veramente, se si tratta di una questione di cromosomi o di volontà. In che modo il 2019/20 ti ha determinata e cambiata?

Ho riflettuto molto sugli affetti e mi sono resa conto che è una parte della vita fondamentale per me, come per tutti. Chi fa il mio lavoro sa bene che gli incontri casuali ispirano tantissimo: succedono degli imprevisti che diventano oggetto nelle canzoni.  Poi, non succedeva una cosa del genere da tanto tempo, cioè che tutto il mondo provasse e vivesse lo stesso problema (ovvio, con declinazioni diverse). Da una parte la pandemia mi ha cambiata, perché mi ha fatto sentire un po’ più cittadina del mondo, non solo cittadina italiana.

Con Elodie (in XY) parli di due pianeti diversi e inconciliabili, ma che si incontrano quando ci si ama. In Fred Astaire dai spazio a tutta questa dolcezza. Tu sei innamorata?

Io sì, per fortuna mi è andata di lusso. In effetti nel disco si capisce! In Bingo serviva una canzone d’amore, dunque Fred Astaire: un brano estremamente romantico, in cui l’amore è raccontato in tutta la sua dolcezza e delicatezza.

Sei ambassador italiana di Keychange. Per chi non conosce l’organizzazione, di cosa si tratta? 

A livello europeo, Keychange vuole portare un bilanciamento delle presenze maschili e femminili nell’industria musicale. Negli ultimi anni ha affilato un programma cui possono aderire festival, etichette o artisti e ottenere il "bollino Keychange", con lo scopo di diminuire le disparità di genere nel settore. La cosa interessante è che l’organizzazione affronta la questione in maniera del tutto scientifica e oggettiva, quindi non c’è da discutere sul giusto o sbagliato, sul perché o il per come. Porta avanti i numeri e ti fornisce i dati.

C’è disparità di genere nel settore dello spettacolo?

C'è eccome e, appunto, lo dicono i numeri. Basta andare sulla pagina IG di Keychange e osservare le statistiche. Questo non significa che uno debba intraprendere una lotta estenuante, perché non credo neanche in una parità "obbligatoria". Non bisogna per forza, in maniera meccanica e rigida dividere gli artisti al 50 e 50. 

E cosa bisogna fare, per forza?

Divulgare e diffondere l’esistenza di una grossa disparità di genere, che esiste dal punto di vista statistico. Bisogna necessariamente saperlo, solo da qui si può partire per provare a invertire un pochino la rotta. Però, non sono stalinista in questo. Resta il fatto che bisogna offrire l’opportunità a tutti, che siano donne, trans, variegare l’offerta. Bisogna cambiare il modello, anche perché altrimenti il pubblico rischia di perdersi delle cose.

Matgherita Vicario - foto di Mattia Guolo - cover di Bingo
Matgherita Vicario - foto di Mattia Guolo - cover di Bingo

Sei la persona meno fondamentalista del mondo. O sbaglio?

Esattamente, e ci tengo che questo passi di me e del mio modo di pensare. Non sono severa e non penso che debba esserci per forza e obbligatoriamente un’equa distribuzione. Penso che esistano delle prassi, delle tendenze, dei modi in cui va il mondo interessanti da osservare e conoscere per poi far parte del cambiamento. Possibile che non esistano produttrici donne? Vuol dire che nella società c’è un problema culturale per cui molte meno donne si mettono in gioco. D’altronde, la figura del produttore (appunto) è tipicamente maschile. Tutto questo è un peccato, perché ci perdiamo delle cose.

Colleghe cui ti senti vicina?

È un momento florido per le cantautrici. Seguo l’attività di tutte, ma in particolare sono diventata amica di Gaia, che mi sta molto simpatica ed è molto in gamba. Mi piace come si pone, mi piace la sua voce, la sua immagine, i suoi occhi. Mi piace quello che dice e come lo dice, mi piace che canta in portoghese. Levante è sempre stata per me un esempio di determinazione e talento. L’ho sempre trovata cazzuta e talentuosa, mi sembra una che ha riportato un po’ la figura della cantautrice in auge. Myss Keta, Francesca Michielin, poi Elodie per eccellenza: per me lei è la regina. Un’interprete con una forza pazzesca, sia comunicativa sia per quello che è e rappresenta.

Secondo te siamo in un momento in cui le cose stanno cambiando per davvero (dal punto di vista della parità e fluidità di genere, diritti LGBTQI)?

Mi viene in mente una volta, quando sentii parlare Madame durante un'intervista. Lei ha 19 anni, fa parte di una generazione lontana dalla mia, e diceva: "Guardate, state parlando di problemi di cui i ragazzi e le ragazze della mia età già non si preoccupano più". Mi è sembrata una visione fin troppo ottimistica, ma in effetti lei, come Rosa Chemical e altre artiste e artisti più giovani di me, dicono che si tratta di "problemi per noi trentenni". Io spero davvero sia così.

Bingo si chiude con Piña Colada: dopo tutti questi discorsi arriva la salsa e la spensieratezza estiva. Cerchi comunque di dare una risposta alla domanda: "Cosa ci rende davvero felici?". Quindi, chiudiamo così: Margherita, cosa ti rende davvero felice?

In questo preciso periodo sono molto felice perché mi sto rendendo conto (e forse anche per questo motivo il disco si intitola Bingo) di aver realizzato qualcosa proprio come la volevo fare. Sono stata totalmente libera di costruire questo disco, e per questo ringrazio Dade (il mio produttore) e le persone con cui ho lavorato in questi ultimi due anni. Mi rende felice raccogliere i frutti di un lungo lavoro. Che sia un successo o meno, per me conta la realizzazione di un’opera che rimarrà lì per sempre.

---
L'articolo Margherita Vicario: “Nella musica donne e uomini non sono uguali” di Claudia Mazziotta è apparso su Rockit.it il 2021-05-14 16:30:00

Tag: album

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia