Marlene Kuntz - Vent'anni di passione sonica Intervista

Tutte le foto sono di A. Simeone - marlene kuntz lunga attesaTutte le foto sono di A. Simeone - marlene kuntz lunga attesa
09/03/2016 di

I Marlene Kuntz sono sui palchi italiani da 20 anni e hanno assistito, come band e come ascoltatori, ad alcune delle più significative modificazioni del modo in cui la musica si vende e si ascolta. Alla vigilia del nuovo tour, in partenza il prossimo 11 Marzo da Milano, Cristiano Godano racconta di come si vive un anniversario importante, di cosa è cambiato tra di loro (niente) e nel loro lavoro (tutto), del rapporto con un pubblico fedele ma anche con un'altra fetta di ascoltatori che non vede l'ora di decretare la morte dei Marlene Kuntz ad ogni uscita discografica.

Partiamo parlando di “Complimenti per la festa”, il film sui vent’anni di “Catartica”: per voi è stata una celebrazione o anche un punto da cui ripartire in maniera differente rispetto a quello che avete fatto finora?
La prima cosa che mi viene in mente di dire è che si è trattato di un'occasione che i ragazzi che hanno realizzato il film ci hanno offerto. Noi non avremmo mai avuto questa idea. Sono stati loro un giorno a chiederci se ci andava come progetto, si sono cercati il sostegno economico tramite crowdfounding (e noi li abbiamo aiutati garantendo riguardo le loro qualità artistico-creative presso il nostro pubblico, invogliandolo a partecipare), hanno fatto tutto sfruttando la nostra disponibilità a farci seguire ovunque in tour, anche nei momenti più intimi o delicati poco prima o poco dopo la fine dei concerti. E in fondo lì ci fermiamo con le interpretazioni. Ci sta, comunque, che si intenda come una celebrazione della nostra carriera ventennale: venti anni legittimano una celebrazione.

Sul vostro sito, “Lunga attesa”, è definito "un disco che ruggisce con stile, che rumoreggia con sentimento, che abbaia con intensità". È immediata la sensazione di un ritorno alle origini... ma come l'avete vissuta voi?
Semplicemente con la presa d'atto che volevamo provare a fare un disco così, suonando cazzuti in sala prove e bandendo quanto più possibile i tentativi spontanei che facciamo sempre di suonare anche con dolcezza e tocco soft. Noi non ci siamo mai vissuti il nostro modo di far musica come un ripescaggio di stratagemmi che funzionano o che in ogni caso ci hanno riguardato in passato: le volte che ci abbiamo provato non ha mai funzionato e abbiamo sempre abortito sul nascere i pezzi che provavano a... essere in un certo modo. Non li sentivamo sufficientemente convinti o all'altezza della situazione. E questo semplicemente perché nei nostri desideri artistici c'era altro. Ora per "Lunga Attesa" nei nostri desideri c'era esattamente quello che abbiamo partorito.

C’è tanta rabbia che viene fuori, sia dalle parole che dalle chitarre. È la stessa dei primi dischi? Come cambia l’approccio alla musica e ai testi per dei musicisti come voi, nell’arco di vent’anni?
Nelle nostre musiche non credo ci sia rabbia: c'è un modo di suonare che è quel che è, cazzuto, come ho detto prima, volutamente distorto, acido, metal, hard rock, sonico, in un caso abbiamo addirittura cercato di essere vicini alle pesantezze del doom. Non è la rabbia ad averci guidato in questi esiti, ma la precisa volontà di suonare così, dunque un fatto più estetico che non "etico". I testi, che per quel che mi riguarda arrivano sempre dopo, ho semplicemente cercato di renderli conformi alle musiche. Volevo, questo sì, tenermi più vicino ai modi che avevo un tempo di scrivere, ovvero meno filtrati dalle consapevolezze intorno alla materia della scrittura: se scrivo con quelle consapevolezze mi pongo spesso problematiche varie di natura estetica e contenutistica, e mi censuro troppo andando di conseguenza in territori che mi affascinano ma che spesso corrono il rischio di farmi imbattere in giudizi di eccessivo intellettualismo (accusa ridicola di per se, se non suffragata da confutazioni in cui mai ho avuto il dis/piacere di imbattermi), ma ammetto che ne avevo un po' le scatole piene di leggere questa cosa su di me, e allora, una tantum, mi sono imposto di provare a scrivere, con ampie soddisfazioni creative, in altro modo.



E invece com'è cambiato negli anni il rapporto col pubblico, col sistema musica, e tra di voi?
Parto da "tra di noi": nulla è davvero cambiato. Siamo solidi e compenetrati, sodali, solidali, complici, amici, e ce la viviamo da sempre con lo spirito del "tutti per uno e uno per tutti". La cosa fantastica è che ogni volta che iniziamo a comporre un disco nuovo ci ritroviamo in sala prove stimolati e vogliosi di superarci: dopo vent'anni non è la cosa più scontata... Col sistema musica tutto sta cambiando: molta gente avrà letto spesso nelle interviste il mio parere molto controverso nei riguardi della musica gratis in rete. Lo dicevo almeno sei o sette anni fa, quando non conveniva esporsi così, e ora sono ampiamente altrove con la testa, dando per scontato che quando faccio un disco non ci guadagnerò praticamente nulla, e dando per scontato che tocca darsi da fare per reinventarsi e trovare alternative. Col pubblico abbiamo sempre intercettato una parte di esso molto severa nei nostri riguardi, molto vogliosa di poter decretare la parola fine al nostro percorso e molto ingiusta nel suo snobismo (sia chiaro: quando parlo di queste cose il pubblico che ho in testa è quello che segue certe musiche e ha un approccio attivo di ricerca e di scoperta, non quello generalista e passivo). Ma il discorso è lungo e difficilmente argomentabile in un luogo come la rete. Se invece si intende "il nostro pubblico" una buona parte di esso ci apprezza esattamente per come siamo, coi nostri tentativi schietti e onesti di non ripeterci mai, o quanto meno di provarci.

La vostra idea di far musicare “Lunga attesa” dai fan è stata decisamente una trovata originale. Perché avete deciso di farlo?
Cerchiamo di rendere la nostra pagine FB interessante. Da due anni abbiamo la "canzone del mattino" e la "canzone della sera", ogni giorno dell'anno, festività incluse. Mettiamo di tutto (l'importante è che ci piaccia, ovvio), e l'apertura mentale è evidente. Un giorno ho avuto l'idea di mettere "il testo della settimana", pescando nel nostro repertorio e proponendo il solo testo alla lettura, scevro della musica a sostegno. In prossimità del disco nuovo l'idea si è impreziosita immaginando di poter mettere i testi inediti, quelli che avrebbero caratterizzato le canzoni di "Lunga Attesa". Poi abbiamo pensato che metterli tutti era troppo, e abbiamo pensato di metterne uno soltanto, per vedere che effetto faceva. Da lì a immaginare che avrebbe potuto essere molto figo sentire come l'avrebbero potuto musicare dei musicisti esterni il passo è stato breve. E ci siamo gasati nell'immaginare come poter organizzare il tutto.



Questo è il vostro decimo lavoro in studio, e in qualche modo sembra chiudere un cerchio che ha attraversato mood e stili in maniera variegata ma sempre coerente. Forse il momento migliore per fare un bilancio. Com’è stato ed è essere uno dei Marlene Kuntz?
In tutta onestà spesso mi si dice che "si è chiuso un cerchio", e io francamente non so nemmeno bene cosa voglia significare... Non me la vivo così, mai: ogni disco è solo un nuovo capitolo del nostro percorso, che spero il più lungo possibile. Essere stato uno dei Marlene Kuntz è a tutti gli effetti esser stato artefice di qualcosa di importante per gli immaginari e le fantasie di molti, esattamente come il mio immaginario è stato nutrito di tante suggestioni provenienti dai miei beniamini. Sono onorato di avere un pubblico così fertilmente ricettivo: fra MK e chi ci segue si edifica un mondo fatto di scambi di emozioni particolari e non per tutti (non dico quest'ultima cosa con sussiego, la dico come una cosa evidente di per sé). E in questo mondo l'intensità è fortissima, e siccome in larga parte lo creiamo noi con le nostre musiche, la cosa mi riempie di orgoglio e soddisfazione.

Dove saranno i Marlene tra vent’anni?
Dove? Beh, ormai immagino a Cuneo :) Ma ovviamente la domanda è un'altra: fra vent'anni saremo.. settantenni. E siccome a fare certe musiche in Italia non ci si arricchisce, e siccome la pensione è un'entità misteriosa, e siccome l'idea di fermarmi è un'idea che non mi appartiene proprio (neanche se la pensione non fosse un'entità così misteriosa), mi auguro che saremo sui palchi a suonare, sperando nella benevolenza di un pubblico cresciuto con noi, e benevolo, e comprensivo, e sostenitore.

Tag: documentario rock intervista

Commenti (1)

  • Maurizio Perosa 12/03/2016 ore 14:33 @maurizioperosa

    Me lo ricordo,una notte di vent'anni fa,un video di 4 sconosciuti in una segheria,sono corso a comperarmi quel disco,e anche se in questi anni ho fatto musica completamente diversa,da quel giorno i dischi e i live dei mk sono una parte di me..e di quello che scrivo!

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