Marlene Kuntz / intervista

Nuotando nell'aria da 30 anni

Quella volta che Nick Cave ha tradotto i testi dei Marlene Kuntz.
21/06/2019 16:41

In redazione qualche giorno fa ci siamo emozionati quando ci è venuto a trovare Cristiano Godano che con la sua chitarra ha cantato sul nostro divanetto arancione Nuotando nell'Aria. Quella canzone, che tanto rappresenta la poetica e la musica dei Marlene Kuntz compie quest'anno 25 anni e non è l'unico traguardo che la band ha raggiunto nel 2019: 30 anni di carriera musicale e 20 anni da Ho Ucciso Paranoia. Detta così sembrano solo una serie di numeri, di ricorrenze da ricordare ma dietro c'è un pezzo di storia della musica italiana che i Marlene Kuntz hanno portato avanti con amore, dedizione, particolarità e poesia. "In tanti mi dicevano che scrivevo i miei pezzi con il vocabolario in mano" mi ha raccontato Cristiano parlando di quando tutto è inziato tre decenni fa, ma la verità è che per esprimere certi concetti, certe immagini, bisogna usare le parole giuste, senza andarle a cercare, ed è proprio lì che sta il genio dei Marlene Kuntz, è una cosa che gli viene naturale, da sempre. Non importa se di anni ne hai 40, 20, 30 o 50 dovremmo tutti almeno per una volta provare a nuotare nell'aria.

 

Il 20 giugno uscirà “Nuotando nell’aria”, che racconta quello che tu definisci “Il backstage del processo creativo” dei primi tre album dei Marlene Kuntz: cosa ti ha spinto a scriverlo? Quanto conta per te condividere la tua passione con il pubblico?

Credo di avere da parecchi anni nella testa l’idea di creare dei racconti che siano un’estensione in prosa delle suggestioni che può rilasciare un testo, è una roba che mi gira in testa da parecchio tempo almeno una quindicina di anni e forse anche di più. Non l’ho mai esattamente portata a termine, poi arrivai al mio primo traguardo in prosa con il mio libro di racconti un po’ di tempo fa e la cosa si fermò lì. Nel frattempo due o tre anni fa quando abbiamo fatto il ventennale del nostro secondo disco (ndr Il Vile) intrapresi una cosa abbastanza vicina a questa: mi inventai un modo per sostenere promozionalmente il tour via social facendo questo appuntamento a puntate in cui chiamandoli I Racconti del Vile, facevo a distanza di due o tre giorni l’uno dall’altro per ogni pezzo raccontavo qualcosa che poi in effetti era questo “backstage creativo”; da questa roba qui è partita poi l’idea che poi si è concretizzata ed è diventata questo libro. A me piace molto l’idea di far percepire alla gente come io abbia molto il controllo della situazione sui miei testi; mi è capitato qua e là nel corso del tempo che qualche desideroso di essere detrattore in maniera piuttosto noiosa, mi diceva che scrivevo i miei testi con il vocabolario in mano o con il dizionario dei sinonimi, detto in maniera un po’ dispregiativa, come se io fossi uno che scrive i testi un po’ a caso, dato che molti primi pezzi dei Marlene Kuntz li consideravano ermetici e allora forse nella mia testa, nel corso di tutti questi anni, mi è sempre un po’ piaciuta l’idea di far capire che in realtà è l’esatto contrario, laddove si pensa così invece io ho molto chiara la situazione e so spiegare, e lo dimostra il libro a distanza di anni, c’è un motivo se ho scritto una cosa piuttosto che un’altra. 

C'è un immaginario ben preciso dietro

Sì assolutamente! C’è un piglio artistico molto preciso, puntuale e serio, spesso ti imbatti in dichiarazioni da parte di alcuni artisti come “questa canzone l’ho scritta una sera e non so neanche perché l’ho scritta” e mi è sempre sembrata un po’ una stupidaggine, arrivare a dire “non so perché ho scritto una cosa e l’ho trasformata in canzone”, magari può anche succedere però non è la norma; semmai la norma è il piglio artistico, la consapevolezza di quello che fai e la sensazione di poterlo illustrare.

Ci sono stati dei momenti fondamentali per la storia dei Marlene Kuntz? Qualcosa che non vi scorderete mai?

Di sicuro ci sono alcune cose che mi hanno particolarmente inorgoglito e mi hanno dato la sensazione di essere un po’ comunque un musicista rock rispettabile, ad esempio la fortuna che Nick Cave mi ha controllato la traduzione di cinque testi e mi ha proposto alcune correzioni sulla base semplicemente di una specie di simpatia e di rispetto che lui provava, oppure essere riusciti a persuadere Paolo Conte a suonare il pianoforte in un nostro disco, o il duetto con Skin che ci rispetta tutt’ora come band, questo tipo di apprezzamenti diretti e indiretti che prendiamo; ad esempio quando siamo stati a Sanremo che è stata una partecipazione contestata a priori e anche a posteriori, qualcuno ha avuto da ridire ma era preventivato, però il giorno dopo la performance che facemmo con Patti Smith ricevere i messaggi di complimenti sia da Mussida che da Di Cioccio per come avevamo fatto la loro “Impressione di Settembre” ringraziandomi, oppure mi ricordo un piacevolissimo messaggio sempre via SMS di Stefano Bollani che per me è un genio della musica che mi fa i complimenti; sono tutte cose che ti danno la sensazione che stai facendo bene le tue cose e che godi del rispetto di persone che stimi tantissimo. 

Cosa significa prendere un disco di vent'anni fa come "Ho ucciso paranoia" e riproporlo per intero tanti anni dopo? 

In realtà sono canzoni che ci hanno sempre accompagnato in tutti questi anni, quindi non è un vero e proprio ripescarli dal nulla; sicuramente si è evoluto in rapporto che abbiamo con questo disco perché va di pari passo poi con la nostra evoluzione di musicisti che fortunatamente ha una consapevolezza degli strumenti sempre più vivida. La cosa che effettivamente è nuova è quella di rifare tutto l’album nella sua interezza, nell’ordine della scaletta del disco stesso, questo è decisamente un po’ più straniante ed è un po’ più eccitante, perché questo vuole un po’ più dire a tutti gli effetti ricollocarsi vent'anni addietro e immaginare quel disco come lo avevamo fatto all’epoca; è anche molto giusto secondo me cercare di intercettare quel mood anche se non è un’operazione scientificamente e oggettivamente possibile perché ci sono vent’anni di esperienza nel mezzo. Però è giusto che dei musicisti che vogliono riproporre un disco provino o comunque si sforzino di ricordarsi come lo suonavano all’epoca. 

godano 

Quanto è importante per un'artista essere politicamente attivo? Mi viene in mente nel caso dei Marlene Kuntz, Mimmo Lucano. 

Io per i Marlene Kuntz ho sempre rivendicato in tempi vari il diritto di essere dispensati dal prendere un certo tipo di posizione, è una cosa lecita che ha un senso; ho sempre sostenuto che per me l’arte era qualcos’altro e quando io ascolto o usufruisco di un’opera artistica istintivamente riconosco di essere molto più interessato ai dettagli artistici del singolo autore piuttosto che alle sue opinioni sociali e politiche. Quindi tendenzialmente verrebbe da immaginare una specie di incoerenza rispetto al nostro comportamento attuale, però quando dicevo questa cose non mi sentivo allarmato, ora invece senti che qualcosa non sta andando nel modo giusto dal mio punto di vista e mi sembra che i musicisti, ognuno a seconda del loro grado di popolarità e della loro rilevanza sociale, abbiano una specie di dovere etico nel cercare di aiutare la gente a rifletter e a vedere le cose da più punti di vista; è un discorso variegato nel senso che io posso anche aiutare a far riflettere qualcuno ma se quest’ultimo non vuole essere aiutato da uno come me che la pensa in un certo modo è inutile che io sottolinei questa necessità, però è anche vero che ho la fortuna di essere una persona che ha modo di passare parte del suo tempo a riflettere; mi rendo conto che non tutte le persone nella vita hanno questa possibilità, ci sono persone che hanno problemi più impellenti, legati alla quotidianità, timbrare i cartellini. Io nella mia vita ho lottato per fare un lavoro che mi permettesse di non timbrare un cartellino, non devo chiedere scusa a nessuno per questo, in realtà poi già solo per questo motivo vengo etichettato come un radical chic, ma non è quello il discorso. C’è molta gente che non avendo la disponibilità temporale quotidiana di riflettere, viene un po’ trascinata ad avere un pensiero generalizzato e allora è giusto che ci sia la possibilità di fargli capire che così non va bene, che ci sono dei pericoli reali. E’ propio ora il momento in cui, guarda caso, laddove prima mi sembrava un po’ semplice per i musicisti prendere posizione, perché in fondo evidentemente non sentivano troppi pericoli, adesso sento troppo silenzio dalla categoria dei musicisti e mi sembra molto emblematico di una intimidazione in atto tutt’altro che non influente, emblematica e preoccupante soprattutto. Poi ti rompono le scatole e ti dicono “pensa a suonare che ti viene meglio” oppure “vi buttate in politica perché non vi caga nessuno” mi sembra talmente stupida come affermazione perché è proprio vero il contrario in realtà, buttarsi in politica sembrerebbe molto rischioso di questi tempi; io non mi sono buttato in politica al massimo io ho parlato di dovere etico, fare politica è una cosa diversa, qui si tratta di umanità. 

 

Ci sono degli artisti nuovi che ti sono piaciuti particolarmente? 

E’ la tipica domanda che se ci ripenso tra tre ore e dico “cazzo potevo dire quel nome!” (ndr ride). Ad esempio in questo momento mi viene in mente questo disco di Croatian Amor che è un dj danese, lui una roba davvero figa; mi viene in mente Steve Gunn è un chitarrista, cantautore folkettaro che mi piace molto, il suo chitarrismo ogni tanto può anche ricordare il Tom Verlaine dei Television. 

 

Come è stato questo debutto in solitudine su Instagram ? Ormai la parte social sta diventanto fondamentale per un'artista, c'è per caso un altro progetto in cantieri che affronterai da solo?  

(ndr:Cristiano Godano ha aperto un nuovo profilo Instagram personale @cristianogodano)

Sì c'è un altro progetto che affronterò da solo, oltre al libro (ma comunque non te lo direi!). Con Instagram sta andando come in realtà stava andando bene con il profilo dei Marlene Kuntz, ad esempio sulla pagina Facebook dove pubblichiamo diversi contenuti la maggior parte arrivano da me, tutte le parole che si leggono si capiscono anche perché ho un modo di esprimermi che si capisce bene che sono io, basti pensare alla “Canzone del Giorno” da anni ormai sono io che lo faccio da sempre tutti i giorni, dove propongo una canzone all’ascolto. La mia pagina personale è nata qualche settimana fa ed è giunto il momento di farmi un po’ di amici (ndr ridiamo); a volte mi accendo di voglia di fare e magari per due o tre giorni vado dritto e poi vengo pervaso da una forma di pigrizia che non è chiaramente l’attitudine giusta per i social perché vedo che gli smanettoni veri dei social fanno mille stories ogni giorno… effettivamente sarebbe più giusto fare così ma per ora mi prendo il diritto di non avere l’assillo di doverlo fare. 

 

---
L'articolo Nuotando nell'aria da 30 anni di Chiara Lauretani è apparso su Rockit.it il 21/06/2019 16:41

Tag: Questo nostro grande Instagram - anniversario - intervista

Pagine: Marlene Kuntz

Commenti
Aggiungi un commento:

ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati