Tra il nadir e lo zenith c'è l'uomo: Maruego Intervista

26/05/2017 di

Maruego è stato tra i primi in Italia a sdoganare un certo sound: quello della trap di provenienza francese. Hit come "Cioccolata" hanno raggiunto in poco tempo un numero di visualizzazioni impressionante. Scoperto da Guè, il giovane di origini marocchine ha poi firmato con Carosello e regalato ai suoi fan il disco "MITB". Da qui, sono arrivati singoli impegnati come "Sulla stessa barca" e il nuovo album, di prossima uscita, "Tra Zenith e Nadir". Un disco in cui la scrittura è al primo posto, ce lo racconta in anteprima in quest'intervista, e stasera lo presenterà dal vivo al MI AMI.

Qualche giorno fa era il tuo compleanno, come sono andati i festeggiamenti?
In verità non ho festeggiato perché sto lavorando di brutto a delle robe per il disco e non ho avuto modo di festeggiare. Sto provando il live e quindi non ho avuto modo di fare grandi festeggiamenti. Forse più avanti lo festeggerò in modo appropriato.

"Tra Zenith e Nadir" è il titolo del disco: esattamente quali sono stati questi due punti, così in alto e così in basso, che ti hanno portato a scegliere questo titolo?
Sì, lo zenith e il nadir sono una metafora per spiegare i miei momenti più alti e quelli più bassi. È un contrasto tra bianco e nero, io mi trovo in mezzo. Il disco vuole essere un bilancio. Non ho un brano preferito, tutti sono unici nel loro genere e ad ogni punto della giornata mi può piacere una piuttosto che un'altra.

Hai detto di avere un altro disco pronto che, però, hai deciso di mettere da parte. Puoi spiegarci i motivi di questa scelta?
Come sai, io all'inizio fui uno dei primi a fare robe con l'autotune. Quello che avevo pronto era un disco improntato prettamente sull'autotune e su quel tipo di suoni. Visto che ultimamente si rischia di cadere nel banale e nel dire quello che dicono tutti, mi son dovuto fermare e cercare qualcosa di diverso: i testi più curati, un concetto e non una roba buttata all'aria.

Non hai ripreso niente quindi da questo disco che hai da parte, ti sei concentrato esclusivamente sui testi?
Sì, perché avevo molto da dire. Questo non vuol dire che io non abbia fatto pezzi più leggeri alla "Cioccolata", diciamo. C'è quel poco che serve per dare al disco vari colori: è un disco che ti fa ridere ma anche piangere, emozionare, pensare. 

Come hai selezionato produttori e collaborazioni? Ho notato che c'è anche il francese Zifou.
Sono persone con cui ho dei legami e che in quel periodo sentivo. Da lì è nato il tutto. C'è stata stima reciproca e una proposta da ambedue le parti. Da lì ci siamo venuti incontro. Zifou, nel momento in cui ero uscito io con "Cioccolata", stava spaccando tutto in Francia con "La Fouine", pezzi da milioni di visualizzazioni sui video YouTube e da migliaia di iscrizioni alla pagina facebook. Gli scrissi e mi ha risposto dopo circa due anni, ha visto il tutto e gli è piaciuto. L'ho invitato a casa mia a Milano e abbiamo tirato su un po' di basi con Mike Lennon, il mio nuovo produttore. Così è nato il pezzo.

Ecco, proprio a proposito di Mike Lennon: com'è avvenuto il "cambio"?
Prima lavoravo spesso con i 2nd Roof, però volevo anche variare perché la gente si era veramente abituata e pensava potessi lavorare solo con loro. Volevo, oltre al sound francese, qualcosa di più americano: il pezzo che ho con Guè sul disco è prodotto da Mike Lennon e sembra una roba alla Justin Timberlake. Cercavo una cosa differente dal mood dei 2nd Roof che comunque saranno presenti nel disco.

Oltre Guè e Mike Lennon, nel disco ci sono anche Laioung e Isi Noise, due giovani della RRR Mob. Puoi raccontarmi com'è nata questa collaborazione?
Loro sono miei amici. Con Isi Noise siamo amici da tanto, poi. Avevo già sentito i pezzi di Laioung quando era appena tornato in Italia e non collaborava ancora con nessuno. In reatà mi aveva già anche mandato delle basi ma, non ricordo più perchè, non le ho mai utilizzate. Quando ci siamo beccati, poi, sono stato quasi un mese in studio da loro, ci vedevamo ogni giorno. Ho fatto robe per loro come #CCT. Una volta ero a registrare da Laioung e mi mancava una strofa nel disco, così gli ho detto: "Dai falla tu" e lui l'ha fatta.

Insieme ad Amir, e a pochi altri, sei trai primi italiani di seconda generazione ad aver fatto rap in Italia. Come vedi questa nuova ondata di giovani? Cosa credi che possano aggiungere queste nuove generazioni al rap italiano che finora mancava? 
Te lo dico senza peli sulla lingua, la nuova scena la vedo tutta uguale: hanno tutti lo stesso autotune, mi sembrano tutti la stessa persona. Quello che penso io, poi, lo pensano altre mille persone. L'unica cosa che apprezzo è che questa scena crea connessioni e tutto, però, poi, quando sento i brani, è sempre lo stesso dialogo e sembra sempre lo stesso concetto. Per quanto riguarda le seconde generazioni, ti dirò le verità: forse a parte Amir nessuno ci aveva puntato così tanto. Sono uscito con "Sulla stessa barca" e lo sento proprio mio perché è da seconda generazione. Quando è uscita fuori questa storia della seconda generazione son diventati tutti stranieri, ora anche gli italiani utilizzano l'arabo nei loro testi. Molti sono cresciuti qua in Italia e non sono mai stati nel proprio paese d'origine, per cui la seconda generazione non sanno proprio che cos'è.

Un'altra cosa che ho notato è la commistione linguistica che c'è nei tuoi testi: italiano, francese e arabo. Non credi che possa, almeno inizialmente, essere un limite per i tuoi ascoltatori italiani?
Guarda, in realtà in Marocco la nostra lingua è arabo-francese. Abbiamo tante parole di origini francesi e io che parlo l'arabo perfettamente, conoscendo anche il significato di queste altre parole in francese, cerco di inserirle. Alcune sono fighe, sono proprio belle da sentire. Se la roba spacca, può essere anche in cileno che alla gente non gliene frega niente. Guarda Ghali: anche lui ha fatto pezzi in arabo e ha spaccato. Un esempio un po' più cretino è quel pezzo di Adriano Celentano che fa una canzone in inglese ma poi d'inglese non c'è neanche una parola (ride)

 

C'è un intento "politico" nel voler mischiare arabo e italiano? 
No, però quando ci butto la parolina in arabo non è perché deve far rima ma perché sta chiudendo una frase con un certo senso logico. Non è buttata lì. È una cosa che ho fatto per i miei fan arabi, quelli che davvero possono capirlo, e la risposta infatti c'è stata. I miei fan arabi sono lì che condividono i miei testi sulle stories e mi va più che bene.

Ultima domanda sull'argomento seconda generazione: come vedi l'integrazione tra gli italiani e gli italiani di seconda generazione? È un problema che stiamo vivendo adesso rispetto a, chessò, la Francia. 
L'Italia è trent'anni indietro, forse non per quel che riguarda la musica ma per quanto riguarda l'integrazione. In Francia, a momenti, ci sono più niggaz che francesi e per loro è normale perché anche il niggaz che nasce lì per loro è francese. In Italia si fa molto fatica a integrarsi, sta iniziando adesso. La musica aiuta tantissimo, il kebabbaro aiuta tantissimo, il bangla che vende la frutta aiuta a integrarsi. Lui sta lavorando e questa è la cosa che conta di più, diciamocelo: se vieni in Italia a non fare un cazzo, molto probabilmente non stai neanche cercando un'integrazione. Il fatto stesso che vieni qui, paghi le tasse, fai tutto quello che fa un italiano è integrarsi. Poi è chiaro che la sera torni a casa e ti mangi il couscous, però durante il giorno il tuo modo di comportarti è da occidentale.
Dei modi per migliorare queste situazioni ci sono, bisogna far sì che questo avvenga e sta' ai vostri carissimi politici. Io sono cresciuto in Italia ma ho ancora documenti marocchini.

Cosa dobbiamo aspettarci dal tuo live al MI AMI?
Eh, dovete aspettarvi una bomba perché stiamo preparando una roba pazzesca ed è anche per questo che ho saltato il mio compleanno. L'ho fatto per voi (ride).

In un'intervista hai manifestato l'idea di aprire un tuo studio di registrazione e questo disco sembra davvero tracciare un bilancio sulla tua attività sin qui. Su cos'è che vorresti quindi concentrarti in futuro?
In Italia per lavorare mi piacerebbe aprire il mio studio di registrazione, però quello che mi piacerebbe veramente fare è tornare in Marocco e aprire un centro per giovani, un posto dove puoi fare musica, giocare a calcetto. Una specie di oratorio e permettere alle persone di perseguire i propri sogni. Magari ti piace far musica e trovi un posto con una chitarra che ti aspetta. Prima cerco di realizzare me stesso e poi penso a realizzare il surplus, però questa è una cosa che mi piacerebbe veramente fare.

Maruego suonerà stasera al MI AMI Festival di Milano. Qui tutto il programma

Tag: trap intervista

Pagine: Maruego Maruego

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