Difficile pensare a un posto migliore dove ritirarsi per fare musica della campagna toscana. Ed è proprio qui che si svolgerà SA.MU.R.A.I., acronimo che sta per Salty Music Residenza Artistica Innovativa: un percorso gratuito che mette insieme scrittura, produzione, performance e confronto quotidiano con professionisti del settore, con l’obiettivo di trasformare un insieme di brani in un progetto artistico consapevole e sostenibile. La residenza dura 50 giorni, è rivolta a giovani musicisti, cantanti e cantautori toscani tra i 18 e i 35 anni e c'è tempo fino alle 12 del 24 febbraio per candidarsi.
Il lavoro non finisce qua. Tra le tante opportunità di questa iniziativa c'è anche la rassegna “Fuori Residenza”, ossia 10 giornate di attività trasversali tra incontri, talk e visite didattiche. È all'interno di questo contesto che ci si potrà confrontare con uno dei migliori cantautori in circolazione, Brunori SAS, e in più vedere da vicino il lavoro sul campo del suo tour e di un suo collega altrettanto bravo: Lucio Corsi.
Questi due nomi non sono pescati affatto a caso. Il direttore artistico di SA.MU.R.A.I. è Matteo Zanobini, manager di entrambi (e di altri bravissimi artisti) con la sua agenzia Picicca. Matteo è originario di Santa Croce sull’Arno, a Firenze ha trovato la sua strada, prima come artista (con Brunori suonava e condivideva pure un appartamento), poi fondando una piccola etichetta e affinando il proprio approccio (sano) al music industry. Gli abbiamo fatto qualche domanda su questo nuovo progetto.

Come sei finito a “curare” una residenza?
Avevo conosciuto i ragazzi e le ragazze di Salty Musiclavorando sul live di Lucio Corsi all’abbazia di San Galgano. Mi era piaciuto il loro approccio, sono, tra le altre cose, molto bravi a muoversi sul territorio, creare connessioni e opportunità per gli artisti locali. Mi hanno chiesto di mettere a punto un piano didattico e io ho immaginato un po’ di temi e di nomi che avrebbe fatto piacere coinvolgere. Sono super professionisti, che in molti casi conosco da tempo, da Taketo Gohara, a Iacopo Sinigaglia (in arte Brail), da Enrico Gabrielli per gli arrangiamenti, a Fabio Gargiulo per parlare di sincronizzazioni, spot e cinema. Saranno pagati come quando lavorano: se si vogliono fare le cose seriamente, non si può prescindere da simili accortezze.
Tu cosa farai?
Io terrò alcune lezioni. Di Management, edizioni, tutti aspetti del mio lavoro quotidiano. Mi metterò a disposizione dei ragazzi per cercare anzitutto di capire cosa hanno bisogno di sapere. Penso che se a vent’anni avessi avuto a disposizione un corso del genere, gratis, sarei stato felice. Oggi più che mai chi vuole vivere di musica ha bisogno di una formazione ampia. Sia se fai il musicista sia se, come me, magari un giorno ti ritroverai a fare il manager.
Cosa studieranno i partecipanti?
Tutto quel che serve oggi per approcciarsi alla musica. Scrittura, arrangiamenti, la musica nel suo insieme. Incontreranno stylist, social media, fonici, tour manager, direttori di palco. Tutte le professionalità che uno deve conoscere e con cui deve imparare a rapportarsi se vuole fare musica a un certo livello. È un lavoro di relazioni, che non si fa da soli. E non capita sempre l’opportunità di conoscere gente brava.
E poi si suonerà.
Certo. Almeno per il 50% del tempo. Si suonerà un sacco, soprattutto si suonerà assieme. E alla fine del percorso ci sarà una specie di “saggio” (mi fa molto ridere chiamarlo così), al Cage di Livorno. Inoltre, per fare vedere e respirare, come nasce la musica dal vivo, porteremo i ragazzi in tour per qualche tappa con Lucio Corsi nei palasport e nei teatri con Dario Brunori in qualche tappa. Gli faremo vedere dall’interno come funziona la produzione di un grosso live.
Cosa ti rende felice di questo progetto?
Sono contento che la mia regione, dove mi sono formato, da cui me ne sono andato, ma dove torno sempre volentieri, voglia investire in questo settore. Che voglia dare un’opportunità ai suoi artisti, riconoscendone il valore, che si investa su ragazzi e ragazze che stanno sul territorio e non nei centri nevralgici della discografia. Sono contento che questa opportunità sia gratis, perché corsi di questo livello in altre strutture possono costare molti soldi. Sono contento che tutto questo avvenga in un posto molto bello, la Tenuta di Camugliano. Una bellissima tenuta di campagna.
Che valore hanno le residenze artistiche oggi?
Ti permettono di concentrarti sulla musica, sull’atto creativo, isolarti con le tue idee. Non è un atto di resistenza. È un atto necessario. Il mercato musicale ha la necessità di produrre canzoni e dischi in serie, quindi spesso si adottano tecniche di produzione diverse rispetto a quelle più immersive. Ma se hai una vera ambizione artistica, servono tempo e spazio per creare. Altrimenti è una catena di montaggio. In più in questo caso ci sono molte ore di formazione.
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Cosa provi per la Toscana oggi?
Vengo da lì e non ci abito più. Quindi mi fa particolarmente piacere riportare indietro qualcosa di quello che ho imparato negli anni (anche se non si finisce mai di imparare, e non è una frase fatta). Va invertita una rotta, vanno create opportunità. Non mi pare che in questo momento ci sia una scena artistica fervida, rilevante.
Come mai?
La Toscana è posto dove si sta bene, forse persino “troppo bene” per fare musica. Non c’è grande disagio, viene meno quella che per molti è una spinta a scrivere canzoni. Fa sorridere, ma io credo davvero sia una delle cause. Non ci sono grandi contrasti, non ci sono tensioni che a Napoli come a Milano diventano motore di espressività.
Soprattutto, mancano posti per suonare.
Un punto fondamentale. Centri di aggregazione e locali sono stati chiusi uno dopo l’altro. La Flog a Firenze, luogo simbolo per una certa scena di cui anche io mi sento parte, ha vissuto anni complicatissimi. Ma le scene musicali non si creano dal nulla, si creano attorno a dei luoghi.
Il caso di Firenze è particolarmente spinoso. Da avanguardia a poco o nulla.
Firenze è il capoluogo, uno dei luoghi più importanti e conosciuti d’Italia. E non c’è un posto dove suonare. Ok, palasport e Obi Hall, ma lì puoi fare solo determinate produzioni. Per tutti gli altri il deserto. La vocazione turistica ha fatto sì che aprissero posti e creassero contenuti che potessero fare felici i turisti stranieri. E basta.
Com’erano le cose prima?
Io sono stato pischello negli anni 90. Lungo l’asse Emilia-Toscana si verificò un piccolo miracolo, con la vicenda del Consorzio Suonatori Indipendenti, su cui feci la mia tesi di laurea. Era un laboratorio a 360 gradi, che andava molto in controtendenza con quanto proponeva la musica mainstream, e all’epoca la differenza c’era ed era forte. Mi ha formato moltissimo, e come me a tante persone. Quando i CSI andarono primi in classifica con “Tabula Rasa” fu un fatto epocale, una rivoluzione. Oggi accade a Lucio Corsi e quasi te lo aspetti, sta nelle cose.

Poi cos'è successo?
Dopo quello, poco o nulla. O meglio, cose interessanti ci sono state, ma isolate. A Livorno e Pisa (fa sorridere metterli assieme, ma tant’è) c’è sempre stata una scena forte: gli Zen, Motta, i Virginiana Miller e dintorni. C’è stata l’esperienza aretina legata a Woodworm. E poco altro, se non spot (ad esempio un’artista bravissima come Emma Nolde). Negli altri posti si suona per lo più nei pub. In Maremma, al di là di Lucio e del suo giro, c’è ben poco.
L’anno scorso a Sanremo “guidasti” una piccola rivoluzione. Quest’anno seguirai Maria Antonietta, con Colombre. Cosa ti aspetti.
Il fatto che quest’anno a Sanremo tutti dicano che il cast sia più debole è anche per via di quello che è successo un anno fa: ci sono artisti che si sono fatti male e così qualcuno ha rinunciato. Sanremo è una come lastra: mostra tutto, tra la parte performativa e la comunicazione non lascia scampo. Sono almeno cinque anni che chi proviene da un percorso “alternativo” fa bene a Sanremo. Credo proprio che avverrà anche quest’anno. Chi ha un dna diverso, sul palco riesce a mostrarlo. Alla gente piacciono proposte disallineate, è il momento di avere tutti più coraggio.
Serve a cambiare le cose?
Non sono queste sparute esperienze che cambiano il mercato. I grandi numeri si fanno sulla fascia 15-20 anni, i fruitori più accaniti di musica, che al momento han gusti differenti. Ma a livello di percepito delle cose possono cambiare. Un sacco di bambini hanno cominciato a comprare la chitarra dopo aver visto Lucio a Sanremo: è una cosa che mi rende felice. Non cambi il mercato, ma dai dei segnali.
Cosa dirai ai giovani “residenti”?
A un giovane artista dico che è inutile stare a casa ad aspettare che qualcuno ti chiami. Puoi essere anche Bob Dylan, ma non ti chiamerà nessuno se non vai in giro, suoni, guardi concerti, conosci gente, fai parte di una comunità musicale. Abbiamo fatto tutto così. Non c’è alternativa.
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L'articolo Matteo Zanobini: "Nella musica devi darti i tuoi tempi e i tuoi spazi. Noi lo facciamo con SA.MU.R.A.I." di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2026-02-18 18:39:00

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