Tra Drake, laghi norvegesi e giovani producer: Mecna ci racconta il suo "Laska" Intervista

Mecna, LaskaMecna, "Laska"
27/01/2015 di

A due anni da “Disco Inverno” Mecna torna con “Laska”, un disco ancora più freddo ma decisamente più a fuoco. Sono andata tutta vestita di grigio per parlare del suo album bianco, di cartine geografiche e di generi musicali che diventano arcipelaghi senza bandiera.



Partiamo dal titolo del disco: “Laska”. Un indizio postato tuo profilo Instagram ci suggerisce che faccia riferimento al golfo dell'Alaska, dove una visione ultra romantica della geografia ci insegna che due mari s'incontrano, ma non si mescolano. Si toccano, ma mantengono le loro caratteristiche, perché altrimenti farebbero dei danni all'ecosistema. Questo è (anche) un viaggio nella storia di due persone che un tempo si sono toccate o viaggio troppo con la fantasia?
No ma è bellissimo, scrivi che ho risposto così per favore! Ti giuro, non sapevo nulla di tutto questo. Per me “Laska” sono tante cose… Io ho tolto la “A” da Alaska, mi piaceva come suonava e rimandava al freddo di quel posto. Però quella roba dei mari devi scrivermela che è una bomba; che qualcuno possa trovare una sua interpretazione così è bellissimo. La verità è che a volte c’è molto meno studio dietro di quello che sembra.

Appena svelato un pezzo dell'artwork dell’album, si sono automaticamente generati i "FINALMENTE" e i "DOVE ERI SPARITO CORRADO?". Vuoi raccontarci da quanto stai lavorando a questo album?
Sì, è iniziato tutto nell’estate del 2013, quando ho proposto al mio amico Alessandro di fare una vacanza diversa dal solito. Tra l’altro io e lui siamo amici da tempo, lui suona la chitarra e il basso e ha ascolti molti vari, ma è solo quando mi ha confessato che gli era piaciuto il disco di Drake che abbiamo iniziato a capirci. Volevo andare in un posto isolato dal mondo, così abbiamo trovato questo cottage in Norvegia vicino il lago Øyeren, ci siamo caricati di roba da mangiare e abbiamo preso l’aereo… Alla fine abbiamo mangiato di merda, però eravamo in questo posto bellissimo dove abbiamo iniziato a lavorare per davvero, io avevo già tanti beat in mano, li abbiamo ascoltati e da lì sono nate diverse idee che tornando a casa hanno preso forma.

Anche se avevi già molte basi prima, c’è comunque un filo conduttore che le unisce, sarà quella sensazione di freddo, quei beat metallici, gli echi…
Be’ sì, devo dire che è quello che mi piace, quindi Norvegia o Milano probabilmente sarebbero uscite cose simili, però il fatto di andare lì è stato bello proprio perché in una settimana ci siamo immersi solo nel lavoro.



Conosciamo i tuoi gusti musicali grazie alle playlist su Spotify, al tuo alter ego da recensore e agli artisti che nomini nei tuoi pezzi, ma cosa hai ascoltato durante la stesura di questo disco?
Di hip hop sicuramente Drake e Kanye West, ma in verità ho ascoltato anche altri generi, non saprei come definirli… generi Rockit forse! Molto cose strumentali tipo Shlomo, Cashmere Cat e poi tanti artisti neo soul che si sono spalmati nelle produzioni degli ultimi anni. Però uno dei dischi che ho ascoltato di più è quello di Travis Scott, non c’entra un cazzo con niente però è stata una cosa che mi ha veramente gasato in questo 2014.

I produttori presenti in questo album sono molti e vari (Iamseife, Lvnar, The Night Skinny, Big Joe, Yakamoto Kotzuga, Fid Mella, Lazy Ants, Pasta, Clefco e The Ceasars) eppure sembra che abbiate giocato per sottrazione: siamo lontani dal sound caldo e sporco della Blue Nox mentre ci si avvicina di più a certe ultime produzioni di Drake, JMSN o Sampha, ma anche ad alcune produzioni femminili come quella di Beyoncé o Jessie Ware…
Sì, ho cercato di capire in che direzione andare mentre mettevo insieme le cose, il colpo di grazia è stato conoscere Iamseife (che ha curato la maggior parte delle tracce) perché ci siam trovati subito su più livelli tra cui la volontà di fare questa musica in questa maniera. Mi piace che non si riesca a definire il genere, è positivo. Quello che mi stai dicendo tu -anche se non ci siamo mai parlati prima- mi fa capire che arriva, se qualcuno rivede determinate cose nel disco… Be’ per me è fatta!

Quindi sapresti descriverlo? Per esempio quando ho ascoltato Childish Gambino ho capito che mi piaceva, ma sinceramente non sapevo nemmeno come definirlo. Non ti chiedo per forza una descrizione musicale, anche un’immagine… Ti leggo le mie: giaccavento, la scala dei grigi di Pantone e poi (questa l’avevo tolta ma voglio andare fino in fondo) la Stanza dello Spirito e del Tempo di Dragon Ball.
(Ride) Vedevo Dragon Ball, ma non ricordo bene questa stanza, ma immagino sia una cosa fighissima… Be’ l’unica cosa che mi viene da dire è che è un disco molto personale, musicalmente quella non definibilità mi piace molto perché io stesso non so come definire molte cose che mi piacciono per davvero.

Nonostante la tua assenza dai microfoni, hai avuto un anno bello pieno: l'evento Blue Struggle ai Magazzini Generali, il Red Bull Culture Clash e le collaborazioni…
In realtà durante tutta la prima parte dell’anno ero ancora sotto l’effetto di Disco Inverno o comunque dell’ep Rare&Unreleased. Prima dell’estate ho fatto un tour con Killacat, ho collaborato con Mistaman e The Night Skinny, ma effettivamente dopo luglio sono sparito, ma non è stata una mossa così ragionata… Anche sui social: se non ho niente da proporre, che ti devo dire?

Eppure i tuoi social non sono lasciati al caso, seguono tutti un certo racconto, una certa estetica…
Guarda non è studiata, ma so che mi riesce bene! Ma essendo uno che è sempre stato un po’ attaccato... non so, pubblicare un mio selfie lo trovo poco hip hop. Preferisco usare questi strumenti per comunicare qualcosa a cui tengo per davvero.

In alcuni testi di “Laska” si possono captare delle pillole della tua vita da rapper consacrato: non solo gli haters, ma anche il pubblico pieno di ragazze che ti fanno i cuori con le mani, il doversi definire rapper che sta solo con gli altri rapper e poi –un passaggio che ho trovato di un'onestà romantica- l'immagine dei padri fuori dai concerti… La tua musica mette in relazione anche gruppi d’ascolto differenti, eppure sei molto consapevole di quello che ti succede intorno e del pubblico che raggiungi.
Bello, sono contento che mi dici queste cose. Io so che il mio pubblico non è fatto solo di ragazzini, ma so che ci sono anche loro e ci sta. Di certo non me ne vergogno, magari a volte mi sta un po’ sul cazzo perché sono una persona anche io e c’è sempre quello che conosce due artisti in croce e vuole subito paragonarmi a loro… Però, il fatto che le ragazzine ascoltino me e non altri, significa che io sto dando qualcosa, sto facendo informazione e magari quella ragazzina lì diventerà una figa, ma non solo bella fisicamente, figa perché gli piaceranno un sacco di cose giuste, avrà un certo gusto.

Una rosa intrappolata in un cubo di ghiaccio, un'atmosfera metafisica tenuta in piedi dal marmo bianco. Com'è nata la copertina di “Laska”?
È un progetto che ho studiato insieme al fotografo Pietro Cocco, un ragazzo della mia età che lavora tra Milano e New York specializzato in still life. Conoscevo i suoi lavori, così ho deciso di contattarlo. È stato molto figo collaborare, per esempio quello nella copertina non è ghiaccio vero ma è un composto chimico che asciugandosi ha creato questo blocco simile al ghiaccio. È stato un bello scambio, tant’è vero che ora continuiamo a collaborare su altri progetti.



Hai partecipato a due edizioni del nostro festival, il MI AMI: la prima quella del grande debutto nel 2013, la seconda nel febbraio 2014 al MI AMI Ancora. Quella del 2013 è stata un’edizione di svolta: in tanti si sono approcciati per la prima volta a un genere che non era visto come qualcosa di potenzialmente interessante mentre a febbraio il pubblico faceva riferimento all'artista singolo, invece che al genere. Secondo te quanto sono cambiate le cose?
C’è l’interesse di collaborare tra tutte e due le parti e credo che questo sia individuabile nel fatto che né io né te riusciamo a inquadrare alcuni generi. Più le scene si mischiano più facilmente affiora la musica bella, non conta più il genere, ma conta solo se quella musica ha un valore o no. 

Con quali artisti ti piacerebbe colalborare?
Tantissimi, per un periodo mi sono sentito con JMSN, ma poi gli ho chiesto dei beat e non mi ha più risposto (ride). Comunque mi piacerebbe collaborare con uno di questi artisti che producono, perché ho voglia di spingermi ancora più in là con le produzioni.

How to Dress Well ti piace? Vorresti prendere quella direzione?
Minchia! Magari non cantando come lui, però fa parte di una serie di cose che mi piacciono molto. Il bello di oggi è che anche chi non produce per la scena hip hop può comunque fare un beat per un rapper e può uscirne un pezzone.

Concerti a cui andrai?
Forse FKA Twigs, ma non ne sono certo. Sono rimasto abbastanza scottato dall’esperienza del concerto di Chet Faker, quando sono arrivato non riuscivo a crederci! C’era una quantità di gente spropositata che montava questo hype inspiegabile. Ho pensato “Sai che c’è? Me ne vado a bere da un’altra parte

Come avrai notato non ti ho chiesto nulla riguardo i testi, ma tu cosa vorresti che arrivasse di questo disco?
Che è molto diretto, inoltre vorrei che venisse preso come un disco e non come un insieme di pezzi.

C’è un pezzo a cui sei più legato?
Il pezzo che sento di più è “Dove sei tu” perché sono riuscito ad esprimere un concetto che mi gira ancora in testa, cioè l’essere mega geloso ai tempi dei social, del tipo non sapere dov’è la tipa ma poterlo scoprire.

Sono già uscite le date per gli incontri in store, ma quando inizierà il nuovo tour?
Indicativamente inizierà a marzo, però non sarà un solo tour lungo mesi… Perché io d’estate non suono.

Commenti (1)

  • Candy 26/02/2015 ore 01:42 @letitscandy

    Che bella intervista. Semplice, completa, diretta, e onesta da entrambe le parti. Grazie.

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