Marlene Kuntz - Melpignano (LE), 25-07-1999 Intervista

25/07/1999 di Roberta Accettulli

Ad un mese dal nostro precedente incontro in quel di Bagnoli, ho nuovamente incontrato un sempre disponibilissimo e pacato (o forse stanco?) Riccardo Tesio, col quale ho fatto una lunga e distesa chiacchierata subito dopo l'entusiasmante concerto dei Marlene Kuntz, nella seconda serata del ben organizzato Melpignano Rock Festival.



Rockit: Un concerto di grande impatto sia per il pubblico, che per voi che eravate lì sul palco, quello di stasera. Com'è andata?

MARLENE KUNTZ: Noi ci siam divertiti molto, penso sia stato uno dei più belli di tutto quest'anno, sia per come abbiamo suonato - ci siamo divertiti a suonare ( e ce ne siamo accorti - ndi) - sia per il pubblico che è stato molto numeroso. Sicuramente uno dei concerti con più affluenza di tutta la tournèe.

Rockit: Dagli inizi di 'Catartica' ad 'Ho ucciso paranoia' avete scalato una scala bella ripida e siete arrivati in alto, diventando una 'cult band di successo' ( ride - ndi). Voi pensavate di arrivare a questo punto quando avete cominciato?

MARLENE KUNTZ: Sicuramente no... Non era nei nostri pensieri, pensavamo ad altre cose. Ad imparare a suonare bene, ad imparare a fare le canzoni bene. E poi quello che deve succedere succede... Poi le cose sono andate in maniera entusiasmante, anche se è stata una crescita abbastanza graduale. A piccoli passi, ma per fortuna comunque sempre in crescita.

Rockit: E' cambiato qualcosa dagli inizzi ad oggi, alla luce di questa risposta del pubblico che c'è stata, o voi siete rimasti sempre gli stessi? Come vi ponete nei confronti della musica che componete?

MARLENE KUNTZ: Sicuramente come persone siamo cambiate, ma non so quanto questo sia legato al numero di persone che ci segue. E' comunque normale per una persona, noi cerchiamo di non accontentarci in generale, anche come persone e non solo a livello musicale. Quandi un cambiamento c'è... Il fatto che ci sia più gente che ci segue ci fa ricevere più lettere, sia per posta convenzionale che per posta elettronica - io ho circa 190 mail a cui vorrei rispondere, però faccio un pò fatica -. In generale sono lettere di apprezzamento e di incoraggiamento, e noi di questo ne teniamo conto... E' chiaro, ti influenza un pò...

Rockit: Ed anche voi influenzate molto il pubblico. Sentite qualche responsabilità nei suoi confronti per le vostre canzoni, i vostri testi?

MARLENE KUNTZ: Direi di no, nel senso che quello che ci sforziamo di fare è un progetto musicale e chiamiamolo artistico, non ci sono messaggi di altro tipo, almeno espliciti. Poi è chiaro che la musica, come tutte le forme d'arte è una forma di comunicazione, quindi alla fine si trasmettono delle cose. Ad esempio una cosa che è successa è stata quella di aver dato il coraggio e la voglia di andare avanti a molti altri gruppi che fanno rock in Italia. Volendo questo è un messaggio 'collaterale'. E quindi per questo non ci sentiamo delle responsabilità rispetto al pubblico, ma magari qualcosa in più rispetto ai gruppi che nascono adesso, che cercano di fare qualcosa.

Rockit: Di prendere esempio da voi?

MARLENE KUNTZ: Noi speriamo che ci sia un esempio per ottenere delle cose con la volontà, non vogliamo che sia un esempio nel senso di imitarci musicalmente. Se un gruppo ci imitasse questo sarebbe sicuramente un errore. Purtroppo i discografici probabilmente non lo prenderebbero un altro gruppo uguale.

Rockit: Voi siete di Cuneo. etto tra virgolette, siete una band 'provinciale' rispetto a quelle milanesi o romane. Per voi è stato più difficile raggiungere il punto dove siete arrivati o no?

MARLENE KUNTZ: Secondo me non è quello che ha influito. Il fatto di arrivare è una conseguenza di tanti fattori, sia voluti che anche casuali, e di fortuna. Penso che la città di provenienza sia una componente minore. Sicuramente noi abbiamo impiegato più tempo prima di questa cosa, prima di 'uscire'. Noi suoniamo insieme dal 1989. 'Catartica' è del 1994. Quindi sono passati 5 anni prima che arrivasse il primo disco. Magari un gruppo milanese, o romano o torinese ha più facilità nel venire a contatto sia con il pubblico sia con gli addetti ai lavori, come stampa e discografici. Questo potrebbe essere stato per noi un vantaggio, perchè quando siamo usciti eravamo già un pò più maturi, più coesi... più 'Marlene' diciamo, con un'identità un pò più definita.

Rockit: Due anni fa i C.S.I. sono stati il 'caso' italiano, arrivando primi in classifica con il loro 'Tabula rasa elettrificata' - ed oggi anche voi siete entrati in classifica con 'Ho ucciso paranoia'. Da quel momento c'è stato un cambiamento della scena musicale, dell'attenzione del pubblico e di quella delle case discografiche, e si è venuta a creare quella che è la 'scena rock italiana'. Voi vi sentite parte di questa scena?

MARLENE KUNTZ: La nostra entrata in classifica ha motivazioni diverse da quelle dei C.S.I. Il nostro disco è stato promosso un pò meglio rispetto ai precedenti, ora c'è sicuramente più gente che ci conosce rispetto agli altri due dischi, ed appena è uscito c'è stato un picco di vendite che ci ha portati in classifica... e poi è finità lì... (ride - ndi ) Nel caso dei C.S.I. loro avevano anche un pezzo che è piaciuto alla radio, lo hanno passato molto, e questo ha fatto da trascinatore. La loro è stata una permanenza un pò più 'sostanziale'.

Rockit: E per quanto riguarda la scena italiana? C'è coesione tra i vari gruppi? Siete amici, collaborate tra di voi?

MARLENE KUNTZ: Noi sicuramente siamo un gruppo di rock italiano, e per questo motivo rientriamo nella scena. Conosciamo bene e siamo amici sia degli Afterhours, che dei Prozac +, dei C.S.I., Massimo Volume, Uzeda. In generale ci si conosce e c'è rispetto. Collaborazioni artistiche al momento non ce ne sono, perchè nel nostro caso c'è una questione anche di distanza, di scomodità per certe cose. Poi non so... Una volta abbiamo fatto un concerto con gli Afterhours, ed abbiamo fatto un pezzo dei Gun Club insieme... Ecco, queste cose qui magari succedono.

Rockit: Comunque, non c'è competizione?

MARLENE KUNTZ: Io non credo. Penso che siamo tutti contenti se i gruppi italiani riescono a vivere della propria arte, e quindi possano continuare a farla. Perchè poi alla fine per il rock italiano c'è questo rischio, il bilico tra il riuscire a viverci e non riuscire è minimo...

Rockit: Tu sei la persona che all'interno del gruppo si occupa di computer, di Internet. Cosa ti dice la parola MP3? Un pericolo o no per il mercato discografico?

MARLENE KUNTZ: In realtà non ci ho ancora riflettuto molto. Comunque un pericolo non penso proprio. In generale io credo che sia le invenzioni che la libertà non lo siano mai. L'MP3 è un'invenzione che permette lo scambio della musica, delle informazioni... Quindi non lo vedo un problema. Diciamo che è possibile che questo crei un calo nelle vendite dei dischi, e questo non saprei dire se è un bene o un male. Sicuramente cambierà le cose, ma è giusto che cambino.

Uno dei problemi in Italia è che si vendono pochi dischi in generale. E dato che fare un disco, registrarlo e promuoverlo costa molti soldi, alla fine diventa difficile per un gruppo che non sia commerciale riuscire a convincere una casa discografica a fare un investimento, perchè dopo non c'è il ritorno. Se un gruppo riesce a vendere sulle 20.000 copie arriva a vivere della sua musica. Forse ne bastano anche un pò di meno, 10-15.000... In Italia comunque è già difficile arrivare a venderle, mentre invece in Francia si vende 4 volte tanto, in Inghilterra 5 volte tanto, e quindi è molto più facile arrivare alle 10-15.000 copie. Di conseguenza c'è più spazio. Quando il gruppo italiano porta il demo alla casa discografica, quasi sempre si sente dire 'no'. E se le vendite si stringono ancora, i 'no' potrebbero aumentare.

Quest'anno per la scena rock italiana non è che le cose stiano andando molto bene. Ad esempio la Polygram che è stata comprata dalla Universal ha sbattuto fuori molti gruppi, che comunque non stavano andano male. Altri gruppi, come i Casino Royale, se ne sono andati via volontariamente. Quindi a me sembra che si stia arrivando ad una resa dei conti nel campo della musica rock, un pò come successe per le Posse qualche anno fa. Nel '90/'92 c'erano venti, trenta Posse, mentre ora sono rimasti Jovanotti, Frankie Hi-NRG ed i 99 Posse, e gli altri sono tornato tutti a fare i loro lavori. Ho un pò sintetizzato per far capire l'idea... A me sembra stia succedendo quello. Nel campo del rock c'è stata un pò di euforia l'anno scorso, due anni fa, ed ora ho l'impressione che si stia arrivando alla resa dei conti.

Rockit: Mi pare di aver capito che voi non siete una band che si siede attorno ad un tavolo per comporre, ma vi riunite in sala prove e traete gli spunti che escono dalle vostre improvvisazioni, cercando di "cogliere l'attimo". E' un lavoro molto difficile?

MARLENE KUNTZ: Diciamo che non c'è una regola precisa, i tre dischi non sono andati nello stesso modo. Per l'ultimo è stato così: la maggior parte dei pezzi sono nati in quella maniera, e cioè in sala prove, con uno di noi che cominciava a suinare e gli altri che pian piano gli andavano dietro. Registravamo il tutto, poi lo riascoltavamo e sentivamo se era successo qualcosa che ci piaceva. E se era successo lo si focalizzava, lo si risuonava, lo si riarrangiava e da lì nasceva un pezzo. Questo è successo praticamente con quasi tutti i pezzi di 'Ho ucciso paranoia'. Questo sistema comporta che le ore passate insieme a suonare diventino veramente tante. Abbiamo passato tante ore insieme in sala prove, e questo ha sicuramente aumentato la coesione del gruppo... e comunque ci abbiamo impiegato un casino a fare 'stò disco... ( ride - ndi ). Non so se per il prossimo faremo ancora così, non ci abbiamo ancora pensato. Invece per 'Catartica' facevamo molte meno prove, 2-3 alla settimana - mentre adesso ne facciamo 5 o 6 - e nei giorni in cui non si provava io e Cristiano a casa con le nostre chitarrine tiravamo giù dei riff, degli accordi, e si arrivava in sala con il pezzo già abbozzato: quei 4 accordi, strofa, ritornello, un'idea di melodia... E poi lì insieme si lavorava.

Rockit: Quasi a livello limite di sopportazione: 5-6 giorni alla settimana in sala prove, poi a suonare...

MARLENE KUNTZ: Sì, ci sono stati un pò dei momenti di esasperazione, obiettivamente...

Rockit: Vi siete mai 'scornati' tra di voi?

MARLENE KUNTZ: No, direi di no...

Dopo la lunga chiacchierata con Riccardo Tesio ho salutato i Marlene Kuntz, ringraziandoli per il gran bel concerto che ci hanno regalato in questa notte di mezza estate.

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