Risorgimento, Mille. A leggerlo così sembra una band particolarmente appassionata di Garibaldi, e invece è Elisa Pucci, cantautrice molto talentuosa che da qualche tempo ha pubblicato questo disco d'esordio, portandolo dal vivo un po' in tutta Italia. D'altronde sono canzoni che risuonano bene col pubblico, brani che dal vissuto quotidiano tirano fuori anche una discreta dose di coraggio e di emancipazione rispetto ai turbamenti umani, senza farsi grossi timori a tagliare via qualcosa o qualcuno dalla propria vita. Sono insegnamenti preziosi, accompagnati da un sound che ondeggia tra un pop elegante e distorsioni di chitarra ben assestate.
Tra un mesetto circa, Mille sarà ospite anche del MI AMI festival, assieme a una bella schiera di artisti di ogni tipo. Quale occasione migliore, quindi, per conoscerla meglio invitandola a Buona Onda, il nostro appuntamento quindicinale all'interno del palinsesto di Radio Raheem? È qui che l'abbiamo avuta ospite per la prima ora del programma, chiacchierando con lei della sua musica e di quella di alcuni dei suoi idoli, da Kate Bush a Sting.
Qua sopra puoi rivedere per intero la puntata di Buona Onda, intervista con Mille compresa. Qua sotto, invece, trovi un estratto della nostra chiacchierata insieme.

Giusto per cominciare: preferisci che ti chiamiamo Mille o col tuo vero nome, Elisa?
Io mi giro lo stesso. Basta che non fai come mia madre, che mi chiama Alessandro, perché si confonde con mio fratello.
Nome d'arte Mille, il tuo nuovo disco si chiama Risorgimento, hai pure la camicia rossa in copertina... Hai una passione nascosta per l'Ottocento?
Può darsi pure che ci sono nata, nell'Ottocento. In realtà, Risorgimento era il titolo giusto per andare a raccontare quella che è una fotografia ma della mia esperienza privata e personale e di andarla a mettere nero su bianco. In questo disco volevo cogliere alcune sfumature che bene o male mi appartengono, racconto tanti pezzetti che avevo sparpagliato e che ho cercato di unire. Se vogliamo, l'unità d'Italia è il parallelismo che si può cogliere.

Oltre a questo, nei tuoi brani emerge anche un certo senso di libertà.
Penso che sia fondamentale, per una vita che non maledici, permettersi di fare quello che è giusto per te stesso o per te stessa, anche nella musica è quello che faccio. Non faccio cose che non mi va di fare, non mi frega niente di quello che va di moda o non va di moda, oppure di strizzare l'occhio, faccio semplicemente quello che mi piace fare, lavorativamente parlando e poi nella vita privata, sennò mi ammazzerei.
Questo si traduce in uno sfogo che mi sembra arrivi dritto in chi ti ascolta.
È sicuramente qualcosa che si sente. L'ho sperimentato anche durante i miei concerti: quando vedo la gente che canta squarciagola le canzoni e trova in quello che scrivo un momento di sfogo è il mio personalissimo successo. E poi mi aiutano a ricordare i testi.
Ti capita?
Mi è capitato. Di una c'è proprio il video e niente, il pubblico pensava che fosse una gag, ma invece non mi ricordavo proprio il testo. Un'altra volta stavo cantando Sì, signorina e mi è uscito "E si vede il doppio se mi tocco la fessa". Lì proprio mi si è sgretolata una parte del cervello. L'ultima volta, a Firenze, c'era una bambina nelle prime file mi ha fatto da gobbo inconsapevole: io guardavo sempre lei, perché i bambini sanno perfettamente proprio i testi sanno benissimo.

E tu coi bambini ci hai anche lavorato, giusto?
Insegnavo musica ai bambini ad Aprilia. Ricordo che c'era un piccolo allievo che veniva sempre con la maglietta di Nirvana, quindi grande mamma e papà. Erano tutti molto svegli, una volta una ragazzina mi fa: "Ma tu campi di questo?". Non mi ha mai fatto nessuno questa domanda, mi aveva fatta una bambina di 3-4 anni. La cosa bella dei bambini è che quando sono piccoli e vedono qualcuno che è super appassionato vivono quell'esperienza come qualcosa di immersivo, sono delle spugne.
In Posologia canti "t’immagini al MI AMI che gran figura fai se mandi tutti affanculo". Visto che ora sei in lineup, lo farai davvero?
Lì ho fatto proprio come cavallo di Troia e poi mi hanno invitato. Tutto il testo è un po' una prescrizione medica, quel passaggio lì era semplicemente un gioco, anche perché tutto quello che scrivo poi è frutto delle conversazioni che faccio con il mio miglior amico, che poi è anche il mio produttore e il mio batterista: in un momento storico in cui ci si sbraccia un po' per farsi notare e con tanti contesti in cui basta mettersi "il cazzo di fuori" o fare qualcosa di finto alternativo che allora parte l'applauso, allora io ho pensato: "immagina se poi vai là e fai così...".
Cosa ti aspetti dal festival, come te la vivi?
Io penso sempre che finché non mi chiedono soldi va tutto bene, in questi casi sono pure io che li chiedo, quindi me la vivo con serenità (ride, ndr). Tutte le occasioni dove posso comunque suonare mi mettono serenità, perché è una cosa che voglio talmente tanto e che talmente faccio con passione che cerco di non rovinarmela con l'ansia.
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L'articolo A MI AMI Mille non vi manderà davvero a fanculo (forse) di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2026-04-16 11:59:00

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