Nel migliore dei Casi Umani

Ico Gattai e la sua banda sono un piccolo culto in Toscana, tanto che possono dire di essere gli ultimi al mondo ad aver suonato coi Pere Ubu e di avere Appino come produttore. Lo dimostra anche "Gruppo spalla", disco di uno schizofrenico punk che ben riassume la loro condizione esistenziale

Ico e i Casi Umani - foto Studio Arcipelago
Ico e i Casi Umani - foto Studio Arcipelago
05/11/2026 - 12:18 Scritto da Vittorio Comand

C'è un uomo sulla cinquantina a petto nudo che sta abbaiando come un ossesso. Questa è la prima immagine che mi viene in mente se penso a Ico e i Casi Umani, band pisana che nell'underground toscano conoscono parecchio bene. Tutto questo succedeva nel 2023, a MI AMI, quando il gruppo si esibiva in uno dei set più divertenti che io ricordi di quell'edizione (il brano in questione, se vo la state chiedendo, era Prendo un cane). Non che sorprenda, visto il sound di un punk allucinogeno che riescono a mettere insieme quando si riuniscono, tanto in studio quanto ancora di più dal vivo.

I Casi Umani hanno certa regolarità nelle pubblicazioni: un disco all'incirca ogni 3-4 anni. Il più recente è uscito a giugno e si chiama Gruppo spalla, che è un po' la condizione esistenziale in cui loro stessi si rivedono. Lo sono spesso e volentieri quando si esibiscono, ma in quell'idea di underdog che sale sul palco davanti a un pubblico che è lì tendenzialmente per sentire altro si nasconde proprio un modo di stare al mondo, un certo non-allineamento e smarrimento nei confronti dello status quo.

Non c'è nessuna seriosità di sorta però in Gruppo spalla, anzi: 16 tracce concentrate in una quarantina di minuti, tutto registrato in presa diretta, per restituire l'energia caotica e la vita vissuta che si nasconde nei testi (prendete brani come Puzzone, Gommapane o Damiano per farvi un'idea). Quella roba che prende un po' la cazzonaggine cialtrona di gruppi come i Dictators, ma allo stesso tempo con una vena di nervosa tensione più vicina nelle intenzioni al post punk dei Gang of Four. Ne abbiamo parlato direttamente con loro.

Ico e i Casi Umani a MI AMI 2023 - foto di Starfooker
Ico e i Casi Umani a MI AMI 2023 - foto di Starfooker

Quand'è la prima volta che Ico incontra i Casi Umani (e viceversa)?

Era una notte buia e tempestosa del settembre 2014, quando ridendo e scherzando, senza nemmeno conoscersi troppo bene, Ico e Davide danno vita a Fiasco Uno, dieci canzoni per un totale di quindici minuti. Il brodo primordiale dei Casi Umani. Chitarra distorta e voce, ma non solo: in qualche balordo innesto percussivo si scorgono i bagliori collettivi di quelli che saranno i Casi Umani, che già dal 2017 sono sempre quelli: Davide, Ico, Tommi e Jacopo. 

Cosa vi rende in particolari dei casi umani, a vostro dire?

Direi che siamo casi umani come tutti gli altri umani, forse solo un po' più spudorati. Noi crediamo che essere casi umani non sia obbligatoriamente una cosa negativa, piuttosto il caso umano da evitare è quello che usa 'caso umano' come insulto e lo fa in continuazione.

Nella scena toscana siete ben noti. C'è qualche artista recente della zona che vi piace in particolare?

In particolare ci piace molto Alessandro Fiori. E Serena Altavilla.

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Con Appino che rapporto avete? Da quanto vi conoscete?

Ico: Conosco Andrea da trent'anni, dai primi vagiti degli Zen quando ancora erano solo Zen, senza Circus. (Evitiamo il pippone sul Centro Sociale Macchia Nera.....) Pensiamo che fra di noi e Appino ci sia un rapporto tipo fratellanza massonica.

Se guardiamo alla vostra musica, si trovano dei riferimenti ai CCCP - Dittatore si chiude con "prenditi gioco di me!", che sembra una variazione a Curami - quanto alla stile demenziale degli Skiantos: cosa preferite degli uni e degli altri?

Dei CCCP apprezziamo la pesantezza, degli Skiantos la leggerezza. Ma un po' anche l'esatto contrario perché in certi giorni i pesanti sono gli Skiantos e i leggeri i CCCP, e a volte sono ironici i CCCP e mistici gli Skiantos. Sono mondi lontanissimi, ma c'è un passaggio segreto che li collega in cinque minuti.

Quali sono i pregi e difetti dell'essere un gruppo spalla?

I pregi sono che la colpa del vuoto in sala non è mai del Gruppo Spalla e che comunque difficilmente qualcuno sa chi sei e quindi anche se suoni male puoi passare abbastanza inosservato. I difetti sono che a volte suoni troppo presto e la gente deve ancora arrivare. L'episodio più significativo come gruppo spalla è stato aprire ai Pere Ubu, il caso volle che quello fosse il loro ultimissimo concerto. David Thomas (frontman della band, che sarebbe poi morto nel 2025, ndr) ci chiese dove trovare dei modellini dei treni, quelli da collezione.

Foto di Studio Arcipelago
Foto di Studio Arcipelago

Nella vita, invece, cosa vuol dire essere un gruppo spalla?

Vuol dire non perdere mai la gentilezza e volare basso, ma non troppo in basso che altrimenti poi si sbatte negli alberi.

In questo disco siete ancora più punk del solito. Vi capita ancora di mettere "un plettro nel culo" per scrivere una canzone d'amore, come cantavate in Uva fragolina?

L'ultimo disco è più punk del solito perché essendo registrato in diretta assomiglia più a come suoniamo dal vivo. Un plettro nel culo ormai è un po' poco, ci vuole qualcosa di più.

Chi è Damiano?

Damiano è il santo patrono dei pusher di tutto il mondo. Oppure il tuo vicino di casa che dà le testate nel muro quando ascolti musica con volume troppo alto. Oppure una guida spirituale fallita che cerca reperti metallici nel bosco. Damiano è quello a cui non rivolgeresti mai il minimo saluto ma a cui sei costretto a chiedere aiuto vista la gravità della situazione.

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In generale, quanto vissuto c'è nella vostra musica?

In generale c'è molto vissuto. È una cosa che ormai va da sé. Gommapane, Puzzone e altre canzoni sono autobiografiche almeno al 92%.... 

Ico mi ricorda un po' un Henry Rollins meno incazzato e più imprevedibile. Se lo doveste incontrare, un giorno, cosa gli direste? E lui cosa vi direbbe, secondo voi?

Gli diremmo: "Hey Henry smettila di aggiungere dischi alla tua collezione che poi ti crolla il pavimento!". E lui ci guarderebbe malissimo senza dire niente.

Avete una data al Cage di Livorno nei prossimi giorni, giocando più o meno in casa (salvo campanilismi): che live porterete?

Portiamo un live basato sull'ultimo disco, un live nudo e crudo, perché quello siamo. Poi ovviamente qualche canzone più vecchia che qualcuno vuol sentire e cantare. Sembriamo ostici ma siamo anche parecchio concilianti, quasi arrendevoli.

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L'articolo Nel migliore dei Casi Umani di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2026-11-05 12:18:00

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