Luca Nesti - Milano, 01-11-2005 Intervista

29/11/2005 di

Dovrei perdere questa brutta abitudine. Dovrei smetterla di ascoltare i dischi nuovi a tutto volume in macchina! Il suono mi avvolge, le parole mi entrano dentro più profonde e taglienti, le emozioni si amplificano e non hanno spazio per poter uscire, quindi ristagnano lì, nell'abitacolo. Mica posso tirar giù il finestrino, chè poi mi danno del terùn, qui in centro a Milano.

Ecco. Non avrei mai dovuto ascoltare il disco di Luca Nesti in macchina, perchè mi sono "bombardato". "Sei proprio un grullo" - mi dice Luca quando glielo racconto. “Ma che te frega de il centro di Milano, te tu potevi tirà giù’i finestrini e fallo sentì anche all'altri!”. La sua toscanità, in una frase e in un sorriso, viene tutta fuori di colpo.

“Ho Cambiato Idea” è il suo secondo episodio discografico, che fa seguito a tantissime fortunate canzoni per la Oxa, per Mina, per Tozzi e Masini, alle colonne sonore di “Mediterraneo” e “Ragazzi Fuori”, a molte collaborazioni ed ad un album precedente intitolato “L'Artigiano”.



Ti senti un po' un artigiano della musica?
Si, in qualche modo si. Mi piace pensare che l'arte sia una cosa più alta di una canzone. Mi piace utilizzare gli strumenti acustici e elettronici in maniera anomala. Se per artigiano della musica si intende forgiare, modellare con la creatività e la tecnica un suono, un testo e una melodia in una sorta di bottega (studio) senza allinearsi, omologarsi a quello che il mercato indica si, sono un artigiano… e preferisco ancora la bistecca dei contadini piuttosto che quella dell'Ikea.

Per rimanere un attimo sul passato, come ci si sente a vincere un Oscar giovanissimi?
Troppo giovane e di fuori per capire: mi sono solo sentito bene! Onestamente i meriti di quell'Oscar sono principalmente di Bigazzi e del film.

E' molto interessante questa tua idea di mettersi sempre in gioco. Questa voglia di “cambiare idea”, di non voler essere un “uomo migliore ma piuttosto un vigliacco”, può essere considerato un punto di arrivo o un punto di partenza?
Oggi, dopo rincorse affannate per essere migliore (non ho capito di chi e di che cosa), è un punto di partenza. Un grande ha detto: “è importante valutare il presente in base al futuro piuttosto che al passato”. Preferisco essere un vigliacco ma essere me stesso piuttosto che fingere di essere migliore e logorarmi dentro… viste poi le “persone perbene” che girano!

In questo nuovo lavoro i suoni sono molto diretti: rock viscerale, newfunk, r’n’b e canzone d'autore. Ascoltare questo disco è come andare dal fornaio alle 6 del mattino, quando trovi il pane caldo. Qual è il segreto?
Stare svegli tutta la notte per aspettare l'apertura del fornaio. Scherzi a parte, avevo voglia di fare un disco senza un progetto definito, che spesso porta il flusso della musicalità a passare da un imbuto. Così ci siamo chiusi in un vecchio teatro abbandonato, i 4 dell'ave-ninchi (la mia band), e ho cercato di catturare in modo istintivo tutte le sonorità e le parole che passavano da quel posto senza farmi domande di dove sarebbe stato collocato questo lavoro. Tutto in diretta senza che il computer diventasse il vero creativo della musica, come spesso succede. Ho scritto prima quello che volevo dire e poi con la band abbiamo fatto la colonna sonora ai concetti, così abbiamo potuto creare canzoni in libertà senza schemi o strutture definite.

Bukowsky è un mio mito di gioventù, come mai questa intro dedicata a lui?
Anche il mio... Quando ho sentito i provini finiti ho pensato che gli “Alieni” di Buk fosse il filo conduttore migliore per spiegare l'album.

Su che cosa hai cambiato idea?
Su tante cose: la musica, la politica, la tv, le donne... anche se lo faccio ciclicamente e magari l'ho cambiata un'altra volta.

In questo disco si parla molto di donne, in maniera tenera, critica, viscerale...
La donna è il pianeta più bello che conosco, quello in cui vorrei abitare, ma in quanto donne e in quanto pianeti di un'altra galassia mi fanno stare bene e incazzare nella distanza di tre nano secondi.

”Il Conduttore” è un pezzo molto forte, che però non si nasconde dietro ai baffi più famosi d’Italia. Qual è il tuo rapporto con la tv?
Secondo me, se sai cercare, esiste anche la tv buona. Mi fanno incazzare gli imbonitori del pensiero e non ho un grande rapporto con la tv di successo: cambio le batterie al telecomando ogni settimana a causa del continuo zapping, e ne guardo poca.

Nella “Lettera Dalla Fine Del Mondo” anche una citazione di Fossati. A chi ti ispiri, e dove ci porterà questo mondo?
Esiste un mondo diverso per ognuno di noi, purtroppo, per ogni ceto sociale, per ogni conto in banca, per ogni popolo, e non so dove ci porterà. Ma di istinto ti dico che non mi piace mica tanto.

Hai disegnato un quadro molto reale del politico perfetto, la gente pensi possa darti ragione o vede nei politici ancora un'ancora di salvezza?
Non lo so, questo è quello che vedo io, ma vorrei che fossero un ancora di salvezza, anzi una sponda sicura!

Vista la tua attività anche di organizzatore di eventi molto importanti nella nostra penisola tipo Moon-tale e Una casa per Rino, cosa ne pensi della scena musicale italiana indipendente oggi?
Guarda, non lo so. Le indipendenti in teoria avrebbero dovuto dare spazio alla musica che non rientrava nel concetto ultra commerciale, o scoprire i talenti che le major non cercavano più. Dopo anni ti dico che il criterio di valutazione della qualità mi lascia perplesso. Escono troppi dischi, le band si pagano registrazioni e stampa senza essere poi seguiti e ci sono molte indipendenti nate per sfruttare l’entusiasmo dei nuovi creativi. Insomma chi ha i soldi fa i dischi, mentre le sale prova sono ancora occupate da buona musica che non trova via d’uscita.

Per anni, dopo continui filtri da parte di tutte le istituzioni, abbiamo scritto canzoni su modelli o su indicazioni dei direttori delle play list, mettendo in un cassetto creatività, passione, sperimentazione e cercando di omologarsi al sistema diffusione. Credo che questo sia uno dei mali della musica italiana.

A 40 anni ho capito che la cosa che amo di più è fare musica; il rock è una filosofia e non c’entrano niente le chitarre distorte.

MoonTale è un festival unico, realizzato da tutti ragazzi vicino al mondo della musica, da musicisti, studenti di comunicazione o marketing e spettacolo. Io ci metto le idee e l’esperienza loro ci mettono l’anima.

“Congiunzioni” è il nuovo singolo estratto da “Ho Cambiato Idea”. A quali congiunzioni ti riferisci?
A tutte quelle che si incrociano dopo una vita di rotte parallele e equidistanti.

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