Hangin' On A Thread (HOAT) - Milano, 04-03-2000 Intervista

04/06/2000 di Franci

SPECIALE CRASH PROJECT SHOW CASE

Tutti gli articoli di questo speciale:

2 Chiacchere con gli organizzatori
Recensione concerti: Crash Project Show Case
Intervista H-Strychnine
Intervista Hangin'on a thread
Intervista Addiction



Rockit: Breve cronologia, quando e dove nasce la Band?

HOAT: La band nasce nel marzo del '98, dalle ceneri di una band Hard-core, si sono uniti Federico (il chitarrista) e Mirko (il precedente bassista) e abbiamo registrato in novembre il primo demo con quattro pezzi. In pochissimo tempo la Freak-out si è interessata al nostro lavoro e abbiamo registrato altri cinque pezzi ad Ancona, subito dopo è uscito il CD "draining the swampy lands". Naturalmente, dopo ci siamo concentrati sul live suonando ovunque, tra le date c'è stato anche un tour in Polonia. Siamo tutti della provincia di Modena.

Rockit: Quali sono le radici e le influenze?

HOAT: Fondamentalmente dalla musica hard-core con stampo melodico, dall' emo e tutti i risvolti dell'hard-core. Ci interessa molto anche ciò che riguarda il post hard-core e gruppi come Quicksand, Deftons, Tool, Helmet, Orange 9mm, Limp bizkit, . C'è anche una componente elettronica che ci affascina notevolmente, comunque tutti lasciano il segno sul lavoro del gruppo.

Rockit: di italiani?

HOAT: Naturalmente i Linea 77, sono stati coloro che hanno fatto si che il progetto HOAT crescesse. Eravamo indecisi sul nostro futuro un anno fa, e i Linea ci hanno dato la forza e il coraggio di continuare, così come l'amicizia e il rapporto con Pietro ci ha fatto credere in quello che stavamo facendo.

Rockit: Il vostro rapporto con Crash?

HOAT: Con Crash stiamo da dio, non è una vera agenzia e Pietro prima di tutto è un amico. Pietro crea delle cose incredibili come questo show-case o il fireball che sta prendendo piede di anno in anno.

Rockit: La vostra musica e la rete?

HOAT: Siamo navigatori, programmatori, e l'argomento ci interessa molto. E' un grosso modo per farsi conoscere per chi ha pochi soldi, penso a Vitaminic , redazioni e fanze sul web. Secondo noi è un mezzo democratico, per le realtà indipendenti è fondamentale per cercare, mantenere i rapporti con l'esterno, queste infatti solitamente sono penalizzate dalla scarsità economica e la rete aiuta la circolazione delle piccole realtà. Insomma se ti sbatti riesci a farti vedere.

Rockit: Progetti futuri?

HOAT: Stiamo cercando la nostra dimensione e siamo ben lontani dal trovarla. L'innovazione portata da Simone al basso ha portato grandi cambiamenti, siamo più dinamici e rocciosi e siamo estremamente contenti di questo. Ultimamente è entrato a far parte della band un Dj e abbiamo inserito campioni, Insomma molte novità. I pezzi nuovi sono sempre in cantiere, uno di questi (toccando le palle) farà parte di una compilation americana. Una cosa importante è trovare una buona etichetta perché abbiamo capito non facciamo musica "tanto per fare".

Rockit: L'esperienza più emozionante degli HOAT?

HOAT: C'è da dire che noi siamo sempre scontenti, critici, perfezionisti e molto esigenti. A volte scendendo dal palco siamo anche scazzati . Comunque sicuramente una data che abbiamo fatto in Polonia, ci siamo trovati davanti a migliaia di persone urlanti e appassionate (pensamo avessero sbagliato posto, gruppo) e poi naturalmente la data di Bologna con lo show-case.

Commenti

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