Assalti Frontali - MIlano, 10-07-2008 Intervista

25/08/2008 di

(Gli Assalti Frontali - Foto da internet)

Il 20 giugno è uscito per Il Manifesto "Un'Intesa Perfetta", il nuovo disco degli Assalti Frontali. Il sesto album in una carriera lunga sedici anni. Militant A l'ha presentato al C.S.A Conchetta di Milano. Francesco 'Radio' Cremonese l'ha incontrato.



Il 10 luglio al Conchetta di Milano ci stavano gli Assalti Frontali in concerto per presentare il loro nuovo disco “Un’Intesa Perfetta”, e Philopat e Duka che presentavano “Roma KO”, il loro nuovo libro. Tutto assieme. Molto figo. Da andarci. E infatti. Ed era pure il caso di intervistare Militant A, la colonna portante del gruppo romano. Ché con uno così è sempre interessante farci due chiacchere. Tipo che lo ascoltavo a 13 anni quando era “Terra Di Nessuno”, e mi piaceva di fisso. Tipo che da pochi mesi ha fatto il suo primo dubplate per i patavini amici miei Bom Chilom: «Amo il reggae, credo che la spinta a iniziare a cantare sia venuta da un viaggio in Jamaica alla fine degli anni 80 con la mia banda di allora, di cui alcuni componenti sono l'attuale One Love Hi Power. Poi qualche mese fa, siamo stati a suonare al CSOA Pedro e i fratelli del Bom Chilom mi hanno chiesto il favore di rifare "Batti Il Tuo Tempo" per il loro Sound. È il primo che faccio, ed è venuto molto bello mi sembra, sono contento per loro e per me, è stato divertente e naturalmente tutto gratis, cosa che non fa nessuno. È stato un regalo per quella gente combattiva del nord est. In realtà i miei grandissimi fratelli del One Love Hi Power me lo avevano chiesto tanto tempo fa, ma io non credevo di essere in grado di farne uno all'altezza del loro sound campione del mondo. Se ne farò un altro sarà per loro».

Tipo che volevo conoscerlo. «L’amore è per tutti quelli che l’hanno cominciato e di cui nessuno si ricorda il nome. E i grandi, di tutto il mondo. Grand Master Flash, Krs One, Chuck D, Afrika Bambaata, Biz Marzie… e per tutti i ragazzi degli anni 80 che facevano il rap come mezzo di espressione e comunicazione, e che possono dire "Io c'ero" e che per larghissima parte non hanno affatto beneficiato del grande boom di questo genere musicale. C'è un libro in uscita da parte di un bravissimo scrittore italiano, U.Net, con un cd in allegato a cui abbiamo contribuito anche noi, sulle origini del rap lo consiglio a tutti. All'inizio il rap era una novità, e come tale la sua potenza molto più estesa. Chi poteva immaginare dove sarebbe arrivato il rap? Non dico in termini di vendita, ma di volume di fuoco. Oggi sappiamo che la scena è un po’ fichetta e che qualcuno ogni tanto sfonda in classifica. Eppure il rap va avanti e si rinnova. Oggi vedo dei bravi talenti ma molto confusi». Lo chiamo e organizziamo l’incontro per l’intervista.

Al Conchetta arrivo all’ora di cena e tutti stanno mangiando in una mega tavolata in cortile. Io temporeggio facendo su, lottando con le zanzare, i veri predatori di Milano. Chissà se anche a Roma sono così aggressive. La mia ragazza sta tornando dalla capitale in questi momenti, e verrà anche lei qui. Poi le chiedo... Ciao Marco! Saluto Philopat. Si parla di DIY. E gli compro il libro. Luca-Militant A non si è ancora staccato dal telefonino per andare a mangiare. Poi lo riesco a blindare e gli ricordo dell’intervista, ma la pappa chiama quindi niente fretta, c’è tempo. Il militante più sorridente di Milano («La musica è un fuoco che ho dentro e che non mi fa smettere. Si sta sempre in bilico, ma "finché c'è la salute..." come dice un nostro nuovo pezzo che stiamo scrivendo in questi giorni…»). Prima lo stomaco, poi le parole. Giusto. Io birra.

La serata sta per cominciare, c’è già gente fuori che aspetta. Temporeggio ancora in condivisione con Bonnot, e il banchetto degli Assalti è quasi pronto. Luca anche. Entriamo dentro e si comincia. Bene. Con lui mi trovo bene. Mi mette subito a mio agio. E parto da qui, dal titolo, “Un’Intesa Perfetta”, e lui: «Questo disco, al contrario dei due precedenti, “Mi Sa Che Stanotte” e “HSL” (che uscivano fuori da un'emersione di un movimento grande in cui io cercavo di spiegare le mie situazioni, le mie posizioni, le mie idee e cercavo anche di convincere gli altri), è un disco in cui si afferma una propria identità. In un momento in cui il mondo e anche la rappresentanza politica cambia, si disgrega, io non ho paura di essere quello che sono. E incontrare gli altri che sento simili, è una cosa molto bella, fa tanto piacere. Magari sono soltanto dei momenti, ma c’è quella scintilla che io chiamo intesa perfetta».

Bello. Perché mi parla di libertà (« La libertà è poter decidere essendo bene informati. Nei fatti non vogliono farci sapere niente e decidere niente. E per farti sentire libero ti piantano i militari e le telecamere, e se provi a sapere e decidere diventi un terrorista. Penso alle comunità resistenti della Val di Susa che dicono la loro sull'alta velocità, penso alla città di Vicenza che dice no alla base militare, vediamo che succederà quando i nodi arriveranno al pettine che tutto appiana»), di persone mobilitate in tutta Europa, e degli Assalti Frontali che possono contare su un sostegno trasversale, in tutta Italia. È un’immagine molto viva. Una rete a cui appoggiarsi, una comunità, dei compagni, un movimento, o almeno così sembra: «Si certo, alla fine per noi Milano è questa (Nda, il Conchetta), è questi posti qua. Non è la Milano della moda, degli aperitivi, dei manager. Milano sono i centri sociali. Ma anche Roma è quella dei luoghi che viviamo. Insomma, sono tutti quei puntini che tracciano una mappa, che poi è la nostra mappa della libertà, che poi sta in tutta Europa e si mobilita. Non è vero che siamo da soli, anzi, siamo tantissimi, magari delle volte un po’ anestetizzati sotto alcuni aspetti, ma comunque molto potenti. Io penso che le generazioni che si susseguono crescano con le occasioni che hanno di crescere. Con le occasioni di lotta che hanno. La generazione degli anni 80 ha fatto i centri sociali, quella degli anni 90 ha pure sviluppato degli stili industriali, quella dell’inizio del 2000 è stata il movimento dei movimenti…».

Silenzio e riflessione. E poi spontaneamente… e adesso? «E adesso non lo so, stiamo vedendo… Ci dobbiamo confrontare con questa nuova situazione. In parlamento non c’è più la sinistra; a Roma il sindaco Alemanno è fascista, dopo 15 anni di giunta di sinistra; c’è un grande ritorno del razzismo… cioè ci sono delle nuove cose importanti con cui confrontarsi, e magari sono cose che ci fanno pure crescere». Aperture ai nazi. «Far credere ai nostri concittadini che la causa dei loro problemi sia dovuta ai diversi e sporchi Rom, per esempio, e schedarli, non è forse presa dai manuali di manipolazione di massa dei tempi del nazismo?». Storie brutte. «A Roma anche se non fai religione alla scuola materna è un problema, ti isolano a 4 anni, capisci?». Storie d’altri tempi. «Non mi interessa cercare il consenso a tutti i costi in questo momento. Credo ci sia una zona enorme di vuoto tra la politica ufficiale e le forme dell'autoorganizzazione sociale (i modi in cui si muovono e incontrano le persone nella città). Noi stiamo con le nostre posizioni radicali e le mediazioni con gli assassini non ci interessano. Prendi la questione delle droghe leggere, non c'è quasi più nessuno in parlamento che si azzarda a dire di liberalizzarle eppure nella realtà la stragrande maggioranza dei ragazzi (e anche dei parlamentari) ne fa uso. C'è chi è morto in questa guerra assurda, Aldo Bianzino è stato ucciso in galera per 30 piantine d'erba, per colpa dell'attuale legge, di un magistrato zelante e di guardie fasciste. E chi ha detto qualcosa?». Sbirri...

E la bandiera dei pirati sulla copertina del disco? «Ci piaceva riportare in auge questo simbolo. È il simbolo dei pirati, e i pirati non stavano sotto a nessuno. Erano liberi. È un simbolo di libertà da ogni potere. E poi erano comunità molto democratiche, dividevano tutto tra loro. Le gerarchie c’erano solo durante gli gli attacchi. Il pirata con maggiore esperienza comandava in battaglia, finita la quale si tornava tutti pari e si divideva il bottino in parti uguali…». Assalti frontali a questo tempo di spazi negati, perché «Il saccheggio degli spazi pubblici da parte del capitale è la vera violenza. È impressionante come l'amministrazione pubblica sia stata presa ostaggio da queste bande di predatori che fanno interessi privati. Distruggono tutto quello che è di tutti, la scuola per prima cosa, la possibilità di curarsi, l'ossigeno stesso e ne fanno una loro occasione di guadagno. Altro che pirati, questi sono sciacalli». E questo è un mondo pieno di «prepotenti che cercano di ostacolarti in ogni modo, con violenza». La definizione di Mafia più universale che abbia mai sentito. Si. Non fa una piega. «La mafia non è mica più quella del siciliano con lo scaccia pensieri e la lupara... La mafia è il business, gli affari, il mercato, quasi tutti sono piegati. È un modo per indicare la prepotenza spietata e criminale degli interessi economici»
E per sfuggire alla morsa, in questo momento storico, nella musica, nelle arti, nei mestieri, la poesia si è rifugiata dans la banlieu («ho ascoltato da poco il disco di Marracash, e mi è piaciuto»): «In un mondo invaso dalla superficialità, nelle periferie si riesce ancora a instaurare un contatto umano, e ogni uomo è una poesia». Ogni uomo è poesia. «Tutte le lotte sono importanti. Non esiste la battaglia finale e risolutiva. Non esisterà mai. Ogni volta che ci battono da qualche parte, torniamo da un'altra zona e ogni volta che vinciamo dobbiamo stare attenti a non imborghesirci». Tutte le lotte sono importanti. Ecco. Il senso sembra essere questo. Poi basta, l’intervista termina, saluti e a presto. Ché lui deve prepararsi per il live. E io baciare Viola.

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