Afterhours - Milano, 16-09-2008 Intervista

29/10/2008 di

Seconda parte - qui la prima - di una chiacchierata pienissima con Manuel Agnelli. La discussione vira sull'industria musicale e su un argomento scottante come la fine del "Tora! Tora!" e, in successione, Rockit e il MI AMI. Manuel si toglie qualche sassolino che vi riportiamo fedelmente…



Qualche anno fa, ripensando alle vicissitudini discografiche legate alla pubblicazione di "Hai paura del buio?", vi consideravate in qualche modo fortunati nell'esser finiti in Mescal piuttosto che in una qualsiasi major; oggi, invece, è una major che pubblica i vostri dischi. Cosa è cambiato nel frattempo, oltre ai "rapporti di forza" da mettere sul tavolo?
Sì, all'epoca era Black-Out... siamo stati fortunati nella sfortuna. Ma non è che io sia così "cattolico" da dovermi imporre la sofferenza per il raggiungimento di un risultato.

Però alla fine avete avuto ragione...
Abbiamo potuto crescer facendo quello che volevamo e allo stesso tempo prendere coscienza di quello che volevamo per costruirci un punto di vista dato dall'esperienza. Che è una cosa che possono vantare in pochi perché un progetto che non cresce di solito muore dopo un po'. Oppure ci sono dei progetti che crescono così in fretta che poi si bruciano. Sicuramente quella generazione lì è stata bruciata dall'interessamento che è sempre molto...

...finalizzato al business...
Eh sì, le multinazionali sono delle aziende che devono fatturare, non c'è nient'altro dietro; non ci sono dei mecenati piuttosto che gente culturalmente aperta. C'è ogni tanto qualche manager più intelligente o qualche manager meno intelligente.

Quindi quello che avevi detto all'epoca in qualche modo si è ribaltato adesso...
Si è ribaltato, decisamente. Abbiamo firmato un contratto major con il coltello dalla parte del manico. Cercati da loro e non perché c'era una moda o un filone da seguire, ma perché siamo un gruppo che si è costruito qualcosa e siamo diventati interessanti. La possibilità di poter scegliere in giro è la possibilità di poter non firmare. Alla fine ci avevamo anche pensato che potevamo fare questo disco da soli, ma è vero anche che la Universal ci offriva dal punto di vista strutturale dei grandissimi vantaggi. Dall'altra parte fare un disco noi da soli in Italia avrebbe comportato un grosso risultato, ma all'esterno invece sarebbe stato preso come una resa del gruppo nei confronti del fatto che nessuno li vuole...

Classico discorso: se lo fanno gli stranieri...
...sono dei fichi, se lo fanno gli italiani sono degli sfigati! Ma siccome viviamo qua e siamo circondati da un ambiente - non lo dico per snobberia, bensì per per super-snobberia - da un ambiente che fa schifo a tutti i livelli (professionale, come atmosfera, etc.) abbiamo pensato che il flagello l'avevamo già tirato spesso sulla schiena. Volevamo prendere una via anche logica, non per forza una via coraggiosa.

La discussione sull'ambiente mi fa pensare che quindi non hai più avuto la voglia (o cosa ti è mancato?) per organizzare eventi simili al Tora! Tora!. Pensi non sia più compito tuo?
Guarda... dovresti dirmelo tu che scrivi per un sito che in un modo o nell'altro è unico in questo momento perché fornisce dei servizi abbastanza unici ed é una fotografia non indifferente di quella che è una parte della realtà musicale in Italia; però è anche un sito che a livello di linguaggio, a livello estetico, ha trasmesso dei segnali che sono completamente in antitesi con quelli del "Tora! Tora!" e con quelli che noi volevamo estrapolare dalla nostra generazione, dal nostro periodo. Per cui non so se semplicemente surfando sul fatto che la gente sia così... quello che rappresentate voi lo rappresentate passivamente. Così la gente pensa che sia questa la fotografia di quello che siamo oppure se contribuendo anche voi a sviluppare un certo tipo di linguaggio... Certo è che non è una bella atmosfera. Poi se vuoi in altre occasioni ne parleremo nel dettaglio.

Comunque non é tanto un discorso sul sito in sé, perché un sito del genere negli anni 80 ce lo sognavamo se ci fosse stato internet: non c'era nessunun giornale che facesse un servizio così ampio e così completo per i gruppi, che mettesse a disposizione lo spazio per i gruppi italiani, per chi facesse musica in Italia a livello informativo, di catalogazione, di punto di riferimento per quelle che sono le recensioni, le critiche, i concerti... quindi è una cosa molto importante e anche con una discreta diffusione ormai, no? Allo stesso tempo a livello di linguaggio credo di non essermi mai trovato di fronte a un'atmosfera così volgare e così qualunquista come negli ultimi anni. Purtroppo Rockit un po' rappresenta questo tipo di linguaggio ed è un peccato perché in realtà come struttura è unica. Ripeto: l'avessimo avuta noi una struttura così negli anni 80 sicuramente sarebbe stato più facile fare tantissime cose. Però anche se le invidie sono sempre esistite e la frustrazione c'è sempre stata, trovo che lo spirito di migliorare sia peggiorato di gran lunga.

Nello specifico, il tuo discorso é legato all'organizzazione dei festival che realizziamo noi, tipo una line-up costruita in un modo piuttosto che in un altro...
No, è più un discorso estetico, perché io credo che molti dei gruppi che fate suonare sono degli ottimi gruppi. Non è un discorso di musicisti, è un discorso di analisi, di come vengono analizzate le cose, in sostanza un discorso di linguaggio. Per me l'indie-rock è una definizione grottesca e ridicola, è un movimento ridicolo. L'indie-rock mi ricorda i paninari e i dark degli anni 80. Per me l'indie-rock è assolutamente questo! Persone che si vestono in un certo modo, che seguono un decalogo dal quale non possono uscire, sennò sono degli sfigati come i paninari e i dark degli anni 80 - che noi pigliavamo per il culo già a 17 anni. Non siamo usciti da quel binario, bensì siamo in quel binario, di un ambiente molto fighetto - non per niente nato a Milano e cresciuto quasi esclusivamente a Milano. Già esteticamente quindi non sono in sintonia, ma è il linguaggio, il tipo di analisi su certe cose che non mi convincono...

Probabilmente il passaggio della "I" (da "indie" a "importante") nell'acronimo del MIAMI non é stato colto?
Ci sono due correnti, mi pare di notare, che il vostro sito, uno dei più importanti, rappresenta bene. C'è la corrente più pragmatica, quella di coloro che fanno e parlano di certe cose con passione - ed è per così dire serena, nei propri atteggiamenti. E poi c'è la corrente di quelli che vorrebbero essere ma non sono - che sono tanti! - e che per me hanno un atteggiamento molto meno sereno rispetto alle cose e si comportano di conseguenza. Se poi posso "mettere i puntini sulle i", oltre ad essere tanti, appena si apre la porticina del sistema che criticano se lo pigliano e se lo portano a casa. Io mi ricordo, ad esempio, le critiche all'epoca del "Tora! Tora!" - visto che siamo partiti da lì - appena sono arrivati due sponsor che ci davano quattro lattine e due tendoni siamo stati messi in croce e poi su Rockit a un certo punto sono comparsi banner di tutti i tipi con sponsor di tutti i tipi. Non c'è niente di male nello sponsor, l'ho fatto prima io… però capisci che se tu critichi una persona perché è coerente fino a un certo punto e ti sembra che quel tipo di coerenza non ti rispetti ma poi tu vai oltre, comunque fa un po' strano. Non puoi dire tutto e il contrario di tutto nel giro di sei mesi… lo puoi fare nel giro di quarant'anni perché è lecito cambiare nel giro di cosi tanti anni, ma nel giro di sei mesi è un po' strano, quasi schizofrenico.

Per non parlare poi di vostri membri che in seguito sono andati a rappresentare altre cose in televisioni e in multinazionali della comunicazione… ma non c'è niente di male in questo. Il male è cagare sulla testa di chi lo fa prima di te e poi quando si apre la porticina lo fai pure tu. Tutto è criticabile e tutto è accettabile… però se tu critichi la coerenza come prima cosa e poi sei tu il primo a non essere per niente coerente…
Comunque internet ti porta già ad avere un linguaggio molto sintetico, perché è un mezzo molto sintetico, molto veloce e ha un vantaggio in questo. Però poi ti porta nell'iperbole di dover dire in modo molto ficcante una cosa con poche parole, per cui tutti usano il punto esclamativo e le maiuscole. Questo porta a alimentare un tipo di analisi che è grottesca, dove alla fine vai a dire "questo fa cagare" oppure "questo è eccezionale". Devo dire che nel sito c'è tanto spazio, alcune cose vengono trattate bene - non trattate bene perché le recensioni sono buone, ma perché c'è una certa analisi nel trattarle anche quando le recensioni sono negative - mentre altre no. E la discussione è allo stesso livello. Chiaro che più la cosa diventa grande più è difficile gestirla… e adesso sono cazzi vostri! Quindi vi renderete anche voi conto di questo.

Per tornare al "Tora! Tora!" c'è stato proprio un cambio generazionale che è andato nella direzione opposta rispetto ai messaggi che cercavamo di lanciare noi; quindi, oltre ad avere dei problemi organizzativi molto grandi - perché a me sembra che ancora adesso la nostra generazione, professionalmente parlando, non ha avuto un ricambio - oggi non vedo strutture e persone che fanno mediamente dai 2.000 ai 5.000 paganti. Lo scopo del "Tora! Tora!" era proprio questo però: rappresentare il circuito italiano al di fuori, non fare un festival autoreferenziale. Ce n'erano tantissimi bellissimi, migliori del "Tora! Tora!", ma non dovevamo farlo noi. Noi volevamo rappresentare all'esterno e quindi avere un minimo di numeri… altrimenti non conti un cazzo! Io mi sono reso conto che quando abbiamo fatto 40 mila presenze a Fossacesia (CH) mi sono detto: "Adesso ci siamo! Questo festival possiamo usarlo per rappresentarci all'estero, sta succedendo qualcosa di sufficientemente interessante". Invece, andando in giro all'estero, mi sono reso conto che là i festival fanno 200 mila persone e quindi... però il "Tora! Tora!" era un festival tutto italiano, mentre un festival di artisti solo belgi e fare 40 mila persone io ancora non l'ho visto - anche perché loro sono 50 mila in tutto il Belgio.

Non potevamo organizzare la stessa cosa, con headliner i Modena City Ramblers che cantavano "Bella ciao", i Subsonica che dicevano "Su 'ste mani", io che roteavo il microfono... - mettici pure me, altrimenti parlo di tutti ma di me no - insomma non potevamo rifare l'ennesima edizione facendo i burattini, i pupazzi di noi stessi: c'eravamo già autocelebrati e nello stesso tempo quando il 70% del pubblico sia a Catania che a Milano faceva di tutto per non pagare il biglietto, allora mi sono reso conto che il nostro messaggio non stava andando da nessuna parte. Per cui il "Tora! Tora!" è stato la celebrazione della nostra generazione e siamo stati fortunatissimi ad avere l'opportunità di celebrarla in modo così piccolo se vuoi.

Più di qualcuno se lo ricorda ancora però…
Direi di sì… però non è stato niente di più. Non è andato oltre, è stato un tentativo, una briciolina, però non è andato oltre. Devo dire che io al MI AMI non ci sono stato - e non mi piace parlare di cose che non ho visto - ma mi sembra molto diverso, profondamente diverso, a partire dal discorso estetico: lì si parla di indie-rock, al "Tora! Tora!" no! Non facevamo un discorso estetico così preciso, era piuttosto un discorso attitudinale. E sinceramente anche se la base mi sembra molto buona - é comunque il festival dell'amore eccetera - è divertente come cosa, è bella come idea ma rimane comunque circoscritto a un numero di persone. Quindi molto più di genere, di settore se vogliamo…

Quindi il livello artistico pensì sia profondamente legato a quell'immaginario?
Sì… e anche a livello di gente che viene a vedervi probabilmente ha meno potenziale - spero di no per voi, perché di festival più ce ne è meglio è! - di uscire dal circuito e rappresentare la musica italiana come era nell'idea del "Tora! Tora!", perché l'Italia non è tutta così giustamente…

- Fine seconda parte -

Commenti (53)

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  • Sandro Giorello 14/11/2008 ore 10:48 @sandro

    La recensione di Giusy Ferreri era appunto la presentazione di un debutto di un'artista qualsiasi, era volutamente anonima e fredda. Chiamalo snobismo, ma è proprio nello stile in cui è stata scritta che riponevo il mio modo di sminuirla. Se leggi questa e quella dei Clever Square trovarai qualche somiglianza. E ovviamente la cosa del movimento, e peccato che nessuno l'abbia capito, era ironica. Non penso ci sia un pregio ad appartenere ad una cosa così, il messaggio era: all'estero sono riusciti a creare questa "scena" con Amy Winehouse e Duffy (e ripeto, se sentite l'ep i riferimenti di plagio verso quest'ultima ci sono tutti) e noi Italiani come al solito ci siamo messi in coda. Una recensione cattiva, da quindicenne arrabbiato, non era il mio obiettivo (anche perchè "Non ti scordar mai di me" mi è davvero piaciuta, mentre ad esempio "Novembre" non mi piace per niente, forse perchè non c'è più Ferro come co-autore, non lo so, e già che ci sono: l'ultimo disco di Tiziano mi sembra parecchio brutto, si salvano davvero pochi pezzi, ma devo ascoltarlo meglio) non è nel mio stile e non mi interessa scriverla. Mi piace dare quello che - a mio parere - sia il giusto peso alle cose. E una recensione "piatta" tenuta un giorno solo mentre in home per una settimana ci sono stati Superpartner, Dargen Damico, Blake/e/e/e e Populous mi sembra un giusto equilibrio.

    Il DIY, più che un concetto filosofico è l'ideale che sta alla base di Rockit. Se riesci a crearti da solo un tuo modo di scrivere, un tuo modello, senza per forza metterti in coda copiando gli altri sperando che un giorno ti prendano per il cartaceo di turno, se costruisci qualcosa di nuovo e di solido; capisci che sei cresciuto, e non c'è sensazione più bella ti assicuro. Senza eccedere nell'enfasi, è uno dei pochi motivi per cui siamo convinti che quello che stiamo facendo è giusto ed è giusto continuare nonostante l'aspetto economico dica il contrario (perchè se la critica di fondo è che Rockit è venduto, la realtà è sempre la stessa: una redazione che percepisce un rimborso minimo per un impegno giornaliero davvero consistente). DIY rappresenta l'indipendenza di Rockit, non avere un editore che ci paghi e ci dica cosa fare, o grossi investimenti da parte di sponsor (perchè date un'occhiata ai bannerini, e vi riponderete da soli). Se ci attaccate su una cosa per noi così importante come il DIY, è il minimo che ci incazziamo.


    Carlo fa il VJ di lavoro, segue Rockit per passione. Non vi dovrebbe interessare ma lo scrivo ugualmente: non viene nemmeno pagato per la direzione artistica del MI AMI (lavoro non da poco). Per quanto sia chiaro che in apparenza un Vj di Mtv non c'entri nulla con il mondo musicale bello, noi che lo conosciamo abbiamo diritto di sottolinerare delle letture più approfondite, ovvero che Carlo non è un'ingnorante di musica, che sa il fatto suo se deve parlare di DIY e di bellezza e - sopratutto - che se scrive un manifesto e fa un video per Rockit vuol dire che l'ha fatto nel suo tempo libero, quindi non c'entra nulla con MTV.

    Le idee si chiariscono con il tempo, MI AMI dopo MI AMI, home page dopo home page, giudicherete voi.








    (Messaggio editato da sandro il 14/11/2008 10:57:42)

  • Sandro Giorello 14/11/2008 ore 14:04 @sandro

    Nessuno vi dà degli scemi. Il senso che volevo dare alla rece è quello scritto, ma ovviamente non tutti lo leggono alla stessa maniera.

    DIY non è solo personalità, uno può avere personalità e un proprio stile anche in Mondadori. Per noi è altro, E' rimaere indipendenti, farcela da soli. Nessuno voleva tirare in ballo il DIY, anzi sono anni che i redattori più "vecchi" ritornano sulla questione quasi come se il discorso avesse una data di scadenza e sinceramente non hanno più voglia di stare a ribadire sempre le stesse cose. Come ti dicevo: ci hanno attaccato dicendo che Rockit non c'entra nulla con il DIY e allora abbiamo risposto.

    Anche i musicisti DIY che dici tu lo fanno per hobby, per quanto prendano la cosa seriamente non fraintendermi. Faranno i benzinai e anche i musicisti, carlo fa il Vj e il redattore di Rockit. E se certamente il benzinaio e il Vj non sono la stessa cosa, qui ritorna il problema che le cose vanno approfondite (noi conosciamo bene carlo e possiamo fidarci di lui, sappiamo che non è "solo" un Vj), ovvio in più ci vuole una certa elasticità mentale che fa bene a tutti.

    Ciao,
    Sandro.

  • luigi gaudio 14/11/2008 ore 15:04 @gigcs

    Bah, forse in un certo senso la delusione dei rockit viene proporzionalmente dalle sue potenzialità. Si dovrebbe partire dal capire che, chi qui dentro critica, lo fa perchè comunque...tiene a questo mezzo ed in un certo senso lo vede andare per strade che poco appartengono all'idea che se ne erano fatti. Vedo un sacco di persone vantarsi di quanto il MIAMI sia vario ma io vorrei fare un pò attenzione sull'argomento...perchè ad esempio far suonare gli OJM (per uno dei migliori gruppi attualmente in Italia, una spanna sopra a tante cagate idie) la domenica pomeriggio non vuol dire essere vari ma essere quantomeno limitati. Poi, penso anche che ognuno debba guadagnarsi da vivere e quindi il Pastore di turno su Mtv ci può anche stare...saranno anche cazzi suoi. Ma se poi lo devo sentire a "darmi lezioni" (da notare le virgolette) sul DIY...beh a me fa ridere.

  • Synesthesia 14/11/2008 ore 23:52 @synesthesia

    Io sono nuovo di RockIt e non mi sento di dare giudizi troppo affrettati. Però penso che finchè su RockIt ci siano discussioni "inutili" sulla recensione a Giusy Ferreri o non si dia spazio al Tiziano Ferro di turno, c'è la possibilità che dall'esterno venga visto come un mondo chiuso in se stesso. E se al festival Il Sorpasso qualcuno ha storto il naso vedendo suonare il bravissimo The Niro, solo perchè sta con una major, beh..allora c'è qualche cosa che non va.
    In questo concordo con Manuel Agnelli.
    E' importante e unico quello che fa RockIt verso tutta quella musica che altrimenti non troverebbe spazio in altri canali, ma penso (e questa è una personalissima opinione) si dovrebbe aver coraggio di recensire, e bene se lo merita, anche un disco di Vasco Rossi o di Gigi D'Alessio (ho preso come esempio gli estremi).
    forse questo faciliterebbe una visione più positiva degli utenti non strettamente collegati al famoso "mondo indie" (dal quale cerco di non farmi assorbire).
    beh, questa è semplicemente la mia idea.

    Riccardo

  • Faustiko Murizzi 17/11/2008 ore 11:29 @faustiko

    Ma il problema dell'appiattimento tra persona e speaker guarda che lo stai/state facendo tu/voi. A questo punto, allora, ogni attività di Rockit riflette la linea editoriale di Mtv!
    Non credo sia poi così difficile scindere i due livelli - a meno che non faccia comodo volerceli appiccicare con la saliva (operazione che in molti stanno facendo).
    Quando Carlo rappresenta (scrive per, pensa per, si sbatte per) Rockit non c'è scritto da nessuna parte che lo faccia "per conto di Mtv"...

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