Ministri - Milano, 19-02-2009 Intervista

23/02/2009 di

(Foto di Paolo Proserpio)

Giovedì scorso: gli Afterhours erano stati eliminati al festival di Sanremo ma speravano in un ripescaggio. Veltroni si era da poco dimesso da leader del PD dopo la sconfitta di Renato Soru alle regionali in Sardegna. Io e Federico Dragogna pranzavamo insieme in un ristorante indiano per parlare dell'ultimo "Tempi bui", il nuovo album dei Ministri. Una chiacchierata lunga più di un'ora, impossibile riportarla per intero. Qui la prima parte.



Quest'estate mi avevi detto che il nuovo disco avrebbe cambiato l'indie italiano. Cosa c'era da cambiare?
Secondo me l'indie italiano, nel frattempo, si è un po' rivoluzionato da solo. Non so come la vedete dal vostro osservatorio…

In realtà noi lo avevamo sottolineato già nel 2007 con il cambiamento della I del MI AMI, da indipendente a importante. Mi interessa sapere il tuo parere però…
Il mio parere… a prescindere che abbiamo ancora un Sanremo in corso con gli Afterhours in gara, sarà una cosa che farà muovere dei pesi, nel bene o nel male. In generale penso che incominci davvero a sgretolarsi l'idea… penso che ormai il pubblico si sia accorto che non c'è differenza tra major e indipendente. Sono cose, secondo me, molto vicine ad un retaggio di sinistra un po' partitico: l'idea dell'impegno, fatto alla vecchia, quindi noioso, pedante, da cineforum polacco…

Certo, sono d'accordo…
E' buffo che il giorno che gli Afterhours sono andati a Sanremo Veltroni si sia dimesso.

Addirittura…
Comunque è stato un giorno di spartiacque per tutta una serie di cose. Adesso il fondo è stato ufficialmente toccato… almeno per un certo tipo d'Italia.

Benigni ha rincarato la dose…
Benigni non vale, è come se arrivasse un personaggio del "Signore degli anelli" che… Benigni va bene a tutti, è super partes, può permettersi di dire davvero quello che vuole. E in Italia sembra che funzioni davvero così: puoi permetterti di parlare solo dopo, quando hai raggiunto una serie di meriti, il più delle volte per vie… sinistre. Voglio dire, Benigni all'inizio era un bastardo, faceva un tipo di comicità anticlericale forte. E' buffo che da noi si riesca ad arrivare ad un linguaggio all'americana, schietto, soltanto… solo per anzianità, tipo fascia del capitano. Cossiga, dopo tutto quello che ha fatto negli anni 70 e dopo aver fatto diventare l'Italia in un certo modo, ora può permettersi di parlare. La sua uscita di tre mesi fa riguardo la rivolta studentesca era incredibile: ha detto che per reprimere la manifestazione doveva scapparci il morto, possibilmente una donna con bambino. Quindi se in questo momento solo i vecchi possono parlare, per noi è meglio fare la parte dei giovani. Tipo quelli di "Ecce Bombo", basta un po' di faccia da culo e qualcosa da dire.

Però a Sanremo ci sono andati gli Afterhours che hanno quarant'anni…
A Sanremo ci sono andati anche i Subsonica, ed era ancora il periodo in cui i biglietti dei loro concerti non superavano i dodici euro. Io non sono mai stato un loro fan, ma li rispetto molto, sono sempre stati pratici

Io mi riferivo ad un'altra cosa però, al fatto che in Italia fino a quando non hai quarant'anni sei ancora considerato un bambino che gioca.
Io ho cominciato a diciannove anni facendo il giornalista musicale, venivo chiamato "supergiovane". Il mio direttore mi chiamava così o Federicchione, ma quella è un'altra storia (ride, NdA). E rimanevo "supergiovane" anche se gli anni passavano. Da un lato ero sempre quello messo nell'angolo che non poteva dire nulla, dall'altra avevo, a volte, ad esempio quando si decidevano le copertine, la possibilità di alzarmi e dire: scegliamo quello perché piace ai giovani. Nessuno poteva contraddirmi. La cosa che dici è giusta: vieni considerato un giovincello che gioca fino ai trent'anni, anche trentacinque. Ma se la maggior parte della produzione, nel senso più ampio del termine, ha comunque un fine giovanilista, perchè è il bambino che dice alla madre cosa comprare, allora, forse, fare il giovane è più utile di far finta di essere già grandi.

E questo confronto generazionale ritorna in quel Il futuro l'avete inventato voi?
E' complicato. Il futuro è una categoria, il futuro è una parola. Quanto più il significato di una parola si espande… Succede che le parole che vengono usate molto, come libertà, democrazia, pian piano iniziano a smagliarsi come i golfini che porto. Quando succede questo vale sempre la pena di chiedersi dove è andata a finire quella parola e perché viene usata così oggi. Voglio dire, c'è un movimento di mistificazione delle parole. Pensiamo alla questione dello spreco, del consumo energetico: la nostra generazione deve salvare il mondo, imparare a consumare meno, pensare ai figli. Il problema è che la tendenza finora è stata quella di assoggettare il mondo, non ha senso che una generazione dica a quella dopo: adesso consuma un po' meno. O inverti totalmente rotta, ti trasferisci nei boschi e riparti da zero, oppure… E' la questione di dove è andato tutto l'occidente da molti secoli a questa parte. E poi se questi discorsi fossero fatti in buona fede… ma in realtà non sono assolutamente in buona fede. Ad esempio, tutte le pubblicità delle radio alleate con case automobilistiche che presentano le nuove macchine che convengono all'ambiente: la macchina che conviene davvero all'ambiente è quella che non viene prodotta. Il miglior concetto a impatto zero è il concerto che non viene fatto. Non come Lifegate che fa fare ottanta concerti a impatto zero a Folco Orselli, che poi lo sappiamo benissimo che non sono tutti a impatto zero… Se vuoi essere davvero a impatto zero non farne nemmeno uno. Se Rockit un giorno fa un concerto a impatto zero vi uccido (ridiamo, NdA). Il concerto serve se ha un vero impatto su chi lo va a sentire, quello è importante. Noi, e lo notiamo più ora rispetto all'inizio, siamo convinti che i concerti possano avere un vero impatto sulla gente.

Quando si diventa moralisti? Dipende dall'età, come se la genuinità avesse una data di scadenza, o conta solo cosa si dice e il come?
Credo che inevitabilmente ci sia un moralismo fisiologico, perchè dopo un po' ti manca il contatto con il presente. E quelli che cercano di tenere troppo contatto con il presente incominciano ad essere come il papà amico, una figura un po' goffa, spesso. Tutti i grandi incominciano a diventare reazionari in qualche modo. Lo stesso Battiato, ad esempio, è una persona che sì, riesce a stare aggiornato su cosa succede nel mondo della musica, ma è molto reazionaria su alcuni fatti di costume. E se questo accade ad una persona tutto sommato saggia non lo considero un male. Mi ricordo di una chiacchierata che avevo fatto con lui, si era inalberato contro alcuni clichè dei video hip hop, come ostentare le macchine di lusso o cantare toccandosi il pacco. Sono cose di costume, quando sei giovane le assecondi anche se non le condividi del tutto. Ad esempio, ci hanno chiamato per un concerto a favore del Conchetta (storico centro sociale di Milano, sgomberato il 22 gennaio, ora nuovamente occupato, NdR), abbiamo accettato subito. Ovviamente non abbiamo chiesto soldi, né ci siamo preoccupati della situazione tecnica, non ti dico nemmeno com'era l'impianto. In sostanza è stata la prima data del tour di "Tempi bui", è stata bellissima. Ora, noi non siamo andati in piazza per il Conchetta, non conosciamo quelli del Conchetta, non ci abbiamo nemmeno mai suonato al Conchetta e non siamo d'accordo in gran parte con la sua idea di gestione e di altri centri sociali milanesi…

Perchè?
La libreria che c'è all'interno è meravigliosa, ma da un certo punto di vista il centro è una roccaforte. Secondo me c'è qualcosa sottinteso nell'occupare i centri sociali che va contro la loro stessa natura, ed è il fatto che non vengono passati di mano. E' sbagliato che un posto resti nelle mani delle stesse persone per più di vent'anni. Uno dei problemi più grandi in Italia è quello dell'anzianità, se la programmazione del Conchetta fosse in mano a dei ventitreenni sarebbe più bella e curata con metodi nuovi. Un sacco di centri sociali a Milano sono caduti per questo.

Sicuramente ci sono dei motivi pratici, trovare persone con una certa costanza ed entusiasmo. Mettici anche l'orgoglio, non è facile mollare un posto che hai cresciuto per vent'anni.
Ti dico, conosciamo un sacco di gruppi con cui organizziamo serate, e io produco alcune band. Noi, ormai, siamo diversi da "I soldi sono finiti", mi piacerebbe passare il testimone. Sarebbe importante che qualcuno adottasse quel suono e quel modo di dire le cose. Se i Ministri rimanessero quelli che urlano i pezzi sloganoni per altri vent'anni diventeremmo, con tutto rispetto, i Punkreas. Ogni periodo ha il suo messaggio, quando i gruppi ci dicono che non siamo più grezzi, mi viene da dirgli: hai ragione non lo siamo più, fai il grezzo tu.

Sono rimasto colpito da come il vostro pubblico canta, praticamente all'unisono, "La piazza". Sinceramente non avevo capito subito che era dedicata a Carlo Giuliani, siete sicuri che tutti abbiamo inteso il senso di quella canzone?
Non parla direttamente di Carlo Giuliani, quella è stata una delle interpretazioni.

Interpretazione che, però, avete rivendicato più volte.
Per certe cose "La piazza" parla di Giuliani, nel senso che io ho sentito una reale differenza nell'andare in manifestazione prima e dopo la sua morte. Inizialmente si chiamava "Le parole da non dire", in sostanza, dopo l'evento Carlo Giuliani subentrò in qualche modo la categoria della morte nelle manifestazioni ma invece che provocare la normale rabbia generò una grande paura in tutti quanti. La sinistra la reinterpretò poi con i girotondi, con lo stare più calmi in manifestazione, con il fatto che la manifestazione riuscita era quella dove non succedeva niente, in qualche modo era uno sfilare zitti. C'è stato un periodo che se in corteo cantavi "10-100-1000 Nassiriya", veniva qualcuno a zittirti e a dirti che avevi rovinato la manifestazione. Una volta chi si infiltrava per rovinare la manifestazione poi andava a spaccare le vetrine, per non parlare dei Black Block, adesso lo si fa con le parole. Bisogna un attimo fermarsi a ragionare. Certo, lo slogan "10-100-1000…" è forte, va bene, ma ci sono stati periodi dove il nostro esercito era mandato in giro a combattere e in corteo si urlava molto di peggio. Sono solo parole, i partigiani come hanno combattuto i fascisti, con gli agguati o con i telegrammi?

E credi che tutti l'abbiano intesa in questo modo?
Non mi interessa direttamente, e lo dico anche a nome degli altri del gruppo. Il rapporto tra me, Divi e Michi sui testi è meno… Non arrivo in sala prove e faccio la spiegazioncina, cerchiamo proprio di sentirli i testi… Non sono sicuramente un dittatore, anzi, è Divi spesso a decidere, dal momento che poi è lui cantarli. Se certe cose non gli entrano le tagliamo. Riguardo al pubblico, mi piace che il testo venga frainteso. Una volta che è scritto la responsabilità che arrivi o meno a chi ascolta è mia. Se passa il messaggio opposto rispetto alla mia intenzione vuol dire che ho sbagliato io a scriverlo. "La piazza" mi ha stupito… la musica ti aiuta a farti entrare in un discorso che non ha una sua chiarezza. E' più una sensazione.

A mio parere nei pezzi di "Tempi bui" è più difficile immedesimarsi. Mi sembra che abbiate tralasciato un certo tipo di introspezione che caratterizzava "I soldi…", come se voleste parlare meno a voi stessi e più alla gente, se non addirittura alla Nazione (ad esempio in "Briatore").
Mah, no. Anzi, i pezzi tirano fuori dei momenti autobiografici fortissimi. Io sento molto questa cosa: sarà perché abbiamo scelto il nome Ministri, sarà per come ci poniamo… è come se tutta la valutazione critica che viene fatta al nostro lavoro sia misurata in base alla sua potenzialità massima. Le altre band vengono recensite in base alle loro capacita del momento, noi siamo sempre affrontati in prospettiva…

Vi sentite sovraccaricati di aspettative?
Noi siamo caricati di aspettative, e non solo nelle recensioni, ma anche dalla gente, tutti ci dicono che in futuro riempiremo gli stadi. Ne sono contento, ma a volte è una cosa che ti si ritorce contro.

Non mi sembrate proprio il gruppo il cui unico interesse è quello di comporre musica chiuso in sala prove.
Non voglio dire quello… il "Bel Canto", ad esempio, è un pezzo super personale, tutto su di me: da quando mi hai chiesto, Battisti io da quell'orecchio non sento, è perché io in spiaggia mi sono sempre rifiutato di fare Battisti con la chitarra, che cosa stavi comprando quando si è richiuso il cielo parlava di una mia storia che è finita quando lei era alla Fnac. Credo che se questi pezzi fossero proposti chitarra voce e lampadina smorzata sicuramente sarebbero interpretati in maniera diversa. La frase su Briatore era uscita per scherzo da Ale, il nostro produttore. Stavamo discutendo su qualcosa, forse su Veltroni, lui ha detto: del resto alla gente piace vedere la faccia di Briatore. Per dire che per molti quella faccia rappresenta un punto d'arrivo.

Quindi i Ministri vanno presi un po' con le molle…
A me va bene anche così, perché voglio assumermi la responsabilità di quello che scrivo. E mi piacerebbe che venisse anche compreso, ma non voglio fare il discorso alla Nazione. Nei nostri pezzi non c'è una condotta, i Ministri non sono retti e coerenti. La coerenza, se c'è, può derivare dalle scelte che facciamo personalmente nella nostra vita, ma non dai testi, anzi il più delle volte i testi mettono in luce i nostri lati peggiori.

Leggi la seconda parte: si parla dell'Universal, di Vasco Brondi, degli Afterhours a Sanremo, dell'America, dei cervelli in fuga, di Tv.

Commenti (11)

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  • ZEFFJACK 27/02/2009 ore 10:03 @zeffjack

    Infatti non lo è....
    ma è pur sempre partecipare ad un meccanismo che è astutamente calcolato..non ammetterlo è scandaloso...quindi se lo fai certi discorsi cadono...come scrivere quì ora..è calcolato...per far parlare cercando si di dire cose pensate ma per far parlare..avrei potuto scrivere lo stesso intervento nell'intervista degli afterhours o in Dente, molto attuali e che catalizzano maggiormente l'attenzione...non certo in quello che ne so, di un gruppetto come Noi (oppure avrei potuto farlo), non avrei colto la stessa attenzione..mentre nei ministri scrivere sei certo che qualcuno ora ti vede..quando dei ministri non me ne importa niente..calcolato..commentare "nel momento e nel posto che va"...per far parlare...anche la stessa intervista, per dire, paradossalmente, pubblicata in un altro canale sarebbe diversa...l'attenzione su di essa sarebbe diversa...forse anche Noi siamo in questo canale, stupendo, per l'amor di chi vogliamo..perchè fa parlare, perchè ora va, magari domani chissà quanti volteranno le spalle...magari anche Noi..mi chiedo se questo è giusto, senza fare scandalo...continuare a inseguire.
    Non è una polemica...solo una riflessione ad alta voce..calcolata...prossimamente magari andro a commentare qualcosa che mi interesserà di più...magari farà parlare meno...ma mi interesserà di più.
    Michele1/4ZEFFJACK

  • Faustiko Murizzi 27/02/2009 ore 14:46 @faustiko

    Caro Michele... il punto é un altro: i Ministri fanno parlare perché nelle loro canzoni moltissima gente ci trova qualcosa! Non c'é nessun meccanismo calcolato o cos'altro...
    Poi ci sono gruppi che si ammazzano di spamming virale (anche qui dentro...) e mi sta bene, ma non é detto che automaticamente la gente inizierà a seguirli se non si ha "qualcosa da dire" alla gente... :)

  • ZEFFJACK 27/02/2009 ore 19:15 @zeffjack

    Può essere caro Faustiko..anzi, sicuramente hai ragione....nulla contro i ministri...
    succede anche il contrario...qualcuno , anzi, molti hanno qualcosa da dire eppure nessuno inizierà mai a seguirli comunque...perchè!??..Io non lo so!.ditemelo Voi.
    Grazie per lo spazio..non annoio ulteriormente.
    Buon uicènd a Tutti.
    michele:)

  • cyclorenzo 01/03/2009 ore 10:51 @cyclorenzo

    La mia esperienza mi porta a dire che, non basta che un gruppo abbia qualcosa da dire perchè la gente si metta ad ascoltarlo. Bisogna che quello che si ha da dire venga detto nel momento/periodo giusto. Allora sì che chi trasmette e chi riceve sono sulla stessa lunghezza d'onda. :)

  • ZEFFJACK 02/03/2009 ore 09:25 @zeffjack

    CIAO Cyclorenzo quello che dici penso sia giusto..ed aggiungo che è molto importante accelerare questi messaggi spingendo nei canali giusti il più possibile per farsì che i messaggi non perdano quello che Tu chiami "momento/periodo giusto"...e comunque ancora, penso che non basti dire solamente la cosa giusta al momento giusto ma dimostrare di credere in quello che proponi, tanto da riproporti, rinnovarti, metterti in discussione negli anni.Ormai, le agenzie si devono preoccupare che le serate portino gente, i locali sempre con meno soldi di non fare i "buchi" nelle serate e i gruppi di trasmettere qualcosa alla gente...ma con queste pressioni, non è facile..così che se uno si tiene un po fuori da certi meccanismi come dicevo, il rischio è di sparire...forse sparie...comunque sei Fuori e anche se avrai la cosa giusta...quel momento, non lo prenderai mai...o te lo riconosceranno negli anni...forse..ma sarai gia vecchio...come dice bugo:-)..ci vuole il giro giusto a volte...non tanto essere la rivelazione.:)
    ancora grazie per lo spazio.
    michele.

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