Subsonica - Milano, 20-04-2005 Intervista

04/06/2005 di

"Terrestre", per i Subsonica, non è semplicemente un nuovo disco. E' un nuovo mondo fatto di una nuova situazione contrattuale e nuove strutture. Ecco che ne pensano i diretti interessati.



Il nuovo album si chiama “Terrestre”: 14 tracce per più di un ora di musica in controtendenza visto che rispolvera il caro e vecchio rock che nella scena indie è stato un po accantonato. E Terrestre o extra Terrestre?
Samuel: Quest’album è più terrestre degli altri! Arrivavamo da un momento di relax desiderato e dopo un periodo in cui eravamo proiettati in un suolo lontano dalla terra. In questi due anni abbiamo fatto molte cose, ognuno per la sua strada ed ora siamo tornati sulla terra… quindi direi più terrestre che extra!

Come mai addirittura 14 tracce? Perché mancavate da molto e avevate bisogno di dire “si, ci siamo!”?
Boosta: Si. Avevamo voglia di suonare e di essere Subsonica. Abbiamo scritto veramente tanti pezzi. Quelli che sono sull’album sono una selezione.

Max: I primi tempi ti maledisci perché la cura di ogni brano prevede molto lavoro e tempo, cosa che a noi mancava.

Ho letto il vostro diario di bordo sul sito. Siete partiti in svantaggio, però poi avete recuperato
Max: Si ma a costo di turn over incredibili!

Boosta: Abbiamo fatto la staffetta!

Come mai la scelta rock di una chitarra così presente?
Max: In verità nel rincontrarci volevamo abbattere un po’ di frattura tecnologica. Abbiamo deciso di confrontarci immediatamente tutti e cinque con gli strumenti in un luogo che non fosse lo studio. Abbiamo affittato un magazzino lungo il fiume in campagna cercando un po’ di isolamento agreste e abbiamo deciso di lavorare lì. E’ stata una decisione “umana” quella di prendere in mano subito gli strumenti e suonare dopo due anni di lontananza. Inevitabilmente la chitarra viene fuori in modo più immediato; in qualche modo è lo strumento principe della sala prove. Non c’è nessuna forma di ragionamento o di scelta fatta a tavolino.

Samuel: Non mi piace definire la nostra musica rock; direi piuttosto elettrica.

Lo strumento principe è la chitarra. E forse questa sua condizione di nobiltà ad averla salvata dalle modifiche? Sul basso è finito lo scotch e sulla batteria la t- shirt... Avete brevettato altre strumentazioni col marchio Subsonica?
(Ridono, NdR)
Samuel: io ho fatto da reggi tamburo alcune volte!

BassVicio: Oltre ad usare la batteria abbiamo usato percussioni e risuonatori che hanno ampliato le possibilità dei suoni. Avendo rinunciato ad usare un grande apporto di elettronica, volevamo evitare la routine dell’utilizzo della batteria. Soprattutto nel rock la batteria è uno strumento di accompagnamento. Noi abbiamo una matrice differente, veniamo da una musica ritmica come quella degli anni ’90, e tendiamo ad eliminare subito la componente un po’ noiosa di utilizzo canonico…

Significa che il prossimo album avremo una batteria jazzata?
BassVicio: No: il jazz è la deriva a cui tendono i musicisti troppo bravi…
Boosta: …quindi non è il nostro caso.

BassVicio: Per quanto riguarda la parte ritmica la ricerca di altri tipi di tamburi e affini, le accordature particolari e le modifiche servono per staccare. Questi espedienti li abbiamo usati per alleggerire delle parti - che altrimenti erano troppo pesanti - e cadenzarle.

Max: Anche per quanto riguarda la chitarra è entrata una novità: ne ho usata una dinamica soprattutto grazie a una 12 corde. E’ inevitabile che in ogni disco vengono messi nel parco giochi dei nuovi strumenti con una modalità ludica!

Non avete paura per questo cambio di suoni?
Samuel: Io questo ‘nuovo suono”, che tutti dicono così diverso, non lo vedo così distante dalla realtà dei Subsonica. Chi avesse visto qualche concerto, in realtà, lo sentirà vicino al nostro suono più live. Ha contato molto anche la modalità della composizione e della scrittura delle canzoni: prima ci mettevamo davanti al monitor e dopo suonavamo, di conseguenza dal vivo eravamo più elettrici. Questa volta abbiamo fatto il procedimento inverso: abbiamo suonato e poi registrato; è il procedimento normale che fa ogni band. Per noi che abbiamo sempre fatto il contrario è stato un po’ ritornare ai nostri inizi di musicisti.

Io non sento tante differenze, dunque; anzi, lo vedo più ‘realistico’ di quello degli altri dischi, perché dal vivo siamo così!

Max: Mentre prima facevamo le prove per la tournee al fine di capire cosa suonare, cosa tirar fuori, adesso abbiamo già l’idea di quale sarà il suono anche live.

Come mai un testo in inglese?
Samuel: Il testo in inglese è rimasto in inglese! E’ stato scritto prima di comporre la musica; ha una sua vitalità. E’ l’unico che fin dall’inizio aveva un certo carattere e, al momento di tradurlo, ci siamo accorti che in italiano perdeva energia.

Boosta: Poi ha il pregio che ci si può mettere direttamente a confronto con un prodotto estero.

Andrete allestero?
Samuel: Prima di tutto in vacanza, poi vediamo!

Per quanto riguarda le collaborazioni cè qualcosa in vista, dopo la Ruggero, i Krisma e i Linea 77?
Samuel: Mah… più che altro ora siamo presi dalla voglia di collaborare con noi stessi; non c’è un motivo per cui non abbiamo pensato ancora ad altri. Forse era solo voglia di suonare tra noi… avevamo voglia di fare questo gruppo.

Torino. Comè la situazione musicale?
Max: C’è una bella scena.

Samuel: C’è una forte vita notturna con i suoi locali da qualche anno a questa parte, e la musica ovviamente ne trae giovamento. Credo che a Torino ci sia la più grande concentrazione di dj: solo qui ne hai due esemplari! Forse ci si sta un po’ riappropriando del proprio percorso storico elettronico.

Max: C’è un grosso ricambio. Ci sono molti gruppi che non hanno ancora pubblicato un disco. C’è lo spazio 211, che è stato anche inserito come una delle tappe del Traffic festival dello scorso anno, intorno al quale si crea un giro: informazione, fermenti di iniziative o gruppi da scoprire. Un polo dove ritrovarsi e creare è la cosa necessaria; poi ci sono anche delle piccole strutture che possono aiutare.

Credo che sia anche latteggiamento ad aiutare. Samuel coi Motel Connection ha incluso in A/R dei gruppi promuovendoli; Casasonica ne sta facendo uscire altri. Ci si dà un appoggio, non ci si ammazza come a Napoli.
Max: Quando ascoltiamo qualcosa che ci convince, siamo contenti e aiutiamo. E’ un atteggiamento che continuiamo a mantenere perché è naturale, spontaneo.

Casasonica è stata trasformata da nostro studio a nostro quartier generale; è diventata sede a tutti gli effetti, dove c’è il nostro managment e le altre attività che stiamo cercando di estendere.

Abbiamo creato questa etichetta che collabora con un gruppo di Cagliari e un di Brescia per dare un po’ di respiro nazionale a questa cosa. E’ difficile tenere rapporti con dei gruppi così lontani ma credevamo in loro.

Boosta: Esiste un principio per cui collaborando si riesce a far fronte alla carenza di strutture; c’è molto rispetto tra i gruppi, non ci sono evidenti manifestazioni di competizione, al di là delle polemiche che possono nascere e delle piccole invidie fisiologiche. Ci si muove su linee abbastanza compatte di rispetto reciproco.

Ultima domanda: lultimo pezzo di Terrestre è una ninna nanna, vi iniziate a sentire un po papà?
Samuel: Eeeeeeeeeeeeeeeeeeehhhhhhhhhhhhh… (tra limbarazzato e lo sconcertato, NdR) il nostro batterista si! E’ una libertà che abbiam voluto, come in tutto il disco del resto! Ci siamo presi molte licenze artistiche come l’assolo di batteria, quello di chitarra, quello di pianoforte, quello di basso (ride, NdR)… E’ una cosa per gioco, non è perché ci sentiamo papà…. poi c’è già Ninja che fa il papà per tutti quanti!

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