Smoke - Milano, 20-11-2008 Intervista

30/11/2008 di

È da poco uscito "Routes", il nuovo (bellissimo) album degli Smoke, super formazione reggae-funk capitanata da Sean, colonna storica dell'hip hop italiano, che ha già militato in Radical Stuff (il primo vero gruppo hip hop in Italia), Melma e Merda (con Kaos e Deda) e collaborato con Neffa, Zippo, Dining Rooms e Lagash (tra gli altri…). Può bastare? No? E allora guardatevi anche il video in esclusiva per capire il perché dall'hip hop e dal rap si può arrivare al reggae o al soul, al jazz, al blues, alla poesia. Guadagnandocene. L'intervista di Francesco 'Radio' Cremonese.



Nell'intervista di Wad, Alborosie reputava gli Smoke e i Franziska come gli unici con delle possibilità di affermarsi all'estero…
Eh, bella per Alborosie… si… ma… cacchio, è difficile partire da qua, uscire da qua, dall'Italia. Da qualsiasi punto di vista e in qualsiasi ambiente… si parte con delle barriere che sono gigantesche… Secondo me c'è un po' una diffidenza generale da parte di chi sta fuori… Adesso noi, magari, abbiamo una percezione dell'Italia come un paese ancora all'avanguardia in Europa, però la percezione da fuori è diversa. Io ho avuto la fortuna di viaggiare molto. E quando ti confronti e parli dell'Italia con altre persone non italiane… cioè si è arrivati veramente a un livello che se ne parla come parlavamo noi della Bulgaria negli anni ottanta… è un po' triste 'sta cosa… Non è facile. Si sono creati un pregiudizio, ma un po' su vari fronti, non solo sulla musica. Bhe, è anche un po' colpa del nostro Primo Ministro… perché pensano che se l'abbiamo votato…
Andare via dall'Italia è diventato per me un pensiero fisso. Io ho perso un po' fiducia nell'Italia. Non posso limitarmi a rivolgermi in Italia, ma al mondo!

Della dancehall non c'è molto nel disco vostro…
Assolutamente. Io non sono un grande amante della dancehall. Sia a livello musicale che concettuale. A livello concettuale… per quel che riguarda la musica che arriva da lì, non solo dalla Giamaica ma anche dagli Stati Uniti, soprattutto nel circuito dell'hip hop, si è un po' impoverita… si è un po' persa la radice conscious che invece sembrava fosse in crescita a un certo punto… A livello commerciale non si è affermata così forte come con i De La Soul, non c'è stata questa cosa di sviluppare… Anche l'hip hop femminile, MC Lyte, Queen Latifah, cioè, oggi non c'è nessuno che rappresenta per quella schiera…

Per cantare con gli Smoke hai fatto corsi di canto?
Ahahahah, no no, corsi no… Ho sempre cantato. Nella mia famiglia cantano tutti. Ma non ho mai studiato canto. Addirittura prima di Melma E Merda ho fatto un disco con un cantato abbastanza melodico con un mio caro amico, che era anche il bassista dei Radical Stuff, Luca 'Lagash' Saporiti… Poi con Zippo abbiamo messo su un gruppo, i Konflix, una roba soul, funk e poetry, basata su una ricerca di stili diversi. E a un certo punto mi hanno chiamato i Dining Rooms. E mi hanno chiesto se volevo cantare su una canzone del loro terzo album, "Tunnel". Io l'unica esperienza di cantato melodico l'avevo avuta con Lagash. Pur avendo sempre cantato in famiglia. E poi mi hanno chiamato gli Smoke. Dre Love, il loro ex cantante se ne era andato a disco finito, con già dei live da fare. E quindi praticamente mi sono ritrovato a imparare tutti i testi in una settimana. È stato abbastanza difficile…

E invece per questo nuovo disco ti sei messo tu a scrivere i testi?
Si. In uno dei vari live del tour del primo album, ho detto agli altri che se dovevo stare con gli Smoke, avevo la necessità di scrivere dei testi miei. E così è stato.

Avresti mai detto all'epoca dei Radical Staff che saresti finito a cantare in una band reggae?
No, no. Però la musica mi piaceva un casino. Era un modo per me di avvicinarmi di più al reggae, perché è una musica che ho sempre amato, ma che non ho mai approfondito. A Londra ho vissuto un po' la contaminazione fra ragga e hip hop…

Avete un suono roots, però molto pulito rispetto ai suoni che arrivano dalla Giamaica…
Anche il primo disco è molto pettinato. La critica più sensata che ci è stata fatta è che era troppo pettinato… Una cosa che ci ha detto sempre anche Alberto (Alborosie, NdR) è che siamo troppo pettinati! Ma non avremmo potuto far diversamente… cioè, io non sono uno degli Abyssinians, dei Gladiators, che pure stonano ogni tanto, ma va bene! Sono dei maestri! Io non mi sono mai sentito nelle condizioni di poterlo fare. Per cui qualsiasi cosa andava fatta bene, pulita.

Io non sono giamaicano, non parlo patwa, non ho una cultura reggae, non volevo cantare su dei riddim. Avevo l'esigenza di esprimermi melodicamente, quindi di iniziare io e scrivere le melodie. Partire dai testi.

Poi la storia della Giamaica, le posizioni che hanno preso i giamaicani, e come è il giamaicano oggi… insomma… è discutibile… cioè, io non posso permettermi di dire tanto, ma… cioè, l'interpretazione della storia, della Bibbia…
Nel disco ci sono delle cose ispirate alla religione, ma sono solamente delle chiavi simboliche per dire determinate cose che sono comunque universali. Io in verità sono ateo, agnostico. Non rispetto determinate dinamiche che purtroppo la religione ha portato la gente a fare…

Per cui la religione nel vostro disco è marginale come discorso spirituale? Come l'omofobia?
Si. Assolutamente si! Io mi dissocio totalmente da questo concetto, da questi valori che molti giamaicani vogliono rivendicare. Perché secondo me è anche questione di ignoranza. Molti seguono un trend e non sanno neanche che cazzo dicono… Molti pensano che fai reggae e hai i rasta, peace and love… ma assolutamente no! C'è un circuito di poser in giro... E il succo dove cazzo è? Dei valori importanti si sono smarriti…

Ma tu che valori hai?
Prendere una posizione. Cercare di capire cosa è importate, per te, cosa è rilevante per te, e cercare di fare nel tuo piccolo quello che puoi fare per pensare di poter portare un cambiamento, anche se poi magari il tuo piccolo sforzo non porterà a un cazzo… Però io a un certo punto mi son dovuto anche guardare allo specchio e domandarmi come mi comportavo eticamente su certe cose…
Io sono sudafricano, ma ho sempre vissuto in Europa, e sono convinto che il mondo sia come un corpo. Se tu ti ferisci un unghia ti logora la testa, ti fa male. Ma alla gente non importa quello che sta succedendo dall'altra parte del mondo. Ed è triste pensare che in occidente, e in Italia soprattutto, vogliono conformare le persone a un livello di benessere dato da determinate cose, ma le spese di questo benessere chi le paga? Non te lo fanno vedere. Non lo vuoi vedere. Ti da pure fastidio.

La musica è un mezzo per dare un messaggio. E se tu un messaggio non ce l'hai, automaticamente la tua musica diventa un fenomeno di intrattenimento e basta. Tant'è che secondo me il 90% della musica commerciale non dice un cazzo. Soprattutto degli artisti grossi. Che cazzo dice?

Come ti ha influenzato musicalmente suonare con gli Smoke? Che cosa hai ascoltato in questi due anni di produzione di "Routes"?
Ho scoperto tante cose che non conoscevo e che adesso mi piacciono un casino. Se a casa accendo lo stereo, 90 su 100 metto su una roba reggae! Perché, oltre ad aver fatto un'esperienza nuova e un prodotto di cui sono molto soddisfatto, la figata è che ho scoperto una cosa nuova! Come quando ho scoperto il funk, con l'influenza di Deda, che è un cultore. Ho scoperto una cosa che mi ero perso. È un percorso che ho già fatto nel soul, nel jazz. E adesso sto avendo l'opportunità di farlo anche nel reggae.

E live come siete strutturati?
Live è un casino. Manca il budget e non ci siamo potuti permettere delle coriste. Abbiamo dovuto ottimizzare il tutto. Ma sono comunque molto soddisfatto.

E il prossimo disco degli Smoke?
Sarà funk! Ahahah!

Commenti (1)

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