Shandon - Milano, 20-12-2001 Intervista

15/01/2002 di

Incontro Olly e Andrea negli uffici della V2. Il registratore decide di non funzionare. Smadonno. Dopo una vana ricerca di un microfono da attaccare allo stereo, si torna agli albori del giornalismo: biro nera e blocco di fogli bianchi. Olly inizia a parlare, Andrea pure. Sono carichissimi. Nonostante l'inconveniente la chiaccherata si fa densa e (per la vostra gioia, ma purtroppo x me che scrivo in 'presa diretta') pressochè interminabile. Ne viene fuori qualcosa del genere...



I ‘NUOVI’ SHANDON ?

> Un disco nuovo in uscita, partiamo dal titolo “Not so happy to be sad”, in che senso?
Sì, “Non così felici di essere tristi”… Il titolo è paradossale, come abbiamo sempre voluto essere nella nostra produzione. In questo nuovo disco i contenuti sono più ‘emo’, riflessivi se vogliamo, nonostante le musiche siano comunque sempre movimentate, anche ‘funny’ a volte. L’intenzione era di fare un disco potente ma segnato da una produzione più “malinconica”, diciamo così, ed è la prima volta che testi e musica rispecchiano questo nostro stato d’animo. Il paradosso sta tutto in questa ‘non rassegnazione’, nel non fermarsi nell’andare avanti. Ti spiego meglio: tutti i testi hanno questa irrequietezza di fondo, questo dire “non possiamo stare fermi”, cioè siamo nel viaggio per il viaggio, più che per la meta… e quindi non arriviamo mai a ‘un dunque’… anzi, se arrivassimo saremmo tristi, però lo siamo anche perché non arriviamo mai del tutto, capisci? E tutte queste emozioni servono per non sedersi.

> Certo non si può definire un disco ska…
Il punto è che noi ‘ska’ non lo siamo stati mai del tutto, abbiamo preso giusto qualche cosa. Noi amiamo la Musica, non i generi, era restrittivo fare una cosa soltanto e allora abbiamo fatto un po’ di tutto, rientrando nella definizione ‘ska-core’, che è tutto sommato un genere “libero”, nel senso di aperto. Siamo dei miscelatori, non vogliamo si fissino barriere ideologiche/stilistiche. Ti faccio un esempio: essere come gli Ska-P “festaioli tirando slogan” a noi non interessa, perché è tutto sommato facile essere banali, gli slogan hanno rotto il cazzo! Si può dire le cose senza per forza essere diretti come vasco rossi. Si diventa anche più poetici, introspettivi, boh…

> L’impressione che ho avuto è che da Fetish (2000) in poi abbiate deciso “Ok, da adesso si fa sul serio”. E’ vero?
Sì, forse anche da prima. Certo diventa un lavoro, la prendi più seriamente e allora ti chiedi perché fare dischi, etc… la vedi sul serio come una possibilità di lavorarci. Noi non abbiamo avuto la ‘grande botta di culo’, ci siamo arrivati per gradi, l’abbiamo conquistato. La formazione è cambiata moltissimo in questi anni, siamo rimasti in 2 dal nucleo originale dei primi Shandon. Siamo partiti 7 anni fa, trovandoci e facendo musica così… però io (Olly) ci ho creduto fin da subito per dirti nel ’95 ho fatto l’obbiettore di coscienza, al ritorno mi sono licenziato dal lavoro che facevo e mi sono dato in toto agli Shandon, facendo qualche lavoretto qui e là. A un certo punto ci siamo detti ‘bene e ora cosa e come si fa?’. Abbiamo iniziato a studiare, che non esiste una scuola per diventare musicisti, studi gli altri dischi, guardi gli stranieri e impari come si fa. Davvero. Guardi, studi e impari. Anche dagli italiani, certo. Impari a gestire e a vivere la vita del musicista. Non siamo ancora in uno stadio in cui la vivi serenamente questa cosa, hai un continuo nervosismo dentro…

> Si inizia a fare i conti con gli obblighi del suonare… Billy Corgan in un’intervista disse che a un certo punto gli Smashing si erano trovati in una sorta di catena di montaggio fatta di interviste, tournè interminabili, etc e questo è un ‘meccanismo ammazza creatività’, siete d’accordo?
Mah, guarda non puoi paragonarci agli Smashing, non siamo mica ai loro livelli… e poi io parlerei di ‘impegni del suonare’, non tanto di obblighi… Noi non abbiamo nessuno che ci rompe il cazzo, il paragone non si può fare davvero. Noi non abbiamo firmato con nessuna etichetta proprio per non essere dipendenti, per non avere stress.

> Ma come ? Ma se uscite per la V2 !
Guarda che noi siamo ancora autoprodotti! Forse è bene ribadirla questa cosa: gli Shandon sono autoprodotti, solo la licenza è V2. I videoclip per dirti ce li paghiamo noi ! Non abbiamo un soldo, guadagniamo giusto coi live e le magliette !

> Ah, mi sa che la gente questo non lo sa…
Beh, allora tu scrivilo (risate)

> Al disco nuovo quanto ci avete lavorato ? Quanto avevate voglia di lavorarci ?
Alcuni pezzi erano già pronti, li abbiamo scritti praticamente durante il tour dell’anno scorso, altri li abbiamo scritti dopo. Nel senso, abbiamo detto “adesso dobbiamo fare un disco nuovo”, ma ce lo siamo imposti noi, perché vorremmo fare un disco all’anno e relativa tournée, finché ci regge il fisico. Già perché il disco poi lo si vive solo durante la tournée…

> E’ cambiato qualcosa a livello compositivo rispetto agli inizi ? Nel senso, come funziona il meccanismo?
Partiamo dalla musica, sempre. Poi arriva il testo. A volte ne facciamo anche le 2 versioni: italiano/inglese. Il problema è che le parole italiane hanno le vocali lunghe che rompono i coglioni, in inglese il senso si può fottere ma suona bene… e poi usciamo la tecnica del ‘na na na’ conosci?

> Ehm… no…
Tu suoni e imposti la melodia canticchiando ‘na na na na’, poi ci metti le parole in italiano. Invece se inizi improvvisando in ‘finto inglese’ (e non con ‘na na na’) non te la cavi più e il pezzo sarà aggiustato e rimarrà in inglese. Bello no? Inizialmente non ce ne fregava tanto del non-senso dei nostri pezzi in inglese, adesso c’è più ricerca: ‘suono-accento-contenuto’. E più studio in generale, anche a livello tecnico, siamo molto più precisi.

> … e poi ? Come fate a scegliere i pezzi, a decidere se un pezzo è finito o no, se ‘funziona’ o no?
Vai in studio 1 giorno e fai una pre-produzione grezza di tutto il materiale che hai, registri e porti a casa. Te la ascolti 1000 volte e capisci pregi e difetti, ci studi sopra. Tante canzoni le abbiamo anche provate dal vivo, per vedere l’effetto che facevano, in Germania tipo. Che poi è anche un modo per imparare a voler bene al pezzo…

Shandon chiama Europa / Europa chiama Shandon

> Ok, visto che hai nominato la Germania, passiamo a questo argomento… Shandon alla conquista dell’Europa. Com’è andata ?
Sì abbiamo fatto 2 torunè europee, ne faremo un’altra… sai cosa? Lì ritorni mooolto coi piedi per terra. Il pubblico lo devi conquistare volta per volta. E’ una stupenda botta di umiltà. Sul palco all’estero devi confermare prima di tutto a te stesso il tuo reale valore. Vai senza soldi, quasi senza ingaggio… è più ‘adventure’, più da pepe al culo…

> Ok, ma perché si fa una cosa del genere? Perché si guarda all’Europa? Potrebbe essere che l’Italia è troppo piccola?
Quando arrivi a un certo livello in Italia, hai il nome ok… però se inizi ad atteggiarti, del tipo ‘arrivato’, fai il fenomeno in Italia per un paio d’anni al massimo e poi sei finito. Invece diventa una meta uscire dai confini! Non cerchiamo le cifre, vogliamo essere per tutti, suonare fare soldi (il giusto) e viverci. Vaffanculo alle classifiche. Piuttosto che 50mila copie in Italia, preferiamo venderne 10mila qui, 5mila in Francia, 6mila in Olanda, 3mila in Germania… Noi vogliamo il Mondo ! Davvero, ci crediamo. E poi ti rendi conto di come sia tutto troppo grande e lo fai con grinta divertendoti, il più delle volte è andata bene e ne siamo fieri. Come faccio a spiegartelo: ‘se vendi anche solo un cd in un locale in Baviera hai vinto’.

> Come vengono presi i pezzi in italiano al di là delle Alpi? Perché le band italiane raramente ‘escono’ dall’Italia ?
I pezzi in italiano sono presi benissimo all’estero, te l’assicuro. L’unica cosa è la paura che le band italiane hanno, per la lingua… bah, mica è così importante… e poi si pensa che chi va all’estero debba essere un professionista. Cazzate ! Adesso poi, con Internet, è molto più facile avere contatti etc. Se aspetti di avere successo qui per poi uscire all’estero non ce la farai mai. Mica devi per forza fare un tour come i NoFx. E’ un mettersi in discussione continuo, è figo, eviti di ammalarti di rockstarite. E poi è una cosa che all’estero fanno tutti. Tutti girano, gli unici che non lo facciamo siamo noi italiani ma si può? Ti faccio un esempio, parlando con la gente a fine concerto molti ci dicevano “siamo venuti solo perché sui manifesti c’era scritto che eravate italiani, che non si sente mai niente dall’Italia, ma c’è una scena in Italia?”. La curiosità quindi c’è, fosse anche per l’esotismo che l’essere italiani comporta.

SHANDON LIVE

> All’inizio, per un gruppo, i concerti sono pochi e sono visti quasi come una conquista, di conseguenza il massimo è garantito. Con un lunghissimo tour pianificato, invece, e dopo tutti questi anni, i concerti non ne risentono? Cosa succede quando devi suonare ma non ne hai voglia?
Più suoniamo e meglio suoniamo. Abbiamo assuefazione da palco, davvero, siamo malati! E buona parte del nostro merito sta proprio in questo non annoiarsi mai. E’ una cosa che non smette. Se ti devi sbattere non puoi annoiarti. La nostra paura più grande è stare a casa il sabato sera: ci rompiamo il cazzo non sappiamo cosa fare. Voglio citare una frase che non mi ricordo più chi l’ha detta “i gruppi si sciolgono quando smettono di girare insieme in furgone”. E’ troppo vero. Il furgone diventa un punto focale per un gruppo, e per gli Shandon ancora di più. “Se ne parla in furgone” è una delle frasi più dette. E poi il nostro furgone segna 567.000 Km….

> Beh, mica pochi…ma non li sentite sulle spalle? (risate)
Quando sei in tournée sei psicolabile. Adesso ti racconto una teoria. C’è una sindrome da tournée che ha 2 livelli. Il primo stadio è detto “Sindrome di Viareggio”: dopo un po’ che sei in tournée e si accumulano stanchezza e rincoglionimento vedi le cose e le persone che si muovono tipo carri del carnevale di Viareggio (mimando…), come pupazzi al rallentatore e a scatti, capisci? (risate) Quando i sintomi peggiorano, a fine tournée si parla di “Sindrome di Rio”, cioè immaginati la differenza tra il carnevale di Viareggio e quello di Rio… la situazione diventa insostenibile (risate)

> Avete suonato da supporter praticamente a tutti i grossi nomi venuti in tour in italia (Rancid, Vandals, Toaster, Offspring…). Che impressione fa ? Cosa resta impresso?
Ci mancano i Bad Religion ! Se dovessi suonare con i Mighty Mighty Boostones mi metteri a piangere! (risate) Comunque il fatto è che vedi il professionismo, il soundcheck dei gruppi veri, si impara tantissimo. I Toaster per dirti sono impressionanti, hanno una padronanza assoluta del palco, sono un treno in faccia, lo stesso savoir fair live ce l’hanno gli Skatalites. Altri invece ci hanno deluso: gli Offspring ad esempio, il batterista è una chiavica, i Blink idem pessimi (a parte il batterista); i Real Big Fish un disco della madonna ma poi live sono quasi cadaveri… Quando suoni con un gruppo grosso non cambia un cazzo, loro hanno venduto milioni di copie, hanno varcato tutte le porte e tu è ovvio che sei curioso… poi però, com’è giusto e normale che sia, sono persone, gentilissimi a volte (Offspring). E’ più l’atmosfera, la suggestione…

CURIOSITÀ A CHIUDERE

> Nell’ultima intervista che ho fatto ai Persiana Jones (09/10/2001) li ho trovati un po’, come dire, ‘incarogniti’ nei vostri confronti. Come mai?
Non so cosa dirti… forse l’incarognimento è perché loro sono arrivati prima e prima non c’era molto…Noi non stiamo cavalcando nessuna onda, per dirti finito il Brand New Tour di mtv siamo subito partiti per l’Europa, una mossa più anti-commerciale di così… i Persiana non si sono mai voluti vendere ma forse nessuno gliel’ha mai chiesto. Adesso ci sono più possibilità… tipo i Meganoidi non si sono fatti assolutamente problemi. Il vero problema dei Meganoidi è che quello che hanno ottenuto l’hanno ottenuto troppo velocemente, questo non va bene…

> Raccontaci di questo ‘strano connubio’ Shandon – LILA…
La faccenda è iniziata al Tora!Tora! in cui nel camerino di ogni artista c’era uno scatolone enorme di preservativi. Noi li abbiamo presi e abbiamo iniziato a lanciarli durante il concerto e poi durante il tour in Italia e Europa… poi abbiamo chiamato la LILA e abbiamo iniziato la collaborazione. Ah, vedremo se riusciamo a farci sponsorizzare da qualche casa produttrice il ‘goldone degli shandon’, il nostro sogno… (risate)… no seriamente, noi siamo sempre stati apolitici, ci siamo trovati “invulvati” in questa situazione di sensibilizzazione dei giovani e abbiamo detto ‘bello!’, perché è una cosa buona, la facciamo senza sfruttarla per fare i fighi supereroi (per dire, sei il primo intervistatore a cui diciamo questa cosa). Anche perché non si mai che i preservativi che lanciamo dal palco tornino sotto forma di groupies… (risate)… però sfatiamola questa cosa delle groupies, che mica è vera… (risate)

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