Movida - Milano, 22-05-1998 Intervista

22/05/1998 di

Al palaconcerti Aquatica abbiamo incontrato i Movida, gruppo milanese che sicuramente ha qualcosa da dire e da farci sentire! Ai nostri microfoni si alternano: Mario (batteria), Alessandro (voce), Ivan (basso), Giovanni (chitarra).



ROCKIT: anche questo album verra' tradotto in inglese e andra' sul mercato estero?

MARIO: no... abbiam deciso di lavorare sull'Italia, questo disco e' stato prodotto da Franz Di Cioccio, della PFM, il piu' grande gruppo rock italiano esportato anche all'estero, e alla luce della sua esperienza abbiamo deciso di creare una base forte in Italia, visto che siamo ancora un fenomeno locale, siamo conosciuti sopratutto in Lombardia dove abbiamo potuto suonare di piu'. Poi vediamo, una volta, che ci conoscono in Italia si potra' tradurre il disco e andare anche sul mercato estero, pero' per questo disco l'obiettivo e' l'Italia...

ROCKIT: qui alla Milanosuona ci sono molti gruppi che fanno musica sperimentale, cose elettroniche, voi siete forse gli unici che fate un genere rock aggressivo...

MARIO: si', hai detto bene, la realizzazione di "Frammenti simili", come concezione, e' stata fatta in maniera molto naturale. Abbiamo voluto esaltare le caratteristiche del gruppo quando suona in sala prove. Abbiamo cercato di riprendere gia' in partenza gli strumenti in maniera naturale, in modo da non dover usare poi filtri o parametri o chissa' cosa per ridare il suono del disco. L'unica cosa elettronica che usiamo e' un piccolo metronomo, che uso io, proprio perche' ti fai prendere dalla voglia di suonare e di strafare e parti con un tempo e poi acceleri... per certi pezzi purtroppo si perde quella che e' l'intenzione e allora per tre, quattro canzoni utilizziamo questo metronomo che e' piu' che altro un aiuto mio, perche' la gente non lo sente...

ROCKIT: poi avete un sacco di cambi di tempo... difficili anche...

MARIO: per quanto riguarda le canzoni, noi amiamo dire che facciamo rock a 360 gradi, questo vuol dire che ascoltiamo tutti i generi musicali e poi li traduciamo in quello che e' il genere, speriamo, dei Movida. Io e Ivan, ad esempio, misceliamo culture diverse, in "Prima o poi" suoniamo in clave, che e' una cosa tecnica di Afrocuban, mentre le chitarre suonano in maniera piu' europea... questa miscela di etnie fa si' che le canzoni abbiano questo timbro un po' strano, che cambia di tempo e che riflette un po' la nostra influenza... io ho il papa' argentino e sono cresciuto un po' con la cultura sudamericana, ho suonato con Jovanotti, con Grignani e ho utilizzato queste cose anche in altri dischi...

ROCKIT: Dei due album in quale vi ritrovate di piu'?

MARIO: Il primo e' il risultato di 5 anni di esperienza, siamo passati dall' heavy metal pesante che facevamo con i Royal Air Force... ai Dream Theater... ai gruppi vari e le varie influenze hanno portato a fare "contro ogni tempo" che e' un album un po' vario, con tanti cambiamenti e tante atmosfere diverse mentre invece questo ultimo, che e' "frammenti simili" e' piu' un concept eriguarda l'ultimo anno di vita del gruppo

ROCKIT: rispetto ad altri gruppi avete abbastanza esperienza, anche con altri gruppi...

IVAN: be', ormai son tanti anni che suoniamo, tutti noi suoniamo da tanto tempo, abbiamo avuto decine di esperienze, anche di gruppi di vario genere, diversi dal rock... oltre al lato tecnico in questo gruppo si riflette anche l'esperienza che ognuno di noi ha maturato in anni e anni di studio... anni e anni (sorride): 10

GIOVANNI: comunque la filosofia del gruppo e' un po' questa: e' anche bello suonare tecnicamente, pero' non e' la musica al servizio della tecnica esecutiva, ma al contrario la tecnica al servizio della musica... ha importanza il sentimento che tu riesci a trasmettere con la tua musica, la tecnica ti aiuta poi a trasmettere quello che hai da dire e che ti viene dal cuore... ma la nostra filosofia e' la tecnica al servizio della musica.

IVAN: noi cerchiamo di fare delle canzoni, se poi viene fuori anche la tecnica, ben venga! anche se sembra che suoniamo difficile, in realta' ci troviamo a nostro agio, non c'e' uno sforzo nella ricerca della tecnica...

ROCKIT: avete in programma di fare anche altri concerti acustici come da Ricordi l'anno scorso...

GIOVANNI: ci piacerebbe... domani siamo a Roma al Frontiera per un concerto normale, elettrico... del discorso acustico per ora non ti so dire, probabilmente ne faremo qualcuno. Ne abbiamo fatti diversi l'altr'anno, c'e' anche un video che va in rotazione su Odeon TV, avevamo fatto 4 pezzi in una trasmissione che ogni tanto rimettono e quando mi capita di rivederli mi piacciono molto... l'unplugged e' ancora piu' difficile perche' ci sono degli equilibri molto delicati e se non riesci a renderli bene non riesci a dare l'idea giusta.

IVAN: se volete chiedere dei testi lui e' l'artefice (indica Alessandro)...

ROCKIT: ...si'... mmh... un attimo eh, le domande ce le stiamo inventando al momento ...quindi...

IVAN: (imposta la voce) I testi che fa Alessandro da dove arrivano? Da situazioni vissute in prima persona o da fantasie e situazioni immaginarie?

ALESSANDRO: I miei testi partano da situazioni personali, ma non c'e' niente di autobiografico, ci sono delle situazione che mi piace descrivere e che mi saltano in testa... ci sono delle tematiche che ho sviluppato nel primo disco e che qui ho messo da parte e altre che ho invece approfondito... (entra uno e inizia a fare dei gesti)... quello era Salvo, il nostro fonico, il capo fonico... the sound engeneer (ride), poi c'e' Enzo...

ROCKIT: il fonico e' sempre un personaggio! tornando ai testi, parlami un po' di "Isole", m'e' piaciuto il testo...

ALESSANDRO: le "Isole" sono delle cose singole, delle cose staccate dal resto e noi siamo delle entita' singole...

ROCKIT: hai preso spunto dalla poesia inglese che dice "a man is an island..."

ALESSANDRO: no, non la conosco, mi sono riferito ad un altro testo, da "Message in a bottle" dei Police... amo molto prendere riferimenti dai testi e dalla letteratura... nell'album prima ho preso molto da Pirandello in questo piu' da Shakespere... ci sono molti riferimenti. Credo che bisognerebbe aggiungere un libretto a quello dei testi che c'e' nel cd, per farli capire... alcuni testi bisognerebbe spiegarli, perche' son venuti cosi'... ero cosi' e sono ventu cosi'... credo pero' che se uno li fa univoci e monodirezionali non da' molto... e' bello anche dare piu' chiavi di lettura e che ognuno trovi la sua...

ROCKIT: come e' la risposta del pubblico ai vostri concerti?

ALESSANDRO: io ho visto parecchio interesse, anche dove non ci hanno mai visto, stanno li' e ascoltano interessati... l'interesse c'e', ora stiamo facendo i concerti promozionali del disco e abbiamo date fissate fino a Napoli e ci pare di trovare una buona risposta.

ROCKIT: influenze musicali e gusti...

GIOVANNI: parlo per me, a me piacciono Sound Garden, Nirvana, Police, U2, Rush... anche i Prodigy. Italiani ascolto i Litfiba, il Liga... piu' che altro ascolto Police, Rush... sono anche i gusti degli altri piu' o meno... ah, e poi i grandi Led Zeppelin.

ROCKIT: in questo periodo va molto la musica elettronica, campionatori, techno... che ne pensi?

GIOVANNI: mi riallaccio al discorso di prima, la musica e' energia, e' emozione che riesci a trasmettere e che qualcuno, dall'altra parte, riesce a recepire. Se si innesca questo meccanismo, qualsiasi cosa e' giustificata. Non ha importanza come si arriva al risultato, ma e' il risultato... se riesco a trasmettere emozioni con un suono elettronico, con un campione, con uno scratch dei piatti... allora ben venga... a me piacciono molto anche i Prodigy, Junkie XL... sempre con molta energia perche' io recepisco queste cose qua... poi magari parli con un altro e ti dice "no, cazzo, io preferisco Baglioni..." ma qui sono i gusti...

ROCKIT: c'e' una domanda che vorreste farvi e che non abbiamo fatto?

GIOVANNI: potrei parlarvi un po' delle tecniche di registrazione utilizzate in questo disco, sui suoni, credo che possa essere una cosa interessante, forse un po' tecnica...

ROCKIT: ...si', io suono... (e' Camillo a parlare, ndPons)

GIOVANNI: la filosofia sonora del nostro disco e' stata curata da Max Lepore che e' il padrone dello studio di registrazione, nonche' produttore artistico e poi tramite Andrea Bariselli che il nostro manager attuale siamo entrati in contatto con Franz di Cioccio, lo storico batterista della PFM al quale e' piaciuto il nostro disco e c'ha prodotto il disco per l'etichetta Fermenti Vivi (www.fermentivivi.it)che fa parte della RTI. Fra qualche giorno entrera' in rotazione il video di "Frammenti" su MTV, il primo singolo... speriamo di una lunga serie (ride). Per quanto riguarda le tecniche di registrazione, diciamo che il banco NIV (chiedo scusa, ma non so se si scrive cosi'! ndPons) di cui e' dotato lo studio di registrazione e' uno dei banchi analogici piu' belli al mondo, ha una fedelta' di riproduzione del suono pazzesca. Abbiamo cerato di mantenere tutto vero, tutto vivo. Abbiamo ripreso le chitarre col microfono senza aggiungere nulla, abbiamo utilizzato amplificatori d'epoca, il Vox C30 (spero di aver trascritto giusto, controllero', ndPons), chitarre Gibson Deluxe, Telecaster, tutti strumenti che hanno una certa storia alle spalle e che danno un sound molto riconoscibile. Per ogni parte di chitarra, di basso, di batteria andavamo a cercare il suono giusto, magari impiegandoci anche due o tre ore prima di poter registrare una parte, per trovare il suono giusto! Il risultato a noi soddisfa molto, abbiamo fatto due mesi e mezzo di lavoro di regisatrazione e con il talento di Max Lepore e i mezzi di cui dispone abbiamo sicuramente fatto un buon lavoro. Quando lo senti ti accorgi che e' tutto naturale, non c'e' niente di artefatto, non c'e' niente di digitale, non ci sono campioni... e' tutto suonato, tutto vero e ripreso col microfono, magari anche andando a cercare il suono d'epoca.

ROCKIT: ok... chiudiamo qui.

GIOVANNI: un saluto allora ai lettori di ROCKIT, la nostra fanzine bimestrale! evvai!

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