Baustelle - MIlano, 25-03-2010 Intervista

28/03/2010 di

(Le foto sono di Gianluca Moro )



I "Mistici dell'Occidente", così si intitola il nuovo disco dei Baustelle. Ci siamo accorti che per alcune coincidenze, ritardi, svagatezze nostre, Rockit è parecchio che non fa 2 chiacchere con Bianconi&soci (l'ultima, bella, intervista è di Renzo, del 2006). E' il tempo di rimediare? Secondo il normale buonsenso e i calendari ufficiali che scandiscono i rapporti discografia/media assolutamente sì, noi ci andiamo più cauti.
L'appuntamento è fissato per le 11.30, negli uffici all'11° piano della casa discografica. Sono in perfetto orario, parcheggio e chiudo la Vespa, e salgo.
Consegno la carta d'identità alla receptionist manco fossi al check in all'aeroporto, subisco 15 minuti di videoclip che più di merda non si può, trasmessi a volume da tortura dai video sparsi un pò ovunque nel mediocre salottino d'attesa e, esattamente 2 minuti prima di averne abbastanza e andarmene, vengo fatto salire per l'intervista, nella "sala riunioni" con tavolone ovale in stile Onu (mioddio perchè nel 2010 bisogna sorbirsi ancora tutto questo?).
Francesco, Rachele e Claudio, ovvero i 3 Baustelle ufficiali (a cui si aggiungono turnisti vari per i live) fumano una sigaretta sulla terrazza. Sono tranquilli ed eleganti. Di vista ci si conosce, ci si è incrociati parecchie volte, a Milano. Quindi non c'è nemmeno chissà quale "effetto sorpresa" o altro. Chiarisco subito che il nuovo disco l'ho ascoltato 1 volta sola, qualche giorno fa, in quegli stessi uffici, guardando dall'alto una Milano inzuppata di pioggia e pensando a tutt'altro. E' un'intervista che si può fare un po' così, lo sappiamo tutti, con molto "mestiere" da una parte e dell'altra. "Un'intervista fuori tempo e fuori luogo", sottolineo. Avremmo dovuta farla al bancone di 'Peppuccio', bar tabacchi crocevia di PortaTicinese-ho-la-febbre-ma-ti-porto-fuori-a-bere, in quell'inverno assurdo del 2005. E invece arriva adesso. Negli uffici asettici di una Major e poi è Primavera e siamo nel 2010, che a voler trovare un aggettivo non ci riesco e nemmeno voglio o mi interessa (certo quante cose che si imparano, vivendo). Ne esce un lungo quasi-monologo di un Francesco Bianconi rilassato e ben disposto, tono della voce dolce e pacato, molte parole e spunti interessanti. Rachele e Claudio ascoltano attenti e intervengono il minimissimo indispensabile. Tutto molto lucido e distaccato, tutto molto formale e professionale, come in fondo, forse, è giusto che sia. D'altronde "La guerra è finita" 5 anni fa. Abbiamo già detto "Amen". E adesso è tempo di "Mistici dell'Occidente"...

UN DISCO OGNI 18 MESI, MA I DISCHI SONO FINITI
ovvero: perchè un disco "subito", quando ancora nella testa delle gente girava "Amen" ?


Claudio: Bisogna chiedere alla Warner... ogni 18 mesi da contratto devi consegnare il master finito

Francesco: Sì, sono questioni che c'è un contratto che devi rispettare... io personalmente farei un disco al mese, anche se non ce n'è bisogno e anche se viviamo in un'epoca che alla fine tutta questa attenzione ai "dischi", nel senso ai "dischi" dell'era chiamiamola "vecchia", quella dell'album, bisogna più o meno mettersi nell'ottica di pensiero che è un'era che sta finendo. Non so poi quanto la gente sia disposta ad ascoltarsi un album dall'inizio alla fine, non so poi quanto la gente sia disposta a fare fatica a scartare un cd e a infilarlo nel lettore e mettersi là e sentirlo come un romanzo, sta finendo, forse tornerà un epoca più simile agli anni 50 e ai 45 giri...

Rachele: Vero, questo disco è stato fatto uscire anche in vinile per dirti... che poi il vinile sta tornando...

Francesco: Il vinile... sì, paradossalmente... ma c'è della tristezza e della malinconia anche là... perchè la musica sta prendendo questa biforcazione tra "musica che non ha prezzo", nel senso che non vale niente, e quindi tutto il formato digitale che lo puoi pagare 0 o 0,1 o 1 euro e che puoi piratare e copiare, che nella cultura odierna è una cosa che equivale al gratis... Poi dall'altra parte, per gli "anziani", c'è un ritorno del packaging delle confezioni di lusso, del gigantesco cofanetto col pelo, con la copertina di pelle, il doppio vinile, gli extra, in questa concezione ci infilo pure i concerti... che sì, tutto questo discorso "finiscono i dischi ma torna il live, gran figata", anche lì andrei cauto... torna il live ma... torna il live per gli "anziani"... per gente che va due volte all'anno ai concerti ed è disposta a spendere 150 euro per un concerto... quindi non mi piace tantissimo questo momento di passaggio tra Era Vecchia e Nuova, forse con il definitivo passaggio all'Era Nuova sapremo tutti quali sono le regole e ci regoleremo di conseguenza e forse ci potremo anche divertire, adesso è una situazione ibrida abbastanza folle... Quindi, basta che si mettano d'accordo, a noi va bene... però è paradossale perchè ancora tutta la "macchina", tutta l'industria, vive, è tarata, su quello (i dischi). Il mondo sta cambiando... ma siccome è tarata su quello e siccome noi abbiamo firmato un contratto (che prevede 3 dischi + 1, NdR)... insomma se bisogna "giocare a fare i dischi" anche se nessuno più li ascolta noi "giochiamo a fare i dischi" e lo facciamo con tutto l'entusiasmo e la creatività possibili... quindi abbiamo fatto anche questa volta un album... un album "strano", se vuoi, già dalla scaletta, comincia con un pezzo dove la voce arriva dopo 1 minuto, un pezzo lento, con una coda strumentale, come se fosse l'ultimo disco della storia dell'Era del disco così come la conosciamo...


I BAUSTELLE, QUESTI VECCHI PRETENZIOSI...
ovvero 1: se dico che questo è un disco "pretenzioso" voi come la prendete, ha valenza negativa o postiva o cosa?
ovvero 2: come sono invecchiati i Baustelle...


Francesco: Sì, "pretenzioso" mi piace pensarlo in maniera positiva, meglio avere pretese che non averle ed andare in folle... che già è un Mondo in folle, dove si fanno troppe cose secondo le regole, secondo quelle uniche regole che questo tipo di organizzazione della società impone, preferisco essere pretenzioso e fare un disco non convenzionale o non allineato che fare un disco che rispetta le regole degli zombie, quindi pretenzioso lo prendo sicuramente come un complimento. Ora penso che, a parte il presente che viviamo, credo che bisognerebbe sempre avere la tendenza ad essere "pretenziosi" che per me significa osare, divertirsi, sperimentare, cercare formule nuove...

Claudio: Se no ci si annoia...

Francesco: Si, se no è tutto troppo banale e piatto... Riguardo all'invecchiare invece... beh invecchiare può essere anche bello, non ci trovo niente di male, io amo musica fatta anche dai vecchi e quindi invecchiare è normale, è umano, bisogna invecchiare bene per dirti una banalità... invecchiare ma continuare ad avere delle pretese, per esempio. Quindi i dischi fatti da vecchi pretenziosi mi piacciono, i dischi fatti da vecchi rincoglioniti no. Rincoglioniti nel senso dell'andare sul sicuro, del ripetere le formule...

Fiz: Quanto mestiere c'è per voi nel fare un disco, e soprattutto adesso, con questo che è il 5° disco

Francesco: C'è un po' di mestiere, sì, ma non è necessariamente un male, è una cosa utile, nel senso che impari certi trucchetti, impari cose tecniche riferite ai macchinari di registrazione, agli studi, impari a prenderti più responsabilità nel processo produttivo, un po' di mestiere invecchiando è naturale...

Fiz: Impari a farne una professione immagino, no?

Francesco: Diventa anche una professione, certo. Io sono warholiano in questo senso... penso che il concetto di "lavoro" sia importante, c'è una professione e una professionalità dietro ogni forma di arte ed è giusto che ci sia, sempre, un germe di etica del lavoro, soprattutto in forme artistiche o creative che sono inserite in un contesto di riproduzione di massa e di mercato. Quindi sì, secondo me bisogna "fare" delle cose, non addormentarsi mai, e noi da questo punto di vista credo siamo abbastanza... "bravi".

I BAUSTELLE, COSI' SINCERI (E COSI' PROVINCIALI)
ovvero 1: i riferimenti, le citazioni che ricorrono, l'immaginario, quanto siete debitori e quanto invece è imprescindibile, quanto non si può uscire cioè da questo "flusso culturale" in cui viviamo ?
ovvero 2: quanto sono provinciali i Baustelle?


Francesco: Il citare, il citazionismo... è molto difficile non citare nel Pop dalla fine degli anni '60 in poi, è un discorso complesso... tu avresti potuto accusare benissimo anche i Led Zeppelin di essere citazionisti di cose fatte negli anni '60. Secondo me da un punto di vista della rottura dei codici dopo gli anni '60 nel Pop si è, per usare una brutta parola, "riciclato"... e il riciclaggio può essere fatto bene, può essere creativo di nuovo, a suo modo... e non siamo soltanto noi a farlo, questo ci tengo a dirlo. Poi il citazionismo nei testi dei Baustelle è diventato un po' cifra stilistica, soprattutto nei primi dischi, questo ultimo disco in realtà dal punto di vista dei testi è molto meno citazionista e molto meno fighetto, avevo voglia di scrollarmi di dosso questa cosa, queste interpretazioni. Sì in questo disco, i testi sono forse i testi più sinceri che ho mai scritto con i Baustelle.



E poi certo che sono "provinciali", i Baustelle! Perchè abbiamo vissuto una vita da provinciali in un posto addirittura di campagna. (Rachele e Claudio precisano "ancora viviamo in provincia" NdA)... ed è un bene, perchè venire da lì ti da, meglio, ti "può dare" gli anticorpi, soprattutto se fai dei mestieri dove devi "raccontare". Gli scrittori che vengono dalla provincia sono spesso molto cattivi e analitici, sono molto lucidi, sono propensi alla critica, soprattutto quelli che poi vanno a vivere in città e sono chiamati a raccontare il mondo. Da questo punto di vista quindi sono fiero di essere un provinciale e anzi rincaro la dose, sono proprio provinciale di campagna, nel senso mi piace avere un'origine contadina, mi piace pensare che nelle cose che scrivo c'è questa attitudine contadina al non lasciarmi fregare dall'apparenza... cioè se ti incontro e mi fai un numero mirabolante con le tue acrobazie e ti vesti di un vestito scintillante, da contadino sono propenso a non crederti al primo colpo, e tutto questo nei mestieri che hanno a che fare con lo scrivere è un vantaggio.

SULLA TERRA (LA GUERRA) UNO SPAGHETTI WESTERN PRIVATO
ovvero: i richiami al west palesi in almeno 3 canzoni dal punto di vista musicale e d'immaginario, oltre che nella copertina. Perchè?


Francesco: Il richiamo al film di Clint Eastwood ("Gli Spietati", 1992, NdR) c'entra e non c'entra, davvero. Piuttosto sì, questo "aspetto western" come lo chiami tu, è una cosa molto progettata a tavolino, volevamo che, a partire da un punto di vista sonoro, questo disco avesse come un mondo di riferimento anni '60... mi immaginavo qualcosa di "sferragliante, folk beat e spaghetti western", non so perchè mi veniva in mente l'Armata Brancaleone, poi forse pensando ai mistici dell'occidente, e quindi questo mondo anni '60 un po' naif italiano e quindi tutti questi elementi, le chitarre jingle jangle, le colonne sonore degli spaghetti western, se vuoi dei "mondi sonori" di un periodo abbastanza glorioso per il Paese in cui viviamo, perchè insomma coincideva col boom, coincideva con un periodo in cui un cinema italiano che imitava il modello americano ne ha praticamente preso il posto ed è diventato un riferimento da imitare a sua volta... nel senso che dopo Sergio Leone sono stati i western americani a copiarci, negli anni '70... Quindi mi piaceva che per un disco che aveva molte canzoni con questo tema un po' della "Resistenza" (e stringe il pugno, NdA) in un Occidente in declino, il "mondo sonoro" di riferimento prendesse spunto da questi mondi musicali ci cui bisogna assolutamente andare fieri: cose italiane originali belle, fatte in un periodo di Speranza.

Fiz: E il misticismo?

Francesco: Non è così distante, perchè tutto l'immaginario "spaghetti western" è anche tematicamente vicino all'idea di molte canzoni, all'idea del misticismo, che è un misticismo non letterale, è una specie di metafora del mistico, in molte canzoni esce fuori quest'idea un po' laica dell'essere mistici. Il mistico dell'occidente è uno che dice "tutto questo mondo che ci propongono forse non è la Verità Assoluta, forse non è l'Unico Mondo Possibile", senza poi arrivare alla conclusione teologica e quindi a Dio, perchè il mistico vero parte a priori dalla constatazione che "cenere sei e cenere ritornerai e l'unica verità è Dio ed è lui che dà l'estasi e la felicità". Tutto questo può essere letto anche in maniera più laica: nel tempo in cui viviamo basta solo la prima parte del ragionamento mistico, ovvero non credo ai prezzi in vetrina di questo mondo, forse c'è qualcos'altro. E tutto questo lo trovo un concetto rivoluzionario e coraggioso, soltanto prendere coscienza di questo, soltanto, fra virgolette, "disprezzare la realtà" in questo senso lo trovo un atto di coraggio e questo atto di coraggio si sposa bene con l'immaginario "Rivoluzione Messicana" di certi western all'italiana di fine anni '60, diciamo quelli "Giù la testa", quelli che gli studenti del '68 andavano a vedere di nascosto al cineclub... perchè anche in questi prodotti della cultura popolare c'erano comunque delle idee, degli stimoli alla reazione allo stato delle cose, quindi, scusa la complessità del discorso, ma diciamo erano contingui l'idea del misticismo così come l'ho spiegata all'idea del reagire in qualche modo... quindi gli spaghetti western, quindi anche solo dal punto di vista stilistico-sonoro, mi sembrava avesse un senso.

SUI MAESTRI E LA MONO-MINESTRA
ovvero: c'è bisogno di Maestri? Chi sono i Maestri dei Baustelle e i Baustelle possono essere i Maestri per qualcuno?


Francesco: Mah, secondo me "Maestri" è una parola grossa, più che altro c'è bisogno di offerta diversificata, soprattutto in ambito culturale nel periodo in cui viviamo, e poi uno decide se farli diventare Maestri oppure no. I Maestri nascono in epoche storiche in cui l'offerta culturale è diversificata, un Maestro è molto difficile che nasca in una dittatura, e non voglio dire che questa che viviamo sia una dittatura nel senso letterario del termine, ma è una monocultura, e in una monocultura che Maestri vuoi che la gente vada a trovare... nella monocultura non trovi ne Maestro né una Maestra, ma trovi una minestra, se vuoi l'assonanza, una minestra che poi è sempre la solita. Poi questa minestra che ci fanno mangiare è una minestra molto buona e saporita che la mangi e dici "ah, che buona la voglio sempre, tutti i giorni" e poi magari scopri è fatta col dado... in questo senso, dovrebbero esserci più minestre... dovrebbe esserci il risotto, la pastasciutta, lo sfornato di carciofi... Questo perchè le culture e le società che funzionano sono quelle in cui tu puoi scegliere e invece guarda che cosa siamo diventati... insomma, già in "Amen" c'era tutto questo discorso... la situazione non è cambiata, anzi forse è pure peggiorata. Per esempio, l'offerta televisiva non è che sia diversificata, no, anzi, ha influenzato anche la musica, guarda come e quanto la musica ormai coincida sempre di più con la televisione, l'idea della musica è "una cosa gratis, digitale" e tu ragazzino che vuoi fare musica cresci con l'unica idea possibile che è quella "io se voglio fare musica devo andare in tv e cantare le cover di Baglioni o Loredana Bertè", se poi a questo aggiungi che i club medi-piccoli chiudono, che le etichette indipendenti chiudono e non ce n'è più nemmeno una nemmeno a pagarla e quelle che ci sono se vuoi farti il disco te lo paghi da solo, che le major grosse hanno i loro problemi... tutto questo provoca la "mono-minestra", che non dovrebbe essere così... almeno io non mi ci trovo in questo mondo, preferisco la multiofferta e poi là impari a trovare anche i Maestri... contando che già è molto difficile trovarne... anche Bianciardi, per esempio, ormai è morto e sepolto, sì certo ha scritto continua ad essere pubblicato è stato anche riscoperto quindi può diventare un maestro come possono esserlo Pasolini o Sandro Penna o Cormac McCarthy. Più che altro ci sono persone che ammiri, anche nel presente, per la coerenza, ce ne sono, certo, anche se poi è difficile che abbiano una voce... che ne so, per essere banali, Nanni Moretti è uno da elogiare da questo punto di vista, è uno che se ci pensi ha fatto il suo percorso da indipendente, continua ad essere indipendente e vince premi, è riconosciuto in tutto il mondo, come una cosa bella italiana, con delle sue pecularità... però ce ne dovrebbero essere tanti di Nanni Moretti, in quel senso.

Fiz: E in questa direzione, i Baustelle che firmano per una major "servono" a contrastare la mono-minestra? Aprono la strada per qualcuno? Hanno "un peso" per farlo? Vogliono? Consigliano/sconsigliano?

Francesco: Nel mio piccolo ho la coscienza pulita in questo senso, ho portato in Warner cose che mi piacevano, ho cercato degli appuntamenti, senza fare i nomi, poi se piacciono o no lì sta alla casa discografica, comunque penso sia una cosa "doverosa", che si può fare, nel senso se c'è qualcosa che mi piace cerco di farla crescere, di aiutarla in qualche modo, però sai è difficile... non è che basta che prendi uno che suona in metropolitana lo porti al tuo discografico e dici guarda questo è valido e bum. Viviamo in un mondo che sappiamo quello che è. Ti posso dire molto tranquillamente, pure con il mio discografico davanti (entrato da una decina di minuti nella stanza dell'intervista, NdA) che non so... i nostri discografici sono stati coraggiosissimi a firmare i Baustelle all'epoca e a fare uscire un disco come "La Malavita", scegliere "La guerra è finita" come singolo, che l'han scelto loro, cioè è una canzone che parla di un suicidio... dicevo, non so se ci avrebbero firmato adesso, nel senso che i tempi sono davvero cambiati molto, riallacciandoci al quadretto iniziale.

ULTIME IMPRESSIONI
ovvero 1: siete soddisfatti di questo disco, lo volevate così?
ovvero 2: quale è il vostro disco preferito di quelli fatti finora (ovviamente ultimo escluso)?


Francesco: Lo volevamo davvero così, e sono molto contento, di McCharty (ingegnere del suono, già al lavoro con i R.E.M, NdA), è un disco che dal punto di vista del suono è molto meno compresso, molto meno "italiano" più dinamico nello spazio, volevamo prenderci lo sfizio di sperimentare e ci siamo riusciti.

Rachele : E' internazionale, ne è valsa la pena!

Francesco: Il mio disco preferito dei Baustelle è "La Malavita".

Claudio: Anche il mio.

Fiz: Anche il mio.

Rachele: Io invece dico "Amen".

E così sia.

Commenti (13)

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  • Nur Al Habash 02/04/2010 ore 19:29 @nur

    Lo speravo, anzi fino all'ultimo speravo fosse la storia di un personaggio, e quella una frase ironica e paracula, ma se leggi l'intervista (perché l'hai letta, vero?) Bianconi sembra davvero parlare sul serio riguardo il "disprezzare la realtà", il coraggio e la rivoluzione. :=:=

  • federico1980 04/04/2010 ore 10:04 @federico1980

    Ho interrotto l'ascolto a metà disco, credo che ormai abbiano poco da dire

  • Antonio Troiani 04/04/2010 ore 17:19 @holzwege

    Se Bianconi fingesse e il tutto fosse finalizzato alla creazione di un personaggio sarebbe apprezzabile, soprattutto per i riscontri e l'entusiasmo raccolti, se così non fosse è veramente una tristezza d'uomo.
    p.s. per il resto, gruppo inutile...

  • Giovanni Continanza 04/04/2010 ore 22:44 @nickwire

    È questo che li fa grandi

  • seymour 06/04/2010 ore 10:51 @seymour

    " di farla crescere, di aiutarla in qualche modo, però sai è difficile... non è che basta che prendi uno che"

    è questo che li fa grandi

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