Deasonika - Milano, 26-07-2004 Intervista

06/12/2004 di



Rockit Sono passati tre anni da L’uomo del secolo. Nel frattempo avete cambiato la formazione e siete passati dall’autoproduzione all’etichetta Edel.

Max: I Deasonika hanno sempre mantenuto una strada molto costante: abbiamo sempre fatto le cose quando ci sentivamo di farle e non perché dovevamo. Quindi forse i cambiamenti si sono dilatati nel tempo e non siamo riusciti a recepirli.

Il cambiamento di line up è dovuto al fatto che c’era una persona all’interno della band che voleva fare qualcosa di diverso. Il nostro rapporto è sempre stato limpido; non ci sono mai state costrizioni. Lui ha scelto una strada diversa; così noi abbiamo trovato Walter che ha sostituito Massimo al basso. Devo dire che con il nuovo bassista s’è istaurato subito un ottimo rapporto.

L’altro cambiamento importante nella formazione, in realtà, è un’aggiunta: Marco Trentacoste prima era dietro alle quinte a fare la produzione ed ora ha deciso di far parte del gruppo a tutti gli effetti.

Rockit Cosa significa Deasonika?

Max: Oddio! E’ un nome che abbiamo trovato nel ’94 quando abbiamo iniziato a suonare insieme. Esattamente non ricordo come sia nato! Per noi il nome di “Deasonika” evoca una dea del suono.

Marco: Deasonika è un nome che raccoglie vari tipi di sonorità perché una delle prerogative della band non è quella di andare a etichettare e catalogare solo un tipo di sound. Quello che esce dalle nostre sessions è molto vario anche se ha un comune denominatore. Sembra stupido da dire però è una sensazione che ci coglie sempre: tutte le volte che facciamo qualcosa è diversa dalla precedente ma c’è sempre questo filo conduttore. Forse sono le sonorità… e allora abbiamo raffigurato attraverso il nome qualcosa che racchiudesse tutto ma non avesse un genere predefinito. Per i musicisti è importante non sentirsi legati!

Rockit Ed essere in una casa discografica non vi ha legato in nessun modo?

Max: Proprio il contrario!

Marco: No. Siamo stati fortunati: abbiamo trovato delle persone che hanno fiducia in noi. Hanno preso il gruppo praticamente a scatola chiusa, cioè in base al disco precedente e a 4/5 brani di provino. Alla Edel hanno rischiato anche abbastanza!

Max: Hanno sposato quella che è la mentalità Deasonika, ovvero: i Deasonika sono questi! Se vi piacciono bene, se non vi piacciono non c’è problema.

Marco: Siamo stati molto chiari in questo. Abbiamo specificato che il nostro modo di rapportarci alla discografia era diverso dai soliti tipi di piani italiani: noi non vogliamo sentirci costretti a sperimentare alcuni tipi di sonorità, a cambiare genere da un disco all’altro o all’interno di una stessa canzone passare da un momento psichedelico ad una forte violenza sonora.

Ci sono molte persone che ci hanno capiti, hanno creduto al nostro progetto e ci hanno appoggiato: dalla Edel alla nuova etichetta nata con noi, ovvero il nuovo marchio Volume, che ha finanziato il nostro progetto.

Rockit Il nuovo album Piccoli dettagli al buio mi sembra che manchi di quel carattere ossessivo che aveva il precedente. Ci sono tante chitarre che lo induriscono ma è meno “martellante”. E’ una cosa voluta?

Max: Voluta sicuramente no… cercata inconsciamente, forse.

Marco: …veramente questa è la prima intervista che facciamo ed il disco non è ancora uscito. Non sappiamo ancora la gente cosa ne pensa. Ci sono arrivati dei pareri positivi ma nessuno è entrato nei dettagli a spiegare i come e i perché.

C’è una differenza rispetto al primo: ci sono io che suono la chitarra e le tastiere. Forse questo ha aggiunto un carattere un po’ più rock. Walter, inoltre, ha un suono diverso rispetto all’altro bassista. Queste due componenti sicuramente fanno una differenza.

Max: Vogliamo che il nostro ascoltatore quando sente il nostro disco rimanga un po’ spiazzato dai brani. Vogliamo che ogni pezzo sia diverso dall’altro così come ogni disco deve essere differente da un altro. E’ una cosa naturale. Diversi sono i momenti storici in cui sono stati scritti ed i sentimenti cui sono stati composti o suonati.

Se sei incazzato verrà un pezzo incazzato. Se sei una band soft non devi per forza proseguire su questa strada.

La forza dei Deasonika è che siamo cinque pazzi ormai affiatati.

Marco: Alcuni pezzi de L’uomo del secolo risalgono al ‘94/‘95 come composizione e scrittura; li hanno fatti Max e Francesco. Sono passati circa 10 anni: le emozioni cambiano! Allora avevamo 20 anni ora 30!

Rockit Come mai questo sodalizio coi Delta V? In passato avete fatto loro da spalla anche se avete un pubblico differente.

Marco: Io ho suonato coi Delta V per un po’ di anni e ho collaborato con loro facendo anche mix delle loro canzoni. Era proprio il periodo in cui stavamo lavorando a L’uomo del secolo: 1998-2000. Quando loro si sono accorti della band, mi hanno detto: “Quando volete, venite a suonare di supporto a noi!” Così abbiamo fatto un set acustico riarrangiando i nostri pezzi.

Una cosa che ci accomuna molto a loro è il modo di lavorare: per entrambi non ci sono limiti. I Delta V si sperimentano molto e collaborano con persone che stilisticamente non c’entrano nulla con loro.

Max: Hanno classe. C’è un atmosfera molto signorile quando suonano. Il genere può piacere o no, per carità! A me piace!

Rockit Nella title track e in Ombra e dolore c’è il theremin. E’ uno strumento molto particolare che in pochi sono in grado di suonare. E’curioso poi trovarlo in pezzi rock. Chi ha avuto l’idea? E come mai?

Marco: Esattamente Flavio dei Delta V! Lui suona questo strumento dal vivo. C’erano due pezzi che avevano bisogno di un synth e anziché usarne uno classico abbiamo preferito il theremin.

Max: Abbiamo dato a Flavio i due pezzi dicendogli “Fa qualcosa!” convinti e sicuri che sarebbe riuscito ad arricchirli con qualcosa di bello. Come infatti è successo!

Rockit I testi di Piccoli dettagli al buio sono scritti in uno stile totalmente diverso da quelli de L’uomo del secolo! Sei passato dalla comunicazione di un disagio, dalla chiara denuncia delle contraddizioni del nostro vivere, ad una dimensione fortemente interiore, in cui le frasi vengono gettate lì e si fa fatica a capire. Non c’è una comunicazione limpida.

Max: E’ come una sequenza di fotografie: possono messe in un album seguendo una storia o possono essere gettate sul tavolo senza un ordine preciso. In questo caso sono dei flash che tu prendi e metti insieme ricostruendo gli avvenimenti.

In questi anni ci sono stati tantissimi cambiamenti, tante cose che si sono rotte e tanti punti interrogativi che sono sorti. Ho preso tutto quello che mi stava succedendo e l’ho buttato lì, attraverso frasi che poi si compongono. Sta a chi ascolta fare il lavoro.

Rockit Se porti via la mia sete resta soltanto la quiete è una di queste frasi: laconica ma intrigante!

Max: (sorridendo) Per sete intendevo la voglia di scoprire le cose, la voglia di meravigliarsi. Oggi non ci si stupisce più davanti a niente. Se a una persona togli il desiderio di conoscere cose nuove, cosa le resta?

Rockit I vostri ascolti stranieri li sappiamo (cfr. intervista di Carlo Pastore, 20/04/2002). Che gruppi italiani ascoltate e/o amate?

Marco, Max: (si guardano sbigottiti e scoppiano a ridere in modo fragoroso!)
Marco: eeeeeehm… non so. Forse per le cose che faccio io, la cultura è sempre arrivata dall’estero. Apprezzo alcune cose ma non ascolto tutti i giorni musica italiana! Credo che questo succeda perché la trovo spesso derivativa.

Max: A livello di dischi anch’io non ne ascolto molta. Credo che come percentuale siamo al 90% straniera e 10% italiana.

Prima di tutto per una mia scelta: scrivendo i testi ho paura di farmi influenzare dal modo di scrivere di altri. Preferisco chiudermi e pensare in modo autonomo.

Di gruppi che mi piacciono ce ne sono: Marlene, Afterhours e Verdena. Mi piace il modo di cantare di Cristina Donà.

Marco: Ci sono gruppi come i Subsonica i cui dischi non mi piacciono molto, ma bisogna ammettere che live sono bravissimi. Max: Ad essere sinceri non conosciamo molto il panorama italiano! Senz’altro ci saranno gruppi che hanno la palle quadrate però non li conosciamo. Ho sentito parlare degli Yuppie Flu ma ho sentito forse due brani… non posso dire se mi piacciono o no.

Rockit Cosa sono i Piccoli dettagli al buio?

Max: Sono le cose importanti che non si vedono e che, a volte, hanno più valore di quelle grandi che balzano all’occhio. Bisogna stare attenti alle piccole cose perché spesso sono quelle che fanno la differenza nella visione di ciò che è essenziale.

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati