BiscaZulù (Bisca + Zulù) - Milano, 27-07-2007 Intervista

21/11/2007 di

(Zulù e Serio - Foto da internet)

A inizio estate è uscito per Arroyo Record l’album “I Tre Terroni”, dei Bisca e di Zulù, scorrettissima combo di napoletani che non ha ancora smesso di suonare, divertirsi e combattere. Una lunga intervista che parla di guerra, droga, musica e bombe abbrancachiaviche. Perché ironia è rivoluzione.



Come si sono ritrovati assieme, dopo tanti anni, i Bisca con Zulù?
Serio: La versione ufficiale è che ci siamo rincontrati per caso e abbiamo fatto un carramba che sorpresa, ma la verità è che noi non esistiamo: noi veniamo dal futuro, o meglio, per voi è il futuro, per noi è il passato. Abbiamo deciso di abbandonare questo pianeta e siamo andati in un’altra galassia, e abbiamo incominciato a pensare che valeva la pena di mandare all’umanità un monito, visto che stava andando verso l’autodistruzione…
Zulù: …che è avvenuta nel 2029, anno in cui è esplosa una bomba terribile, anzi ne era già esplosa una nel 2028, anno della guerra Iran – Stati Uniti, che si lanceranno vicendevolmente il nucleare addosso, e gli USA vinceranno tecnicamente, ma le radiazioni dimezzeranno la popolazione mondiale (che sarà costretta a vivere sottoterra). Allora gli americani per non passare alla storia come i distruttori dell’umanità, corromperanno Ratzinger che farà l’enciclica 29, in cui dichiarerà che morendo non si patisce più fame, freddo e sfruttamento. Quindi gli Stati Uniti, prendendolo alla lettera, bombarderanno Asia, Africa, cento e sud America col nucleare ma solo per risolvere il problema della fame nel mondo…
Il nostro obbiettivo sarebbe quello di convincere i governi e le popolazioni, di concentrare i loro interessi non sul nucleare, ma sulla ricerca abbrancachiavica…
S: Con un margine d’errore attorno al 10 per cento, alcuni artigiani napoletani (quelli che fanno il presepe) hanno messo a punto questa tecnologia per individuare e poi distruggere tutte le chiaviche del mondo, mantenendo in vita gli altri.

Z: …ma durante la conferenza stampa in cui si tentava di spiegare tutto ciò, c’è stato un attentato del Mossad e sono morti tutti. La nostra missione è mettere in guardia il mondo a questo proposito. Tra l’altro un metodo ci sarebbe: la distruzione dello stato di Israele… però magari non si può dire…

Per voi la guerra, gli interventi e le azioni militari sono necessari per risolvere la “crisi mondial” (di cui parlate in “Iran, Iran”), o ci sono altre possibilità di cambiamento e miglioramento?
S: La guerra di per se è un assurdo, e l’assurdo dell’assurdo è l’iperguerra. L’iperguerra per noi è la bomba abbrancachiavica. E io sono dell’idea che se venisse lanciata adesso una bomba abbrancachiavica per come l’abbiamo pensata noi, una buona metà di noi, compreso me, probabilmente saremmo morti, perché siamo delle chiaviche. Però questo è un prezzo che vale la pena di pagare. Non credo che la guerra possa essere risoluzione di niente, però l’iperguerra, intesa come concetto semantico che distrugge l’idea stessa di guerra, assolutamente si. E di sicuro è meglio del concetto ipermoderato di pace. Quando sento dire che Bush vuole portare pace e democrazia in Iraq …penso sia meglio una bella e sana guerra.

Z: Ma poi sai, sulle posizioni politiche e la musica è un casino. Se tu hai una posizione politica chiara e precisa, un’idea quasi inattaccabile dal tuo punto di vista, e fai una canzone su questa cosa, ti viene una canzone. Ma se tu invece hai le idee anche solo un po’ confuse su questa cosa, e ti senti un po’ in contraddizione, viene fuori LA canzone. Perché la musica non è una certezza è una sensazione che ti prende in una maniera, a me in un’altra e a lui in un’altra ancora, e ti apre la testa e ti ci insinua dei dubbi. Non è fatta per insegnare niente a nessuno. E da questo punto di vista questa canzone un po’ simboleggia la posizione che esprimerei, se invece di fare il cantante, avessi fatto il quadro di Rifondazione Comunista e mi trovassi a dover parlare della situazione internazionale con un gruppo di persone serie con le quali stiamo discutendo di prospettive per lo sviluppo dell’umanità.

Io direi che se dovessi scegliere tra il modello occidentale rappresentato dagli USA e il modello musulmano rappresentato dall’Iran, mi vedrei costretto, nonostante le mille diversità che ci sono tra me e l’Islam (soprattutto quello radicale) a scegliere l’Islam, perché per me sarebbe il male minore.

Per cui voi sareste disposti a vivere in uno stato teocratico islamico?
Z: Mah, in una teocrazia islamica probabilmente no… ma vedi c’era un modello anche avanzato, laico, di possibilità di vivere l’Islam con libertà, ma l’hanno distrutto. Poi l’hanno trovato dentro un buco e l’hanno impiccato. Era l’Iraq. Io ho un sacco di amici palestinesi, e mi hanno sempre detto che per un arabo, l’Iraq è uno dei posti migliori dove vivere…
Quindi, tornando alla tua domanda, se non avessi scelta ci andrei… prendendo le mie parole con le dovute mollette… noi già siamo in clandestinità nel nostro paese, per cui non mi spaventerebbe esserlo in un altro. Tra le aspettative che ho nella mia vita in questo momento, non c’è quella di riuscire a vivere in un mondo dove io posso essere quello che sono, rivendicandolo ed essendo perfettamente legale e inquadrato nella società. Per cui se questo è il mio destino, se mi devo nascondere dalla democrazia occidentale tanto bella e perfetta o dal fanatico talebano che mi vuole tagliare la lingua, non mi cambia molto. Però questo discorso va fatto tenendo presente che in questo da me tanto vituperato occidente comunque abbiamo ancora la possibilità di dirle certe cose, mentre in quei posti non c’è neanche più questa possibilità…

Rimanendo sul politico, cosa ne pensate di Chavez, che è anche il titolo di una vostra canzone nel disco?
S: Il concetto filosofico nostro è quello della rivoluzione ironica. L’importante per noi non è affermare un concetto condivisibile o radicale, ma è quello di promuovere un atteggiamento ironico anche con le cose più serie. Per noi Chavez è un mito, perché è una persona che con una semplice parola, nazionalizzazione, riesce a dare un segnale molto chiaro e diretto. Noi ironizziamo su questa cosa, anche perché siamo pagati per farlo da Chavez in persona, ormai lo sanno tutti…
Z: …lui ci paga la benzina, per tutto il tour, e ci fornisce il servizio segreto per qualsiasi controversia.

E in Italia, che ci vendiamo le sorgenti d’acqua, come la mettete? Si potrà mai nazionalizzare?
Z: E qua c’è una vecchia barzelletta che sintetizza bene: c’è un cacciatore che sta cacciando nel bosco con un suo amico, e viene morso da una vipera sulla punta della cappella. Per cui l’amico corre per trovare un punto dove il cellulare prende e telefona a un medico per chiedergli cosa fare. E il dottore gli risponde: «Devi stringere un laccio a pochi centimetri dal morso, succhiare il sangue e sputarlo finche non è esaurito, dopodichè lo portate di corsa al primo centro medico e per fargli il siero antivipera». Lui torna tutto concitato e l’amico ferito gli chiede: «Cosa ha detto il dottore?», e lui «Ha detto il dottore che devi morire».

Per cui se tu mi chiedi dell’Italia, io ti dico così, che si può fare, ma non si fa. Perché gli italiani sono un popolo che non è abituato a fare niente. Io non so come è stato possibile concepire una cosa come la Resistenza. Dalla Resistenza in avanti il popolo italiano è secondo solo a quello degli Stati Uniti d’America in quanto a caponeria, stupidità generalizzata, incapacità di razionalizzare e comprendere le cose…

Nella prima traccia del disco dite di diffidare di tutto e di tutti, ma c’è qualcuno di cui vi fidate?
S: “Diffido” è il testo emblema di quello che viviamo in questo momento. Dieci anni fa si diceva «rispetto quello, rispetto questo…». Noi ora vorremmo che diventasse il manifesto della nuova generazione: la “diffido-generation”, in cui c’è la capacità di diffidare anche da chi ti è parente più prossimo.

Z: Guarda, il numero di cazzi in culo che si riescono a pigliare nell’arco di dieci anni, ti fa pensare che se tu ci mettessi un poco poco di diffidenza nelle cose che fai, mescolata alla voglia di costruire un mondo diverso, non dico che prenderesti un po’ meno di cazzi in culo, ma magari ti piacerebbe un po’ di più.

S: Io non mi fido assolutamente di nessuno. Non ho mai dedizione assoluta. Penso che il significato vero della diffidenza sia quello di misurare le persone per quello che realmente sono, non per quello ti appaiono. Ma “Diffido” non vale per Maradona, perché lui rientra nella cupola degli dei… una persona alta un metro e sessanta che ha dimostrato di essere un gigante.

Sulla copertina del disco c’è una foglia di ganja. Il vostro rapporto con “le droghe” qual è?
Z: Diciamo che nel disco quando ho pronunciato la parola droga l’ho pronunciata per dire altre cose, ma nel disco parlo molto di droga, perché ci sono un sacco di emozioni che vengono fuori dall’aver provato cosa significa avere una tossicodipendenza, cosa significa provare ad uscirne e cosa significa anche cercare quello che è il sogno di tutti i consumatori e cioè un rapporto sano con le droghe. E diciamo che in questa ricerca io ho fatto un sacco di cazzate. Ho fatto tutto il percorso che avevo sempre detto a mia madre che non era automatico si facesse… per cui, proprio tutto…

Vi eravate allontanati giusto un minuto, o qualcosina di più, come avete ritrovato la scena musicale italiana?
Z: Spenta e piena di coca. Ma il punto non è che mancano i musicisti e le buone idee. Anzi, a Napoli è pieno di gente brava. Quello che manca non è l’energia dei singoli o la potenza dei progetti. Manca il clima. La collettività.

S: Esatto, e quello che ti sconvolge è la passività del pubblico. Vi avevamo lasciato vispi e reattivi e vi ritroviamo spenti e pieni di coca. Esiste un altro livello, più alto di questo. Non è sempre stato così, c’è stato e ci può essere di meglio. Di più.

Dove e come è stato registrato il disco?
S: Abbiamo registrato e mixato nel mio studio di Camaldoli. Ci stanno macchinette magiche di cui racconterò solo ai pochi adepti… Abbiamo praticamente fatto tutto da soli. Per la realizzazione dei testi ci abbiamo messo 15 giorni, quella del disco tre mesi.

Z: Io ero preoccupatissimo perché da quando sono uscito dai 99 Posse, ho deciso che ogni volta che mi metto a fare una cosa, la devo fare perché mi colpisce e mi stimola. Mai più devo fare cose per c’ho delle scadenze. E infatti quando ho rincontrato Sergio e Elio è stato molto bello, perché fare le cose insieme ci viene e ci è venuto naturale. Ci ritrovavamo a pranzo in un ristorante vicino allo studio e poi, un po’ sconvoltelli dal vino e dall’amaro alla liquirizia, andavamo a suonare. Abbiamo terminato l’album quattro mesi prima di quello che si pensava… È stato un piacere.

Che musica vi piace ascoltare ultimamente?
S: Ultimamente ascolto molto reggae. Ma anche Coltrane.

Z: Maria Nazionale, una neomelodica napoletana. Molto trash. Il neomelodico stimola dei lati trash di me che mi piace coltivare e tenere vivi. Per esempio, non mi vergogno di sostenere che ascolto anche il primo Gigi D’Alessio, quello originale napoletano. In quel periodo ha scritto delle cose molto belle dal punto di vista poetico (che apprezzo e posso apprezzare in quanto cultore del trash).

S: E ascoltiamo molto pure i 13 Bastardi e i Senza Legge.

Commenti (8)

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  • sliskovic 25/11/2007 ore 17:34 @sliskovic

    mi stupisco che non faccia l'attivista brigatista, a questo punto. potrebbe aiutare i compagni talebani ad ammazzare bambini nel nome della liberta'

  • Mille 28/11/2007 ore 13:28 @mille

    quoto! secondo me prende per il culo chi lo segue... ha visto che la formula funziona e fa su soldi per comprarsi droga....
    è una cosa tristissima, non è musica!

    tra l'altro a napoli ci sono tantissime realtà belle (vedi gli epo, i saffyllè, i polina ecc) non capisco come mai rockit scelga di recensire (e pure bene!) un bollito come zulù....

  • Nicola Bonardi 28/11/2007 ore 16:56 @nicko

    dalle canne? magari...

  • enver 28/11/2007 ore 17:25 @enver

    il tipo che fa le recensioni dei demo su Rumore ha scritto "certi vizi di Zulu costano"... hi hi... altro che canne.
    io dico basta con questa musica, con queste apologie, con queste persone. hanno rotto i coglioni. la smettessero. non è sinistra questa, se ne andasse laggiù dove gli piace. io mi sento scandinavo di fronte a ste cose.

  • Elisa Orlandotti 28/11/2007 ore 17:36 @elisa

    io napoletana, ma di quella napoli che non segue più Zulù da parecchio e guarda, come dice Mille, alle nuove bellissime realtà che ci sono...

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