Pippo Pollina e il suo lato passionale in un'intervista via email Intervista

15/09/2000 di Roberta Accettulli

Pippo Pollina è un artista italiano, siciliano per l'esattezza, che però ha trasferito le sue radici all'estero. Dopo numerosi anni trascorsi in Svizzera è tornato in Italia per presentare il suo nuovo lavoro discografico, "Rossocuore", uscito per l'etichetta "Storie di Note". Abbiamo fatto questa intervista nei camerini del Palavobis, poco prima della sua esibizione dal vivo.



Rockit: Diversi anni fa hai lasciato Palermo, con la sua situazione sia musicale che sociale e politica, e sei andato in Svizzera, dove tutt'ora risiedi. Come mai questa scelta? Di vita o musicale? Dettata da cosa?

PIPPO POLLINA: Scelta di vita, musicale e quindi anche di vita, in un contesto diverso, tanti anni fa. Curiosità... Voglia di girare il mondo, vedere com'era, e quindi imparare altre lingue, conoscere altre culture, e quindi verificare se in altri luogli la vita presentava altre situazioni più agevoli e forse più vicine al mio modo di intenderla, la vita. Così era.

Rockit: Tu all'epoca suonavi con gli Agricantus, un noto gruppo che suona qui in Italia. Dopodichè hai instaurato numerose collaborazioni, ed hai iniziato a suonare in giro per l'Europa. Che differenza di visione c'è tra il suonare in Italia ed il suonare in posti come la Svizzera o la Germania, che sembrano più 'quadrati'?

PIPPO POLLINA: Non è vero che sono più quadrati, questo è un chichè da sfatare, che non sarà mai sfatato abbastanza, perchè a mio giudizio in questi luoghi del centro Europa c'è un'apertura nei confronti di ogni tipo di espressione musicale più grande rispetto che da noi, dove invece secondo me si tende un pò più a creare degli steccati, quindi la divisione, quindi quello che va bene per me non va bene per te e viceversa... Io ho trovato più apertura in questi luoghi, e lo riscontriamo continuamente in giro in tournée, dove noi andiamo regolarmente ogni anno.

Devo dire che questa lenta strada del ritorno fa capire che comunque che la situazione della musica in generale qui in Italia è molto difficile, legata a schemi obsoleti, ed anche le alternative di ciò che viene considerato tale riflettono tutto ciò. Non è che sia molto diverso: cambi orticello, ma il principio rimane lo stesso. Non è un caso che molti gruppi che lavorano a livello internazionale o disertano l'Italia, oppure fanno le capatine veloci veloci, tranne quelle espressioni musicali che per questione di tendenza o di moda - perchè prima si chiamava moda, oggi si chiama tendenza, ma è la stessa cosa - trovano un terreno più fertile qua. Io ho pensato ad esempio alla musica di Goran Bregovic, che è stata giustamente supportata da una serie di cose che sono successe... Proprio per una questione di 'flusso', di Cuba 20 anni fa non gliene fregava niente a nessuno, io ascoltavo la musica cubana 20 anni fa... Oggi mi dispiace soltanto che fra due anni non sarà più quello che è oggi, perchè a me piace tanto e ritornerà ad essere l'isoletta in mezzo all'Oceano. Ed anche questa è l'Italia...

Rockit: Ed ora parliamo del tuo album, uscito qualche mese fa. Partiamo dal titolo, "Rossocuore" perchè?

PIPPO POLLINA: Perchè voleva essere una connotazione passionale, non vorrei colorarla di accenti social-politici perchè non mi piace. Non perchè non ci siano questi elementi, perchè è uno dei tanti. Quindi direi che volevo dare questo tipo di accento passionale al disco.

Rockit: Un'altra cosa che mi ha colpita, appena ho avuto il CD tra le mani qualche mese fa, è l'attinenza tra i titoli dei brani e quelli di alcuni libri molto famosi. Come mai questa scelta?

PIPPO POLLINA: Prima di carattere personale, perchè la letteratura mi ha sempre interessato. Ogni tanto mi diletto, oltre a scrivere i testi delle canzoni, a scrivere con alterne fortune anche in tedesco. E poi anche perchè comunque sono convinto che esistono vari punti di congiunzione tra le varie arti, crocevia molto importanti, perchè hanno dato origine ad altre forme artistiche. E la canzone è una di queste, l'unione fra la poesia e la musica, che ha caratterizzato l'arte nell'ultimo secolo, quello passato. Io penso a cosa sarebbero stati gli Stati Uniti senza le canzoni di Joan Baez e Bob Dylan, cosa sarebbe stata l'Italia senza tutto il canzoniere italiano... Non sarebbe stata la stessa Italia, non sarebbe stata la stessa Francia... Io credo che nel futuro ci si possano augurare altri tipi di incontri che daranno vita adaltre forme artistiche che caratterizzeranno i secoli. Il cinema incontrerà la danza, e poi...

Rockit: Visto che ci siamo, ti chiedo cosa ne pensi di tanti artisti che 'vanno di moda', che si cimentano con la letteratura, o si improvvisano scrittori?

PIPPO POLLINA: Penso che facciano bene. Ognuno deve fare ciò che sente... Non significa per forza avere velleità. Uno si esprime, poi se ad uno piace piace, se non piace, non piace. Non è che dobbiamo stare lì a sottilizzare. Fanno bene. farei come loro. Dipende poi dal modo. C'est il ton que fait la musique!

Rockit: Per la realizzazione di "Rossocuore" ti sei circondato di amici musicisti, tra i quali citiamo Franco Battiato, Nada, Saturnino e tanti altri. Come sono nate queste collaborazioni? Che clima c'era durante la lavorazione dell'album?

PIPPO POLLINA: Un clima molto disteso, anche perchè il luogo dove abbiamo fatto il disco era un posto bucolico, molto idilliaco, in mezzo alle montagne in Svizzera, ovattato... Quindi siamo stati cinque mesi in santa pace a lavorare, e loro si sono intercalati in questa situazione con molto entusiasmo, anche perchè si trattava anche per loro evidentemente di una cosa nuova. Franco lo conoscevo, siamo amici e quindi è un altro discorso, invece Saturnino non lo conoscevo, è venuto lì con qualche remora, non sapeva chi fossi... Poi alla fine siamo diventati amici. Storia tipica della diffidenza italiana, dove non si sa mai dove si va a parare... Siamo una democrazia giovane, cresceremo! (ridiamo - ndi)

Rockit: Adesso sei in tour qui in Italia. Noti qualche differenza di impatto tra il pubblico italiano e quello dei paesi dove hai suonato?

PIPPO POLLINA: Ti ripeto, qui c'è meno apertura. veramente a scatola chiusa compri solo la famosa scatola di pomodori. Comunque siamo qui proprio per questo, proprio per fare la nostra strada. Anche perchè poi è che sia l'obiettivo finale il vero obiettivo, è il cammino il vero obiettivo. Durante il cammino ti accorgi di alcune cose, le aggiusti, cambi strada, decidi se andare avanti o se tornare indietro...

Rockit: Quali sono le cose che pensi debbano essere aggiustate, ed invece quelle che vanno bene così come sono?

PIPPO POLLINA: Ma come faccio a dirtelo in 30 secondi? Le cose non sono mai figlie di un momento... Sono legate ad un retroterra che ha significazioni storiche, politiche... E quindi l'Italia è la risultante di tutto ciò. Quelo che viviamo oggi è evidentemente figlio di una serie di situazioni dell'ultimo ventennio, degli ultimi 15 anni. Tante cose andrebbero cambiate, tante son buone.

Rockit: E' anche una cosa personale...

PIPPO POLLINA: E' una cosa personale, sì... Io non so se tornerei a vivere in Italia, questo sicuramente lo posso dire. Io son sempre felice quando vengo in Italia, e son sempre felice quando me ne vado. Quindi son sempre felice, per cui è la situazione ideale! (ridiamo - ndi)

Rockit: Ed il tuo impatto col live com'è? Sei una persona che preferisce lavorare in studio tranquillamente o...

PIPPO POLLINA: ...no, no! Io sono un animale da palco, lo studio non lo sopporto, mi annoia. Cioè, un pò sì, però dopo un pò mi rompo le scatole. A me piace suonare, lì sul palco, e basta!

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati