New Ivory - Milano, Circolo Magnola, 14-05-2010 Intervista

25/05/2010 di

(Le foto sono di Claudia Zalla)

Dopo un'ora di chiacchierata a cena con questi tre ventenni una cosa la si capisce: sono convinti in quello che fanno. Sanno di avere le capacità, sono sicuri della strada intrapresa, e anche se dicono che forse è solo fortuna, è chiaro che non si sentono dei miracolati. Ed ora è arrivato un contratto per la Dim Mak di Steve Aoki - che, tra i tanti, ha pubblicato Bloc Party, The Kills e i Bloody Beetroots - presenteranno il primo disco il 18 giugno a Londra e seguirà un tour mondiale. I Leggins ci raccontano cosa vuol dire vivere di musica, o almeno provarci. L'intervista di Sandro Giorello.



Dal momento che siamo a tavola eviterei di parlare di vibratori.
Michele: Si, quella... (si riferisce all'intervista fatta per Vice Spagna, la trovate tradotta in italiano qui, NdR) Alla fine ci ho provato con l'intervistatrice.

Sembrate molto sicuri di voi stessi.
M: Boh, è spontaneo, naturale. Non siamo timidi, penso si sia capito.

E la cosa che prima di conoscervi tu e Alessandro facevate parte di "bande" rivali thienesi?
M: No, quella è una cosa che è uscita in un'intervista un po' per scherzo. Semplicemente, un tempo, io e lui non ci sopportavamo. Poi, per motivi a me tuttora ignoti, mi ha chiesto di formare una band ed io ho accettato. E diventammo così amici (lo dice con tono solenne, poi ride, NdA).

Dal momento che siete tutti e tre di Thiene, in provincia di Vicenza, perché su Myspace come città di residenza avete Londra?
M: E' semplice: vorremmo trasferirci presto a Londra. Lì sarebbe più facile trovare da suonare, e poi perché puntiamo ad un pubblico estero e non italiano. Non ci limitiamo al nostro territorio, al momento vi siamo circoscritti ma... siamo esterofili, penso si sia capito.

Avete un conto dei concerti fatti dal 2006 ad oggi?
Andy: Cento.
M: Si, un po' meno di cento.

E quanti tour all'estero?
M: Solo quello inglese.

Come è andata?
M: E' andata bene, hanno tutta una mentalità diversa rispetto a quella italiana. Il pubblico partecipa attivamente al concerto. Un esempio che faccio nelle interviste è... (Andy rutta forte, ridono NdA) ...dicevo, da noi uno si prende da bere e nel frattempo guarda il concerto. In Inghilterra tutti seguono il concerto, davanti, sotto palco, e poi vanno al bancone quando il gruppo ha finito il suo set. E' davvero un approccio diverso. Se poi succede solo ai nostri live o sia un'abitudine tutta inglese non saprei assicurartelo, ma a noi è sempre andata così .

E in Italia mai nessuna soddisfazione?
M: Abbiamo avuto una bella occasione nel 2007. Abbiamo vinto il contest della Nordkapp e siamo stati in tour di spalla a gruppi importanti come Wombats e Lightspeed Champion.

Ma non avete qualche gruppo italiano di riferimento? Il veneto picchia parecchio ultimamente.
M: Il Teatro... loro sono i migliori.

Intendo band a cui vi sentite particolarmente legati e da cui avete imparato qualcosa...
M: Si, ma non a livello di genere musicale, più per l'impatto dal vivo, e sopratutto perché ci hanno trasmesso la voglia di suonare. Posso citarti Sun Eats Hours, Melt, Okkupato. Quella vicentina è una zona particolarmente fertile, vedo che stanno nascendo tantissime band, sopratutto di ragazzini giovanissimi. E' una cosa molto positiva dal mio punto di vista.

E con gli Arctic Monkeys cos'è successo?
M: Mah, non so, è una cosa abbastanza irreale e ho persino dubitato che fosse davvero lui. C'è stato una specie di litigio... offese inutili...

Del tipo?
M: Non mi ricordo nemmeno più bene, sono passati parecchi anni. Ci sono stati un paio di commenti acidi da parte di Turner (Alex Turner, leader della band, NdR) sul nostro profilo Myspace. Se era realmente lui a scrivere ha dimostrato di avere davvero una personalità stupida. Ha anche commentato l'intervista che hai citato prima, quella per Vice Spagna, lui per primo ha scritto cose allucinanti e ovviamente è partita una discussione lunghissima. Quella è diventata una delle pagine più visitate di sempre. A livello mediatico è stata una bomba, ci ha giovato dopo tutto.



Avete parecchi contatti oltreoceano.
M: Abbiamo un'agenzia americana, la Amp, che è la stessa dei Placebo, White Lines...

E come siete riusciti a finire nel loro roster?
Avevamo conosciuto il proprietario, un ragazzo di ventotto anni che ai tempi lavorava all'Universal. Quando si è messo in proprio ci ha contattato, ha sentito un po' di pezzi e gli siamo piaciuti.

E perché continuare a sbattersi una volta trovata la Amp? Alla fine il contratto con la Dim Mak te lo sei trovato da solo.
M: Ho sempre avuto l'obbiettivo di espandere ogni cosa possibile. La Amp è di Los Angeles, conoscevano già Steve Aoki, certo, ma io ho voluto provarci lo stesso da solo. Ho caricato la mia musica su Dropbox.com, mi sono fatto una lista di persone... il manager degli Oasis, vari altri agenti e personaggi illustri. Poi ho iniziato a mandare mail a caso. Steve l'ho contattato su Myspace, dopo tre giorni mi ha risposto dicendo che adorava le nostre canzoni, allora gliene ho mandate altre e lui in seguito ha chiamato l'Amp. E adesso il 18 giugno suoneremo al Corner di Londra per lo showcase ufficiale della Dim Mak. Dopo si parte: le stampe del disco, i tour...

Si tratta di un contratto per tre album.
M: Esatto, il primo è il classico development album, stampato e distribuito a spese loro. Ovviamente sarà una tiratura limitata e servirà fondamentalmente per farci suonare in giro e creare un fanbase un po' in tutto il modo. Il secondo e il terzo avranno una distribuzione major.

A voi una cosa del genere non vi fa paura?
M: No, noi abbiamo lasciato tutto per la musica.

Tutto, a 19 anni non mi sembra che abbiate molto da perdere...
M: A 19 anni ho deciso di lasciare scuola, di non cercarmi un lavoro. Ho deciso concentrare tutto me stesso in questa cosa. Non ho paura a dirlo, non ho nessun timore perchè...

Auguri!!! (un ragazzo del locale festeggia il compleanno, partono i cori e il discorso si interrompe, NdA)

M: Vedi? Anche loro ci fanno gli auguri. (ride, NdA)

E i genitori cosa dicono?
M: La maggiore età l'ho raggiunta, faccio cosa voglio.

State sempre sotto il loro tetto, no? Non penso vi possiate definire autonomi in tutto e per tutto.
M: E' vero, ma anche loro ci credono, a maggior ragione adesso che arrivano i primi riscontri positivi. Ovvio, parlo per me, non so come sono i cazzi famigliari degli altri. I miei si sono anche un po' rassegnati, non sono mai stata una persona che seguiva le regole di casa. Mi sono preso questa libertà... con l'onestà intellettuale che mi ha permesso di dire: posso farcela. Per questo ti dico che non mi fa paura una cosa così, me la sono proposta fin dall'inizio. E' il mimino, no?

Vi siete dati dei tempi? Quando vi porrete il problema di cercarvi un lavoro vero?
A: Il lavoro vero è questo.
M: Per adesso non è ancora un lavoro, speriamo che a breve... o meglio, sappiamo che diventerà un lavoro. Non siamo spaventati dalle conseguenze, se un domani andrà male almeno potrò dire di averci provato. Ma so che non andrà male. Capisco che possa sembrare presuntuoso ma d'altronde se parti con il presupposto che ce la puoi fare sei a metà dell'opera.

E per riuscirci l'unica è trasferirsi a Londra.
M: Non è l'unica, ma a nostro avviso è una via molto valida.

Non date nessuna chances all'Italia?
M: No, l'Italia è morta. E' piena di persone che sfruttano il talento di altre persone non rendendolo arte ma distruggendolo definitivamente.

Fammi qualche esempio.
M: Prendi Mtv, l'unico spazio per i gruppi validi è su Bran New, che è, se non sbaglio, a mezzanotte. Se un ragazzo, diciamo un dodicenne, ama la musica e vuole ampliare un po' i suoi orizzonti ha solo Mtv per farlo. Ma se la guarda alle due del pomeriggio si trova i Dari e tutti quei gruppetti lì. Continuando così la musica sarà sempre solo un prodotto commerciale e non emergerà mai la vera personalità degli artisti. La radio, ne vogliamo parlare?

Si, però prima hai detto una cosa diversa, hai parlato di persone che sfruttano gli artisti senza valorizzarli.
M: Ma perché so come funziona. Magari tu hai un gruppo e sei anche bravino a suonare. Ci sono produttori che ti dicono: se vuoi arrivare in determinati posti devi cambiare un pochettino e suonare determinate cose. Se ti va bene ok, altrimenti non ti produco. E se tu non hai un minimo di lungimiranza, se non sai fin da subito dove vorresti andare, alla fine accetti. Tutto il tuo talento va destinato a fare musica di merda e ti ritrovi a suonare le canzoncine dei Puffi. Questo non è sfruttare davvero un talento, sfruttarlo vorrebbe dire capire bene in cosa è bravo un artista e aiutarlo a fare meglio. E se il progetto vale rende anche a livello economico, a quel punto tu hai fatto il tuo vero lavoro di produttore. E' sbagliato invece partire subito dall'intento commerciale.



In un'intervista hai detto: "Un artista è colui che crea la cosa giusta al momento giusto". Me la spieghi?
M: Dipende... E' anche una questione di culo. Non mi ricordo più quando l'ho detta, probabilmente hai frainteso. Secondo me uno non deve seguire la tendenza, se sei un artista vero devi crearla tu la tendenza.

Cosa state ascoltando?
M: Me stesso (ride, NdA). Dai scherzo, l'ultimo dei Foals.

Voi altri due parlate poco.
A: Franz Zappa.
M: Ha scoperto "Lep Zeppelin II" da poco. (ride, NdA)
Alessandro: Io sono sono super influenzato, scusami, non mi viene da dire nulla. E' già tanto se riesco a suonare stasera.

Non è facile darsi un limite e scegliere cosa ascoltare in mezzo alla marea di band nuove che escono ogni giorno. Voi che metodo avete?
M: Nessun metodo, fanno tutti cagare... tranne noi. (ride, NdA)
A: Prendo un po' dal vecchio un po' dal nuovo, non c'è una regola. E' difficile emergere adesso in mezzo a tutti questi gruppi, ma se ce la fai vuol dire che vali.

Comprate i dischi?
M: No, io li scarico, sono un pirata di merda.
A: Io il computer non lo sopporto, quindi si, li compro ancora.

I giornali di musica li leggete?
M: Si, parecchio. NME, Dazed and Confused, Clash, ogni tanto Mojo.

Nessun giornale italiano?
M: Rolling Stone, ogni tanto...

Tv?
M: Poco niente, i Bellissimi la sera tardi su Rete 4.
Alessandro: I documentari su La7.
M: Ballarò, ogni tanto Porta Porta, poco, fa cagare Vespa.

Il fatto che siate così giovani è un limite o una risorsa?
M: Siamo molto produttivi, scriviamo tanto. Sinceramente non saprei come risponderti...

Credo che non sia facile acquisire credibilità se si ha così poca esperienza.
M: Non so, è una cosa che puoi vedere tu dall'esterno ma noi...

Sembra che viviate in un mondo diverso da quello in cui sono cresciuto io - e probabilmente lo è davvero, visto che qualche anno tra me e voi c'è - ma vi assicuro che non è così scontato che un gruppo giovane riesca a fare subito tour importanti. Per non parlare della Dim Mak, dai, non capita a tutti.
M: Sono d'accordo, ma credo che 19-20 anni sia l'età perfetta per farlo. Non so se siamo solo tanto fortunati, o se, semplicemente, siamo tanti bravi.
A: Forse... Sta solo nel non aver paura, è solo quello, gli altri hanno paura di mettersi in gioco, forse è quello che li blocca. Basta provarci, dopo tutto.

Commenti (12)

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  • Leggins 25/05/2010 ore 17:22 @leggins

    Apprezzo molto la tua critica costruttiva altrimenti non sarei qui a risponderti. Credo però molto importante imparare prima da chi problemi non ne ha e, nel caso in cui li avesse, sa risolverli, prima di distruggere senza pensare alle conseguenze e al modo di risanarlo.

  • Dama Rama 26/05/2010 ore 14:54 @damarama

    bravi leggings! Che gruppi italiani vi fanno cagare? E quali vi piacciono? ciao!

  • Parlo Castore 01/06/2010 ore 11:02 @whoiswho

    contento che facciano carriera alll'estero, l'italia non ha bisogno di questa musica da poser.

  • marzia testa 01/06/2010 ore 12:48 @mao276

    wow

  • Valves 01/09/2011 ore 01:23 @valves

    secondo me uno che parla di onestà intellettuale, è un cretino. d.

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