Almamegretta - Milano - Officine Meccaniche, 10-04-2001 Intervista

09/05/2001 di Roberta Accettulli

Le Officine Meccaniche sono forse il posto che più ho frequentato da quando sono a Milano. Ed è proprio negli studi dove gli Almamegretta in questi giorni stanno mixando gli ultimi brani del loro nuovo album che sarà pubblicato a giugno, Imaginaria, che si svolge la mia lunga e piacevole chiacchierata con Raiz, dopo una sana mangiata alla Trattoria Pugliese.



Rockit: Raiz, stasera state ultimando il mixaggio di quello che sarà il nuovo album degli Almamegretta. Mi pare di aver letto che ha gia un nome, vero?

RAIZ: Sì, si chiama, si chiamerà Imaginaria, è un titolo in latino, perchè è una lingua comprensibile anche fuori dall'Italia. Si gioca molto sul fatto che Imaginaria, che vuol dire appunto cose legate all'immaginazione, in effetti è il neutro plurale di 'immaginarium', si può capire benissimo anche fuori dall'Italia, perchè in inglese di direbbe 'imaginary' con una sola m... Ci siamo sempre divertiti a trovare dei titoli che potessero essere comprensibili fuori dall'Italia e nello stesso tempo essere italiani a tutti gli effetti. Due dischi fa abbiamo hiamato il disco Lingo perchè è una parola inglese, di netta derivazione latina, poi 4/4 scritto in numeri, e 4/4 è comprensibile ovunque.

Il disco nasce alla fine della tournée di 4/4, figlio credo abbastanza delle cose che abbiamo fatto durante il tour e delle cose che ci siamo appunto immaginati che avremmo dovuto fare durante il tour.

Rockit: E' una sorta di continuazione del discorso di 4/4 o c'è stato qualche cambiamento, qualche e evoluzione nel vostro modo di vedere la musica, di fare la musica?

RAIZ: Diciamo che è il discorso degli Almamegretta. 4/4 è un pò un disco a parte secondo me. Il fatto che fosse cantato molto in italiano, che ci fosse un tentativo un pochino più pop, ci incuriosiva avventurarci un pò più nella forma canzone, strofa/ritornello... Invece questo disco è un pò la prosecuzione di Lingo e di Sanacore. L'esperienza di 4/4 ci ha arricchito. C'è anche 4/4, però secondo me questo disco è più figlio di Sanacore e di Lingo che di 4/4. Il disco è interamente cantato in inglese e in napoletano, o quello che io chiamo ormai 'immaginario', perchè il napoletano è una lingua viva, si parla a Napoli ed è molto viva in quel contesto lì. Qui è un pò astratta, ed è usata nella sua integrità, perchè è proprio napoletano al 100%, con un altro tipo di musica. E' ovvio che questo può portare anche gli stessi napoletani a non capire immediatamente quello che io dico. Io poi ho sempre usato una lingua che fosse molto asservita ai voleri della ritmica, e quindi questo mi ha portato un pò a distorcere le parole, così come è stato fatto con l'inglese da persone che non erano direttamente inglesi. Pensa agli afroamericani, tutto il soul è fatto così. Con l'italiano è molto difficile, l'italiano è legato a delle regole precise. Il napoletano essendo un dialetto, essendo più malleabile, ed anche nella mia testa meno legato a certe regole, mi permette di essere molto più libero. E ormai per noi il napoletano è diventato una specie di suono, in questo disco è fondamentalmente suono, che poi è suono e testo insieme. Se ti interessa il testo lo senti, stai attento, leggi il libretto, ti cerchi i testi, stai molto attento e capisci le parole, sennò ti accontenti del suono, che poi è quello che noi abbiamo fatto in tanti anni di fruizione di musica anglo-americana. Perchè per chi non capisce l'inglese, oppure per chi capisce l'inglese ma non capisce lo slang di un determinato posto, diventa proprio difficile capire le parole. Ciò nonostante noi ci divertiamo lo stesso ed i pezzi li ascoltiamo lo stesso, quindi il problema secondo noi non esiste, o meglio esiste solo per i circuiti commerciali italiani, ai quali questo disco non sembra fare riferimento, credo... E quindi il napoletano è diventato quello che io chiamo 'immaginario', una specie di esperanto dei sentimenti, un suono...

Rockit: L'altra sera parlavi anche di contaminazione della mediterraneità che è tipica vostra, che siete fondamentalmente di Napoli, con dei suoni non propriamente mediterranei, di cui vi siete appropriati.

RAIZ: Noi ormai, con l'invasione culturale che abbiamo avuto dal dopoguerra fino ad oggi, non possiamo dire che non ci appartiene tutto quello che ci è arrivato. Ormai dopo 50 anni il soul, il reggae, il rock, l'house, la techno sono musiche nostre. Come succede in tutti i paesi, c'è chi ha preferenza più per una cosa, ma ormai sono linguaggi che noi parliamo e sono nostri a tutti gli effetti. Però abbiamo sempre sentito l'esigenza di contaminarli con qualcosa che in Inghilterra o in America non esiste, non c'è perchè... perchè non c'è! Noi ci sentiamo molto italiani, molto napoletani, però senza farne una questione di orgoglio, di campanile... Ci piace mettere questo elemento qui così, come per esempio in Inghilterra è successo che alcuni DJ e produttori di origine asiatica mettessero i suoni delle loro terre d'origine - o neanche loro, ma dei loro genitori o molte volte dei loro nonni - nelle produzioni nuove, vedi drum'n'bass contaminato con suoni asiatici. Noi abbiamo cercato di fare lo stesso. Dici 'Vabbè, quelli sono figli di emigrati che vivono in Inghilterra, voi invece continuate a stare in Italia'. Ma si può emigrare anche senza muoversi. Nel senso che se l'emigrazione significa 'sradicamento' e 'spostarsi in un altro posto', questa cosa non non l'abbiamo fatta materialmente, ma è successa lo stesso, perchè comunque lo sradicamento lo abbiamo subito dal dopoguerra ad oggi: tutta la cultura popolare italiana è stata cancellata dall'ingresso dello swing delle orchestre americane portare proprio con l'occupazione americana in poi, questa cosa è successa. Ora non staremo qui a lamentarci più di tanto. E' una cosa che è successa, ed è successa perchè delle date condizioni economiche e materiali sono cambiate. La musica popolare italiana era legata al lavoro nei campi... Queste cose qua non ci sono più, c'è poco da fare. E' inutile piangersi addosso, dire 'Ah, i bei tempi di una volta...'. Quei tempi sono passati. Ormai quello che c'è è questo. Quello che possiamo fare è non nascondersi dietro un dito e fare finta di essere americani o inglesi e cantiamo in inglese, ma contaminare questa cosa con quello che ci contraddistingue come italiani, come napoletani e come mediterranei. E questa sembra essere una cosa che è molto apprezzata anche all'estero, perchè quando tu proponi una cosa che è una copia di quello che succede in Inghilterra o in America, sei preso un pò così. Magari puoi anche essere molto bravo. Ci sono casi di gruppi non inglesi, non americani che sono molto bravi a suonare quella musica, la fanno uguale. Però per me restano sempre un sottoprodotto. Per superare questa impasse dell'essere italiani secondo me non c'è niente di meglio che affrontare la cosa e dire 'E' vero, siamo italiani', è inutile dimenticarlo. L'Italia ha un sacco di cose interessanti, che possono arricchire ancora di più il linguaggio musicale che si parla nel mondo. Noi cerchiamo di fare questo, ed è il lato che forse è meno apprezzato in Italia a livello di grossi circuiti commerciali e network. Per esempio, io so che gli Almamegretta sono passati poco in radio perchè hanno degli elementi che in Italia possono sembrare un pò "cafoni"... Sai, è così... Il fatto di cantare in napoletano, quel tipo di napoletano, o di volutamente fare riferimento alla tradizioni dei campi, alle tammurriate, e non alla canzone colta napoletana che non ci interessa molto... Ci interessa più la cosa della campagna. All'orecchio non italiano queste sono invece le cose più interessanti. Lo fai sentire all'inglese, e quella è la cosa che lo colpisce di più. Dice 'Ah! Bello!'. Per esempio a noi di Lingo hanno detto una volta che il disco sembrava fatto da gente inglese che avesse i genitori marocchini, che è una cosa assolutamente fuorviante, non è assolutamente vero, però a noi ha fatto molto piacere non perchè ci prendessero per inglesi con genitori marocchini, ma perchè evidentemente avevamo confuso a tal punto le acque che non si capiva più da dove venisse, dove fosse basato il progetto Almamegretta. Noi non ambiamo altro che a questo, ossia fare una musica che sia contaminata, bastarda, meticcia, che sia uno shaker dove si mescolano diversi elementi fino a rendersi omogenei.

Rockit: La vostra musica, rispetto a quella che abitualmente ascolto, è fondamentalmente abbastanza diversa, proprio come struttura. Mi incuriosisce sapere come nasce la musica degli Almamegretta, da cosa parte l'idea? Da un campione, da una melodia, da una cosa che hai in testa?

RAIZ: Da tutto questo in effetti, di volta in volta da diverse idee. A volte io penso delle melodie, me le registro, scrivo le parole e le propongo al gruppo e poi ci facciamo un arrangiamento. Altre volte Gennaro viene fuori con un'idea ritmica o Stefano con dei campioni, e da là si costruisce il pezzo. Però scegliamo sempre abbastanza istintivamente cose 'di panza', roba che ci colpisce i sensi fondamentalmente, e quindi il mio modo di cantare è sempre abbastanza languido, perchè evidentemente sono proprio fatto così, oppure quando esprimo i sentimenti sono fatto così. Ci interessano molto le ritmiche pesanti, ci interessa molto tutto ciò che possa far muovere il corpo, non importa se lentamente o velocemente, ma tutto quello che è legato alla fisicità è sinonimo di movimento.

Rockit: Di Imaginaria che cosa mi dici?

RAIZ: E' un pò un instant record, nel senso che un disco che è venuto fuori abbastanza di getto. Ci siamo fatti venire delle idee, ed ognuno ci ha lavorato separatamente a casa, si è fatto venire delle altre idee, ci siamo riuniti ed è venuto fuori il disco. Ma abbastanza di getto, è venuto fuori in 4-5 mesi. Ed abbiamo volutamente evitato di pensare troppo a quello che facevamo. Nel senso che abbiamo elaborato diverse cose, molte cose sono cadute nel dimenticatoio perchè non funzionavano, e quindi non siamo stati lì a cercare di recuperare i pezzi che non funzionavano dal primo momento. Invece abbiamo messo sul disco i pezzi che ci sembrava avessero un'idea forte sin dall'inizio, tant'è vero che ci sono delle voci o delle batterie che abbiamo registrato in pre-produzione e che abbiamo lasciato così com'erano, perchè ci piacevano e suonavano bene. Fondamentalmente c'era questa cosa qui dell'immediatezza, cosa che per esempio ci era mancata un pò in 4/4, la cui pecca secondo me è l'eccessiva cura della produzione, come dicono in Inghilterra in disco è un pò 'overproduced', ci abbiamo lavorato troppo... E questa è una lezione che tanti musicisti ci hanno dato, cioè lavorare sulla prima idea. Io per esempio ho fatto un disco con Bill Laswell, e con lui dovevi stare veramente attento anche a provare i pezzi, perchè erano sempre lì col record premuto, prendevano tutto quello che tu facevi, ed era sempre più o meno buona la prima. E' chiaro che se sei capace di cantare in maniera intonata, è facile che ti viene una prima buona con 'vibe'. Poi, io sono portato a ripensarci alle cose, molto, perchè c'è l'insicurezza, e secondo me è pure un bene a volte non essere troppo sicuri di sè stessi, stare lì a dire 'No, aspetta, voglio cambiare questo, voglio cambiare l'altro'. Ed invece Bill è il tipo che diceva 'No, questo è quello che tu hai fatto, che ti è venuto fuori dallo stomaco, ed io tengo questo. Poi facciamo altri due-tre take, se proprio mi convinci con gli altri, li usiamo'. E per l'80% dei casi abbiamo usato il primo take, che era quello più immediato, con tutte le sbavature del caso, perchè poi anche qui è una cosa molto italiana: rendere tutto estremamente 'polished'. E invece lì anche la sbavatura, la piccola stonatura fa parte della 'vibe', e loro sono così. Abbiamo cercato un pò di fare nostro questo modo di lavorare. Quindi lavorare all'impronta. E' chiaro che quando mi metto a casa scrivo i testi, mi elaboro le mie cose, però anche in fase di registrazione sono andato lì, ed abbastanza buona la prima, al massimo la seconda o la terza insomma, non sono andato oltre, mentre invece negli altri dischi abbiamo fatto molti tentativi in più.

Rockit: Hai accennato testi. Ci sono delle tematiche particolari nei tuoi testi?

RAIZ: Ci sono dei testi tutti legati comunque ai sentimenti. Io ho affrontato varie tematiche, tutte partendo sempre dal punto di vista personale. Non mi piace scrivere le cose dal punto di vista degli altri, cerco sempre di immedesimarmi. Ho scritto un pezzo in passato che si chiama Nun te scurdà, dove fingo di essere una donna, quindi mi piace parlare in prima persona, cercare di entrare nei panni di un'altra persona, e cercare di descriverne i sentimenti, poi è il mio punto di vista personale. E qua si affrontano varie cose: c'è un pezzo dedicato a Napoli, con la quale in questo momento ho una fase di litigio, come una persona che ami molto però in questo momento non so...

Rockit: ...non ti piace vedere...

RAIZ: ..ecco appunto. C'ho una crisi con questa persona, che amo moltissimo, anzi di più di moltissimo, però... sto un pò in crisi, ed è un pezzo molto sentito. Poi sono anni che ci colpisce la questione palestinese, ed abbiamo fatto un pezzo dedicato a questa cosa. Oppure....

Rockit: ...non ti ricordi più?

RAIZ: No... quando mi chiedono le cose io non... (ridiamo - ndi)
Comunque, i testi hanno molto a che fare col sociale, però visti da un punto di vista molto personale, delle volte devi essere molto attento a quello che dico per capire che sto parlando di quelle cose. Mi piace parlare così delle cose, non sono il tipo che scrive i testi di denuncia, non sono quel tipo di persona.

Rockit: Mi dicevi quindi che le sonorità cercano di abbracciare la vostra napoletanità con quelli che sono i suoni che ci hanno contaminati, volenti o nolenti, in questo periodo, che comunque avete cercato di rendere vostri. Voi avete qualche velleità di farvi conoscere anche all'estero, non a caso avete avuto numerose collaborazioni oltre confine, anche abbastanza importanti...

RAIZ: Sì, noi abbiamo lavorato con un sacco di gente. Velleità comunque di far ascoltare le nostre cose all'estero sì, se riuscissimo a fare dei festival con questo disco all'estero saremmo molto contenti. In questo disco ci sono proprio gli Almamegretta senza filtro, cioè quello che noi abbiamo sempre voluto fare, ovvero una musica globale, senza frontiere, e quindi per forza di cose poco italiana. L'Italia è un mercato molto molto locale, in termini discografici, non è che quando esce una cosa in Italia va in tutto il mondo, e quindi se vuoi essere un artista fortunato dal punto di vista delle vendite e delle classifiche in Italia devi essere attaccato ad un certo clichè, che a noi proprio non appartiene, perchè siamo gente cresciuta con un'altra musica, che ad un certo punto della propria vista ha fatto anche la scelta di andarsene via, sia io che Stefano siamo stati un sacco di tempo a Londra, e questo non può non influenzarti. Poi quando parlo di Londra ho sempre paura di passare per quello esterofilo e trendy, ma Londra è una realtà: diverse culture si sono incontrate lì e non a caso è un posto dove per molti anni - secondo me ora è un pò in calo - si è prodotta molta molta musica di ottimo livello, proprio perchè c'era questo incontro totale, ci sono i giamaicani, ci sono gli indiani, ci sono adesso un sacco di ispanici, ci sono gli europei... e tutto questo non può non provocare delle reazioni. Noi siamo molto legati invece al nostro mercato locale come italiani, al pop italiano... Quindi il disco è concepito in questo modo. Probabilmente se il disco uscisse in Inghilterra riuscirebbe ad arrivare anche in Italia, ma non è detto che uscendo in Italia riesca ad arrivare in Inghilterra. Questo non è mai assolutamente vero, anzi devi essere estremamente fortunato. E' paradossale il fatto che noi conosciamo ogni singola produzione che viene fatta in ogni singolo scantinato di Newcastle, per esempio, però può capitare - faccio l'esempio, perchè Manuel Agnelli lo conosco bene - che gli Almamegretta non sappiano niente di quello che stiano facendo gli Afterhours, eppure viviamo a soli 5-600 chilometri di distanza. Ed invece ti arrivano tutte le cose che vengono da Seattle, che è lontanissima insomma... E questo è paradossale. Succede per il mercato, per la discografia italiana, che non ci stancheremo mai di dire che è paralizzata su quei clichè... Per esempio una casa discografica come la BMG, che è la nostra casa discografica, in questa settimana ha 6 dischi nei primi 10 posti della classifica, e sono più o meno quel tipo di dischi lì, dischi 'italiani'. Quindi vedi, il mercato li incoraggia pure, quando uscirà il disco degli Almamegretta che gliene fregherà a loro di...

Rockit: Infatti volevo farti questa domanda... Voi uscite con la BMG, ma non siete il classico 'prodotto' - anche se non mi piace questo termine per un disco - della discografia italiana. Ma rispetto alla vostra casa discografica, che è una major, voi siete liberi di fare quello che volete.

RAIZ: Sì, assolutamente dimenticati... Quindi proprio liberi! (ridiamo - ndi)

Rockit: Bhè, alla fine dei conti riuscite comunque a fare quello che volete!

RAIZ: Sì, noi facciamo quello che vogliamo. Io credo che noi siamo stati firmati dalla BMG in un momento di follia, perchè col nostro album Sanacore siamo diventati un pò un fenomeno di costume. Napoli in quel momento era protagonista delle ribalte nazionali, il rinascimento napoletano, Martone, il cinema, Bassolino... e c'erano pure gli Almamegretta. E quindi ci prendiamo questi Almamegretta che, hai visto mai, vendono pure dei dischi. Noi i dischi, più o meno, come gruppo indipendente per quello he proponevamo li abbiamo sempre venduti. Anzi, fare il disco d'oro ogni volta che fai un disco è un grande successo in Italia. Anche perchè ci sono tanti gruppi indipendenti stranieri che conosco che fanno 50.000 copie, ma le fanno in tutto il mondo, e quando gli dico che io ho fatto 50.000 copie in Italia mi dicono 'Ma com'è possibile?!?'. (ridiamo - ndi) E infatti è una cosa assurda, eppure è successo. C'è stato un entusiasmo all'inizio, ma diciamo che la nostra casa discografica ha pure tentato di convincerci un pò a... Che ne so, ogni tanto senti delle proposte tipo 'Ma potremmo fare una collaborazione con questo...' e noi 'Mhmmm...', 'E con quest'altro...' 'Mhmmm...'. E però noi abbiamo sempre fatto di testa nostra. Fondamentalmente mancano i confronti. Senza voler accusare nessuno o puntare dita accusatorie addosso chicchessia, veramente manca la cultura musicale all'interno delle case discografiche. Perchè? Perchè loro seguono proprio tutto un altro tipo di musica. Allora trovi il singolo pazzo che ti capisce, ma molte volte ha pochissimo potere, e quindi cerca di fare ma non ci riesce...

Rockit: ...si arrampica lui stesso sugli specchi.

RAIZ: Nella totalità, vedo che la gente che lavora in discografia in Italia sta lì abbastanza per caso. Magari i grossi dirigenti vengono da studi di economia... Io pure vengo da studi di economia, però appunto ho imparato anche che i fustini di Dixan sono cosa diversa dall'espressione artistica e, pur essendo i dischi 'prodotti', 'pezzi' come li chiamano loro, perchè in definitiva noi facciamo un prodotto che mira ad essere venduto, la reificazione c'è ed è inutile scappare. Però è diverso... Perchè poi molte volte quando parli con uno della Procter & Gamble, che produce il Dixan, lui sa esattamente gli ingredienti del Dixan, lui sa cosa c'è in ogni singola briciola. Molte volte invece il discografico non ha proprio idea del tuo background musicale, da dove vieni. Siamo molto lontani per esempio da discografici alla Clive Davies, che è l'ex manager dell'Arista, quello che ha co-prodotto il disco con Carlos Santana... Loro hanno fatto 16 milioni di copie, però Clive Davies, indipendentemente che vi piaccia Santana o no, è uno che in studio ci sa stare, è uno che si siede là e dice 'Carlos, secondo me 'sto suono di chitarra...'.

Rockit: Mentre invece il discografico italiano...

RAIZ: ...Quando lo vedi il discografico italiano, bene che ti vada ti dice 'Mhmmm, però... Non si sente il ritornello...'. Però non ti sa dire niente, non sa stare in studio, non sa cos'è uno studio. A volte sei proprio imbarazzato a parlare, perchè molte volte non conoscono i singoli step della produzione di un disco, a livello tecnico. E' il minimo, sei lì, fai questo, lo devi sapere. E' un tuo dovere, ed invece... E' tutto un pò così, alla 'volemose bene', che poi si tramuta nella 'volemose male'... (ridiamo - ndi) Perchè poi noi ne soffriamo di questa cosa. Per esempio con Manuel Agnelli (impegnato alle Officine Meccaniche nello studio di fronte a quello degli Almamegretta per la produzione del secondo album dei Verdena - ndi ) i discorsi sono stati sempre quelli, ormai siamo alla nausea, non li facciamo neanche più perchè è proprio inutile, cerchiamo di parlare di altro quando ci vediamo...

Rockit: Visto che lo hai nominato già un paio di volte, colgo l'occasione per parlare di questa idea di Manuel Agnelli, per molti folle, per molti grandiosa, del famoso festival battezzato Tora! Tora!. Pare che ci sarete anche voi. Cosa ne pensi di questa idea?

RAIZ: Sì, noi vorremmo esserci, però non so in quante date. E' una buona idea per farsi vedere, ed anche per fare una cosa, senza stare sempre lì a cercare... E' un'idea che viene dalla musica indipendente, per la musica indipendente, per il pubblico indipendente. Per esempio con Manuel abbiamo sempre pensato che, vista la grossa affluenza di pubblico nei nostri concerti, se viene gente, questa gente è in carne ed ossa. Se li devi considerare dal punto di vista del mercato, perchè poi noi siamo legati al mercato per la nostra sopravvivenza, quindi non ne faccio un discorso economico, ma un discorso di riproduzione di forza lavoro, questi esistono, hanno un reddito, spendono dei soldi per i dischi... Perchè il mercato discografico italiano non si dirige verso questa fetta inesplorata? Io ricordo una volta un'intervista che ho letto con Alan McGee, il boss della Creation, che diceva che l'Italia era un paese che prima o poi sarebbe esploso, con lo stesso numero di giovani dell'Inghilterra, esattamente lo stesso numero di persone dell'Inghilterra, un reddito accettabile per comprare dei dischi. Però non succede niente. Allora prima o poi succederà qualcosa... speriamo che succeda questo qualcosa. Però io mi domando perchè i discografici non si dirigono verso nuove fette di mercato, stanno sempre là... E' assurdo che al primo posto ci sia ancora Celentano in Italia! Con tutto il bene che gli si può volere, Celentano è un vecchio... E' assurdo che noi stiamo invecchiando senza essere proprio scoperti, ed ancora qualcuno ha il coraggio di chiamarci 'gruppo emergente'. Ci sono gruppi che altrove a vent'anni hanno fatto tutto quello che dovevano fare... A 27 anni la buonanima di Kurt Cobain, quando si è tolto la vita da sè, discograficamente aveva già fatto tutto. Era già un vecchio a 27 anni. Da una parte c'è l'estremo sfruttamento dei giovani da un punto di vista capitalistico, uno dice 'ma allora sei a favore di questo tipo di sfruttamento'... Non è quello. E' che là, se ha 20 anni hai la forza di scrivere canzoni valide, non è perchè hai 20 anni e sei stato messo lì, anzi... Gli A&R delle case discografiche hanno loro stessi 20-25 anni, è gente che la sera va a caccia nei pub del gruppo da firmare. Qua invece ci si aspetta sempre che Venditti faccia il nuovo album... Ancora una volta, con tutto il bene, però... I Beatles... I Beatles dal '64 al '70. Sono 6 anni! Vi rendete conto che sono 6 anni!!! Non è niente. E qua invece c'è gente che fa il quindicesimo album dicendo sempre le stesse cose. Che poi dopo 15 album è normale che la tua vena artistica è totalmente esaurita, prosciugata. E' così... Noi... Quand'è che diventeremo famosi? Quando appunto saremo così consumati da proporre un clichè ormai accettato. Non per essere giovanilista a tutti i costi o nichilista e punk ante-litteram come i Who... Però 'I wanna die before i get old': questa frase è bella, perchè se mi devo ridurre a fare un clichè per la sopravvivenza, allora è meglio cambiare da adesso. La musica è ricerca...

Rockit: Bhè... Magari vi vedremo l'anno prossimo tra le nuove proposte di Sanremo!

RAIZ: Figurati che a noi chiedono sempre di fare queste cose. Ci sono arrivate delle cose. 'Ma voi andate nei big!'. Ma quali big! Ma che vai fare? Vai a fare l'evento mediatico che ti dà questa grossa... E' così provinciale tutto questo... Ma non perchè sei razzista... Ma è povero, non succede niente davvero lì...

Rockit: Verissimo. Ci sono andata quest'anno per curiosità, per vedere com'era. Oltre ad essermi trovata tra i vari Mino Reitano o Little Tony, c'era il nulla... Le ragazzine che andavano dietro al bello di turno o i giornalisti che cercavano di fare gli scoop negli alberghi. Musica non ce n'era.

RAIZ: Niente comparato ai festival veri, quelli che ci sono fuori...

Rockit: Anche il tanto bistrattato 'Brit Award' è una cosa che reputo più vera ripetto al festival di Sanremo.

RAIZ: Ma è lo status quo della musica in Italia che produce Sanremo. In Inghilterra la musica è la seconda industria del paese, e quindi lì succedono delle cose diverse, vengono investiti molti più soldi. Soprattutto, a parte che si investe anche sui progetti commerciali in maniera diversa, io mi immagino che una cosa tipo Spice Girls non potrebbe mai succedere in Italia, perchè quelle 5 tipe sono state prese ed allevate per due anni, ci hanno speso miliardi prima di farle uscire fuori. E già un investimento così, per quanto squallido possa essere, però ti fa capire quanto è importante la musica e quanto loro investono sulla musica. Soprattutto, quando c'è qualcosa di nuovo, fanno a gara per firmarlo. Hai visto mai? Esce questo, lo firma qualcun altro... Questi sono bravi... Vediamo, buttiamoli sul mercato, vediamo che succede. Buttarli sul mercato non allo sbaraglio, ma con il dovuto supporto...

Rockit: Cosa che manca in Italia...

RAIZ: ...completamente! Però... Tornando a parlare del nostro album... L'album affronta tutte le tematiche a noi care, cioè il dub, la musica elettronica, la musica mediterranea. Noi siamo fondamentalmente la somma di queste tre cose. Cioè la canzone mediterranea che si sposa con l'elettronica, ed il tutto condito dal dub, dalla dilatazione, dalla psichedelia... Mentre facciamo i dischi ascoltiamo un sacco di musica. Quest'anno siamo passati dalla techno di Detroit ai Pink Floyd, dalla nuova scena elettronica di San Francisco a Dean Martin...

Rockit: Sì, ho notato i vostri ascolti abbastanza vari!

RAIZ: Mha, fondamentalmente noi siamo più ascoltatori che produttori di musica, quindi questo ci ha portato ad essere fan di cose diametralmente opposte. Infatti quando incontriamo altri musicisti, ad esempio qua in studio abbiamo conosciuto i Verdena che facevano il disco assieme a noi, loro essendo più giovani di noi sono più monotematici, perchè ovviamente sei in un'età in cui devi farti proprio le ossa. Noi le ossa ce le siamo fatte sulle cose che veramente ci piacciono, quindi adesso ci permettiamo qualunque cosa. Io sono diventato fan di tutto, passo da una cosa all'altra e riesco ad apprezzarne i diversi aspetti, e quindi... Per noi andare da Mathmos ai Who ai Pink Floyd non è un problema...

Rockit: Parlando di Pink Floyd, ho notato che avete ribattezzato lo studio Alma Gumma, e c'è stata anche una battaglia tra voi ed i Verdena, sapevo...

RAIZ: Sì, per chi faceva il pezzo più psichedelico! Ci sono stati addirittura degli incontri domenicali qui in studio, che abbiamo ribattezzato Sunflower, dove si montano gli strumenti e si improvvisa. Con Luca, il batterista dei Verdena, Stefano, il nostro soundman e all'occasione suonatore di tastiere, moog e programmi vari, e ci siamo divertiti. Per esempio domenica loro suonavano in una stanza ed io, senza essere sentito da loro, improvvisavo e facevo un reading di poesie di Ginzburg, registrando tutto insieme. Poi dopo ci siamo sentiti tutto, e loro non si erano assolutamente accorti di quello che facevo io. Ed io ho fatto proprio delle canzoni (ridiamo - ndi), mi sono lanciato proprio in improvvisazioni... E' stato molto divertente.

Rockit: E questo è poi il bello, questi scambi...

RAIZ: Infatti!

Rockit: Almamegretta dal vivo: ovviamente voi usate molti campioni, non è che attaccate il jack ed andate. E' una cosa abbastanza elaborata preparare un concerto?

RAIZ: Diciamo che c'è una grossa fase di pre-produzione del concerto. Noi abbiamo delle robuste basi sulle quali poi suoniamo poi dal vivo. E tutto quello che è base lo fa Stefano, ed in effetti è il suo contributo al concerto, che poi è un contributo non fermo, perchè non è una registrazione. Lui cerca di mantenere quanto più è possibile gli spazi aperti per poter chiudere, aprire piste, mettere effetti in tempo reale, quindi ogni sera il concerto è diverso. Una volta fatta questa fase del lavoro, che porta via un pò più di tempo nel pre, poi è abbastanza facile suonare. Diciamo che attacchiamo non un jack, ma tanti, e suoniamo. (ridiamo - ndi) Noi siamo in 5 sul palco, ma è come se fossimo molti di più. E quindi c'è da fare un balance di tutti gli elementi. Però una volta fatto questo col nostro fonico è abbastanza facile.

Rockit: Che dimensione preferisci, quella in studio o quella live?

RAIZ: Sono proprio due cose differenti. Lo studio è riflessione, è gruppo, è comunità, condividi ogni singolo momento della giornata...

Rockit: ...Magari scazzi anche qualche volta...

RAIZ: ...Sì... Quest'anno zero proprio, devo dire con mia grande gioia e sollievo. però è capitato anche di scazzarci fra di noi, a volte per un suono di charleston... 'Ah! questo fa schifo, perchè tu...!!'. E' il tuo carattere che ti mattere questo tono, e poi si va oltre... Ma anche questo però è bello, mette allo scoperto le personalità e permette di sviscerare tutto. E comunque lo studio è riflessione, riflessione meticolosa. Il live è il live. Vai, improvvisi, ti permetti delle cose che magari possono rivelarsi delle sonore cazzate - 'sonore' nel senso giusto! - che poi dici 'Vabbè, non lo rifarò mai più!' Oppure ci riproverò facendolo in un altro modo. Sono belle tutte e due le cose. I live poi ti permettono di raccogliere elementi, reazioni, nuove idee e nuova linfa per la tua musica.

Rockit: Tu riesci ad avere il feedback dal pubblico, riesci a sentire quello che trasmette il pubblico quando sei sul palco?

RAIZ: E' stranissimo, sì. Perchè io non so per quale alchimia chimica, se il pubblico risponde noi incredibilmente suoniamo meglio. E' un pò come giocare a pallavolo. Se iniziamo male, per colpa nostra, una loro risposta di incoraggiamento può farci migliorare il suono. Se cominciamo bene, il fatto che loro ci incoraggino ci fa andare ancora meglio, o se pure iniziamo bene e questa cosa cade nel vuoto, questa cosa ci fa proprio mantenere il livello standard, sotto il quale non si va perchè si sono fatte le prove, e quindi i pezzi li conosci... Però se il pubblico non risponde, o risponde poco, non riesci ad arrivare alla gente, fai il tuo concerto standard. Se invece risponde di più, hai una marcia in più che ti aiuta anche a superare delle salite che magari sono dovute a te, quella sera. Stai male o stai giù, personalmente può capitare di non stare perfettamente in forma, però se il pubblico risponde, stranamente, la forma in qualche modo la ritrovi.

Rockit: Ti faccio un'ultima domanda. Di là (siamo nel soggiorno dello studio - ndi) stanno mixando, manca solo la masterizzazione di Imaginaria, diciamo che siete arrivati quasi alla fine, fondamentalmente. Sei soddisfatto di quello che è il lavoro? Era quello che volevi?

RAIZ: Sì, questo è un disco che mi piace tantissimo. Volevamo fare un disco che fosse veramente senza filtro, infatti volevamo chiamarlo 'Senza filtro', ma forse l'avrà fatto sicuramente qualcun altro...

Rockit: Sì... Già sentito...

RAIZ: L'ho già sentita 'stà cosa... (ridiamo - ndi) Però dici 'Ma allora altre volte il filtro ve lo siete messi'. Ma i filtri te li mette la pressione, il fatto che hai un contratto firmato con una casa discografica, il che significa 'ti diamo soldi, devi farci guadagnare dei soldi'. Noi però abbiamo visto che quanto più eravamo noi stessi, più le cose sono andate bene, anche in termini economici. I nostri 'best seller' sono stati Sanacore e Lingo, dove veramente eravamo talmente ingenui, certe cose non le sapevamo proprio del mercato discografico... Pensa che Sanacore lo abbiamo fatto in una casa di Procida, che è un'isola piccolina di fronte a Napoli. Abbiamo affittato questa casa, abbiamo portato tutti i nostri strumenti: mixer, campionatori, batteria, amplificatori, tutto... Era una villa questa casa, che ci affittavano a pochi soldi d'inverno. Noi abbiamo preso tutti i materassi e li abbiamo messi sul muro per fare proprio la sala, e solo le voci abbiamo rifatto in studio, perchè era proprio meglio. Però le basi, la musica è tutta fatta in una casa. Provando il microfono, noi non avevamo mai registrato, oppure avevamo esperienze limitate. Però ci siamo messi lì... 'Ah, proviamo così...'. Passavo le notti a dire 'Ok, e se registriamo la stessa traccia con i microfoni in un altro modo...', e provavamo. 'Mettiamo un microfono fuori dalla finestra e vediamo che succede'. E tutti gli ambienti li abbiamo raccolti e ci sono serviti. Con Sanacore abbiamo fatto un disco che è quasi arcaico, fatto con quasi il massimo della tecnologia che si poteva avere all'epoca, con tutti i campionatori... Abbiamo cercato di riprodurre un'atmosfera antica con delle cose moderne. E poi siamo stati tre mesi scalzi... Era un disco molto reggae, e ci sentivamo quasi nella nostra Giamaica, stavamo là così, ed idealmente ci eravamo in pieno...

Rockit: Eravate in Giamaica!

RAIZ: Sì, con annessi e connessi... Stavamo proprio fuori!(ridiamo - ndi) E chi ha comprato quel disco è piaciuto per quello. Allora, noi abbiamo costruito la nostra fan base su quello. Non mi sembra proprio il caso di tarparsi le ali per dei motivi che non sai perchè esistono. Però è capitato anche a noi. Certe volte ci siamo messì la... 'Ma 'sto pezzo forse lo possiamo rendere più...' Più cosa? Va già bene così, c'è già tutta l'anima possibile. E Imaginaria è fatto così, è soul al 100%. 'Cotto e magnato', come dicono a Roma. Io sono molto soddisfatto.

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