Useless Wooden Toys - MIlano - Redazione Rockit, 17-03-2008 Intervista

02/04/2008 di

(Gli Useless Wooden Toys - Foto da internet)

La carenza di basso è una sindrome molto diffusa nel mondo. E ancora di più nel mondo della musica dance (di ogni tipo). Gli USW, prodotti da La Valigetta e con la direzione artistica di Bugo, hanno fondamentalmente scherzato sull’enorme controsenso di una scena inesistente che si veste a colori, che si illumina la notte, che vorrebbe essere nata in un certo passato, che se vuole ballare si iscrive ai corsi di danza. Il 21 Marzo è uscito Dancegum, il disco del duo di Cremona, che è una buona risposta ironica a qualcosa che non ha senso, non ha droga, non ha cultura, non ha nome. Ma ha un'unica grossa carenza.



Diciamo subito chi tra i due angeli custodi di "Dancegum", Bugo o La Valigetta, è il “produttore che ha fatto un errore”...
Senz’altro direi La Valigetta (ride, Nda).

Il claim è molto bello…
Si, è nato da Napo (Uochi Tochi, Ndr) che ha voluto scherzare su quello che è un po’ il mondo dance, ridicolizzandolo come poi un po’ tutto il nostro disco vuol fare.

Cioè produrre un disco dance è un errore?

Dipende da come lo si produce. C’è un mondo della dance che secondo noi si prende troppo sul serio. C’è una filosofia dietro che Napo ha centrato in pieno..

E qual è?
Che si fanno i dischi dance e per presenzialismo si va alle feste e a divertirsi negli ambienti ‘in’. Ma poi alla fine come dice Napo nel pezzo, a chi interessa della musica?

Della musica dance intendi?
Si, cioè sono pochissimi quelli che considerano la musica dance o electro o house come una forma d’arte…

Colpa della lacuna culturale che è alla base?

Senz’altro. Penso sia un fenomeno assolutamente locale. Basta andare a Berlino o a Londra e si capisce che nel mondo della club culture c’è molta più cultura. Berlino ad esempio mi ha sconvolto da questo punto di vista. C’è un continuo rimescolo culturale, dal party minimal alla feste house, raggamuffin, reggae o tecno, con un enorme curiosità per la musica.

Quindi, secondo te, in Italia manca la musica o la cultura?

In Italia la musica alla fine circola ma è spesso perché deve essere alla festa del tale logo, legato alla serata fashion. Abbiamo il problema della moda, che rovina tanto anche se un po’ crea, perché se non ci fosse quello forse sarebbe anche peggio..

”Dancegum” è un disco un po’ italo-modaiolo, no?
In realtà certe sonorità ci sono sempre piaciute, nel nostro demo precedente i richiami al funk, all’hip hop old school, suoni grassi, caldi, vintage, analogici, erano molto più forti, forse la pecca era un suono non troppo aggressivo, meno dance ma funk-lounge se vuoi, ma il richiamo a quel mondo era già forte.

L’E-Funk è una presa per il culo del P-Funk che vi siete inventati voi?

Ce lo siamo inventato noi, appunto perché è un po’ una presa per il culo, l’atteggiamento scanzonato voleva essere alla base delle cose degli Useless Wooden Toys. Per noi comunque ballare, dance music, vuol dire divertirsi, passare una serata piacevole, non c’è tanto concettualismo dietro.

In questa inadeguatezza culturale che costringe a fingere di sanguinare, gente come Daft Punk, Justice, avrebbe mai potuto nascerci dentro?

Secondo me è impossibile. Anche se Crookers o Bloody Beetroots sono due esempi di cui si parla moltissimo in ambito dance italiana e sono due prodotti eccezionali.

Inserire nel disco un remix di “Limonare” dei Crookers serve ad addentrarsi in una certa cerchia del club culture milanese o è proprio che vi piace il pezzo?
No, no, quel remix è nato perché Fra dei Crookers ci aveva contattato per preparare un disco di remix di "Limonare", quando ancora il fenomeno Crookers non era esploso. Tutti quanti si aspettavano un fenomeno ancora più di massa.

Addirittura?
Si, in realtà credo sia stato un fenomeno molto circoscritto a Milano.

Circoscritto anche ad una certa visione del club, no?
Il target ovviamente è medie e superiori….

Quindi volevate seguire quell’onda?

Bè l’idea era quella di agganciarci ad un treno che stava per esplodere, gli stessi Crookers non credo che si vergognino a dire che hanno tentato di fare il pezzo per sfondare, cioè per fare uscire il nome.

Perciò “Limonare RMX” rappresenta l’ingresso simbolico in una certa scena che doveva essere capitanata dal successo eventuale dei Crookers...

Si, anche se poi quando abbiamo deciso di metterlo nel disco Fra ci ha contatti per dirci che quel pezzo li rappresenta molto poco adesso. E poi dopo abbiamo parlato con Stefano Fontana e alla fine abbiamo deciso di metterlo comunque.

Stefano Fontana nel vostro disco, cos’ha fatto?

Nulla.

Racconta un po’ la storiella genetica di “Dancegum”...

La cosa è nata così. Prima c’è stato l’incontro con Bugo, ed è stato bello e secondo me anche di reciproca stima. Bugo per due anni ha fatto per l’assessorato di Cremona un corso per ragazzini di educazione musicale che culminava nella formazione di una band. Il meccanismo è stato semplicemente che sapevamo che ci fosse Bugo, e gli abbiamo portato un demo. Più avanti ci ha contattato per fare un remix che poi è stato pubblicato tra le varie cose con Universal. Da lì l’idea di arrivare ad un progetto vero e proprio per cui gli abbiamo chiesto di curare la produzione artistica e lui ha accettato al volo. E poi siamo arrivati a Roberto Baldi che divide lo studio con Stefano Fontana..

Quindi Stefano Fontana ha seguito sott’occhio gli Useless Wooden Toys...

Si, ma ahimè non ha messo le mani nel disco. Speriamo che succeda più avanti.

L’electro che piace a quelli a cui piacciono gli UWT è un assoluto rimescolo di una minestra passata che va da Afrikaa Bambataa ai Daft Punk...

Bè, sarà una stupidata, ma ogni forma d’arte è ciclica. Poi ci si ritrova di fronte a sonorità che si prestano molto bene ad essere massacrate, da un lato c’è l’electro old school dall’altra c’è la distorsione rock, prendi Justice o Sebastien per esempio.

C’è anche un forte richiamo ad una certa scena hip house 90’s?

Sicuramente. L’Hip house è proprio il trade union delle nostre due passioni musicali, io che sono quello con l’anima più pop, e Gilberto che è quello che più che ricerca il campione giusto al posto giusto.

Il pezzo con Bassi Maestro è il più figo del disco secondo me.

Anche a me piace moltissimo, e pensa che quel pezzo nasceva con l’utilizzo di una a cappella di Afrikaa Bambaataa che però poi non ci hanno concesso. E dovevamo scegliere qualcuno che ci cantasse sopra.

Cioè mi stai dicendo che Bassi Maestro ha rimpiazzato Afrikaa Bambaataa in un pezzo?

In un certo senso si. E ti dirò anche che forse è stato meglio così, perché il pezzo con Bassi Maestro è entrato esattamente nello stile soopadoopafunky del disco.

Adesso che avete ospitato gente sul vostro disco, verso quale direzione si va?

Mi piacerebbe dare alcuni nostri pezzi a diversi dj che stimo molto per farli remixare, magari restano indifferenti, o magari no. Non ci costa nulla, e servirebbe ad avere una sorta di interpretazione tecnica ai nostri pezzi.

Cosa avete imparato facendo “Dancegum?”
Nei primi incontri con Bugo lui è stato geniale secondo me in due cose. La prima cosa che ci ha detto è che dovete fare delle canzoni, quando invece noi eravamo i tipici smanettoni dei beat che passavano il tempo a campionare, a perfezionare il basso, insomma quel tipo di lavoro molto fuori dall’idea di canzone. E poi che dovete usare l’italiano.

Cosa diranno i fans della dance italiana del vostro disco dance in italiano?

Fino ad adesso abbiamo avuto bei feedback, sia a livello di gente dentro l’industria musicale che dai semplici navigatori del Myspace. Spero che la prenderanno con lo spirito ironico giusto. Veniamo spesso paragonati a Scuola Furano

Paragone piacevole?

Assolutamente si. Per me a livello italiano Spiller e Furano sono due nomi che in assoluto stimo moltissimo.

Pensi che in ambito dance si possa creare qualcosa di tipicamente italiano?

Un suono italiano non è la cosa più facile in un settore come la dance che si evolve su dei canoni parecchio diversi dalla nostra cultura. Ma ad esempio se prendessimo Furano, si rifà pure ad un certo approccio francese, però la chiave con cui lo interpreta riporta all’Italia, ad esempio al festival del La Valigetta ha suonato un remix della sigla del programma di Smaila “Colpo Grosso”. Trovo che questa chiave di lettura potrebbe riportare il tutto ad un suono italiano.

Chiamiamole evoluzioni di un suono, ma ad esempio i Crookers all’inizio suonavo parecchio più hip hop e invece adesso, per motivi di internazionalizzazione forse, hanno perso quella parte. Il vostro disco precedente, come mi dicevi, era molto più funk, questo è leggermente più electro-house. E’ la stessa via?

No, su questo ti posso garantire di no. L’hip house per noi è diventata la sintesi della costruzione della canzone. Mi è piaciuta così tanto la possibilità di scrivere canzoni, nella struttura tradizionale ovviamente, che è una cosa che non voglio perdere.

Fumi?

Si, volentieri. Grazie.

Avete mai pensato di inserire un personaggio fisso che si aggiunga al duo UWT per le parti non-strumentali, cioè un cantante, un rapper, un vocalist, chennesò tipo Mc Dynamite per Roni Size?

Sarebbe bellissimo, ma anche molto difficile da trovare. In “Dancegum” abbiamo ospitato Napo, Bassi, ma anche Mc Feb..

E chi è Mc Feb?

E’ un ragazzo molto bravo vicino al raggamuffin. E’ di Cremona, città che fa ancora da nostro punto logistico..

Anche se pare sia Milano il fulcro (unico?) di un certo suono…
Bè Milano è la capitale di questo mondo.

Ci si droga in “questo mondo”?
Mmm non saprei..

Cioè se ogni mondo ha la sua droga, in ‘questo mondo’ cosa gira? Cocktail? Briochine?

La sanguinella. (si ride, Nda)

Ma come si chiama questo mondo? Cosa sta succedendo?

Alla base c’è forse una predisposizione culturale. Potrebbe essere che Roma resta la capitale del cinema e Milano la capitale della musica, di ogni tipo, secondo me.

Commenti (1)

  • enver 03/04/2008 ore 10:41 @enver

    bravi e intelligenti. bell'articolo.
    ps però milano non è la capitale della musica.


    (Messaggio editato da enver il 03/04/2008 10:44:39)

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