Timoria - Milano, telefonica, 16-02-2001 Intervista

07/05/2001 di Roberta Accettulli

Finalmente sono riuscita a recuperare la mia intervista con Omar Pedrini dei Timoria dopo mille peripezie (perdita file, smarrimento cassetta... di tutto di più). Ho chiacchierato con Omar telefonicamente, abbastanza emozionata, durante la mia pausa pranzo. Eravamo alla vigilia dell'uscita di El Topo Grand Hotel, decimo album della band, e le domande erano tante. Sebbene si fosse svegliato da poco Omar mi ha raccontato tante cose, e la chiacchierata sarebbe durata a lungo se la sua voce non lo avesse abbandonato!



Rockit: El Topo Grand Hotel si riallaccia a quello che per molti è stato "l'album" dei Timoria, ovvero Viaggio senza vento. Il filo conduttore è la ripresa del viaggio nello spazio e nel tempo di Joe, tra Roma, Amsterdam ed il Messico, dove vede posti nuovi, incontra persone e si imbatte in storie sempre diverse. Come si è evoluta l'idea di questo viaggio durante la composizione dell'album?

OMAR: E' difficile spiegarlo... Io faccio fatica a spiegare quest'album perchè è frutto innanzi tutto di un sogno. Di questo sogno che mi ha raggiunto a Riccione, dopo l'ultimo concerto di 1999 nell'estate dl '99. Ha un valore altamente simbolico, ci sono tante immagini, tanti nomi... E' questo il motivo che lo fa definire da quasi tutti 'psichedelico'... i colori, le sensazioni che albergano proprio in questo Hotel... Quindi è difficile dirti come è stato realizzato, più che altro c'era l'esigenza di un nuovo viaggio, un disco con alla base non una delusione, ma direi del disincanto. Infatti sono citati tutti personaggi in qualche modo eroi un pò perdenti, pensa a Vincent Gallo, pensa ad Ugo Tognazzi, pensa a questo tipo di personaggi che sono quelli probabilmente più vicini al mood, per usare un termine jazzistico, dei Timoria stessi. Ed infatti il finale è non positivo, per cui credo che questo disco uccida un pò il pensiero positivo, perchè alla fine Joe decide di fare questo viaggio e di andarsene nello spazio con un alieno. Ed è alla fine un pò un viaggio entronautico, non si sa se lui parte per lo spazio o se sia un viaggio allucinante come quel film dove gli uomini diventavano piccoli piccoli ed entravano nel corpo umano - film che tra l'altro è stata una delle ispirazioni di questo disco, come "Il topo" di Jodorowski del '71 - è un pò un viaggio anche all'interno dell'uomo questo disco... Per cui entronautico.

Rockit: Un viaggio in cui Joe visita nuovi posti, incontra nuove persone, si imbatte in storie sempre diverse. Hai citato Vincent Gallo, che è un artista geniale...

OMAR: Sì, tra l'altro ci ha telefonato in studio, per fissare un appuntamento per vedere di fare qualcosa insieme.

Rockit: Proprio in Vincent Gallo Blues spicca la presenza del grande trombettista Eddi Henserson. Altri ospiti dell'album sono James Thompson, altro grande jazzista, e gli Articolo 31, una presenza quasi inaspettata in un disco dei Timoria. Come sono nate queste collaborazioni?

OMAR: Sì, infatti quella degli Articolo 31 è stata la cosa che ha sorpreso di più in questo lavoro. Però in un certo senso mi fa piacere, perchè loro sono molto molto miei amici, ci frequentiamo a Milano e quando usciamo insieme i locali si mettono le mani nei capelli.

Rockit: Me ne sono accorta l'altra sera al vostro showcase!!! (Dove, dopo la presentazione del disco, gli Articolo 31 hanno iniziato una jam coi Timoria che ha spaziato dai Red Hot Chili Peppers alla musica sixties - ndi)
OMAR: Ti è piaciuta la serata?

Rockit: Sì, magari c'era un pò troppa gente che era lì per parlare piuttosto che per ascoltare...

OMAR: Eh.... I giornalisti son così....

Rockit: ...Proprio per questo non mi considero una giornalista!!!

OMAR: Eh, brava! Abbiamo fatto fare un viaggio nel tempo lungo 30 anni. Volevamo dare l'idea di cosa fosse il nostro disco. E appunto... Dicevo che gli Articolo 31 sono molto amici, ed è stata un'accoppiata dettata più dal punto di vista dell'emotività e dell'amicizia. E poi unire il rock'n'roll all'hip-hop non è facile, ma è però un esperimento carino. Lo avevamo fatto 4 anni coi 99 Posse, nel nostro vecchio disco per un'esigenza politica, per Sudeuropa, una canzone in momenti sospetti di correnti politiche pericolose nel nord Italia. Noi bresciani costruimmo quella cosa proprio con un gruppo napoletano. Invece stavolta è stato proprio un momento importante, perchè gli Articolo 31 sono amici e volevamo dare un'idea di qualcosa di diverso. Ne è nata quella canzone, che mi auguro piaccia... magari i nostri fans possono scoprire loro, ed i loro scoprire noi. Inoltre credo che i Timoria siano gli Articolo 31 del rock, e gli Articolo 31 siano i Timoria del pop. Siamo gruppi molto molto indipendenti, non siamo mai legati a partiti, a scelte di un certo tipo, ci assomigliamo, siamo magari i più alti dei nani'... Cioè nell'underground quelli che vendono di più, ma anche i più piccoli dei giganti. Abbiamo tante cose in comune, che infatti hanno cementato anche l'amicizia.

Rockit: Dagli Articolo 31 nell'album si passa ai Velvet Underground. Nell'album c'è Sunday, che è un verissimo omaggio a Nico ed ai Velvet.

OMAR: Esatto, infatti io ho voluto al mio fianco Elena Skoko dei Cut, che mi ha onorato della sua presenza per questa cosa, proprio perchè avevo bisogno di una voce underground. La talpa è un animale che vive sottoterra, per cui già nel titolo del nostro album c'è tutta l'iconografia underground del rock, delle cantine, dei sotterranei. E' il rock di Kusturica. Quella di Elena era la voce che volevo... mi hanno consigliato ospiti prestigiosi, ma io desideravo la sua voce, il suo modo quasi suonato di affrontare questa canzone, e secondo me le ha dato un fascino incredibile. E per me è un onore ospitare una cantante magari non famosissima, ma sicuramente che lavora bene, lavora col suo gruppo, che mi piace tantissimo. Per cui, va bene così.

Rockit: La poesia è sempre stata un elemento imprescindibile per i Timoria. nell'album c'è anche un più che esplicito omaggio ai poeti della beat generation, ossia Lawrence Ferlinghetti e Jodorowski..

OMAR: Sì, di solito sono omaggi che faccio io, sono stato io ad omaggiare la beat in questi anni. Ho scritto anche un album solista intitolato Beatnik e 4 anni fa ho recitato delle poesie dei beat. Quest'anno sinceramente è stato più un omaggio che ci hanno fatto loro, perchè Ferlinghetti in persona recita sul nostro disco. Per cui direi che questo è il gioiello dell'album. Morto ahimè Gregory Corso qualche giorno fa, Lawrence Ferlinghetti è rimasto l'unico testimone vivente della beat generation, e questo per me ha un valore incredibile, anche se non sono poi le cose che ti fanno vendere i dischi, soprattutto in un paese in ginocchio com'è l'Italia. Per me è una cosa grandissima, e mi fa più felice che ospitare una rockstar nel mio album... Se mi chiedessero di barattare Ferlinghetti con il chitarrista dei Metallica non ci penserei due volte e terrei Ferlinghetti.

Rockit: I brani di El Topo Grand Hotel sono tutte composizioni recenti, oppure avete ripreso qualcosa che era nel cassetto da tempo?

OMAR: La composizione più vecchia è Mork. Infatti nel pezzo ci sono ancora Leon Mobley alle percussioni e David Fiuczynsky alla chitarra, che suonarono con noi due anni fa. Per cui quello è il pezzo più vecchio, per cui poi a ritroso da due anni ad oggi arriviamo alle più recenti, che sono Cielo Immenso 2, El Topo Grand Hotel.

Rockit: Due anni fa è iniziato il "nuovo corso" dei Timoria. Hai mai avuto l'impressione che col nuovo corso artistico avreste dovuto riconquistare parte del terreno acquisito in questi anni?

OMAR: Eh! Come no! Penso che sia sotto gli occhi di tutti questo. Tre anni fa, quando se ne andò il cantante, eravamo circondati dallo scetticismo, dalle malelingue, e sono cose che un pò addosso ti senti. Però mi divertono. Infatti i co-protagonisti di questo film, perchè io ho scritto volontariamente sul disco "regia" di Omar Pedrini, e non "prodotto da", i nemici di Joe sono Pelle di Serpente e Scarafaggio: uno è l'invidia e l'altro è la superbia, sono stati rappresentati in queste due figure così inventate. E sono cose che abbiamo sentito sulla nostra pelle. Noi abbiamo avvertito quasi la volontà da parte di molta gente di approfittare del momento per distruggerci. Siamo un gruppo che ha costruito il rock in Italia degli anni '90, e credo che tanti gruppi ci debbano qualcosina, in un certo senso abbiamo aperto delle porte. Io penso ai nostri primi album, nell'88-89, quando tutti ancora erano scettici sul rock italiano, poi arrivarono i nostri primi dischi d'oro, e le case discografiche iniziarono ad investire sul rock, ed adesso credo che ce ne sia fin troppo in Italia. Fatto male. Mentre ci sono qua e là dei gioielli sparsi, magari non spinti come quelli delle grosse case, ma di altissimo valore artistico. Invece si tende ad investire più sull'immagine, più sui gruppettini messi insieme a caso per renderli prodotti vendibili. Noi sentimmo questo, quasi uno scetticismo più che magari un'invidia. Questo scetticismo ci ha fatto fare 1999 isolati nell'atelier di Marco Lodola, chiusi, ed in quel modo siamo riusciti veramente a stare con noi stessi, a guardarci negli occhi. Uscì 1999 che è un disco che alla fine si è fatto apprezzare per la sua sincerità, un pò naif, un pò timido perchè coi suoni non avevamo potuto spingere come volevamo. Anche la casa discografica era scettica con noi, per cui figurati... lavori per gente che non ha fiducia in te. Infatti sono felicissimo di questo cambio di casa da quest'anno, abbiamo riconquistato credo l'attesa e la credibilità da parte della critica e del pubblico. C'è una attesa veramente spasmodica per questo album, siamo stati tempestati di e-mail, di lettere, di telefonate. Questo credo perchè abbiamo dimostrato in questi due anni di crisi che avevamo intenzione ancora di lavorare seriamente per l'arte, e non per il business.

Rockit: Mi ricollego ai vostri esordi. Voi siete un gruppo che suona insieme da anni - a parte ovviamente Sasha e Filippo, che sono gli "ultimi arrivati". In cosa sono diversi i Timoria di oggi da quelli degli esordi di Macchine e Dollari?

OMAR: Bhè... Filippo ridendo e scherzando sono 4 anni che suona con noi, Sasha due. Adesso i Timoria sono un gruppo. Sono veramente un gruppo dove ognuno è importante, direi 5 voci che ne formano una unica. Prima eravamo una band, magari più italiana, con un cantante al centro, ma io scrivevo, componevo le canzoni. Per cui due cose diverse, entrambe affascinanti, ma adesso siamo più "band". Prima eravamo magari un chitarrista ed un cantante, con meno spazio per gli altri. Penso sia così oggi, che tutti abbiano uno spazio, ed infatti tutta la band è felice di questo. E' una domanda che dovresti fare agli altri, perchè io stavo bene anche prima, però magari avevo più gli occhi addosso. Oggi dividiamo tutto, anche se io resto poi l'autore delle canzoni.

Rockit: Sappiamo che ti stai dedicando alla stesura romanzata di El Topo Grand Hotel. Ultimamente molti musicisti si sono dati alla scrittura di libri. Cosa ne pensi di questo proliferare di libri scritti da musicisti?

OMAR: Bhè... Io sono il direttore artistico del Brescia Music Art, quindi è una domanda... Ti posso dare solamente una risposta "sospetta", e cioè che sono molto contento perchè credo che in Italia ci sia una corrente di musicisti intellettuali nutrita, ed è bello questo. Qualche volta magari c'è approssimazione, non c'è serietà magari nell'affrontarlo. Ma il 90% degli autori italiani sono in grado di scrivere libri, ed io li sponsorizzo da 4 anni al mio festival, che è diventato una grossa realtà, e mi auguro che possa continuare così. Perchè al Brescia Music Art si vedono delle cose meravigliose, anche musicisti che dipingono, penso a Andy dei Bluvertigo, a Battiato... a gente che coi loro quadri mi ha fatto delle cose bellissime. Jovanotti anche, che come pittore è strepitoso.

Rockit: Questa "contaminazione" tra arte e musica da anche il nome alla trasmissione che conduci su MatchMusic. E' proprio qui la contaminazione tra quella che può essere l'arte e la musica...

OMAR: Questo è proprio quello che sono io, io mi sono sempre posto dei modelli particolari, non ho mai voluto fare il musicista, lo scrittore, l'appassionato di pittura... A me piace fare tutte queste cose. Io sono contaminato fin dal primo giorno di vita, il nostro primo album del 1989 si intitolava Colori che esplodono ed era dedicato a tre pittori, che erano Kandinsky, Van Gogh e Mussovsky... Per cui il mio percorso è questo. Se dovessi avere un modello, e me lo porrei alto, con le debite proporzioni, i miei modelli sono Pasolini, sono Vincent Gallo, autori, artisti che fanno libri, film, scrivono, fanno canzoni, artisti a 360 gradi, e non solamente musicisti, solamente scrittori, solamente pittori. Mi piace questo, e a Lodolandia (l'atelier di Marco Lodola - ndi)abbiamo costruito una factory proprio di questo tipo.

Rockit: Hai inoltre dato vita ad una casa di produzioni musicali, che dà spazio alle giovani band. Come mai hai voluto far questo, cosa ci racconti di questa esperienza?

OMAR: Perchè mi piace anche produrre delle nuove energie, se posso dargli una piccola mano lo faccio. Mi diverte, imparo anch'io a stare in contatto con energie diverse dalle mie.

Rockit: All'epoca del tour di Viaggio senza tempo, il nostro Acty, allora giovincello, ti incontrò dopo un concerto ed un po' tremolante ti disse "Omar, grazie per la tua musica". Tu l'hai abbracciato e gli hai regalato un plettro. Lui si ricorda ancora l'emozione di quel momento... Vale ancora la pensa di suonare solo per queste cose?

OMAR: Mha.. Mi piace suonare e continuo a suonare ogni giorno con la mia band, come posso e perchè mi piace. Il giorno in cui non mi piacerà più smetterò di farlo. Quindi lo faccio per me stesso. Non ho guadagni così grandi da impormi delle scelte o costringermi a suonare. Lo faccio perchè mi piace, abbiamo la fortuna di sopravvivere con la musica, e ci sentiamo già felici così. Questo è il motivo per cui possiamo permetterci delle scelte che altri non possono fare, perchè ingabbiati in logiche di mercato per noi assurde ed inconcepibili. Il giorno in cui non avrò più queste emozioni smetterò di suonare e farò dei film.

Rockit: Ce l'hai ancora la maglia del Flamenco?

OMAR: Sì, la uso molto spesso, perchè la mia grande passione è il Sud America. Anche se poi il Brasile non è poi considerato Sud America dai sudamericani. I brasiliani soprattutto. Però ho un amore per questa terra, mi piace il modo di affrontare la vita di tutto il Sud America, con le sue diverse sfumature, e me lo porto anche qua. Adesso tipo per Edmundo per esempio. E poi è un ribelle, mi piace, come mi piaceva Maradona prima.

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