Estra - Milano, uffici CGD, 09-05-2001 Intervista

14/06/2001 di

Una chiacchierata, quella fatta con Giulio Casale degli Estra a proposito del loro ultimo lavoro, che non avrei detto 'così piena' visti i tempi ridotti legati al luogo in cui l'intervista si è svolta (gli uffici della CGD, casa discografica della band). La lettura e le riflessioni (vostre) che seguiranno, speriamo solo che risolvano definitivamente tanti aspetti legati all'uscita di questo "Tunnel supermarket", sicuramente l'album più controverso, nel bene e nel male, del quartetto veneto...



Rockit: Quali esigenze artistiche, dopo "Nordest Cowboys", vi hanno spinto a concepire queste canzoni?

Estremo: L'esigenza artistica è NON fermarsi, NON ripetersi, NON morire. Prima di tutto come individui, e poi, necessariamente, come artisti. Per noi sarebbe stato facile riproporre "Nordest Cowboys" dal momento che tutti l'avevano incensato come qualcosa di riuscitissimo, un capolavoro, intensità a manetta e quant'altro. Noi abbiamo detto: "Bene, se siamo vivi, se siamo interi, andiamo avanti." Tutto qua.

Rockit: Avete svolto un vero e proprio lavoro di pre-produzione dei brani?

Estremo: Sì, è stato un lavoro abbastanza lungo perché avevamo un sacco di carne al fuoco, e l'album poteva prendere tante direzioni diverse. A un certo punto ci è apparso chiaro che avevamo aperto le porte e le finestre della nostra casa, e dovevamo far uscire soprattutto quelle cose che potevano dare immediatamente la sensazione che gli Estra erano andati da un'altra parte appunto, erano cresciuti, avevano lo sguardo molto più rivolto all'esterno. Tanto è vero che i testi sono passati dal pronome personale 'Io' al pronome personale 'Tu', e quindi c'è un cambiamento di prospettiva evidentissimo anche dal punto di vista della scrittura. Ma soprattutto dal punto di vista musicale: secondo me la musica esprime profondamente questo cambiamento, questa crescita...

Rockit: Anche gli Estra, nel 2001, fanno pesare l'elettronica nell'economia complessiva del disco. Questa scelta è avvenuta in itinere o era già insita nel progetto di un nuovo album?

Estremo: E' venuta di necessità, perché appunto, dovendo e volendo raccontare il mondo... il mondo è questo qua. Non si può fare finta che il mondo non sia totalmente tecnicizzato e mediato dalle macchine, non abbiamo più nessun rapporto puro e immediato con la natura, ma tutto è mediato dalla tecnologia. Allora, proprio nel momento in cui io come poeta, come scrittore, ricerco la purezza e la semplicità - intesa come punto d'arrivo di un percorso di conoscenza -, proprio nel momento in cui devo parlare di questo, devo tenere in conto che non si dà una purezza nuda e cruda, ma si dà uno sforzo, una ricerca disperata quasi in mezzo a tutta questa mediazione.

Per esempio in "Puro però", nella canzone che quasi apre il disco, la volontà di sottolineare così tanto la ritmica elettronica è venuta proprio dall'esigenza che la purezza deve fare i conti con questo, e la purezza è possibile nonostante, e a prescindere dalla tecnologia, dal fatto che viviamo tempi tecnologici.

Rockit: Rispetto a Jim Wilson, dove Ferrario ( colui che ha prodotto artisticamente il disco insieme alla band, ndi) è intervenuto con maggior peso?

Estremo: Con Jim si è trattato di farci una bella foto, nel senso che noi eravamo quella cosa lì, noi eravamo una band che suonava e suonava in quel modo lì. Da questo punto di vista "Nordest Cowboys" è perfetto, perché è un disco prodotto, più di "Alterazioni", però comunque è una band che suona in uno studio.

Qui si trattava, viceversa, di costruire delle canzoni, di partire dalle fondamenta: trovare un andamento ritmico adeguato, trovare l'andamento di basso adeguato, poi il suono di chitarra, e poi scoprire che non bastano più le chitarre - che per dire esattamente quello che vuoi dire hai bisogno ogni volta o di un piano, o di un violino o addirittura dei fiati. In questo senso Giovanni (Ferrario, ndi) è stato perfetto perché è un artista vero, e ha un grande range.

Rockit: ...infatti è intervenuto anche suonando, lo accreditate come groove...

Estremo: Esattamente! E' stato il quinto Estra a tutti gli effetti. E infatti sono stati due mesi fantastici perché la tensione creativa era altissima. Ogni giorno si rivoltavano le canzoni per vedere se gli si poteva veramente dare qualcosa in più.

La ricerca del colore per noi è fondamentale: abbiamo cercato questi colori che poi sono finiti sulla copertina e nel booklet, li abbiamo cercati per mesi.

Rockit: Mi sembra che l'apporto di Fabrizio Simoncioni ( il fonico di sala, ndi) abbia contribuito non poco a rivitalizzare il vostro sound. E' solo una mia impressione?

Estremo: Lui tecnicamente è così preparato che è stato fondamentale... se tu pensi che tutto il disco è stato fatto su computer, che per la prima volta non abbiamo usato nastri... è proprio un passo fondamentale dentro la tecnologia.

La sfida per noi, naturalmente, é condizionare la tecnologia alla nostra sensibilità e non viceversa. Lui è stato bravissimo perché avendo un know how molto molto ampio ci ha aiutato molto...

Rockit: A livello di liriche, sembra svanita la necessità di cantare la tua terra. Anche il titolo "Tunnel Supermarket" è sinonimo di massificazione...

Estremo: E' cantare il villaggio globale! Se esiste, il villaggio globale.

l passo è quello: apri la porta di casa tua e vai incontro al mondo. Quando vai incontro al mondo vai incontro a un immenso supermercato dove tutti provano a venderti qualcosa, dove lo show è imperante. Dalla mattina alla sera sono tutti con questi finti sorrisi di plastica e ognuno prova a venderti il suo prodotto... questo è il supermarket in cui siamo. In cui siamo anche noi probabilmente, ma per fortuna quando vedi passare qualcuno in televisione, il mezzo di comunicazione che è il massimo del supermarket, tipo Thom Yorke, capisci che c'è ancora una possibilità.

C'è un momento in cui, nonostante i mezzi di comunicazione siano gli stessi, c'è qualcosa che passa, e quel qualcosa che passa è la Bellezza. E la Bellezza può salvarti. Il disco parla di questo. Parla del fatto che nel Tunnel Supermarket ancora nascono i fiori, ancora nasce la possibilità di un incontro miracoloso.

Rockit: Ma "Tunnel supermarket" perché è buio?

Estremo: Ma perché è una via obbligata, non lo so... io non voglio spiegare troppo il titolo, perché ciascuno lo vedrà come vuole, ma mi sembra che queste due parole insieme possano esprimere tanto di quello che abbiamo intorno.

Rockit: Quando siete entrati in studio avevate già quest'idea precisa?

Estremo: Assolutamente. Il progetto era molto forte dal punto di vista dell'ispirazione: c'era questa volontà di allargare gli orizzonti e di fare un disco internazionale a tutti i livelli. Alla fine noi siamo completamente soddisfatti, e siamo soddisfatti anche delle canzoni che non sono entrate nel disco, trattate allo stesso modo e che usciranno come singoli.

Soprattutto in questo momento sono molto legato a "Sick'n'tired",un lento, un blues, in inglese tra l'altro, che mi piace da impazzire. Mi sembra che esprima benissimo il nostro sentimento di questi giorni.

Rockit: Il rapporto con la casa discografica è sempre stato dialettico. In che modo si è evoluta la relazione?

Estremo: Se possibile, è migliorata. Nel senso che mi sembra che non essendo noi evidentemente un pessimo affare per loro, le cose possono continuare a mettersi su un piano soddisfacente per entrambi. Noi lavoriamo per una grande casa discografica quindi sappiamo che ci si aspetta molto da noi. Ma sappiamo anche che la nostra volontà è quella di parlare alla gente, alla gente tutta, non solo agli addetti ai lavori. E quindi, quest'ideale di autenticità, di semplicità, inteso appunto come punto d'arrivo, semplice come era semplice Fabrizio De André, non come sono semplici i nuovi cantautori di oggi, semplice come sono le grandi persone che lavorano su se stesse, al punto da togliersi tutti i vezzi, tutti gli snobismi, tutte quelle cose che non c'entrano nulla con il cuore del tuo messaggio, del tuo essere un artista. Questo è fondamentale.

Mi sembra che la casa discografica con cui lavoriamo colga questa possibilità, di fare combaciare l'espressività pura, vera, con la possibilità di incontrare i gusti delle persone.

Rockit: Chi è che lotta inutilmente in "Questa guerra"?

Estremo: Tutti quelli che esprimono conflitto, negatività, siano essi medici che si accaniscono sulla nostra salute, siano semplicemente persone negative, che nel momento in cui ricevono frustrazione dalla realtà (probabilmente giustificata) non sanno far altro che ridare frustrazione e cattivi giudizi, o più semplicemente a volte pregiudizi, sugli altri umani, sulle altre cose e addirittura, malauguratamente, sull'ambiente, che è un altro tema che mi sta sempre molto a cuore.

Il conflitto, la devastazione, il produrre guerra credo sia sempre una cosa assolutamente detestabile, deprecabile. Sempre di più credo che gli Estra metteranno l'accento sull'aspetto positivo delle cose, e sempre di meno si occuperanno delle frustrazioni che per anni abbiamo cantato e di cui ancora siamo assolutamente testimoni. Ma fin tanto che questo rimane un semplice riprodurre il conflitto, non mi interessa.

Rockit: Due parole sull'arrangiamento e il testo di "Nel luogo della mente", una delle canzoni più particolari...

Estremo: Mi piace molto che ti piaccia... effettivamente è uno dei momenti più intensi. C'è la possibilità di avere ciascuno nel proprio intimo spazi meravigliosi, spazi proprio ampi di creatività, di purezza, di sensibilità profonda. C'è questa possibilità. Va coltivata, secondo me, tantissimo. E poi va anche raccontata, se possibile. E' possibile che qualcuno abbia bisogno di aiuti per arrivare a questo: parlo di droghe, parlo di additivi per arrivare a una condizione di benessere. E' possibile viceversa arrivarci anche semplicemente, con la calma, con la pace che ciascuno può portare dentro di sé. Abbiamo lavorato musicalmente per riuscire a dare questa sensazione.

Rockit: In "Vedere la felicità" c'è Roy Paci, in un arrangiamento che io definito 'non convenzionale'...

Estremo: E' arrivato perché sentivamo l'esigenza di avere un grande session-man in quel pezzo. C'era bisogno di aria, di luce, e i fiati hanno tale dose di vitalità, di positività, di energia che era fondamentale avere questo tipo di apporto per noi. Però di solito è una canzone che spiazza molto. E' una cosa inaspettata da parte degli Estra. Ma gli Estra si sono sempre divertiti molto nel fare questo mestiere, e credo che con questo disco si senta che ci fa molto piacere. Si sente che abbiamo una buona dose di ironia ma non solo di ironia - perché l'ironia presuppone un distacco anche un po' acido rispetto alla realtà - ma proprio di capacità di godere profondamente, nella vita ma anche nella musica, un momento sempre liberatorio.

Noi ci siamo scoperti a ballare durante le sessions del disco e soprattutto durante le sessions di "Vedere la felicità". Di questo siamo troppo contenti.

Rockit: Cosa rispondete a chi vi accusa di proporre un 'mischione di rock alternativo italiano'?

Estremo: Sai ho sentito reazioni di tutti i tipi. Mi fa piacere che esista la possibilità che gli Estra spiazzino. Perché secondo me un artista deve innanzitutto stupire se stesso, scoprire che ha delle cose da dire. Sono sicuro che "Tunnel supermarket" dice delle cose nuove rispetto a "Nordest Cowboys", così come "Nordest Cowboys" era diverso rispetto ai precedenti...

Rockit: Non è insomma il classico album di transizione...

Estremo: Tutti siamo in transizione, perché non sappiamo dove stiamo andando. Però sappiamo che siamo in viaggio, che siamo delle persone libere, che hanno la voglia di andare a conoscersi, e quindi a conoscere tutte le cose che possono riguardarci da vicino. Senza per questo dover a tutti i costi ogni volta cambiare. In realtà c'è sicuramente una continuità...

Rockit: Qual è il tuo concetto di "Sacrale"?

Estremo: Io credo che ci siano negli elementi, nella natura e nell'ordine naturale delle cose che, se colti in profondità, rimandano all'eterno, a qualcosa che va al di là della nostra esperienza temporale. E credo che questo sia in grado di salvarci, la possibilità che noi abbiamo di cogliere questo elemento eterno nella realtà. Può rendere libera la nostra esistenza, nel senso che può ridargli un significato profondo. Questo sconfina certamente col sentimento religioso, dopodiché la religione istituzionalizzata è una cosa che mi interessa meno. Però il sentimento religioso, viceversa, è una cosa che mi interessa molto, mi interessa in profondità, per quel dono che può essere per ciascuno, nel momento in cui la vita viceversa può essere mancante di senso, e mancante di direzione.

A questo punto la chiacchierata si conclude qui perchè è venuto il momento di dare spazio ai colleghi delle altre testate. Si esce però soddisfatti da questa stanza, perché convinti di aver 'succhiato' pensieri e riflessioni importanti, non solo sul disco ma in merito a come gli Estra, per bocca del vocalist, cantino la loro (e la nostra?) esistenza...

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