Bugo - Milano - Universal, 07-04-2008 Intervista

14/04/2008 di

(Bugo - Foto da internet)

E' uscito il nuovo album di Bugo. Prodotto da Stefano Fontana, "Contatti" propone un'ulteriore inversione di rotta rispetto al precedente "Sguardo Contemporaneo" e a tutto quello che abbiamo ascoltato finora. Vuole sempre cambiare. Ormai l'abbiamo capito, non ci stupiamo, ci piace. Sandro Giorello l'ha intervistato.



Cosa ti piace di questo nuovo disco?
Cosa mi piace di questo disco? Tutto chiaramente, è il mio disco nuovo. Ma anche niente… Diciamo che la produzione mi piace molto. Sinceramente faccio fatica a risponderti… non sono uno che si riascolta continuamente.

Quindi non sei uno di quelli che dicono che l’ultimo disco è sempre il migliore…
Mah, è un sentimento che ho già provato. Nel senso: quando ho finito il disco, l’estate scorsa, ero contento. Ormai sono passati 6 mesi. Il disco ora è tuo, non è più mio. E’ sempre stato così: “Sentimento Westernato” l’ho registrato in 8 mesi, quando l’ho finito non avevo più la minima voglia di ascoltarlo. Sento i dischi vecchi per ricordarmi i brani, magari ne voglio fare uno dal vivo, non mi ricordo il testo e allora riascolto la canzone. Non sento mai la mia roba, sono uno che non sente musica…

“Balliamo a fine mese” è simile allo spot della D&G…
E’ lo spot della D&G, è la base di Stefano di Fontana, è lui l’autore di quel pezzo. Abbiamo deciso di fare un mash-up. Quel brano mi piaceva, però dovevamo usare una chiave meno seriosa, non legata alla moda. Io ho copiato il pezzo sul mio computer e ho scritto una canzone su quelle note. Poi ho chiamato Stefano e gli ho chiesto di fare il mash-up, era una cosa che non avevo mai fatto.

Ti interessava arrivare al grande pubblico?
Secondo te faccio le cose per raggiungere un pubblico più grande?

In effetti no…
Ma cosa gliene frega al grande pubblico di Bugo.

Su un numero di Blow Up di un paio di anni fa dicevi che per ogni disco senti sempre il bisogno di sperimentare qualcosa di nuovo. E’ ancora così?
Questo! Non avevo mai preso brani di altri trasformandoli in miei. Ha un suo senso… non è una furbata come la intendi tu. Stefano è il mio produttore, è un gioco che ho fatto con lui. Sono cose che faccio spesso con i miei produttori.

Mi sembra che da “Sguardo contemporaneo” in avanti i tuoi dischi abbiano acquistato una maggiore coerenza interna. Sono più compatti, sia musicalmente che nei testi…
Non lo so, secondo me è un discorso troppo cervellotico. Io sono venuto fuori con un certo tipo di musica e molti ragazzi si sono affezionati a quelle cose, soprattutto il pubblico di Rockit. Io non voglio deludere nessuno ma è roba che non farò più perché, ormai, non mi appartiene. Sarebbe stupido fare le stesse cose che facevo 8 anni fa. E’ un processo più naturale. Poi quando riascolto le vecchie cose io le trovo tutte abbastanza “compatte”, se vogliamo usare questo termine. In “Golia e Melchiorre”, ad esempio, in ognuno dei due dischi il messaggio è preciso. Forse i brani sono un po’ più strani ma il sound è perfetto, almeno per me… Ha una coerenza molto forte… forse hai ragione sui testi ma per il resto… Comunque la mia scrittura è completamente cambiata. Voglio cambiare sempre, non voglio che la gente sappia chi sono. Chi sono? Io non lo so chi sono, figuriamoci gli altri.

Ok, ma pian piano hai iniziato a capire cosa serve davvero alle tue canzoni e cosa è superfluo?
Non capisco tanto dove vuoi arrivare. In realtà io scrivo sempre canzoni. Per me il modo non è assolutamente ragionato. Ora ho questa scrittura perché… perché voglio scrivere così.

Su XL dici che non ti interessa se C’è Crisi e che i discorsi odierni sul precariato sono ipocriti. Quindi “Che Lavoro Fai” era una presa in giro?
No io non prendo in giro nessuno. E’ un’espressione che… io non ho mai preso in giro nessuno. Anche nelle mie cose più “stupide” non ho mai preso per il culo nessuno. Non ne ho bisogno. Quel brano l’ho scritto… quel disco contiene tutta una serie di riflessioni che facevo tempo fa, quando mi chiedevo che cazzo stavo facendo io in quel determinato momento. Tornado al discorso su “C’è crisi”: non ho intenzione di prendere in giro nessuno, non voglio che si associ questa cosa a me. La crisi è una sensazione che ho sempre provato, adesso ho scritto una canzone. Potrei averla scritta benissimo 6 anni fa. Dalla crisi non possiamo scappare né io né te. Da sempre. Quando dico che non mi interessa della crisi è vero, ma anche no. Mi spiego: non mi interessa fare un discorso sociale, non l’ho mai fatto e non lo farò mai. Io ho raccolto quello che dicono gli altri in giro e ho scritto una canzone…. e vaffanculo. Dire che non me ne frega un cazzo della crisi è brutto. Viene proprio fuori così da XL? Bisogna darsi da fare. C’è la crisi: tu Sandro la senti, io la sento, tutti la sentiamo. Ok, va bene, e vaffanculo… facciamo qualcosa per migliorare la situazione. Tu farai a modo tuo, io farò a modo mio.

Arrivo alla mia domanda importante da fare a Bugo: tu racconti la realtà, o fai ironia sulla realtà?
Il discorso sull’ironia… se tu mi conoscevi 6 anni fa... Perché il mio problema è l’immagine che gli altri hanno di me. Io raccolgo quello che vedo, lo so che salta fuori questo lato ironico ma non è voluto. Io canto “Piede Sulla Merda” perché alla gente capita davvero di calpestare le merde per strada. Capisco che faccia ridere un argomento così “fuori”…

Si ma non intendevo…
No, no, no. Io non voglio prendere in giro nessuno. Ma tu mi credi su questa cosa?

Ti credo, ma alcune cose non mi tornano. In “Le Buone Maniere”, ad esempio, vuoi davvero dire che il bon ton è utile?
Io accetto ogni possibile riflessione sui miei brani, se tu li prendi in un modo a me va bene, se un altro lo prende in un altro modo va bene ugualmente. “Le Buone Maniere” l’ho scritto… lo spunto me l’ha dato un articolo di giornale che raccontava di questa scuola inglese dove si insegna come comportarsi. Mi sono chiesto: avere un galateo è importante, si o no? Io non lo so dove stia la verità. Forse un po’ serve, un po’ non serve. Perché comunque un po’ educati bisogna esserlo…

“Balliamo un altro mese” è un canzone dedicata ai giovani squattrinati?
Non è tutta farina del mio sacco. L’input me l’ha dato Aldo Nove (Autore di “Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese", Einaudi Stile Libero, 2006, NdR), è lui che mi ha dato l’idea del “ballare un altro mese”. Io ho seguito la sua onda, forse il messaggio è più suo che mio. Anche lì… è positiva la cosa. Non è: cazzo com’è dura la vita. Non sono mai stato così, anche se a volte faccio brani piuttosto depressi. C’è questo “balliamo”, è positivo… balliamo. Sai Sandro, forse voglio comunicare più con me stesso che con gli altri.

Non ti interessa essere comunicativo con le tue canzoni?
Io canto le mie canzoni, non voglio essere comunicativo. Sono gli altri che devono sentire se sto comunicando qualcosa, se ti arriva C’è Crisi vuol dire che sto comunicando, se non ti arriva non c’è problema.

“Nel giro giusto” mi fa venire in mente Milano, i party esclusivi, i PR e le modelline…
Qual è il problema? Milano è bellissima per me. Io esco tutte le sere, ho i miei amici. Forse è a te che non piace e ci vedi tutte queste cose…

Quindi bisogna interpretarla in maniera totalmente diversa…
In realtà sei la prima persona che mi parla di questo testo descrivendolo come “milanese”, si, c’è questa cosa del “giro giusto” ma può anche non riguardare Milano. Io volevo fare un brano dove mi aprivo ad altre cose. Non mi ritengo una persona chiusa, i miei dischi l’hanno sempre dimostrato. Infatti poi la gente mi chiede: ma allora come cazzo sei? Una volta fai rock, una volta sei triste… Per me questo pezzo vuole dire: voglio cercare nuovi contatti, voglio trovare un modo nuovo di ragionare. Se consideri il passaggio da un disco folle come “Arriva Golia” a “Sguardo contemporaneo” e come se avessi detto: i miei contatti sono cambiati, ho conosciuto nuove persone. E’ una cosa che ho sempre fatto, cambiare spesso: un po’ stare da solo, un po’ uscire con gente nuova.

Nelle canzoni d’amore presenti su questo disco, sembra che, una volta tanto, non sei tu dei due quello che soffre.
Interessante questa cosa… “Love Boat”, però, è molto dura, le delusioni ce le portiamo dietro tutti e due, tanto io quanto lei, non sono così contento. Si, forse è come dici tu. Però, non è vero che non soffro.

E’ solo un momento fortunato o crescere serve a qualcosa?
Non è un momento fortunato (lunga pausa, NdA). Ho scritto semplicemente delle canzoni, non bisogna trovarci degli aspetti personali che descrivono la mia vita sentimentale. Ti dico la verità: quando ho scritto “Sei Bella Come Il Dì” non ero veramente triste. Io arrivo da un ascolto tipicamente blues e questo approccio mi rimarrà sempre. Tutti gli autori che ascolto, quelli che mi piacciono, hanno un determinato modo di vedere le cose e io voglio continuare ad attingere da questo. Per scrivere una canzone d’amore non è vero che devi per forza viverla, non ho scritto “Sei Bella Come Il Dì” perché volevo dire ad una: cazzo come sto male da quando mi hai lasciato. E comunque non è vero che oggi sono più forte…

(la sua discografica mi dice che il tempo è scaduto e che dobbiamo terminare l’intervista, Bugo sbotta: “Ma come è già passata mezzora? Ci sono altre interviste? Puoi controllare?”. La discografica esce dalla sala per andare a controllare e lui: “Hai visto? Così ci mette un po’, dai fammi qualche altra domanda”, NdA)

Ok, parliamo del rapporto con i tuoi produttori. Immagino che con Giorgio Canali si sia instaurato un feeling molto bello. Con Stefano è stata la stessa cosa o c’era più distacco?
No, assolutamente. Figurati, ho preso una sua canzone e l’ho fatta mia. E’ stato fantastico, con lui ho lavorato in modo diverso da quello con Giorgio. Ma ti giuro: troppo bene. I produttori sono fondamentali per me, sopratutto dal lato umano. Io non voglio avere sbattimenti… Stefano l’ho conosciuto, abbiamo fatto due chiacchiere nel suo studio e ho deciso di lavorare con lui. Siamo stati insieme due mesi e non ho fatto alcuna fatica. Secondo me si sente: il disco è gioioso. È fresco.

Ci tieni a ribadire che non c'entri più niente con la musica Lo-fi vero?
Ma è una cosa che mi attaccano gli altri, per me è necessario cambiare sempre. Cos’ho io di Lo-fi? E’ perché ho fatto due dischi Lo-fi? Se avessi subito conosciuto l’Universal e avessi avuto un budget di 20.000 euro, il primo disco sarebbe stato diverso. E’ un altro modo di fare le registrazioni. Magari tra 5 anni tornerà la voglia di fare un disco folk e tu mi chiederai se sono tornato al Lo-fi…

Ti senti ancora con Mirko e Bruno (rispettivamente di Wallace Records e Bar La Muerte, le due etichette che insieme alla Beware! hanno pubblicato “Sentimento Westernato” il suo secondo disco, NdR)?
Mirko non mi parla più. Con Bruno ci sentiamo ogni tanto.

Sempre nell’intervista di Blow Up, ad una domanda riguardante un certo pessimismo della scena indipendente italiana tu hai risposto che eri “stufo dell’esistenzialismo da quattro soldi”. Non ti piace proprio la gente che si piange addosso?
No ti prego no, è difficile che io parli male degli altri gruppi. Poi il termine esistenzialismo da quattro soldi è brutto, così offendi le persone. Credimi, non l’ho detto. Non mi piace l’atteggiamento del piangersi addosso, quello sì, ma secondo me non è solo indie. Vuoi sapere qui dentro (indica la sala dove ci troviamo, NdA) quanta gente c’è che si piange addosso…

E di questo momento della scena musicale italiana? C’è confusione: su Rockit passano dai gruppi metal a quelli pop fino, addirittura, a quelli reggae. Come la vedi?
Si è vero, mi piace, speriamo. Sento molta energia positiva.

Questa certo non è una domanda fondamentale ma te la faccio lo stesso. Com’è stato insegnare a dei bambini (Bugo è stato il primo a partecipare al progetto “Back To School”, organizzato nell’ambito della manifestazione Cantiere Sonoro, dove ha insegnato musica ad una classe del Liceo Anguissola di Cremona, NdR)?
Dove, a Cremona? E’ stato difficile, perché non mi piace insegnare niente a nessuno.

Dopo Babalot anche Bugo papà?
Mmm… (lunga pausa, NdA). No, direi di no.

Michele ‘Wad’ Caporosso chiede se gentilmente la smetti di fare rap.
Chi è Wad? Può darsi… magari per il prossimo disco.

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