Tying Tiffany - Ministry - Bagno A Ripoli (FI), 21-01-2006 Intervista

15/03/2006 di

Prima leggi una recensione e pensi “OK, un’altra Suicide Girl che fa un disco con FruityLoops: visti i precedenti, farà pena?”. Poi ascolti il suo “Undercover” (JatoMusic/Wide) che non è un capolavoro electroclash, ma tre pezzi interessanti e ben riusciti li contiene (segnatamente, a giudizio di chi scrive, l’electropop di “Cat Killer Show” e “Honey Doll”, e la minimal house di “You Know Me?”). Dopo, visiti il suo sito (www.tyingtiffany.com) e più che dalle tutto sommato scontate pose fotografiche, resti incuriosito dalle dichiarazioni softcore e dal manifesto di disimpegno riportato nella biografia. Infine vedi il video in rotazione e pensi che c’è un progetto ben architettato e che in definitiva tutto il gran parlare che in ambito indie si fa di Tiffany non può essere dovuto solo a qualche scatto di nudo. Occorre indagare; per curiosità personale; e a beneficio dei lettori… forse. E ti ritrovi a chiacchierare, sostanzialmente di musica, con una ragazza tranquilla, all’inizio quasi timida, sinceramente appassionata a quello che fa



Partiamo dal disco. Come nasce e come lo hai realizzato? Personalmente non lo ritengo nel complesso un capolavoro, ma alcuni pezzi, a mio giudizio, funzionano realmente bene e mi sono piaciuti molto.
Allora, guarda… io avevo delle mie idee; avevo fatto delle cose, avevo cominciato a fare musica elettronica usando dei programmi per PC… i soliti tipo Acid, FruityLoops o Live!, e questa è una cosa che andava avanti già da alcuni anni. Poi ho conosciuto a un festival Lorenzo Montanà (il produttore del disco, tra l’altro DJ della radio Fashion FM di Bologna, NdI), con il quale abbiamo parlato degli interessi musicali, dei generi che ci piacevano. Gli ho fatto sentire le mie demo e gli sono piaciute. Premetto che io, anche a suonare il basso, non ho nessuna tecnica: faccio puramente a orecchio, sono un’istintiva. Idem era nelle demo di musica elettronica che avevo fatto. Lorenzo, giustamente, ha dato un senso logico: me le ha messe in ordine. I suoni di base e l’approccio che volevo dare alla cosa, però, sono rimasti quelli. Nel suo studio abbiamo lavorato in maniera più professionale, usando dei software più potenti e dei synth Novation; però chitarre e basso, dove ci sono, sono suonate veramente. Questo lavoro ha dato senso a questo mio progetto, perché suonava veramente sporco.

Una cosa che ci tengo a precisare è che il materiale di base di questo disco non sono cose che ho fatto quest’anno, perché si sentono in giro adesso. Certe idee risalgono anche a cinque/sei anni fa. E questa è una cosa importante, perché accetto tutte le critiche, però mi dà un po’ fastidio l’atteggiamento di chi dice “Eh… ma questa è roba già sentita che tu fai in questo momento solo perché va di moda”. Certo che è stato già sentito! Però allora, a chi suona il punk in questi anni, che cosa gli si dice?

Tu, tra l’altro, hai un passato di bassista in gruppi punk e hardcore. Vero?
Il mio primo gruppo faceva punk… poi anche post-rock. Ho anche suonato in una formazione totalmente diversa che faceva industrial, ma anche neo-folk (ride)… Diciamo che… ho attraversato dei periodi musicali abbastanza diversi. Alla fine, io sono una appassionata di musica, e mi sono messa alla prova in situazioni anche diverse.

Sul tuo sito e nelle tue canzoni si gioca molto sull’aspetto malizioso e leggero: testi che parlano non senza ironia di “giochi per adulti”. Affermi chiaramente che non vuoi parlare di politica o di grandi temi, e mi pare una scelta artistica assolutamente rispettabile. Ma a te certi aspetti non interessano proprio o si tratta solo di una decisione legata alla tua proposta musicale?
Guarda… io credo molto nella politica e provengo da una famiglia in cui la politica ha avuto grande importanza: mia madre è stata un’attivista. Però io tengo a dire che, proprio perché si tratta di qualcosa di assolutamente serio e importante, non mi piace come se ne parla il più delle volte in musica. Se ne parla spesso e male e mi hanno sempre dato fastidio quelle proposte musicali che venivano accettate da pubblico e critica, e riuscivano bene, sostanzialmente solo per il fatto di schierarsi da una parte, magari con slogan banali e proposte musicali pessime che toccano luoghi comuni cari a certo pubblico. Ma la politica non è certo questo: è qualcosa di ben più profondo. Magari in un futuro potrei finire anche a toccare questo argomento, ma al momento attuale, in questo album, non mi interessava. Poi io ho delle precise idee e posso anche dire che voto questo piuttosto che quest’altro. Ma non voglio che la mia proposta musicale sia basata su questo aspetto. In questo momento la mia musica è qualcosa che ha a che fare con il divertimento.

Tra le passioni musicali che citi (Athamay, Plastikman, Man or Astroman, Kyuss, Kid606, Pan Sonic, Alec Empire, Autechre, e molti altri) ce ne sono alcune molto in linea con ciò che fai, ma anche qualcuna più insospettabile, tipo i Kyuss. Ma ascolti anche musica italiana, anche se non necessariamente in italiano?
Assolutamente sì. Innanzitutto, adesso sono una patita sfegatata degli Offlaga Disco Pax, che adoro. Dopo, chi ti posso dire? Della scena italiana mi piacciono moltissimo gli Inerdzia, che tra l’altro sono degli amici, Pinktronic, poi mi piacciono i Super Elastic Bubble Plastic, poi… fammi pensare… non mi dispiacciono gli Amari. Seguo comunque la scena italiana, anche se poi magari tendo a dichiarare soprattutto i riferimenti stranieri.

In questo senso… se ti dico la parola indie, come reagisci?
Vomito! (ride). Vomito innanzitutto perché odio le etichette, e già uno che si dice indie mi dà fastidio… Primo. E, secondo, senza assolutamente voler generalizzare, mi sembra che certi musicisti o ascoltatori che si dicono indie tendano troppo ad intellettualizzare, a voler trovare per forza la cosa strana, il di fuori che non sia commerciale, che non sia così, che non sia cosà… cioè, si fan troppe pippe mentali. Io sono contro questo atteggiamento: io sono una persona istintiva, adoro le persone istintive, mi piacciono le cose che nascono spontanee; come è stato per me quest’album. Dopo… che c’entra, la scena è anche interessante, e il circuito delle etichette indipendenti risulta in molti casi valido. Però non mi piace come viene vissuta… ecco! Non mi piace la gente che ragiona solamente ed esclusivamente in quel modo; che poi anche lì ce ne sarebbe da dire… con gruppi cui piace tanto definirsi indie ma che poi si vivono la musica secondo dinamiche che tutto sono meno che indipendenti.

Sempre rimanendo su questo tema, tu stai suonando un po’ in giro (accompagnata da due validi musicisti, chitarra/tastiere e laptop/tastiere, con uno spettacolo sicuramente piacevole e divertente, NdI), fai dei DJ set, insomma vedi pubblico musicale. Allora… chi viene a sentire te? E poi cosa vedi a livello di movimento, di pubblico, in generale…
Per quanto riguarda il pubblico che viene ad ascoltarmi… devo dire la verità che non ho ancora gli elementi per capire chi sia, che gente sono…
…ma tu hai un ascoltatore ideale? Intendo dire, al di là del fatto che tanto poi uno piace a chi piace, tu vorresti che i tuoi ascoltatori più interessati appartenessero a una data tipologia in grado di capire al meglio quello che fai o non ti interessa?
Non mi interessa avere una persona… che sia quella lì. Mi piacerebbe che fosse gente di tanti tipi, e in questo senso ascolto volentieri le critiche, positive e negative che siano. Per quanto riguarda la gente che circola nei locali, secondo me in questo periodo c’è un grandissimo movimento, più di due anni fa. Lo so che a molti non sembra così, ma secondo me ci sono molte cose, magari piccole, che si stanno muovendo, anche in Italia. Certo, tornando al discorso di prima, forse la pecca è, da parte di molti, questo voler… questa poca fiducia nei confronti della musica (ci pensa un po’)… nel senso, questo aspettarsi sempre il concerto incredibile che ti cambia la vita, l’album definitivo che cambierà la storia del momento. Secondo me non è possibile, non bisogna viversela così, con tutta questa tensione. Cioè… se guardi cose di 20 anni fa, mi pare che la gente fosse al tempo stesso più trasgressiva e molto più rilassata: se la viveva con minore rigidità. Anzi… tanto per dire… mi è capitato di vedere qualche notte fa uno special sui vecchi Festivalbar degli anni Ottanta… caspita, ho visto una cantante, che proprio non saprei chi è, che si è presentata, all’Arena di Verona strapiena, in perizoma e praticamente seno fuori… e la gente non ha fatto una piega, come ora con le varie veline alle otto di sera. Però se io lo faccio nel mio spettacolo, la gente è tutta lì a criticare. Secondo me un certo tipo di pubblico, diciamo alternativo tanto per capirci, ha perso completamente l’approccio ludico alla musica. Voglio dire, la musica deve anche affrontare temi profondi e seri, ma ci può essere anche una musica fatta bene come semplice divertimento. Magari io posso andare a vedere un concerto anche solo per uscire da certi pensieri cupi che mi hanno perseguitato per tutta la giornata o la settimana… Magari voglio ballare… e invece vedi questo pubblico fermo, che fissa per tutto il tempo chi sta suonando, solo per criticare o commentare.

È forse questa la differenza tra pop e rock?
Mah… non lo so. Forse. Secondo te?

Non lo so. So che a me piace il rock, e la musica che ha dei contenuti profondi, ma anche molto la dance. Credo che ci siano proposte leggere che devono essere vissute per quello che sono. E a tal proposito secondo me c’è grande differenza tra il pubblico dei concerti e quello delle discoteche, perlomeno di certe discoteche. Per il genere che fai, tu stai un po’ a cavallo tra questi mondi… che pensi? C’è sempre più gente che va in discoteca con un atteggiamento colto: conosce tutti i pezzi, ricerca certi DJ piuttosto che altri…
Ma infatti anche questo è un mito da sfatare. La discoteca tunz tunz da tamarri c’è sempre, ma oggigiorno l’elettronica ha fatto passi da gigante e ci sono fior fiore di artisti che fanno musica house piuttosto che minimal o cose affini. E non hanno veramente nulla da invidiare, soprattutto a livello di gusto e sensibilità, a tanti musicisti più riconosciuti. Ora, non per farmi pubblicità, ma per parlare di cose che conosco direttamente: la stessa Get Physical (l’etichetta berlinese che ha incluso “You know me?” nella sua compilation “Full Body Workout”, NdI) e i DJ set che propone, M.A.N.D.Y., DJ T., sono curatissimi con un tipo di elettronica che ha alla base una ricerca notevole, una storia particolare… Poi, per restare al discorso dei due mondi che si incontrano, pensa agli stessi Soulwax, caspiterina… c’è un gran lavoro dietro. E, per sfatare il solito luogo comune sulla gente che non sa suonare, si tratta di musicisti che vengono dalla normale formazione con batteria, basso, chitarre… C’è uno studio sulla musica elettronica, che va oltre.

Pensa un po’ a certe produzioni estere, che pur inserendosi chiaramente in un filone sono caratterizzate da una loro specificità geografica: che so, il tanto decantato French touch degli Air, per capirsi. Ti interessa avere una connotazione nazionale o credi in una neutra internazionalità? Canti in inglese ma la pronuncia e la grammatica non sono certo perfette, anzi… e si capisce chiaramente che sei italiana.
Certo! Mi interessa avere qualcosa di italiano e non mi interessa di fare l’italiana che passa per straniera (ride), so bene che il mio inglese è pessimo. Nel disco c’è anche un brano con alcune parti in italiano e volevo inserirne anche degli altri, poi non è stato possibile… Ma mi piace mescolare questo inglese contaminato… Mi piace che ci sia un Italian style nella musica, non quello dei melodici mainstream, che abbia sonorità un po’ ruvide e… tipiche. Vedi, anche questa idea dell’inglese perfetto è un po’ un luogo comune… ci sono moltissimi artisti stranieri non di madrelingua che cantano in inglese e hanno la loro particolare pronuncia: cito la prima Björk, caspita!... Björk aveva una pronuncia pazzesca... ma era divina… E trovo che la sua cadenza sia stupenda, pur non essendo assolutamente perfetta…
… tanto che poi ci sono cantanti che cercano di imitarla…
appunto! (ride). Però vedi, proprio perché Björk non è italiana, io non ho mai sentito critiche in questo senso: di lei la prima cosa che si dice non è “Ah… ma la sua pronuncia non è perfetta”. Lei ha questo tocco personale, molto esotico. E poi guarda che per esempio agli Americani piace questo inglese italianizzato… Alcuni miei amici statunitensi, che tra l’altro lavorano con alcune etichette, hanno apprezzato questo tocco esotico dovuto alla pronuncia del mio inglese Italian style. Se non altro, si crea una differenza. Te l’ho detto, sono una persona istintiva: sul disco c’è quello che sono… ho fatto quello che mi sentivo.

Diciamocelo schiettamente: per la portata del progetto, tu hai stai avendo una visibilità notevole, sicuramente superiore a quella che hanno avuto altre realtà della tua dimensione (etichetta piccola, distribuzione indipendente). Penso francamente che non può essere dovuto solo al discorso Suicide Girls e foto nude. Credo ci sia dietro un lavoro di promozione molto studiato ed eseguito ad arte da parte del management. Hai un video, realizzato bene, che passa su AllMusic e adesso anche su MTV, certo non nelle fasce mainstream… ma insomma è in rotazione. Non credo neanche che ci sia alla base un investimento cospicuo di denaro … Allora come me lo spieghi?
Allora, guarda… ti dirò che io mi ritengo molto fortunata: ho trovato delle persone che hanno creduto molto in me e si sono appassionate alla musica che faccio. In tutti questi anni ho conosciuto persone interessanti che si occupano di creatività, musica, grafica e con loro sono riuscita a creare una base di interessi e passioni comuni. La persona che mi ha fatto il video è un ragazzo di Brescia che si chiama Alessandro: lo ha fatto per noi completamente gratis, ed è comunque un lavoro professionale.

Il fatto di avere uno spirito positivo, di mettere tanta energia in quello che faccio, nel disco e nei live, ha coinvolto come ti dicevo diverse persone, anche perché c’è uno spirito di divertimento. Ma è una cosa che è nata a poco a poco negli anni passati, non che è stata ideata all’ultimo momento con un lavoro di promozione a tavolino. Certo, qualcosina c’è, è chiaro… ma non ti credere che si tratti di nulla di pazzesco… è solo la messa a punto di una realtà che già c’era.

E ti posso anche dire che farò un altro video, del brano “Honey doll”, che sarà curato da un mio carissimo amico da diversi anni, ossia GIP (autore e attore per diversi programmi di MTV e per “Le Iene”). Lo stiamo preparando, con lo spirito di divertimento e amicizia che ci vuole, e penso che sarà un video molto divertente. Te lo ripeto: son fortunata a conoscere delle persone creative, interessanti, che lavorano nei campi artistici più diversi.

Canti “I wanna be your MP3”, sei una Sucide Girl… qual è il tuo rapporto con la rete e quanto pensi conti Internet, per la visibilità? Cosa pensi del file sharing dei brani musicali?
Guarda… Internet oggi rappresenta la visibilità, perlomeno per certe situazioni. Tu pensa solo al fenomeno delle webzine che hanno preso il posto delle fanzine e adesso spesso anche della stampa musicale tradizionale…
… però poi alcune webzine sono a loro volta diventate anche pubblicazioni cartacee… testate registrate al tribunale…
… ma infatti quello che penso è che occorra lavorare in parallelo, con mezzi diversi ma coordinati. Certo che è la rete a darti l’iniziale visibilità… e in questo discorso ci voglio far rientrare anche il fatto degli MP3. Concordo che abbiano molto rovinato il mercato musicale, in parte danneggiando proprio gli artisti. Però c’è un’evoluzione e io penso che noi siamo esattamente nel mezzo di un cambiamento nel modo di distribuire la musica e credo che si arriverà, spero presto, a tutelare gli artisti e le etichette fermo restando che non si torna indietro con la tecnologia. Personalmente a me piacciono molto i CD, con il libretto, le fotografie, i testi, l’oggetto fisico. Ma è anche vero che il file sharing mi ha permesso di scaricare e ascoltare cose che non avrei mai trovato. In molti casi mi è capitato di scaricarmi qualcosa, capire che mi piaceva e poi comprarmi il disco, magari su Internet, perché nei negozi non si trovava assolutamente.

Hai sostanzialmente affermato in diverse occasioni “ho consapevolezza del mio corpo, vivo con naturalezza la mia immagine, ma voglio innanzitutto che sia apprezzata la musica”. Non è un po’ una dichiarazione sullo stile delle nazionalpopolari giovani “-ine”, ospiti dei vari salotti televisivi per presentare il loro calendario? Non rischi di rinchiuderti da sola in una certa immagine che poi sembra non rappresentarti totalmente?
Il fatto è che la gente ragiona per schemi: pertanto la ragazza che si spoglia nuda non può essere brava. Non è così, sono luoghi comuni. Anzitutto io ritengo di riuscire a mettere una certa ironia in quello faccio: se mi spoglio, se faccio determinate fotografie, lo faccio per esibizionismo, per motivi miei, perché mi piace, perché mi sento a mio agio, ma anche perché interpreto un determinato tipo di icona e di immagine femminile con uno spirito ironico che ho. Poi io lo capisco che se vedi un’immagine e leggi una dichiarazione… be’ l’idea che ti fai è solo quella. Però io sono una persona positiva e spero che le persone magari vengano a vedere un concerto, capiscano e vadano oltre.

Chiudiamo qui?
No aspetta c’è un’altra cosa che mi è venuta in mente. Ci tengo. Dicevo… che se poi la gente legge quello che ho detto pensa: “Questa o è pazza, o dice le cose a caso…”
Perché?
Per le influenze musicali… Io prima ho citato dei nomi. Ma il fatto è che a me piacciono tante altre cose, musicalmente. Magari faccio una intervista con una webzine punk e parlo quasi solo di punk, oppure parlo con qualcuno più dance-oriented e cito la minimal tech. A ogni intervista cito influenze diverse… mi piacciono tante cose… il dark, l’EBM, la musica degli anni Ottanta…
…che cosa ti piace degli anni Ottanta?
Un po’ tutto. La new wave classica… ma anche le canzoni un po’ trash, da Festivalbar, sai certe cose un po’ stupide, italiane…
…tipo Gazebo?
Ma sì… assolutamente (ride). Sai, anche le classiche compilation che adesso stanno ritirando fuori… tipo “One Shot” e cose del genere. Seriamente, il dark e la new wave mi hanno influenzato molto. Poi vado anche a giornate, a periodi: magari ascolto solo EBM per alcuni giorni e poi passo ad altro. Però… questa cosa… magari qui ho detto che mi piacciono gli Offlaga Disco Pax, da un’altra parte ho citato i Pansonic, in un’altra intervista ancora ho detto che mi piace la prima Jo Squillo… il fatto è che io sono una appassionata di musica e mi piacciono tante cose diverse. La Jo Squillo degli inizi era strepitosa. (NdI: al termine del suo piacevolissimo concerto, Tying Tiffany eseguirà una azzeccatissima cover proprio della ‘Jo Squillo degli inizi’: “Orrore”, brano delle Kandeggina Gang datato 1980. E, allora, molte cose appariranno nella giusta prospettiva…).

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