Doppia coppia: Mirko Miro + Squarta Vs. Gheesa + Barile Intervista

22/01/2015

Prendete quattro rapper italiani e lasciateli un paio d'ore a chiacchiera libera su Skype. Ecco quale sarà il risultato. Prima della fine del 2014 sono usciti due dischi che ci sono piaciuti molto: "Terzo Tempo" e "Locksmith". Abbiamo invitato chi li ha fatti a intervistarsi a vicenda.

Qual è la cosa più bella dell'avere un progetto in due?
Squarta: Sicuramente il fatto di poter completare il proprio lavoro con il gusto dell’altro prendendo strade che, magari, da solo non avresti mai preso...
Gheesa: Di sicuro c'è anche meno lavoro e soprattutto ti sostieni a vicenda più facilmente.
Mirko Miro: Il confrontarsi con chi stimi artisticamente e spronarsi l'un l'altro a dare il massimo.
Barile: Ovviamente, se e quando ci si trova d'accordo, è molto più stimolante che lavorare da soli.

La cosa più brutta?
S: Io ho sempre lavorato in gruppo, non penso ci siano lati negativi. Ovviamente, a volte, nascono anche discussioni piuttosto accese ma è tutto finalizzato a qualcosa di costruttivo.
G: È che in un studio due metri per due se a uno dei puzzano le ascelle è un casino.
M: Dover dare ragione all'altro quando ti corregge! In studio nascono i pezzi, si modellano assieme e da lì può nascere qualche diverbio, però alla fine saranno sempre discussioni costruttive tra gente che rema verso la stessa direzione.
B: Noi siamo distanti, intendo geograficamente. Certamente lavorare nello stesso posto aiuta e nel nostro caso ha generato sbattimenti non da poco per riuscire a trovarsi ogni fine settimana. Essere da soli ha il lato positivo che sei autonomo su tutto.

Una delle anomalie del rap, se lo confrontiamo con il resto della musica italiana, sono i firmacopie. Il formato disco lo davano morto e sepolto, e invece troviamo ancora folle di ragazzini che si fanno ore di coda per comprare il disco fisico e farselo firmare. Che ne pensate?
S: I ragazzini vogliono incontrare l’artista, farsi la foto, comprare la maglietta, proprio come quando andavano di moda i Take That. E non c’è nulla di male in questo, basta solo esserne consapevoli...
G: ...i ragazzini sono molto legati al personaggio, spesso più che alla sua musica... sembra triste a dirlo...
M: Perchè le copie vengono appioppate ai ragazzini in cambio di una fotografia col mezzo sorriso di circostanza. Per come la vedo io non è il massimo, però si deve accettare. Fa parte dei cambiamenti e, in un certo modo, avvicina anche l'artista al suo pubblico.
B: È figo vedere il proprio beniamino che ti sorride mentre ti sfila 19,90 ma è pur vero che per produrre devi guadagnare.
S: Ci sono nomi che puntano solo su questo e altri che sfruttano il momento per spingere al massimo anche se potrebbero vivere ugualmente, artisticamente parlando, senza tutto questo clamore.
M: Come dice Barile, per produrre devi guadagnare, vero, ma bisogna anche produrre a prescindere da quelli che sono i risultati. Quando facevamo i demo per farci conoscere non badavamo a quanti ne vendessimo ma piuttosto a quante orecchie arrivassero. Sarebbe bello che la metà di quei ragazzini facesse anche la fila al botteghino la sera del concerto, anziché accontentarsi di un selfie su instagram.

Barile ha toccato un buon argomento: quanto sono importanti i soldi nel rap?
S: I soldi sono importanti in tutto e, di conseguenza, anche nella musica e nell’arte. Ma se hai qualcosa da dire lo fai anche senza soldi.
G: Mi ripeto, i soldi, oltre che a vivere, servono per produrre altra musica. La risposta sembra scontata... ma niente soldi, niente musica.
S: I soldi ti permettono di produrre meglio, avere il microfono più fico, non fare un altro lavoro e concentrarti solo sulla tua arte, verissimo, ma un disco bello rimane bello anche se prodotto con pochi mezzi. I soldi sono importantissimi ma non fondamentali.
B: Guarda, abbiamo due dischi alle spalle entrambi in freedownload, mi pare chiaro che al momento la musica la stiamo pagando di tasca nostra.
S: Barile, voi due siete la dimostrazione che i soldi sono importanti ma se hai qualcosa da dire lo fai anche senza il budget. Il vostro disco mi piace moltissimo e non credo abbiate speso migliaia di euro.
M: Io non ho mai avuto un lavoro fisso ed ho rinunciato a determinate basi economiche per non togliere tempo alla musica. Ogni cosa che ho fatto l'ho fatta senza avere grossi budget, fortunatamente esiste anche la meritocrazia e se fai le cose per bene riuscirai sempre a guadagnare quel poco da poter investire per produrre il lavoro seguente. Purtroppo, però, è anche vero che in una nazione come la nostra la meritocrazia scarseggia... se hai tanti soldi puoi investire sui featuring, sul mix , sulle produzioni, comprarti le views, ecc...



Qual è il rapper che invidiate di più e quello che invidiate di meno?
G: Chance the rapper, probabilmente ha sfondato una porta aperta... però c'è riuscito nel miglior modo. Poi di base sono un beatmaker, quindi lascio parlare gli emcees. Quello che invidio di meno? In realtà non lo so: è proprio l'invidia, come sentimento, in generale che non concepisco.
S: Io un nome da farti non ce l'ho, diciamo che invidio molto chi è riuscito, e ancora riesce, a delineare un suo percorso fregandosene dei vari meccanismi, delle regole del mercato e magari riempie i palazzetti più di un artista spinto a forza da una major qualunque.
M: Invidio Fedez perchè guadagna un sacco facendo live tipo doposcuola, quello che invidio di meno invece è Mirko Miro che è ipocondriaco e ansioso (ride, NdA).
B: Johnny Marsiglia, perché so che anche se mi impegno seriamente non avrò mai le doti che ha lui, questioni di flow. Non invidio assolutamente Ot Genasis, sono un fan dell'erba non la tradirei mai per la coca (ride, NdA). 
G: Squarta, in pratica hai descritto i Dilated Peoples! Sono un po' come la Ryanair: viaggiano a basso costo, vanno dovunque, fanno l'atterraggio a 300 a l'ora e parte sempre l'applauso.
M: Invidio chi fa ancora 30 date ad album avendo un'etichetta indipendente e sfornando roba fortissima. Non invidio chi sputerà nel piatto dove ha mangiato nel momento in cui, dopo aver firmato un contratto di sei mesi, gli si spegneranno i riflettori per essere sostituito da prossimo fenomeno.

Quanti anni date ancora al rap come fenomeno mainstream?
S: Se Mirko Miro si tatua il collo state a vedere che rimane mainstream per altri 10 anni.
M: (scoppia a ridere, NdA)
G: Spero tanti, volente o nolente, è una cosa buona per tutti. Il 95% dei producer usano la tr-808, che a dir la verità non mi dispiace nemmeno, e lo fanno perché è il trend del momento. Pur facendo diventare ogni produzione uguale all'altra creano un pubblico che poi, magari, si interessa ad altro e, parallelamente, permette a noi smanettoni amanti del funk di dire la nostra. Se Mirko si tatua il collo partecipo alle spese.
M: Il rap è già finito, ormai è diventato il termine di massa per nominare la musica pop, oltre al fatto che in radio di rap ne senti sempre meno, infatti già molti stanno correndo ai ripari spostandosi su sonorità diverse. Detto questo, che ne dite di due belle labbra rosso sul collo? (ride, NdA). Tornando seri: non credo che il mainstream sia per forza un male, ha aperto la strada ad un sacco di talenti, ha fatto capire ai ragazzini che che si può andare oltre all'idolo del momento. Ho lavorato tanti anni con Clementino e lui ha la stessa verve di sempre ma per arrivare dove è arrivato gli è servito comunque un contratto major. Questa cosa fa riflettere.
G: Chiarissimo Mirko, figurati... io sono uno di quelli che ha cominciato nel periodo florido degli Articolo 31. Il mainstream è necessario, sotto un certo punto di vista, e serve a tutti.

Diteci il talento italiano under 30 su cui puntare nel 2015
S: Mezzosangue, Mirko sei under 30 vero?
M: Sì, ne faccio 18 a novembre (ridono, NdA).
G: Johnny Marsiglia, Barile, ho scoperto da poco Dutch Nazari ma non so che età abbia...
M: Io, come tutto il team di Almostrue rec., punto moltissimo su Dea e The Essence. Ti cito anche
Mezzosangue e Souldato.

Il beatmaking: istruzioni per l'uso. Cosa vi piace e che di tipo sonorità vi sembrano più fresche al momento.
S: Non ci sono istruzioni, se ce ne fossero non ci sarebbe mai la possibilità di cambiamento. A me piace sia la robbbbbba nuova cafona, sia quella con cui sono cresciuto. E ringrazio Dio che ogni tanto arriva qualcuno a dare uno schiaffone a tutto e ci si rimette in discussione da capo.
G: A me continuano a piacere i beatmaker che hanno sperimentato sulle molteplici intuizioni che ha avuto J Dilla.
M: Ci tengo a dire che quando mi spunta una griglia davanti al pc devo prendere 20 gocce di pasaden, quindi ogni produttore paziente al mondo gode della mia stima.
G: Posso dirti che in Italia mi sembrano sempre freschissimi i ragazzi di Hector Macello.

Date un consiglio ad un rapper giovane sul come promuovere al meglio la sua musica.
S: Io direi che stare troppo su Facebook e, in generale, sui social network non rende più appetibili. Meglio stare in studio a migliorarsi.
G: I live ti promuovono alla grande, ad oggi è ancora il miglior metodo di promozione.
M: Odio lo spam eccessivo, il miglior modo è fare roba di qualità e portarla in giro. Usare i soldi che sfrutteresti per banner o canali digitali e convertirli in biglietti o benzina per essere presente realmente nei posti dove accadono le cose. Essere sinceri ed originali credo paga più di un messaggio privato o di uno spam selvaggio.



A che età avete iniziato ad ascoltare rap e per merito di chi? Quindici anni fa com'era il rap a casa vostra?
S: Ho iniziato alle medie grazie ai miei amici più grandi e poi sentivo Jovanotti alla radio che passava una musica mai sentita prima. Probabilmente per molti il quartiere, o il posto dove si è vissuti, ha una importanza maggiore. Io non mi sono mai sentito legato ad un posto in particolare: viaggiare, vedere cose nuove, non restare mai fermo nello stesso punto; tutte cose fondamentali per me.
B: Attorno al 2000 il rap, a casa mia, non esisteva e stenta ad esserci ancora adesso. Ho sentito in radio i Sottotono e gli Articolo 31, poi mi hanno dato un tape con dei pezzi di Kaos ed è avvenuto il battezzo.
M: Io ho cominciato alle prime jam siciliane con Inesha, che aveva vinili potentissimi ed introvabili qui a Catania. Avevamo una fame assurda che cresceva ogni giorno, amplificata ovviamente dalle difficoltà geografiche e di spostamento che un qualsiasi 13enne catanese ha normalmente. Spostandomi a Roma ho dato una svolta alla cosa e, grazie alla musica, ho girato tanto da poter dire che è fondamentale uscire e spostarsi. Apprendere ogni cosa che si distacchi dal quotidiano della tua città. Sono sempre tornato a casa con valige cariche di nozioni e di novità che danno benzina per andare avanti.
G: Io ho cominciato nel '96. Anche se abitavo in un posto minuscolo, per me il quartiere dove bazzicavo da piccolo è stato fondamentale. Lì ci viveva e ci vive tutt'ora uno dei miei migliori amici, che è stato importantissimo per il mio approccio al rap. Ho scoperto quasi subito il beatmaking, per cui fondamentalmente mi venderei anche le cose più care pur di riuscire, un futuro, a fare solo produzioni. Poi c'è da dire che pure io ho viaggiato e vagabondato parecchio... e questa è una cosa che m'ha fatto scoprire migliaia di suoni e di tecniche a cui altrimenti non avrei potuto accedere. Sicuramente ci sono cose che sul web non trovi, nonostante sia un database infinito di musica e altro. Da internet l'odore delle cose non lo senti.


Tre dischi che potrebbero essere considerati i vostri libri di scuola e tre dischi attuali che vi stanno stupendo ora?

Squarta:
I tre pilastri: Pete Rock & CL Smooth “The main ingredient” / A Tribe Called Quest “Midnight Marauders” / Gangstarr “Hard to earn”
Tre nuovi: J Cole “Forest hills drive” / Kendrick Lamar “Good kid, MAAD City” / Run The Jewels “Run the jewels 2”

Barile:
Tre dischi storici: Method Man & Redman “Blackout” / NAS “Illmatic” / Fugees “The score”
Tre nuovi: Chance the rapper “Acid rap” / Johnny Marsiglia & Big Joe “Fantastica Illusione / Dilated People “Director of photography”

Gheesa:
Tre libri di scuola: ATCQ “Beats, rhymes & life” / Dilated Peoples “The Platform” / Slum Village “Fantastic vol2”
Le novità: Chance the Rapper "Acid rap" / Flume “Flume” / Joey Badass “Summer knights”


Miko Miro:
Tre dischi fondamentali per me: 2Pac “All eyez on me” / The Pharcyde “Labcabincalifornia” / Neffa “107 elementi”
Le nuove uscite: Kendrick Lamar “Good kid, MAAD City” / Pharoae Monch “P.T.S.D. (Post Traumatic Stress Disorder)” / Cali e Aleaka “La malattia”

Tag: rap italiano intervista

Pagine: Mirko Miro & Squarta Barile + Gheesa

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