Mistaman - Il rap, la musica nazional-popolare e varie teorie a riguardo Intervista

L'intervista a Mistaman sulle sue fascinazioni sulla matematica, la musica, i Lego e i paradossiL'intervista a Mistaman sulle sue fascinazioni sulla matematica, la musica, i Lego e i paradossi
09/05/2014 di

È uscito "M-Theory" ispirato all'omonima teoria di Edward Witten. Ma questa è la M di Mistaman, è la sua teoria, secondo cui paradossi lirici possono convivere nella sua musica. Ma non aspettatevi un uomo che ama i compromessi, perché Mistaman non ha paura di essere scambiato per un purista, un cultore dei dettagli, un uomo che pesa parola per parola. Lo abbiamo intervistato per sapere cosa si prova a essere un rapper italiano che non parla di soldi o views di Youtube. Ci credereste?

Partiamo dalla serata Blue Struggle, il 17 aprile ai Magazzini Generali: grande affluenza, un pubblico coinvolto, per non parlare del fatto che tutti conoscevano a memoria il testo della tua "Si salvi chi può", uscita pochi giorni prima dell'evento. Come ti sei sentito?
Vedere che tutti conoscevano il testo di "Si salvi chi può" appena una settimana dopo l'uscita del pezzo è stata una vera figata, su internet ti arrivano più facilmente le critiche, invece quando ti esibisci dal vivo è il momento in cui l'amore torna indietro. È stato bello soprattutto per l'energia che fluiva, la gente ha ascoltato il pezzo, gli è piaciuto e se l'è cantato. È un pezzo che mi piace molto come flow e me lo sentivo cucito addosso, se questa è stata la risposta per il primo pezzo… Non vedo l'ora di cantare il resto dell'album!

Il 22 aprile è uscito il tuo nuovo album, "M-Theory" per Unlimited Struggle, un titolo ispirato alla fisica teorica di cui sei appassionato. La Teoria M in fisica è la "teoria del tutto" e ha l'ambizione di spiegare interamente l'universo in cui viviamo in cui convivono paradossi e innumerevoli piani di significato. Quando hai iniziato a lavorare a questo album avevi l'ambizione di spiegare che cosa?
Per stesso volere di Edward Witten (fisico ideatore della teoria di M) l'interpretazione della M rimane non specificata, libera. Io su questa libertà ci ho giocato e ho messo la M di Mistaman, trasformandola nella teoria di Mistaman. Mi piaceva come titolo perché, come la M Theory in fisica è riuscita a conciliare e a legittimare varie teorie delle stringhe, così come nel mio disco sono riuscito a far convivere degli opposti… Per esempio, "Si salvi chi può" ha una base da club, ma ascoltando il testo si capisce che è un pezzo conscious, ecco, in tutto il disco si ritrova questa condivisione degli opposti.

Infatti i testi di "M-Theory" svelano un grande interesse per i paradossi del nostro paese, sono testi impegnati, spesso anche complicati, ma dove non mancano liricismi divertenti e godibili. Ascoltando le tue canzoni mi pare di capire che più che ascoltatori tu abbia dei lettori, sbaglio?
Io non amo sottovalutare l'ascoltatore, sai, ora che il bacino d'utenza del rap si sta allargando, c'è un po' la moda di andare a prendersi più ascoltatori possibili, spesso abbassando il livello del contenuto o del sound. Io preferisco dare il massimo per gli ascoltatori che ho già e magari andarne a colpire di nuovi, non mi interessa diventare nazional popolare -anzi- mi fa schifo tutto quello che è nazional popolare e cerco di evitarlo. Penso sia chiaro che "M-Theory" è un album curato, mi piace pensare a quello che faccio come un qualcosa di stratificato: un primo livello di beat e metrica dove cerco di rendere musicale e gradevole anche il flow, poi un secondo livello dove si scoprono i significati dei testi spesso doppi, tripli… Chi ascolta con attenzione trova significati nuovi e si sente ancora più legato ai miei testi.



In "Ti ammazzo" con Johnny Marsiglia ed E-Green però sfrutti un modo di parlare molto nazional popolare. Quando fai riferimento alle rime sulla mamme altrui e l'altro risponde "ti ammazzo" metti in scena una dinamica molto sfruttata da chi si impersonifica nel mondo hip hop. "Ti ammazzo" così come "Minchia boh" o "faccio brutto"… Ci sono modi di dire che sono entrati a far parte del vocabolario hip hop che proprio non sopporti? Tipo, per due anni è stato tutto uno swag, swag qualsiasi cosa…
Allora, tranne Bello Figo Gu che può fare tutto quello che vuole, swag fortunatamente sta decadendo… La gente popolare ai tempi non ascoltava rap, ma la cosiddetta musica da discoteca, poi alcuni gruppi hanno dato voce alla periferia a un certo codice e vocabolario di strada e questo è bello perché -anche nelle sue degenerazioni più ignoranti- l'hip hop contiene un messaggio di rivalsa positivo. Quello che non mi piace è quando si è iniziato a pensare al rap come all'ennesimo modo per fare brutto, l'hip hop non è violenza, anzi è un modo per sublimarla. In "Ti ammazzo" la violenza sta tutta nelle liriche, ma è un tipo di violenza artistica insita nel hip hop che io amo. Il nostro è un paese dove l'arroganza regna sovrana e rivedere questa cosa nell'hip hop mi fa schifo, noi dovremmo essere contro questo impoverimento linguistico -sai- quel modo di essere zarri e ignoranti non mi piace, le parole sono vive e si evolvono e io ho grande rispetto per la lingua italiana. Chi rappa di views e soldi non ha capito niente, se lo sport fosse quello, be', avrei giocato in tutt'altro modo!

La tua voce si presta bene a qualsiasi tipo di beat, in questo album si passa dal boom bap classico a sonorità reggae. Con che generi sei cresciuto?
L'imprinting l'ho avuto con il boom bap anni Novanta, la mia attitude arriva tutta da lì. Sono ossessionato dal rap, dalla tecnica e dalla ricerca stilistica, poi più approfondivo questo genere più mi è venuto facile decodificare tutti gli altri. Io non amo chi dice "ascolto un po' di tutto", arrivo da anni in cui le tribù musicali erano ben definite, anche il modo in cui si scopriva la musica era attraverso una tradizione orale, era una scelta: c'erano i b-boy, i rockers e i discotecari. Oggi i ragazzi fruiscono tutto allo stesso livello e non è male, perché poi la stessa persona che viene a un mio concerto il giorno dopo se ne va a un concerto indie o una serata trap… Però sono orgoglioso di aver avuto il modo di avvicinarmi all'hip hop nella maniera più genuina. Mi piace il jazz, il reggae ma anche il blues e l'elettronica, ma mi ci avvicino sempre con umiltà e rispetto.

Parliamo di "Irreversibile", più che un pezzo un'arma a doppiotaglio. Com'è nata l'idea del testo palindromo e del video con la partita di Monopoli?
Il pezzo mi piace associarlo a un quadro di Escher o a una fuga palindroma di Bach. Così come il teorema di incompletezza di Kurt Gödel mette in luce gli inevitabili paradossi della matematica e della logica, così dovrebbe fare l'arte, sono cose che stupiscono ma fanno anche riflettere. I palindromi mi hanno sempre affascinato, in "100 barre" avevo detto: "L'universo non ha un unico verso è convesso, io ho le rime per invertire il processo, quando PARLOCOLRAP se lo giri fa PARLOCOLRAP". Ne "La Scatola Nera" invece avevo scritto "Il mondo al contrario" in cui ribaltavo molte coppie di parole. "Irreversibile" è la versione avanzata, prima mi è venuta l'idea, poi ho pensato che il tema dei soldi potesse essere perfetto per ribaltare sia le barre che il significato.

Ho letto che la partita a Monopoli giocata nel video era reale, vero?
Assolutamente fake! Siamo maniaci della perfezione ma non fino a questi livelli!

A proposito di Monopoli, qual è la tua tecnica di gioco?
Nel rap game o nel Monopoli?

Intendevo nel gioco, ma se ti va di dare una risposta multipla è ancora meglio.
Diciamo che in generale nei giochi e anche nella vita sono uno che accumula e poi scarica tutto di colpo con la massima forza possibile. Non sono una persona che colpisce di continuo, tengo un basso profilo, ma di solito sto sempre preparando o pensando a qualcosa di grosso.

A cosa giocavi da bambino?
Ovviamente ero pazzo per i Lego, conoscevo a memoria tutti i pezzi che avevo a disposizione, devo dire che il parallelismo con le parole quando si scrive un testo è notevole. Devo confessare è che a volte ci gioco ancora, mi aiuta a schiarirmi le idee… Ovviamente costruisco solo astronavi e robottoni.

Niente Scarabeo?
A Scarabeo sono forte, ho mantenuto l'imbattibilità a lungo, invece a Ruzzle sono davvero scarso, troppo poco tempo per pensare.



Ci parli della collaborazione con il giovane Chebit, com'è nata "Sù Sù Giù Giù Sx Dx Sx Dx B A Select Start" e il suo beat caledeoscopico?
Chebit è il jolly inaspettato in questo disco, avevo in mente questo pezzo piuttosto esistenzialista per cui cercavo un sound divertente, ed è venuto fuori il suo nome in automatico. Tutto quello che avevo sentito di suo mi piaceva, ha un sound fresco, ma con dei campionamenti retrò. Arrivavo da "La Scatola Nera" un album volutamente molto anni Novanta e avevo voglia di sperimentare con dei beat più moderni. Ormai l'ascoltatore è avezzo a qualsiasi sound, come componente di Unlimited Struggle ho voluto premiare chi da noi si aspetta un sound classico di cui noi siamo fieri portatori, però sentivo di volermi sbilanciare anche perché io la roba nuova l'ascolto e mi sembrerebbe stupido far finta di ignorarla. Negli ultimi anni c'è stata una celebrazione dell'ignoranza nella scena, un impoverimento anche musicale, una sorta di jerseyshorismo che ha invaso il mondo dell'arte… Capita che alcuni ragazzini mi twittano robe come "Quando ascolto la tua musica mi sento ignorante". Ecco, io non voglio far sentire il mio pubblico ignorante, ma nemmeno fingere di essere più ignorante di quello che sono. Anche verbalmente, negli ultimi anni quando parte un pezzo con una base molto forte si dice "Che ignorante!" con un'accezione positiva, ma io la vedo solo come negativa.

C'è stata una canzone che si intitolava "New rante" o qualcosa di simile...
Sì, in verità capisco l'accezione che vogliono dargli i miei colleghi, è un modo per elogiare la violenza di un pezzo, anche io attingo dalla violenza fine a se stessa, ne abbiamo già parlato prima con "Ti ammazzo", ma la verità è che in tv si vede davvero tanta ignoranza. Noi facciamo hip hop, il nostro è un movimento contro culturale che dovrebbe essere contro il nazional popolare… Prendi il simbolo Tao, noi dovremmo essere il puntino bianco nel nero e il puntino nero nel bianco.

Concordo, anche se oggi il rap italiano è la bandiera del nazional popolare, il rap è il nuovo pop, lo trovi in radio, in televisione, non solo come colonna sonora ma come protagonista…
Guarda, a me il mondo dello spettacolo non interessa, anzi, lo ritengo il nemico e non è un punto d'arrivo. Don't hate the media become the media, non odiamo nulla ma diventiamo noi un mezzo di diffusione di idee. Quella sera ai Magazzini Generali è stato bello guardare negli occhi il pubblico, vedevi un trasporto enorme sul loro viso. Essere comunicatori è bellissimo e va oltre le luci della ribalta.



Per le altre produzioni hai scelto beatmaker di fiducia come Dj Shocca, Fid Mella, Big Joe… Cosa cercavi per il suono del tuo album?
Con loro ho lavorato spalla a spalla, Big Joe era a Milano quindi abbiamo lavorato in maniera naturale, con Fid Mella abbiamo scelto dei beat poi sono andato trovarlo a Vienna per lavorarci, con Shocca siamo sempre in super sintonia. Ho contattato i Cesears dopo aver sentito delle loro produzioni da amici e ritengo che siano dei super producers, ero molto esaltato dall'idea di lavorare con loro.

Durante l'intervista a Macro Marco e Stokka, ho chiesto chi avrebbero fatto salire sul palco in caso di un pubblico tutto femminile. Stokka ha dato il tuo nome, secondo te perché?
Non sono esattamente il prototipo del sex symbol, anzi me ne allontano parecchio, forse la complessità del mio mondo interiore affascina le donne... Non saprei, però quando vedrò Stokka glielo chiederò!

Di donne e relazioni si parla anche nel tuo album: in "Con Tutte Le Ragazze" ti prendi gioco degli stereotipi femminili nel rap, sei serio in "Se Parlassi Con Te" mentre giochi con un tono sarcastico nel pezzo sulle relazioni digitali "L'Amore Ai Tempi Del New Era". Sentendola mi è venuto in mente "Catfish" il programma di MTV dove chi si innamora in chat solitamente scopre che dall'altra parte dello schermo c'è un uomo nero con un occhio di vetro per intenderci… Hai presente?
Sì, ne "L'amore ai tempi del New Era" ho voluto mettere in luce non solo la superficialità dei rapporti digitali, ma in generale quella dei rapporti ai giorni nostri. Il tema delle donne ricorre spesso nel disco con toni diversi e anche qui volutamente contrastanti -se mi consenti il termine-, a volte sono delle vere e proprie trollate. In "Con tutte le ragazze" il pezzo parte facendo il verso alle canzoni volutamente mielose per poi degenerare nel maschilismo, la mia è una doppia critica al maschilismo e al femminismo. Alcuni miei colleghi a volte sono davvero convinti quando scrivono cose maschiliste o mettono donne oggetto nei loro video, altre volte l'indignazione per i testi rap è totalmente fuori luogo ed esagerata da tralasciarne il surrealismo. Per questo ho strutturato il pezzo come un'opera dichiaratamente di finzione.

Sembra una sitcom…
Esatto, ci sono le risate e le voci del pubblico, l'idea è proprio quella di mettere in dubbio la realtà di ciò che stai sentendo, il tutto poi si conclude con una frase paradossale che di fatto rende tutto semplicemente illogico: "ogni frase che ti ho detto è falsa compresa questa".
In "Se parlassi con te" parlo in prima persona e metto in luce il bisogno di amare e sentirsi amato che chiunque ha, sicuramente essere al centro dell'attenzione mi da un punto di vista privilegiato sul mondo femminile e cerco di vivere pienamente anche questo aspetto della mia vita.

"Quando me la dai/dopo quanti like". Ma quindi il mito che i like corrispondono a un sentimento reale esiste anche nell'universo maschile? No, perché noi ci stiamo costruendo sopra interi editoriali.
Bisognerebbe accordarsi, dovremmo creare una convezione internazionale che affermi che un certo numero di like corrisponda alla seguente affermazione "voglio accoppiarmi con te, possibilmente fecondarti e reiterare il mio codice genetico incrociandolo col tuo", sarebbe tutto più semplice. Probabilmente, però, si creerebbe la Terza Guerra Mondiale tra uomini e donne sul numero esatto di like: per le donne sarebbero circa 150 mentre per gli uomini probabilmente 3 o anche 2.

Niente, non ne usciremo fino al prossimo social network, ma grazie per averci provato.
Gli uomini lo fanno, ci provano.

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