Paola Turci - Montalto di Castro (VT), 06-08-2004 Intervista

21/08/2004 di

Immagine tratta dal sito ufficiale dell'artista.

Lotto per farmi spazio fra i tanti fans che s’accalcano verso le transenne in avida attesa di Paola Turci, appena terminato il concerto di Montalto Marina. Serata che, pur davanti ad una frotta di vacanzieri in ciabatte e canottiera – fra i quali il sottoscritto – ha reso parecchio in termini di feedback. Non avrei mai creduto di poter vedere tanta gente cantare a memoria quasi tutti i pezzi in programma. Qualche difficoltà, ma alla fine riesco a fare quattro chiacchiere nel backstage con la cantautrice romana. Piuttosto provata dalla lunga scaletta, sorseggia sorridente e disponibile qualcosa di non ben identificato. Non ha molto tempo, ma parto lo stesso e la conversazione ‘resiste’ per una ventina di minuti.



Gran bella e movimentata serata nonché ottima accoglienza. Tutte di questo tenore le date del tour che stai portando avanti?
Devo dire di sì. Sono molto soddisfatta. Solo a Reggio Calabria un tizio m’ha dato della comunista ed insultato. Ma è stato un caso isolato. Per il resto, gran bel clima ovunque.

Forse le tue prese di posizione, per nulla grezze e plateali ma pungenti e dissacranti, velate e poetiche – e penso a “Il gigante”, per Sofri, o alla scherzosa e rassegnata “Un bel sorriso in faccia”, canzonatura del Silvio PresDelCons - danno più fastidio del “totalmente esplicito”. Non credi?
Non so. “Un bel sorriso in faccia” l’ho scritta in realtà già qualche anno fa ed infatti compare nell’ultimo disco di inediti “Questa parte di mondo”. Ero davvero esausta e rassegnata, appunto, dal vederlo sempre e comunque sorridente, sempre e comunque finto, con una costanza assolutamente ferrea nel ridere di qualsiasi cosa. “Il gigante” è nata invece dai vari incontri con Sofri, il primo dei quali nel ’91. Una persona che con enorme dignità (Paola lo ha detto anche nel corso del concerto, ndr) non chiede grazie, resiste e difende la propria innocenza, appunto, dal “Gigante” che lo imprigiona.

Stai presentando il nuovo disco, “Stato di calma apparente”, in realtà una sorta di “best of”. Perché proprio una raccolta di successi, proprio quest’anno?
Il disco, come hai detto, è un po’ una summa di tutto quel che ho fatto fino ad ora, del mio percorso iniziato nel 1986. Era giusto farlo ora, rileggere le mie tappe passate, e farlo soprattutto in completa autonomia grazie alla indipendente “On the road factory”.

Ottimo punto: sei di quelle “contro” le major a tutti i costi o la scelta è stata ponderata?
Non mi piace essere contro le major a priori ed a prescindere da tutto. Credo che ad ogni momento possa e debba corrispondere una produzione adeguata. Stavolta ci siamo chiusi in una casa ed abbiamo fatto tutto in presa diretta, ovviamente rivedendo e riarrangiando molti pezzi.

Cinquant’anni di rock, quest’anno. Chi ti rimane dentro di questa tormentata storia lunga una vita?
Che dirti. Di certo ed anzitutto, i mostri sacri si sono sempre fatti sentire nel mio modo di fare musica. Dunque Hendrix, Joplin e ‘gli altri’ sono sempre punti fermi. Ma se proprio devo dirti due nomi specifici tiro fuori – anche se il primo è ovviamente precedente a questi cinquant’anni, almeno cronologicamente – Woody Guthrie e Patti Smith. Il primo per quel che ha dato al primo songwriting folk, la cui eredità si sarebbe fatta sentire parecchio, in seguito. La seconda perché è stata la colonna sonora della mia gioventù, la musica che ascoltavo tutti i giorni, da cui ho imparato di più ed alla quale, non è segreto, tento di rifarmi (con cui Paola ha diviso il palco il 25 luglio dello scorso anno al Neapolis Festival di Bagnoli, ndr). Artisti in parte distanti, in parte meno.

D’altronde dire ‘rock’ non è dire un genere preciso. Rock è un’attitudine, un modo di fare, di vivere, di suonare. Non credi?
Sono d’accordo. Si è detto di materiali e lavori davvero differenti, in tanti anni, ‘essere rock’. Ma la comunanza, a volte, era solo nello spirito e nell’attitudine.

Torniamo al tuo, di lavoro. Te lo dico francamente: non avevo mai assistito ad un tuo live e sono rimasto colpito dal tessuto sonoro messo su da te e dal tuo gruppo. Si è sempre più duri, dal vivo. Ma nel tuo caso certi momenti cambiano davvero volto. Una line-up da applausi.
E penso che molto, grazie alla presa diretta, sia passato anche in “Stato di calma apparente”. In effetti i ragazzi che suonano con me sono davvero eccezionali. Mi ritengo molto fortunata ad averli, soprattutto Alessandro Canini, il ‘mio’ batterista. Il tappeto sonoro appare molto ricco, in effetti, se si pensa che siamo ‘solo’ in cinque.

Il tempo a disposizione è scaduto. Paola deve ancora cenare ed appare stanca anche se sembrerebbe poter chiacchierare ancora per ore. È quasi mezzanotte e mezza, la manager la chiama a gran voce portandomela via. Un saluto, una foto veloce, un bacio e la mia nottata inizia condita da un’intervista tanto imprevista quanto gradevole .

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