Baustelle - Montepulciano, 31-07-2004 Intervista

10/08/2004 di Alessio Biancucci

(Foto tratta da baustelle.it - scatto di Alessandro Sozzi)

Capita di essere ospiti di Rachele Bastreghi, voce e tastiere dei Baustelle. Il suo giardino, le birre, una notte di mezza estate. Il sogno è intervistarla: nessuno lo ha mai fatto perché “di certe cose se ne occupa Francesco (Bianconi, voce della band, ndr). Poi, sai, io sono timida”. E invece, cerchiamo di svelare la personalità, gli umori (buoni) e le pulsioni di una vera fèmme fatale.



Partendo da un’impellente curiosità: oltre alla musica, ti occupi di qualcos’altro?
Mi occupo di grafica, creo siti internet.

Ma un bravo webmaster può già essere considerato un artista. Quali sono le affinità e quali le divergenze tra musicista e webmaster?
Sia nella musica che nella grafica c’è assolutamente bisogno di stile, di fantasia, di ispirazione, di creatività, di solitudine, di compromessi, di libertà, di passione. La differenza è che senza la grafica vivrei bene lo stesso.

Ottima premessa. Ma proviamo a ripercorrere i tuoi esordi, per capire come sei entrata nei Baustelle.
Durante gli anni di liceo mi è capitato di suonare in vari gruppetti, mi divertivo nelle cantine facendo cover. Un giorno un mio amico arriva con in mano una cassetta e mi dice che il gruppo dove canta suo fratello sta cercando una ragazza che sappia suonare la chitarra e cantare. Torno a casa, mi chiudo nella mia cameretta e schiaccio play. Da quel momento sono una Baustelle.

Voce spumeggiante, ma non solo: quindi hai iniziato imbracciando una chitarra.
Inizialmente nel gruppo suonavo la chitarra, poi sono passata alle tastiere: il mio strumento preferito è di fatto il pianoforte.

E che ricordi hai di quei primi periodi?
Non è stato assolutamente facile all'inizio. Venivo da esperienze diverse, non è un caso se ho affrontato il provino dei Baustelle cantando "Zombie" dei Cranberries.

A proposito di “Zombie”: è un pezzo che ha caratterizzato le tue primissime esibizioni vocali (pubbliche). Non credi che, in qualche modo, la tua esperienza musicale abbia un debito con quel brano?
Si, "Zombie" è stata il mio cavallo di battaglia, l'ho cantata fino alla nausea! Sinceramente fa parte di un passato che oggi sento troppo lontano. In questi anni mi sono avvicinata alla canzone italiana, mi emoziono ascoltando Mina, piango con la Vanoni e non avrei mai pensato di passare certe serate in macchina immersa nella voce di Milva che canta Morricone. In questo senso, crescere è meglio.

Se spolveri certi nomi sei un’appassionata del bel canto: spesso si sente dire che se cantasse Rachele come solista, i Baustelle sarebbero molto meglio. Hai mai avuto questa aspirazione?
No, credo che nei Baustelle sia importante l'alternarsi di voci, lo scambio tra colori diversi, che secondo me rende il tutto più affascinante. Mi piacciono molto i duetti, Battiato-Alice per esempio.

Cantare è comunque la mia passione: non lo so, magari tra qualche anno sentirò l'esigenza di avere uno spazio tutto mio. Mi piacerebbe avventurarmi in un disco 'dedicato da Ennio Morricone'…

Progetti d’autore. Ma per ora sei una Baustelle: tra di voi, come decidete quali sono le parti di cantato in cui è necessario il tuo intervento?
Mah, non esiste un procedimento preciso. Per esempio "Bouquet" non prevedeva la mia voce, la strofa me la sono guadagnata sostituendo Francesco durante la registrazione di un demo: l'interpretazione è piaciuta ed abbiamo deciso di tenerla.

Capita di tutto, ci sono canzoni che nascono pensate per la mia voce e canzoni che richiedono fortemente quella di Francesco.

Sono curioso di sapere come hai vissuto il primo impatto con il professionismo, gli studi di registrazione, le etichette…
Come non ricordarsi i brividi, la febbre, il mal di gola, lo zenzero, l'agitazione della prima volta in studio? Sono psicosomatica dalla nascita (più o meno) e durante le prime registrazioni ero completamente provata. Ho avuto comunque la fortuna di trovare un produttore come Amerigo Verardi, una bella persona ed un professionista che ha saputo capirmi ed incoraggiarmi.

In fase di componimento, di arrangiamenti, di registrazione, emergono spesso discussioni (costruttive) tra i musicisti: tu cerchi di imporre le tue convinzioni o sei più propensa al ruolo diplomatico di mediatrice?
All'inizio mi mettevo un po’ da parte o meglio avevo qualche difficoltà ad espormi. Il gruppo esisteva già da un po’ di tempo, ero la più piccola, nonché unica ragazza: dovevo costruirmi il mio spazio e con il carattere che mi ritrovo è stata una bella battaglia, oggi motivo di grandi soddisfazioni. Nel primo disco, a livello di arrangiamento e composizione ho contribuito molto meno: quando sono entrata nel gruppo la maggior parte delle canzoni aveva già un corpo ed un'anima, io ho solo aggiunto il mio stile. Ne "La Moda del Lento" c'è stato un lavoro diverso e sicuramente più collettivo. È un po’ come in un rapporto tra amanti: esiste il confronto di idee e magari qualche piccola discussione ma l'importante è guardare nella stessa direzione e cercare lo stesso risultato.

Due parole sui vostri video. Nel primo, “Love Affaire”, la tua interpretazione è centrale: cosa rappresenta il finale svelamento della tua parrucca? C'è un idea anche intimista in quell'epilogo?
Il regista Lorenzo Vignolo e Francesco (Bianconi, NdR) avevano pensato a questa storia surreale sulla doppia identità: una donna e un uomo dovevano inseguirsi e cercarsi, nel parco, nelle stanze vuote e spettrali del Salone delle Terme di Chianciano, mentre un gruppo di quasi fantasmi - i Baustelle - esegue una canzone. Alla fine, quando lui finalmente trova lei, la donna dei suoi ricordi, lei si toglie la parrucca e svela un'altra lei, una che lui non riconosce e non vuole più. Non so se si possa parlare di idea intimista. Comunque il video è stato fatto apposta per essere un'opera aperta: mi piace pensare che ognuno possa interpretarlo liberamente.

Invece nel secondo video “Arriva lo Ye Ye” prevale la valenza estetica, l'omaggio a Kubrick (e non solo). Lì suoni e canti: ma cos'è esattamente l'oggetto su cui canti, una radiolina o che altro?
E' semplice: nel video di "Arriva lo yé-yé" era previsto un playback senza microfoni ed io non ero proprio a mio agio, così ho convinto il regista a farmi usare un registratorino.

Non mi hai raccontato niente delle esibizioni live. Che sensazioni ti regalano i concerti, soprattutto nelle grandi manifestazioni, dove dividete il palco con artisti di primissimo piano?
La situazione dei festival è elettrizzante, mi piace stare tra la gente, mi piace l'atmosfera che svolazza nell'aria, ho la possibilità di stare a contatto con artisti diversi, di succhiare qua e là informazioni; e di divertirmi. Sono appena tornata dal "Goa Boa" (Festival di Genova a cui i Baustelle hanno partecipato assieme a Phoenix, Kings Of Leon, Peaches e altri, NdR), un' esperienza molto positiva.

Sul palco, dal vivo, avete trovato una vostra intrigante dimensione. E la tua presenza scenica è quella che trasmette più energia: la percezione è che la tua personalità funzioni da collante nelle vostre performance live. È davvero così?
Non credo di fare da collante, non voglio questa responsabilità! Sono me stessa e sono contenta se funziono, qualcuno sentirà di più la mia energia, qualcun'altro no.

Ognuno ha la propria forte personalità, siamo molto diversi tra di noi ed è bello vedere come ad un certo punto, il tutto si unisce.

Qual è la canzone dei Baustelle che più ti somiglia?
Cito un pezzo del vecchio disco, "La canzone del Parco", perché amo le canzoni struggenti. "Mademoiselle boyfriend" e "Arrivederci" sicuramente mi toccano più da vicino di altre in quanto sono nate rispettivamente dalla mia chitarra e dal mio pianoforte. In "Mademoiselle boyfriend" è rimasto anche qualche frammento di un testo che avevo scritto e che poi ho affidato alla intrigante mano di Francesco. Mi piace molto "Bouquet" e vorrei che il finale di "Love Affair" durasse solo qualche ora.

Qual è l'aspetto più stimolante (e magari prodigo di soddisfazioni) di questa esperienza artistica?
Per adesso è tutto molto stimolante, viaggio e vedo dei bellissimi posti, ho la possibilità, ripeto, di conoscere persone interessanti, vivo momenti emozionanti e posso bere qualche birra gratis! Spero che duri a lungo.

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