Alessandro Grazian - Monza - Libreria Acustica, 29-09-2005 Intervista

22/11/2005 di

Durante una tipica domenica di settembre Rockit se ne va in treno a Monza per incontrare la nuova promessa della Trovarobato, convenuta in territori lombardi in occasione del live alla "Libreria Acustica". E’ Alessandro Grazian: giovane, affascinante, timido, disponibile, maturo, introspettivo, ricco di belle speranze, dolce, amante della poesia… insomma il classico buon partito che s’incontra solo nelle fiabe!

Ah… dimenticavo: con la chitarra acustica il ragazzo non scherza!



Sei “Caduto”… ma da dove?
“Caduto” è la fotografia di un periodo molto preciso della mia vita, in cui ho voluto provare a fare qualcosa che poteva essere contemporaneamente fuga da tutto quello che era il mio background ed inizio di un percorso più mio.

Ho smesso, infatti, di suonare con altri musicisti ed ho cominciato a lavorare da solo: ho isolato contenuti ed atmosfere ottenendo così un certo tipo di clima.

Lo ripeto più volte, all’inizio delle mie strofe: “Sono caduto” è messo ben in evidenza, è una cosa che sentivo forte e pesante come la mia volontà di creare musica di un certo tipo e non di giocare; tutti i contenuti del disco sono molto delicati. Il titolo poi è particolarmente adatto perché il disco vuole rimandare idealmente ad una caduta libera.

“Caduto” è una delle canzoni del disco. Appartiene alla rosa delle prime che ho scritto, quelle con cui è partito tutto il progetto, ed ho scelto di metterla in apertura. All’inizio, in verità, era tra le minori ma, quando ho iniziato a lavorare all’arrangiamento, ha svelato dei lati nascosti interessanti: uno dei valori di questo album è di sondare gli aspetti più nascosti dell’intimità e “Caduto” ne rispecchia appieno sia l’intento sia lo spirito.

Prima hai parlato di una fuga; ma da cosa dovevi liberarti?
Eh, ho iniziato questo progetto da cantautore più per disperazione che per vocazione!

Non ho un carattere espansivo o tanto ardito da andare a scegliere con chi suonare. Non mi rispecchiavo nelle persone con cui facevo musica, non c’era complicità e non riuscivo ad isolare delle sensazioni. Ad un certo punto ho cercato di rendermi in qualche modo autosufficiente e di provare a fare un po’ tutto da solo. Il progetto è nato in questo modo e si è costruito lentamente anche grazie ai riscontri positivi che ho avuto quando ho iniziato a portarlo in giro. Un ruolo importante l’hanno avuto Enrico Gabrielli (già Mariposa) e Gianbattista Torinelli (al violoncello), che mi hanno ad un tempo affiancato e fornito una visione sufficientemente distaccata del lavoro indirizzandomi così per il meglio.

Sentendoti parlare sembra che il disco abbia avuto una gestazione abbastanza travagliata…
Sì! È stato tutto molto travagliato: la genesi del disco, la struttura delle canzoni e la mia vita in quel periodo, di cui l’aspetto musicale era una percentuale consistente ma nello stesso tempo relativa.

Tutto ciò che poteva essere una scrittura rock non era più adeguato a quello che volevo, a quello che sentivo.

Quando inizi a suonare da solo, poi, ti imbatti inevitabilmente in stilemi musicali di tipo diverso: passi dalla chitarra elettrica a quella acustica, da una scrittura più da “urlatore” ad una più “confidenziale”; sono canzoni che sviluppi nella stanza e non nella sala prove. Questo lavoro risente anche della qualità degli ascolti, degli incontri, delle esperienze di vita e di lettura che hanno caratterizzato quei momenti: ad un certo punto ho iniziato a guardare tutti questi tratti ed ho creduto giusto cercare di farli maturare.

Nella musica di “Caduto” c’è un’aria un po’ medioevale, da cantastorie: ci sono strumenti d’epoca - immagino che in parte sia colpa di Enrico, melodie che non hanno corrispondenti nel nostro tempo; alcune espressioni del testo appaiono ricercate. Cosa significa questa scelta?
L’idea era… ecco, forse con questa domanda riesco a parlare meglio, visto che ormai s’è rotto un po’ il ghiaccio!

Ecco… medioevale… va bene. Non c’era nessun volontà di fare un discorso di tipo filologico o di seguire una certa musicalità, però volevo creare un senso di a-temporalità. Volevo che non sembrasse scritto nel suo tempo! Così dalla scrittura del testo ho sottratto riferimenti ed elementi; ci sono comunque dei contenuti generazionali, però sono sospesi. Nella scrittura musicale invece ho cercato di rifuggire un certo tipo di arrangiamenti e di composizioni. Sarebbe stato molto facile tradire questa idea usando strumenti elettrici -anche se in realtà un po’ è stato fatto mettendo il wurlitzer- quindi abbiamo accompagnato la voce con la chitarra acustica, il violoncello, il clarinetto, l’arpa, il mandolino ed il contrabbasso. Tutto doveva essere un po’ fuori dal tempo come un film che inizia con “c’era una volta”.

Trasformare in parole ed in suoni quella che, mi pare, sia stata una crisi personale ti ha aiutato?
Sì (sorride, colto nella debolezza). Ad un certo punto scatta la volontà di trasformare in qualcosa di bello e di importante ciò che è motivo di sofferenza; per me fare questo disco ha significato levare gli spettri dall’armadio. Nel momento in cui è finito mi sono sentito più leggero ed ho ricominciato a scrivere, a vivere il rapporto con la musica in modo meno conflittuale e a capire delle cose. Diciamo che funziona, è una terapia. Il fatto che poi abbia trovato delle etichette (Trovarobato e Macaco, ndi) che mi hanno permesso di condividerlo con altri, mi rende felice.

Io non so assolutamente nulla di come sarà percepito; devo ancora entrare nell’idea che qualcuno sentirà queste cose che per me sono trite e ritrite, mentre ad altri suoneranno come nuove.

Hai disegnato copertine per gli album di Northpole Vs NVCC, di Piccola Bottega Baltazar e di Andrea Chimenti. Come mai non hai disegnato una cover anche per il tuo?
Hai visto questa cosa??? (è visibilmente in panico)

Sì, sì… io so tutto!

Allora… io non voglio mischiare le due cose! (parla da terrorizzato) Magari arriverà un momento in cui le fonderò, forse nella maturità. Ora non voglio mettere troppa carne al fuoco.

Nel tuo album appare una voce a me estremamente cara. Un suono angelico che perfettamente si adatta al brano “Via” ed al tuo stile. E’ quella della musicalmente scomparsa e tremendamente compianta (almeno da me!) Romina Salvatori degli Estasia. Hai realizzato il mio sogno di risentirla.
E’ vero! C’è Romina! Non l’ho messo nel comunicato stampa e nessuno s’è accorto della sua presenza.

La collaborazione è nata in modo assolutamente naturale nel senso che io ho sempre amato la sua voce ed in segreto ho sempre coltivato il sogno di fare qualcosa con lei e di coinvolgerla; quando ho iniziato a lavorare il disco ed ho deciso che dovevano esserci un colore ed un arrangiamento determinati, ho cominciato a fare scelte e provini; automaticamente ho pensato a Romina. Per me è una delle voci più belle!

L’ho conosciuta quando il progetto Estasia era in standby grazie ad un amico in comune. La stimo moltissimo professionalmente e lei è stata assolutamente carina e disponibile.

Ho pensato al suo intervento; mi piaceva l’idea di tradire ciò che era accomodante, per cui ho deciso di far terminare il suo cantato nella distruzione con lo sgretolarsi della sua voce. Volevo che non appena l’ascoltatore iniziasse a sentirsi preso per mano fosse subito scosso.

Ora che hai sfornato il disco, ti aspetta la promozione: persone come me che vengono ad indagare i fatti tuoi ed un fantastico tour che ti ruberà alla tua Padova per sballottarti in ogni parte del nostro stivale… dove non è conosciuto lo spritz! Qual è la tua ricetta preferita? So che esistono diverse scuole di pensiero.
Io lo prendo con vino bianco, Aperol ed acqua. C’è anche la versione col Campari ma non è quella che preferisco. Non sono espertissimo… lo so che è una brutta figura per un padovano! Una volta ne bevevo tanti, ora molto meno. Non sono così campanilista, se vado in giro preferisco assaggiare le specialità locali più che bere lo spritz.

Altra cosa di Rockit legata alla tradizione veneta dei vari Rigolin e Stefanel: la ormai epica chiusura alla Marzullo! Fatti una domanda e risponditi.
Sei in grado di rispondere ad un intervista? No!

Te la sei fatta e te la sei riposta! Ma nonostante i tuoi timori iniziali te la sei cavata benissimo!

Va beh, dai… facciamo così: non ancora. Comunque ci deve essere un no in mezzo!<

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