Movie Star Junkies - Nude with boots Intervista

Prima cosa, ci raccontano di qualche bravata in giro - tra big mama in cerca di cazzi, presunti roadies dei Metallica, e fughe di mezzanotte dopo aver cambiato tre case di fila - poi ci raccontano come ci si costruisce un suono, e lanciano anche qualche ipotesi sul perché moltissime band italiane noPrima cosa, ci raccontano di qualche bravata in giro - tra big mama in cerca di cazzi, presunti roadies dei Metallica, e fughe di mezzanotte dopo aver cambiato tre case di fila - poi ci raccontano come ci si costruisce un suono, e lanciano anche qualche ipotesi sul perché moltissime band italiane no
29/07/2013 di

Prima cosa, ci raccontano di qualche bravata in giro - tra big mama in cerca di cazzi, presunti roadies dei Metallica, e fughe di mezzanotte dopo aver cambiato tre case di fila - poi ci raccontano come ci si costruisce un suono, e lanciano anche qualche ipotesi sul perché moltissime band italiane non ci riescono; ci raccontano di problemi di soldi e dei rispettivi lavori part-time, as usual. L'intervista di Marcello Farno.

Perchè una raccolta proprio ora?
Nene: In realtà noi i singoli li abbiamo sempre visti come parte integrante della nostra discografia, mentre a tanti gruppi non è che piaccia così tanto farli. Per certi versi sono anche meglio di un album, perchè fotografano bene un momento, una situazione, la forma che ha la band. Quando le etichette (Wild Honey Records, Beast Records e Jacob Records, nda) si sono proposte di metterli tutti assieme, facendoli uscire pure in un doppio LP, figurati se non ci prendevamo bene.

Ripensando agli inizi avreste mai scommesso di riuscire a fare tutto questo percorso?
N: Guarda, secondo me una nostra grande fortuna è stata quella di avere sempre avuto delle good vibes rispetto alle cose che facevamo e un'ottima risposta da parte di chi ci seguiva, che poi è quel di più che ti dà la voglia di andare sempre avanti. E non è una questione di vendite, figurati, ma proprio c'è sempre stata gente che ci ha aiutato e supportato, e questo è fondamentale. Poi ovviamente pensare di fare dieci singoli, tre album e altre cose, non ce l'aspettavamo, o almeno, non ce lo siamo mai posti come problema. È stato un percorso naturale piuttosto, senza forzature. È anche più bello così se ci pensi.

Però il fatto di uscire da subito con etichette straniere vi aveva fatto capire che avevate qualcosa di più degli altri, almeno in Italia.
N: Quello è più che altro dovuto al fatto che c'è questa cosa molto brutta, negli ultimi dieci anni, che c'è tutta questa settorialità dei generi e ci sono, chiamiamole scene, che è un parola che a me non piace, che in alcuni posti vanno e in altri no. In Italia per esempio quello che facevamo noi ai tempi nessuno andava ad ascoltarlo, nè tantonemo nessuno c'avrebbe investito un soldo. Però in Francia, Germania, Belgio e altri posti siamo piaciuti e ci hanno pubblicato subito. E non è una questione di essere più bravi o meno bravi, piuttosto di essere diversi.

Che dinamiche c'erano nel gruppo agli inizi? Intendo, che ruolo ha avuto la personalità di ognuno nel formare quel tutto che è la band?
N: È una cosa un po' strana. Noi presi singolarmente come musicisti siamo una cosa, ma messi assieme ne è sempre uscita totalmente un'altra. E questo ci dà quel qualcosa in più, quell'alchimia che poi ci identifica anche come suono. E la cosa importante è che non è che stiamo a farci congetture sopra, ci viene tutto molto spontaneo. Ti faccio un esempio: noi non abbiamo un'idea di comporre che è standard. I due principali forgiatori di canzoni sono Stefano e Vincenzo, che portano in sala prove questi giri, questi provini, che poi comunque abbiamo sempre tutti insieme stravolto. Non ci lasciamo mai precluso nessun orizzonte, siamo abbastanza liberi, senza schemi mentali. Ci facciamo molto prendere dall'ispirazione. Poi nel momento nel quale facciamo uscire un pezzo e la gente ci dice: "questo suona Movie Star Junkies", è lì che diventa una cosa importantissima, perchè significa che hai un'impronta, un'identità tua. 

Come deve fare una band per non suonare troppo derivativa e riuscire a imporre da subito un proprio marchio alle cose?
N: Il problema è che gran parte delle band appena nate non ha una culturale musicale approfondita, generale, di quello che è successo. È molto importante per creare una propria identità sapere dove sei stato, dove sei passato. Sono rari i casi di gente che ha fatto il botto senza avere cognizione di quello che stava facendo, ma in quella circostanza si parla di geni, quindi è un altro discorso. In generale per avere un suono proprio bisogna conoscere quello che è stato fatto prima, non stare a vedere cosa ti propone Pitchfork che ti dice questo è il nuovo gruppo hype, capisci cosa intendo? E poi, e lo dico soprattutto per i gruppi italiani, c'è bisogno di vedere e capire quello che succede fuori. La nostra fortuna è quella di esserci riusciti sempre coi tour.

In cosa vi hanno formato le esperienze all'estero?
N: La prima cosa è che vedi una realtà che non conosci, con dei background musicali diversi. E poi apri gli occhi su tante cose, ad esempio alla fine lo capisci perchè un sacco di band italiane, aldilà del fatto che cantano in italiano, non usciranno mai dai nostri confini. Perchè fanno delle cose troppo legate a quello che succede qui, che però onestamente non hanno niente da dire a un livello più ampio. Il fatto di prendere i bagagli e andare a suonare il più possibile fuori è fondamentale per una band.

Io c'ho sempre questa percezione che voi siate più conosciuti fuori che da noi.
N: Si, assolutamente. Sicuramente siamo più considerati. Adesso partiamo per un tour in Francia ad esempio, e suoneremo in dei festival come headliner oppure ci faranno suonare in apertura di gruppi che qui in Italia ci metterebbero alle 4 di pomeriggio. E poi anche come vendite, c'è una percezione di comprare la musica che è molto diversa, quasi tutti a fine concerto vengono e ti svuotano il banchetto. Il supporto, l'amore che c'è per la band è diverso.

Trovate tanta differenza con l'Italia pure a livello di trattamento?
N: Fortunatamente no, noi su questa cosa abbiamo una bella cultura, tutti i musicisti che vengono da fuori a suonare qui si trovano super bene. Lo stesso in Europa in generale. In America è invece la disperazione, niente cena, nè da dormire. In Inghilterra anche, a dirti la verità, forse sono i posti peggiori dove suonare da questo punto di vista. Ovvio che poi l'attenzione, il fatto di essere lì a suonare, ti ripaga quasi sempre.

Avete fatto concerti grossi?
N: All'estero come pubblico, ma anche come situazione, fu fantastico quello che ci successe nel 2009 nel nostro primo tour americano, a San Francisco, quando aprimmo ai Thee Oh Sees che facevano la release date di "Help". In Italia sicuramente l'apertura per Iggy Pop a Verona, lo scorso anno.

Vi posso chiedere di raccontare qualcosa di strano che vi è accaduto in tour?
Stefano: A parte quella volta che ad Edimburgo ci hanno scambiato per Le Vibrazioni e quando Vinz ha dimenticato la chitarra a casa prima di un tour europeo, l'aneddoto migliore e' quello di New Orleans, sempre nel 2009. Suoniamo al Saturn Bar e finiamo a dormire da un tizio ubriaco che dice di essere stato il roadie dei Metallica. Arrivati davanti a casa sua la vicina di sotto, una big mama nera visibilmente fatta, ci propone di andare a dormire da lei ma il tipo ce lo sconsiglia quindi saliamo da lui che mette su un disco a tutto volume e apre un po' di birre. Appena ci rilassiamo un attimo pensando di essere finalmente soli e tranquilli da una stanza esce una tipa in mutande, che scopriamo poi essere la fidanzata del tipo, e inizia a gridare "chi cazzo è 'sta gente in casa mia?" e poi rivolta al tipo "sei un segaiolo del cazzo son due giorni che non ti fai vivo e adesso te ne arrivi con tutta 'sta gente in piena notte e attacchi la musica a tutto volume" e il tipo le fa "calmati tesoro, questi vengono dal vecchio continente, sono come i Rolling Stones". A quel punto la situazione degenera e l'unico modo per uscirne e' andare dalla big mama nera di sotto che ci accoglie calorosamente, mette su il nostro disco inizia a flirtare e ci chiede 10 dollari che prontamente le diamo pensando siano per l'ospitalità. Lei invece le usa per comprare del crack, da una stanza arriva un altro tipo strafatto e lei comincia a dire che con lui si annoia, che quando lui porta a casa altre ragazze lei vorrebbe partecipare e cose così. Appena ci rendiamo conto che siamo di nuovo in trappola il nostro amico di prima, il presunto roadie dei Metallica, fa irruzione in casa dicendo che dobbiamo assolutamente andarcene. Saltiamo in macchina e partiamo più che velocemente, con la big mama nera che grida "you're stealing my dicks" e la sua presunta ragazza che grida "non farti piu' vedere" e finiamo a dormire in una casetta liberty pulitissima fuori città. Io ho ancora i dubbi che la casa non fosse nemmeno sua, non compariva in nessuna foto di famiglia. Io e Vinz abbiam dormito in due lettini per bambini. Un tipico martedi' a New Orleans.

Passate tante ore in studio a provare prima dei live?
N: Zero. Ci troviamo giusto uno-due giorni prima dell'inizio di un tour e decidiamo di organizzare il set, le cose che vogliamo proporre, questa è l'unica cosa che facciamo. Quando dobbiamo registrare è diverso, ci chiudiamo dentro la sala prove e non ne usciamo vivi finche non ne caviamo fuori qualcosa.

A livello di suono sembra che nelle ultime cose vi siate dati una certa calmata, o almeno la tensione non è più espressa con quel furore e a testa bassa come prima.
S: "Son of the Dust" a differenza degli altri nostri album e' stato registrato in presa diretta, senza sovraincisioni e con un basso semiacustico perche' i brani suonavano molto meglio così. Aggiungere rumori o arrangiarli in modo piu' violento li avrebbe sicuramente snaturalizzati. Il nostro lato nervoso si e' mantenuto dal vivo, e credo sia in continua crescita.

Ma quest'attitudine qui, di avere qualcosa che vi infiamma dentro da secoli e che non vuole passare mai, vi siete mai chiesti da dove viene?
N: È dovuta al fatto che in otto anni, ti giuro, non ho mai visto così tanta disperazione in quello che ci è successo. La nostra situazione, di come ce la passiamo tutti e cinque, ti dico la senti nelle canzoni, mi viene da dire che abbiamo avuto veramente una vita molto desperate blues, di soddisfazioni di pecunia, ad esempio, neanche una lira. Perchè poi siamo sempre cresciuti tenendo a mente la volontà, il fatto di mettere sempre la musica davanti a tutto.

E il gioco continua a valere la candela?
N: Secondo me si. Anche se ovviamente adesso abbiamo passato i 30 e un po' di cose che ci stanno capitando ci fanno dire diamoci una calmata, magari pensiamo giusto alle cose più importanti, lasciando da parte il resto.

Mi pare di capire che con gli MSJ non ci riuscite a vivere?
N: No, assolutamente. A parte che siamo in cinque, ma poi quando siamo in tour siamo veramente un disastro, abbiamo le mani bucatissime, non ci dovrebbe essere permesso di partire senza un tour manager.
S: Conta che poi conciliare band e impegni lavorativi non è facile, soprattutto se si suona molto dal vivo. Abbiamo tutti un lavoro part-time, a parte Boto che fa l'agricoltore (i tour europei li decidiamo in base alla ruota delle stagioni) e Nene che ha uno studio di registrazione. Io ad esempio faccio il cameriere, come Pierpaolo Capovilla.

Ma c'è stata qualche situazione che vi ha fatto pensare che potevate farcela sul serio, anche a farlo diventare un lavoro?
N: Ai tempi dei primi due dischi con la Voodoo Rhythm avevamo saputo che c'erano un po' di etichette fighe a cui piacevamo, avevamo anche dei contatti abbastanza grossi all'estero, ad esempio c'era la In The Red che si era interessata, ma alla fine non si è mai fatto nulla neanche con loro.

Delle band nuove in Italia quali sono quelle che sentite più vicine?
N: Band che conosciamo da una vita e che stimiamo ti direi sicuramente Capputtini i Lignu e The Intellectuals. Come attitudine, molto rock'n'roll destroy come noi, tra le band nuove mi viene da pensare ai Wildmen, di Roma, e ai Sultan Bathery, di Vicenza. Sono giovanissime tutte e due, entrambe stanno spaccando, e sono contento che escano fuori dall'Italia e che ci rappresentino.

...quindi il consiglio rimane sempre quello di andare fuori e suonare a più non posso.
S: E drogarsi tantissimo, non dimenticarlo.

Tag: rock rock'n'roll

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