La musica per il cinema è un ottimo antidoto per l'ego

Se n'è reso conto Andrea Poggio, cantautore milanese che ha firmato - assieme a Colliva e Gabrielli dei Calibro 35 - una colonna sonora parecchio claustrofobica per il film francese "L'inconnue". E trovando così, paradossalmente, una boccata d'aria fresca

02/09/2026 - 15:14 Scritto da Mattia Nesto

Prima ancora che cominciassero le riprese, Andrea Poggio aveva già cominciato a lavorare a L’Inconnue (La Sconosciuta), il nuovo film di Arthur Harari. Un percorso durato circa un anno e iniziato lontano dalle immagini: "Sono stato coinvolto mesi prima che cominciassero le riprese e inizialmente ho lavorato solo sulla sceneggiatura e sulla graphic novel da cui il film è tratto". Una prima fase che Poggio descrive come "molto libera e divertente", ma anche utile per fare una prima scrematura e capire "a grandi linee cosa avesse in mente il regista".

Il rapporto con Harari, del resto, era già nato con Onoda. Dopo quel film i due sono rimasti in contatto e quando il regista gli ha proposto di lavorare al suo nuovo progetto, Poggio ha accettato con piacere. Solo in un secondo momento, racconta, è iniziato il lavoro "sulle immagini e sul girato". La fase di orchestrazione e registrazione è arrivata più avanti, negli ultimi mesi di lavoro, quando sono entrati nel progetto Tommaso Colliva ed Enrico Gabrielli. Gabrielli conosceva già Harari, avendo lavorato insieme a Poggio proprio alla colonna sonora di "Onoda".

Scrivere musica per un film, però, significa anche assumere un atteggiamento diverso rispetto a quello che si ha quando si lavora su un disco proprio. "In un certo senso scrivere le musiche per un film è una boccata d’aria fresca, perché ti permette finalmente di prenderti una pausa dal tuo ego". Il compositore si ritrova dentro "un meccanismo molto complesso, fatto di equilibri delicati" e soprattutto deve "mettersi al servizio di una visione che non è la tua, ma è la visione del regista". Da qui anche una componente di fiducia: "Bisogna un po’ fidarsi e un po’ sperare di ritrovarsi nel risultato finale".

Nel caso di L’Inconnue, la musica aveva un obiettivo molto preciso. "La musica può cambiare la percezione che si ha di una scena, se non addirittura di un intero film", spiega Poggio. Per questo film, l’idea era "...generare un forte senso di smarrimento e claustrofobia" e "ogni nota e ogni strumento scelto mira al raggiungimento di questo obiettivo". Il punto di partenza vero e proprio è arrivato dopo le riprese. Harari ha chiesto a Poggio "un brano che fosse una melodia semplice e scarna al pianoforte, ipnotica e circolare, al tempo stesso tragica e oscura e attraversata da un forte senso di mistero". Così è nato Thème masculin.

              video frame placeholder

 È da lì che si è aperta la strada verso l'architettura musicale dell’intero film. "Mettendo quel brano in reverse, si è generato il secondo tema del film, il Thème féminin". Ma Poggio precisa che non aveva progettato fin dall'inizio un sistema così rigido: "L’impianto rigido, talvolta quasi matematico, della colonna sonora è nato progressivamente". In questo processo, aggiunge, "in questa opera di razionalizzazione, riordinamento e definizione del tutto ha giocato un ruolo fondamentale Enrico Gabrielli".

Anche i riferimenti musicali sono cambiati durante il lavoro. Dopo aver letto la sceneggiatura, Poggio aveva pensato a Jürgen Knieper e alla Trilogia della Strada, oltre che a Leonard Cohen. La graphic novel gli aveva fatto venire in mente Bernard Herrmann e Ascensore per il patibolo, "forse per via di Parigi e delle atmosfere notturne". Poi, quando ha visto le prime immagini del film, ha capito che occorreva "un approccio diverso, molto meno romantico ed estetizzante rispetto a quanto avevo inizialmente pensato". È un passaggio che racconta bene anche il senso del lavoro sul cinema: un'idea musicale può nascere prima delle immagini, ma deve poi misurarsi con esse e con la visione di chi il film lo sta dirigendo. Nel caso di L’Inconnue, quel percorso ha portato Poggio da una semplice melodia al pianoforte a un impianto sempre più definito, costruito progressivamente durante il lavoro sul film.

Prima di Onoda, racconta, non aveva mai pensato di scrivere musica per il cinema. "E pensare che ho scoperto che è una cosa che mi piace molto fare". Ora, dopo il secondo lavoro con Harari, la possibilità di portare questa musica anche fuori dal film non gli dispiacerebbe: "Per quanto riguarda il suonare la colonna sonora dal vivo, perché no, sarebbe bello, chissà".

---
L'articolo La musica per il cinema è un ottimo antidoto per l'ego di Mattia Nesto è apparso su Rockit.it il 2026-09-02 15:14:00

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autoreavvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussioneInvia